Perché gli scrittori devono leggere i classici

Dell’assoluta utilità della letteratura classica

Perché gli scrittori devono leggere i classici

La lettura dei classici è mal vista da alcuni e osannata da altri. C’è chi pensa che oggi sia superfluo leggere i classici, che gli scrittori attuali dovrebbero leggere soltanto autori moderni.

Come non è utile leggere soltanto i classici, così non è utile leggere soltanto romanzi moderni. Non possiamo fare una scelta estrema: o letteratura classica o letteratura moderna. Entrambe, oggi, sono utili a chi voglia scrivere narrativa.

Un bagaglio culturale

Vedo i classici come libri di storia letteraria: possiamo osservare, leggendoli, come sia evoluta la narrativa, soprattutto da quando hanno iniziato a nascere i generi letterari, ossia una certa differenziazione nella tipologia di storie.

Non riesco a concepire un autore che voglia scrivere romanzi senza aver mai letto i classici.

Ma cosa significa “leggere i classici”?

Quando qualcuno chiede “Hai mai letto i classici?” o dice “Devi leggere i classici”, che cosa intende di preciso?

Quali classici? Di quale paese?

Viene logico da pensare che sia importante conoscere prima i classici italiani, ma credo siano importanti anche quelli di altri paesi: europei e americani, russi e cinesi.

Dobbiamo guardare ai classici come a dei libri di testo per gli scrittori: formano il linguaggio, il pensiero, contribuiscono a creare quel bagaglio di cultura che tutti dovrebbero possedere, soprattutto chi ama scrivere.

Dal pensiero critico al pensiero creativo

Si parla dei classici come di storie profonde, introspettive, dove c’è più spazio per le descrizioni dell’ambiente e delle scene e delle sensazioni dei personaggi.

Qualcuno sostiene infatti che i classici stimolino il pensiero critico, come le storie moderne stimolano il pensiero creativo. Forse è vero.

Ho sempre pensato ai classici come a una lettura da portare avanti senza pensare al tempo che passa, mi hanno sempre dato la sensazione di storie da leggere senza fretta, forse proprio per quel senso di profondità che infondono nei lettori.

I classici arricchiscono il nostro vocabolario

In un’epoca che vede il proliferarsi della scrittura immediata, della messaggistica istantanea, una comunicazione tutta improntata sulla velocità e le immagini, può sembrare assurdo consigliare di leggere i classici, che si pongono all’esatto opposto.

Eppure, se vogliamo migliorare la nostra scrittura, dobbiamo fare incetta di parole, non di immagini, né tanto meno abbiamo bisogno della scrittura smozzicata propria dei social media o di WhatsApp.

La tecnologia moderna ci sta disabituando alle parole, soprattutto quando c’è chi consiglia di scegliere sempre parole brevi e semplici che tutti possano capire.

Da una parte è vero che online si legge poco e niente, che il lettore medio tende a saltare da un punto all’altro della pagina, attratto da grassetti e sottotitoli, e che i muri di testo e i paragrafi troppo lunghi scoraggino la lettura di una pagina web.

Ma a lungo andare questa pratica potrebbe imporsi nel nostro modo di scrivere. L’abitudine crea il modus operandi, diviene regola comportamentale.

Anche la sintassi ne risente: la frase da manuale è soggetto+verbo+complemento, la struttura più semplice da usare e più consona anche nei blog e nei social media. I classici, ma tutti i libri in generale, ci aprono un mondo di strutture possibili che possiamo usare.

È vero che i classici sono senza tempo?

Sì, secondo me lo sono. È chiaro che si debba leggere i classici con la giusta predisposizione d’animo: le storie, i temi, il linguaggio, i personaggi, gli intenti sono propri del tempo che fu, non i nostri.

Li definiscono intramontabili perché hanno superato la prova del tempo. Perché ancora oggi vengono ripubblicati e letti. Pensate a opere come l’Iliade e l’Odissea, l’Eneide, La Divina Commedia: parliamo di opere vecchie di secoli, eppure si trovano ancora in libreria.

C’è anche un’altra cosa da dire sui classici: non devono piacere per forza. Sono appunto come i libri di scuola: nessuno pretende che piacciano, vanno letti e basta. Devono insegnare.

Se poi intrattengono anche piacevolmente, è tutto di guadagnato.

16 Commenti

  1. Pades
    giovedì, 28 Aprile 2022 alle 9:45 Rispondi

    Che dire Daniele? Già di solito concordo con quello che scrivi, ma questa volta condivido proprio tutto, parola per parola comprese le virgole. Aggiungo due cose: la lettura dei classici mi aiuta ad apprezzare ancora di più una buona scrittura contemporanea (non scrivo “moderna” perché ho trovato moderni scrittori anche di secoli fa) perché ne fa percepire meglio l’originalità; la seconda è che (almeno nel mio caso) per alcune tipologie di classici ho però raggiunto una sorta di “saturazione”, cioè non riesco proprio più a trovarli interessanti, come se avessero svolto il loro compito istruttivo e non riuscissero più a trasmettermi qualcosa. È una sensazione che devo ancora mettere bene a fuoco ma mi capita (e un po’ mi dispiace, così mi sforzo almeno di leggerne alcune parti). Ma, come dici tu, è come con la scuola: sul momento la trovi insopportabile, per accorgerti poi -molti anni dopo- della sua importanza.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 28 Aprile 2022 alle 13:14 Rispondi

      Mi fa piacere. Anche io in alcuni casi avverto una sorta di “saturazione”, mentre nei classici greci e latini ancora no, forse perché molto diverse fra loro le varie opere.

  2. Orsa
    giovedì, 28 Aprile 2022 alle 10:02 Rispondi

    Certo che sono senza tempo, i classici hanno sempre qualcosa da dire. Hai fatto caso che quando ci si riferisce ad un classico spesso si dice “sto rileggendo” e mai “sto leggendo”? Mi domando quali saranno i classici di domani, quanti libri moderni potranno in futuro fregiarsi del distintivo Classico e guadagnarsi l’incredibile longevità delle opere di Omero, di alcuni “sacri” testi russi o di Jane Eyre (a proposito, l’ho adocchiato subito nell’immagine di copertina)! ;) Condivido il tuo discorso da autore: pur non dovendo necessariamente diventare dei collezionisti di classici, un aspirante autore deve formarsi sui classici per i motivi che hai scritto. Si vede subito quando un autore contemporaneo non ha letto neanche un classico… personaggi e dialoghi inverosimili, espressioni e uso di un lessico elementare, capitoli slegati, scene che non stanno in piedi… l’apocalisse :P
    PS: Lo ammetto, sono un maschiaccio ma Jane Eyre mi ha “parlato”… e ogni tanto corro a risentire cosa di nuovo abbia da dirmi :)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 28 Aprile 2022 alle 13:19 Rispondi

      “Sto rileggendo” si sente, è vero, anche se io finora non ho riletto nessun classico, eccetto le storie di Sherlock Holmes di Doyle.
      I classici di domani? Mi viene da pensare al Nome della rosa.
      “Personaggi e dialoghi inverosimili, espressioni e uso di un lessico elementare, capitoli slegati, scene che non stanno in piedi”: hai ragione, se avessero letto i classici, non sarebbero incorsi in quegli errori, anche se sono tipici di chi ha letto e appreso poco.
      Jane Eyre non l’ho ancora letto.

      • Orsa
        giovedì, 28 Aprile 2022 alle 16:40 Rispondi

        Jane Eyre: ti ci vedo quale burbero e ombroso signore di Thornfield :P

        • Daniele Imperi
          giovedì, 28 Aprile 2022 alle 16:41 Rispondi

          Mi sa che hai ragione :D

  3. Corrado S. Magro
    giovedì, 28 Aprile 2022 alle 11:06 Rispondi

    Oltre tre quarti di secolo fa (e sì ragazzi), “ginnasio inferiore” in un collegio clericale, i classici, tradotti e alcuni in originale (Cicerone, Virgilio, Ovidio, Orazio, Tibullo ecc.) erano nutrimento quotidiano. Mi hanno accompagnato quando mi hanno messo in mano il manico della zappa fisicamente reale. Sebbene per ragioni personali al presente sia orientato verso i classici (anche moderni, sì proprio classici contemporanei) italiani, provo a non ignorare scrittori validi di altri ceppi, e in Europa ne abbiamo tanti.
    Il modo di esprimersi di Camus o di A. Dumas ecc, è ben diverso da quello di un italiano, tedesco, inglese o, particolarmente, di uno del ceppo russo-uralo-altaico. Leggere lo considero più importante di scrivere e per oltre il 90 per cento, le scelte di autori/trici classici moderni italiani, ce ne stanno, mi hanno soddisfatto.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 28 Aprile 2022 alle 13:22 Rispondi

      Al mio ginnasio si leggeva poco di quei classici. Io parlo di classici in genere, infatti, non solo italiani. Camus però non l’ho mai letto.

  4. Corrado S. Magro
    giovedì, 28 Aprile 2022 alle 12:11 Rispondi

    Scusate il Maagro☹️. Forse dovuto all’effetto “aaha”! . Mi permetto di aggiungere che nonostante abbia letto e legga i classici, non sono in grado di dire se riesca a eprimermi conseguentemente quando scrivo. Dubito che lo sia.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 28 Aprile 2022 alle 13:23 Rispondi

      Te l’ho corretto :)
      Neanche io mi esprimo bene a parlare, ma parlare non mi piace, preferisco scrivere.

  5. Luciano
    sabato, 30 Aprile 2022 alle 9:56 Rispondi

    Possiamo capire la musica contemporanra senza avere ascoltato quella classica? Sorrido quando qualcuno esalta un brano di pop moderno e non conosce i Beatles, o li ritiene semplicemebte desueti, datati. Possiamo amare il cinema di oggi senza avere visto i grandi classici dello schermo, o le pellicole di Lang, Kubrick, Hitchcock e Pasolini? Scuoto la testa quando i giovani non guardano un film solo perché è in bianco e nero. Potrei dire lo stesso della pittura (che noiosa e così poco stimolante quella antica!) e di tutte le arti in generale. Lo studio della storia è fondamentale per capire chi siamo, e così anche la storia delle arti. I sommi scrittori e poeti a cui hanno dedicato strade, non possono essere accantonati. Basti pensare che loro stessi, per diventare così grandi, hanno letto e studiato i classici della loro epoca. Pensare che uno scrittore contemporaneo possa elevarsi al loro livello senza avere letto i testi che hanno fatto la storia della letteratura, a meno di un miracolato, è “letteralmente” impensabile.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 2 Maggio 2022 alle 12:13 Rispondi

      Esatto, il discorso si estende a tutte le arti: devo conoscere la loro storia, se vuoi praticarle.

  6. Barbara
    martedì, 17 Maggio 2022 alle 19:44 Rispondi

    Pochi giorni dopo che è iniziata quella guerra assurda in Ucraina, sono andata in libreria e ho chiesto Guerra e pace di Tolstoj. Da tempo volevo leggerlo (specie dopo aver adorato ogni riga di Anna Karenina) e mi è sembrata l’occasione giusta. In un certo senso, capisco di più quella guerra, perché nelle pagine di Tolstoj capisci che nulla è cambiato davvero… purtroppo.

    • Daniele Imperi
      mercoledì, 18 Maggio 2022 alle 8:15 Rispondi

      Guerra e pace ce l’ho da un po’, ma devo leggerlo. Nei classici si trovano molte situazioni ancora attuali.

  7. Grazia Gironella
    domenica, 12 Giugno 2022 alle 21:16 Rispondi

    Hai risolto in due righe il dilemma di una vita (la mia): i classici sono come i libri di scuola, nessuno pretende che piacciano, vanno letti e basta. Devono insegnare. Forse in questo modo posso valutare di leggerli perché, se parliamo di preferenze, un buon libro moderno (buono!) per me è quasi sempre meglio di un classico. Gli esseri umani non sono cambiati molto, ma il linguaggio sì, e le idee anche, nel bene o nel male. Il senso di estraneità è forte. A volte invece resto affascinata proprio dal linguaggio antico, che mi dà l’impressione di poter vivere per qualche centinaio di pagine in un’altra epoca. Non è comunque un tipo di lettura che considero più adatta a me. Per imparare qualcosa, invece, si può fare. Forse.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 13 Giugno 2022 alle 8:31 Rispondi

      Certamente sono cambiati il linguaggio e le idee, ma a me non danno un senso di estraneità, altrimenti lo sentirei anche leggendo romanzi di autori stranieri: in fondo neanche loro rappresentano il mio mondo.

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