Lo scrittore e la percezione del lettore

Come saremo giudicati dai lettori quando pubblichiamo?

Lo scrittore e la percezione del lettore

La percezione dei lettori nei confronti degli scrittori si fonda su personali parametri di giudizio. Quali sono e quanto contano per uno scrittore?

Difficile rispondere a questa domanda: non possiamo sapere in anticipo come i lettori ci giudicheranno, ci considereranno come scrittori. Ogni lettore, però, si fa un’idea dello scrittore che incontra nelle sue letture.

Quale sarà la percezione del lettore nei nostri confronti quando iniziamo a pubblicare libri? Secondo me sono 6 i fattori che condizionano questa percezione, almeno io ho individuato i 6 fattori che influenzano la mia percezione quando leggo un nuovo scrittore.

La prima opera pubblicata identifica lo scrittore

Quale storia pubblicare come primo romanzo? Ne ho parlato anni fa, quando ho fatto l’esempio del primo romanzo pubblicato da Stephen King. È a causa di quello – come gli aveva predetto il suo agente – che è ricordato sempre come un autore horror.

Quasi un secolo e mezzo prima la stessa cosa accadde a un altro autore, Edgar Allan Poe: anche se non aveva un agente, il suo “Metzengerstein”, primo racconto pubblicato (il 14 gennaio 1832 sul «Philadelphia Saturday Courier»), fu proprio una storia horror: e non è forse sempre visto come il Maestro dell’Orrore?

A quanti altri autori è successo? La prima opera identifica sempre lo scrittore, ma questo non è un problema, secondo me, come ho già avuto modo di dire. È in fondo un’etichetta che non ci lega in nessun modo, che non ci obbliga a mantenerla per accontentare lettori immaturi che non gradiranno opere di altri generi letterari che possiamo trattare.

Editoria tradizionale o autopubblicazione

Il metodo di pubblicazione crea aspettative diverse nei lettori.

Sebbene oggi l’autopubblicazione si sia praticamente affermata – e alcuni autori si impegnino a investire nel prodotto-libro (editor, copertine professionali, marketing, ecc.) – non credo che la massa consideri ancora un libro autopubblicato allo stesso livello di un libro pubblicato da un editore. A questo aggiungiamo tutti quei lettori che acquistano solo in libreria.

Allo stesso modo sappiamo tutti che le case editrici non sono perfette e che non è raro trovare libri che avrebbero dovuto restare nel cassetto dei sogni degli autori – e non mi riferisco solo ai libri dei personaggi famosi, specie dello spettacolo, o perfino delle cosiddette stelle di Youtube.

Piccola o grande editoria

Diciamo un’altra grande verità: se pubblichiamo con una piccola casa editrice, siamo autori invisibili. Fantasmi letterari.

Ho sentito diverse storie di autori che non hanno ricevuto promozione (come me), a cui non hanno pagato i diritti, ho sentito di minuscoli editori che non rispondono più a email e telefonate. Per non parlare di quelli che, da contratto, obbligano l’autore all’acquisto di un certo numero di copie.

Ma, a parte queste vicissitudini, il problema è non essere presenti nel mercato editoriale: zero promozione=zero vendite. E zero vendite=zero lettori.

Mai giudicare un libro dalla copertina

Ma è davvero così? No, affatto. La copertina del libro resta ancora il primo elemento in assoluto che un lettore vede. Quanto influenza il suo acquisto? Non possiamo saperlo, perché dipende da vari fattori: se siamo in cerca dell’ultimo libro del nostro autore preferito, non c’importa nulla della sua copertina.

Se, invece, entriamo in libreria o in una libreria online, cercando fra le ultime uscite o fra un genere letterario che ci interessa, allora ecco che la copertina gioca un ruolo fondamentale: è solo quella che vediamo, non altro. È l’elemento più appariscente.

Ma che c’entra l’autore in tutto questo? C’entra, eccome.

Se si autopubblica, è il vero responsabile del disastro della copertina (ricordate gli errori da non commettere nella copertina di un libro?), se è un autore pubblicato da una minuscola casa editrice che non ha sufficienti fondi per investire in un buon prodotto… be’, allora se l’è cercata. Uno sguardo al catalogo dei libri ci fa capire subito che aria tira.

La qualità della seconda opera pubblicata

Se il primo romanzo – o saggio o quello che vi pare – ha venduto bene e ha avuto una buona accoglienza da parte dei lettori, quanta aspettativa ci sarà per la seconda opera pubblicata?

Tanta, forse pure troppa. Dove sta scritto che il secondo libro debba piacere come il primo o perfino più? O che debba essere dello stesso livello?

La seconda opera letteraria pubblicata è semplicemente il secondo libro che l’autore ha scelto di dare alle stampe.

La sua aspettativa è che piaccia come il primo, anzi di più. L’aspettativa dei lettori è che sia migliore del primo, ancor più se il primo non ha avuto tutto questo gradimento.

Prolificità o incostanza nella pubblicazione

Anche della prolificità di libri ho parlato: è uno degli aspetti dell’editoria con cui fare i conti. Titoli sempre nuovi, altrimenti i lettori fanno presto a dimenticarti. Il mio primo e ultimo libro è del 2015, quindi, stando a questo metro, sono un autore già dimenticato.

Come viene percepito un autore incostante dai lettori? Io posso dire come lo percepisco io:

  • Non ha idee nuove di cui scrivere
  • Ha difficoltà a completare la nuova opera
  • Non è molto interessato a pubblicare ancora
  • Vuole cambiare casa editrice e non sa quale
  • Si sta dedicando a altri progetti

Almeno queste sono le prime ragioni che mi vengono in mente quando noto una lunga assenza di un autore nelle librerie. Prendiamo come esempio Cormac McCarthy: l’ultimo suo romanzo, La strada, risale al 2006, ossia ben 14 anni fa.

Le vostre percezioni da lettori

Siete d’accordo coi 6 fattori che condizionano la percezione dei lettori verso uno scrittore? O potete individuarne altri?

8 Commenti

  1. Michela Milani
    giovedì, 26 Novembre 2020 alle 7:04 Rispondi

    Aggiungerei un punto strettamente legato alla realtà social(e) in cui ci troviamo oggi. Sappiamo che i social network portano visibilità e grazie ai vari canali a volte è possibile interagire con gli autori. Dalle loro pagine si può anche intuire se si tratta di professionisti o semplici venditori di fuffa. Se scelgo di acquistare un libro, specialmente nell’ambito della saggistica, di solito ho aspettative molto alte se lo scrittore in questione ha una grande credibilità nella sua nicchia. Poi magari non sempre queste aspettative si rivelano all’altezza della pubblicazione, ma per me è un fattore che in qualche modo, almeno prima di iniziare la lettura, condiziona il mio giudizio. Sono d’accordo solo in parte sulla prolificità. Quando si riesce a entrare nel mercato, la tentazione di sfornare opere e operette di scarsa qualità per restare sulla cresta dell’onda può essere molto forte. Personalmente preferisco autori che pubblicano meno ma meglio. Ad esempio, Alistar MacLeod non era affatto un autore prolifico, le sue opere si contano sulle dita di una mano, eppure è considerato un simbolo della letteratura americana moderna. Ovviamente entriamo in un campo molto soggettivo e ognuno ha una sua opinione personale, ma sono convinta che la qualità alla fine paghi sempre, molto più della mera quantità. Certo, se poi l’una affianca l’altra non si potrebbe chiedere di più, ma non è sempre così.

    • Roberta Visone
      giovedì, 26 Novembre 2020 alle 7:53 Rispondi

      Concordo. Trovo che sia meglio riflettere su ciò che si scrive e pubblicare o autopubblicare un’opera degna di questo nome, che sfornare ottordicimila libri un mese sì e l’altro pure. La cultura (che io intendo anche come stesura e pubblicazione di un libro tramite il quale ci si possa arricchire dentro) non dovrebbe sottostare alla legge del consumismo sfrenato e superficiale.

      • Daniele Imperi
        giovedì, 26 Novembre 2020 alle 16:47 Rispondi

        No, niente consumismo, concordo. Quando vedo un autore che verso la fine dell’anno sforna il suo immancabile libro, mi chiedo sempre: e adesso con cosa se ne sarà uscito? Ogni riferimento a persone e fatti è puramente casuale :)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 26 Novembre 2020 alle 16:43 Rispondi

      Non sempre cerco info sull’autore, e magari sbaglio.
      Sulla prolificità sono d’accordo, preferisco anche io meno opere e buone.

  2. Marco
    giovedì, 26 Novembre 2020 alle 7:43 Rispondi

    Concordo.
    Per quanto riguarda Cormac McCarthy: ormai non ci spero più nel nuovo romanzo. Però lui si può permettere di star lontano dalle librerie perché alle spalle ha un editore che, se e quando ci tornerà, metterà in campo tutte le sue risorse per imporlo all’attenzione (ammesso che ne abbia bisogno). Un autore indipendente deve sempre essere sulle reti sociali, aggiornare il blog oppure creare una newsletter e alimentarla con regolarità; o sparisce.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 26 Novembre 2020 alle 16:45 Rispondi

      Ho perso le speranze anche io su Cormac McCarthy. Pensa che danno in pubblicazione perfino 2 se non 3 romanzi… ma intanto sono 14 anni che manca sul mercato, tanto che si sono ridotti a pubblicare la sceneggiatura di un film come fosse un suo libro.
      Per un autore indipendente è diverso, certo.

  3. Orsa
    giovedì, 26 Novembre 2020 alle 12:08 Rispondi

    Dipende da come si “allineano” questi 6 fattori. Fattori che credevo ben saldi nel mio sistema di percezione/giudizio.
    Per esempio ne ho fatti fuori 4 solo nell’ultima lettura (trattasi di autopubblicazione, di seconda opera, di copertina pacchiana e di genere a me nemico e ostile).
    Ovviamente non ti dirò mai e poi mai che questo romanzo rosa mi è piaciuto, altrimenti poi dovrò ucciderti 😂
    Non è vero che i lettori dimenticano. Io per esempio vengo spesso a fare URBEX tra i tuoi racconti “abbandonati” ;)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 26 Novembre 2020 alle 16:49 Rispondi

      Se hai fatto fuori questi 4 fattori, allora hai letto il libro di qualcuno che conosci, altrimenti sei masochista :D
      Meglio non dirmi che t’è piaciuto il rosa, fai bene.
      I miei non sono racconti abbandonati: stanno lì proprio per chi vuol leggerli – e fare Urbex :D

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