La lingua italiana va in pensione

Verso la completa transizione all’inglese

La lingua italiana va in pensione

L’inglese è sempre più presente nell’italiano. Se non si pone un freno all’itanglese, la nostra lingua rischia di sparire.

Abbiamo ancora una lingua nostra? Me lo chiedo sempre più spesso, ogni volta che sento un telegiornale, leggo un articolo, entro in un social.

L’inglese sta diventando una presenza deleteria e ossessiva nella lingua italiana.

Da tempo nel mondo del lavoro (e in altri ambiti, anche) si parla di recruiter, di head hunting, di tips utili per il public speaking, di tutor, di guide step-by-step. Il sito Ibs ha creato la sezione Back to school (evidentemente “Ritorno a scuola” sarebbe stato incomprensibile…).

Con il Covid-19, poi, politici, istituzioni e giornalisti si sono sbizzarriti con l’inglese fra lockdown, smart working, green pass, hub vaccinale (centro vaccinale non andava bene), contact tracing.

Perché questo continuo e ingiustificabile ricorso all’inglese?

È una moda, ormai. Una moda sfociata nel vizio. Ma credo che sia anche un disturbo della mente, che spinge la persona a ricorrere all’inglese con l’illusoria convinzione di parlare in modo più forbito, più moderno.

Se prima si abusava dell’inglese per darsi un tono, per apparire più professionali, adesso la dannosa mistura di italiano e inglese è un modo per sentirsi più colti e autorevoli.

E questo frequente, continuo ricorso all’inglese non solo non trova alcuna giustificazione né logica, ma crea di fatto una barriera linguistica fra il parlante/scrivente e l’ascoltatore/lettore.

L’inglese invade l’editoria italiana

Una volta esisteva una bella pubblicazione della Bonelli, L’Almanacco del West. Ho sempre amato la parola almanacco, parola antica. Ricordo ancora il programma televisivo “L’almanacco del giorno dopo”, di quand’ero bambino.

Quella pubblicazione è sparita. Adesso si chiama Tex Magazine. Hanno mandato in soffitta l’italiano, ma anche la qualità. Ho comprato 2 numeri e il mio giudizio è stato negativo: articoli con informazioni che puoi trovare gratis in rete, trame di romanzi e film anticipate e storie di Tex che neanche ricordo.

Gli albi a colori della casa editrice si chiamano ora Color Tex, Color Zagor, ecc. Le copertine non esistono più, sostituite dalle cover. La newsletter della casa editrice arriva con mittente store.

Alcune riviste letterarie italiane lanciano le call per inviare racconti. O hanno la pagina submission, in cui si chiede di inviare prima un pitch o un abstract.

L’inglese nella comunicazione delle istituzioni italiane

Nel sito di Roma capitale (capitale d’Italia, specifico, non del Regno Unito o degli USA o dell’Australia) la pagina dei progetti di innovazione si chiama Roma Innovation. Da lì si arriva alla pagina Smart City, dove si parla di bisogni e aspettative dei city user.

Una volta ero un cittadino romano, adesso sono diventato un city user… vi pare niente?

Lo scempio della lingua italiana continua con l’organizzazione di workshop tematici, con l’identificazione di “mission, ruoli e principi fondanti”, senza contare la “governance del Piano Smart City”.

E ancora avanti con l’approccio del gender mainstreaming, con il processo di policy-making, con la partecipazione attiva e collaborativa di tutti gli stakeholder, con i termini di Open Innovation, con una board interdipartimentale e con la struttura di City Lab.

Non finisce qui, perché si prosegue con il Project Portfolio, il Program Management Office, le attività di competenza definite Quality Assurance, Project Planner, Report, Change Control, Risk Issue, Administration, l’elaborazione del reporting, il Change Request & Proposal, lo smartness e nientemeno l’aderenza ai Global Goals.

Nella pagina Smart Citizenship il discorso non cambia, perché si legge subito: “Roma Capitale: verso una Human Smart City”.

E poi via con il paradigma “Smart Landscape” e un sottotitolo cristallino come “CAD e FOIA: la PA è human-tech”. E l’ottica sempre più integrata e full digital e il programma CRM/CDC (Citizen Relationship Management/Casa Digitale del Cittadino).

Forse il lato più ridicolo di questa pagina è l’intento messo in chiaro dall’amministrazione capitolina (il grassetto è mio):

Ecco che il compito dell’Amministrazione è aiutare i suoi cittadini a imparare un nuovo linguaggio, quello del digitale per l’appunto, trasformandolo in uno strumento accessibile a tutti, secondo una visione inclusiva.

L’inclusività sta facendo uscire di senno parecchia gente.

Mi dispiace, cari geni dell’Amministrazione capitolina, ma il linguaggio con cui comunicate non ha nulla di accessibile (io non ho capito granché di quanto avete scritto, a causa di quel continuo e irragionevole ricorso all’inglese) e non ha neanche nulla di inclusivo, visto che chi non conosce l’inglese è escluso, non incluso, da questi vostri servizi.

L’impegno che come Amministrazione Capitolina abbiamo preso ormai da tempo è quello di semplificare i processi e le modalità di accesso alla Pubblica Amministrazione.

Ma certo, il vostro linguaggio specialmente è di una semplificazione disarmante…

Interessante anche la sezione MyRhome, definita “la nuova area self”, che di fatto allontana sempre più il cittadino romano, italiano, dalla sua nazionalità.

La pagina “Strategia futura” disdegna l’italiano già dalla didascalia dell’immagine: Photo by Octavian Rosca on Unsplash.

E anche qui troviamo perle come strategia citizen-oriented, principi “digital first” (“prima il digitale”) – c’è da chiedersi doppiamente il perché dell’inglese, quando tra parentesi ne scrivono la traduzione – e “human-centric” (“centrati sull’uomo”) – dimenticando o, peggio, ignorando il termine italiano antropocentrico.

Si conclude con un refresh delle azioni prioritarie, coi servizi Made in Roma e con la partnership pubblico-privato.

L’innovazione non è certo mancata in Roma capitale: adesso più che mai siamo la caput mundi. Ops, scivolone mio, la World Capital City.

L’inglese nella sanità italiana

Qualche mese fa mia madre ritira un certificato delle analisi, in cui a fondo pagina leggo che è consigliato fare un follow-up. Mia madre a scuola ha studiato il francese. Ma sinceramente neanch’io avevo capito cosa avrebbe dovuto fare.

Vogliamo entrare nell’orrendo sito del Ministero della Sanità? E entriamoci!

Nella pagina “La rete dell’emergenza-urgenza” si legge:

l’invio del mezzo meglio attrezzato per il così detto trattamento extraospedaliero “Stay and Play” (“rimani e lavora”), così da incidere sull’intervallo di tempo in cui la vittima rimane senza adeguata terapia (Therapy Free Interval) prima del trasporto all’ospedale più idoneo.

A parte l’incoerenza (un concetto espresso in inglese con traduzione italiana fra parentesi e un altro concetto espresso in italiano con traduzione inglese fra parentesi), ma a che serve l’inglese?

Nel sito c’è anche la pagina “Front Office – numero unico di prenotazione” in cui ci spiegano che «Il Ministero della Salute ha attivato un servizio di front office dei principali uffici centrali aperti al pubblico». Cioè?

La lingua italiana sta andando in pensione?

La strada è quella: ogni volta che un termine italiano viene irragionevolmente sostituito da uno inglese, viene sempre più allontanato dalla mente delle persone, finché entrerà nel mucchio di parole in disuso, per scomparire del tutto dalla lingua italiana.

È questo che vogliamo? Me lo chiedo, perché in giro non vedo tutto questo attaccamento alla nostra lingua, non vedo tanti difensori della lingua italiana.

Vedo completo disinteresse, apatia, menefreghismo. Peggio, vedo parteggiamento nei confronti dell’itanglese, con la ridicola scusa che sono i parlanti a fare la lingua.

Be’, certi parlanti farebbero meglio a tacere.

La lingua italiana è il nostro retaggio, è la nostra storia, è la nostra cultura. È la nostra identità. La lingua inglese non deve insegnarci nulla, semmai è la nostra lingua a insegnare qualcosa all’inglese.

Parlate in italiano. Scrivete in italiano. E lasciate l’inglese ai popoli anglofoni.

29 Commenti

  1. Franco Battaglia
    giovedì, 30 Settembre 2021 alle 7:41 Rispondi

    Comunque singolare che in coda all’articolo appaia, in grassetto, la tua descrizione: blogger e web writer.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 30 Settembre 2021 alle 8:01 Rispondi

      Hai ragione, è un testo scritto parecchio tempo fa. Ma blogger non è traducibile, perché nasce blog che a sua volta è un gioco di parole in inglese (weblog: we blog). Su web writer ci sta e infatti avevo deciso di togliere quella definizione.

      • Davide
        venerdì, 1 Ottobre 2021 alle 22:55 Rispondi

        A dire il vero la parola “blogger” si potrebbe tradurre in “blogghista” o “bloggatore”. Chi l’ha mai detto che dovrebbe essere intraducibile ? ;-)

        • Daniele Imperi
          sabato, 2 Ottobre 2021 alle 7:58 Rispondi

          Non sarebbe neanche una vera traduzione, ma una specie di adattamento.

  2. Michela Milani
    giovedì, 30 Settembre 2021 alle 8:18 Rispondi

    Il paradosso è che siamo tra i popoli più ignoranti in fatto di lingue straniere. Basta girare per qualunque città turistica italiana e poi fare un confronto con l’estero per rendersi conto di questa verità. Parlando di politica, poi, mi risulta che, a parte Mario Draghi, Giorgia Meloni e Di Maio siano tra i pochi a padroneggiare un inglese fluente, quindi verrebbe da chiedersi il motivo di questo abuso di termini inglesi nelle istituzioni, cosa che si riscontra anche nelle aziende. Tralasciando il settore turistico, dove i termini inglesi sono di uso comune, probabilmente è più “cool” parlare di mission, management e skills. :-) Banalmente, io penso che si dovrebbe cominciare a insegnare l’italiano corretto sin da subito ai bambini molto piccoli, parlando loro senza storpiare le parole ed evitando il dialetto, quello c’è tempo per impararlo. Cambierei anche molte cose a scuola, puntando sui temi e i riassunti dalle elementari, perché la verità è che i ragazzi di oggi, non sapendo parlare correttamente, non sanno nemmeno scrivere. Io lavoro anche come insegnante privata e spesso ho difficoltà a spiegare la grammatica inglese perché mancano le basi di quella italiana, soprattutto negli adolescenti tra i 14 e i 17 anni. Dante e Manzoni si rivolterebbero nella tomba.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 30 Settembre 2021 alle 13:29 Rispondi

      All’estero l’inglese si studia meglio, ma c’è anche il fatto che siamo in pochi a doppiare i film, gli altri paesi li vedono in lingua originale.
      Quindi i riassunti non si fanno più a scuola?
      Ne ho fatti decine e decine, io.

      • Michela Milani
        giovedì, 30 Settembre 2021 alle 14:11 Rispondi

        Io ne facevo almeno due al giorno e prima dei riassunti ci furono migliaia di quelli che una volta si chiamavano “pensierini”, proprio per stimolare la mente. Oggi si fanno si e no un paio di riassunti a settimana e, andando avanti, i risultati spesso sono disastrosi perché non si può pretendere di scrivere un buon tema o un saggio senza le basi. Chiaramente non faccio di tutta l’erba un fascio, diciamo però che, rispetto a quando andavo a scuola, vedo un impoverimento generale nell’insegnamento della nostra lingua. Comunque io ho 33 anni, quindi non sono passati secoli da quando frequentavo la scuola, ma è cambiato proprio l’approccio.

        • Daniele Imperi
          giovedì, 30 Settembre 2021 alle 14:28 Rispondi

          Anche io alle elementari scrivevo i pensierini. Tempi lontani.
          Vorrei vedere i programmi scolastici di oggi per farmi 2 risate…

  3. MikiMoz
    giovedì, 30 Settembre 2021 alle 10:15 Rispondi

    Vero, ne abusiamo.
    A volte per moda, a volte per stupidità.
    Ma a volte è anche necessario, perché l’inglese ha dalla sua -oltre che l’internazionalità- anche un’immediatezza di concetto che altre lingue non hanno.
    Una sola parola in inglese esprime proprio un concetto preciso.
    E in quel contesto, secondo me, sono da usarsi questi termini: circoscritti alla questione.
    Senza esagerare: se ne esistono di altrettanto validi e significativi in italiano, usiamoli.
    Oppure, ecco, quelli inglesi possono diventare un sinonimo per non ripetere sempre lo stesso.
    Per esempio, Made in è una cosa ormai codificata; lo usiamo da anni e si capisce subito cosa si intende.
    Il resto degli esempi che fai sono effettivamente forzature, a volte anche ridicole… perlomeno, a me viene da ridere leggendo quei termini così altisonanti, quando puoi la realtà è (giustamente) italiana XD

    Moz-

    • Daniele Imperi
      giovedì, 30 Settembre 2021 alle 13:32 Rispondi

      Il problema è che esistono i corrispettivi, perché si usavano fino a qualche tempo fa. E poi, immediatezza o meno, la nostra lingua è l’italiano.
      Made in Italy mi sta bene per prodotti da esportare, altrimenti Prodotti in Italia che ha che non va?
      Non troverai scritto Prodotto negli Usa, per farci contenti.
      Altro che ridicoli, forse una volta. Adesso a me viene solo rabbia a sentirli e leggerli.

  4. Orsa
    giovedì, 30 Settembre 2021 alle 10:17 Rispondi

    Ci sono battagliuzze piccole piccole e poi c’è la Guerra. Questa maledetta storia inizia il 6 settembre 1943, durante uno spocchioso discorso di Churchill agli studenti di Harward: “Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento, gli imperi del futuro sono quelli della mente”.
    Ecco profetizzato l’imperialismo dei paesi anglofoni. Cosa volevamo aspettarci dal 25 aprile?
    All’estero va ancora peggio, non ci calcolano proprio: prendi il manuale d’istruzione di un qualsiasi elettrodomestico, ci sono tutte le lingue dell’universo, compresa la lingua klingon, e l’italiano perennemente assente…
    Secondo te che frequenza di rimbalzo faranno le pagine del sito Roma Capitale?

    • Daniele Imperi
      giovedì, 30 Settembre 2021 alle 13:35 Rispondi

      Non conoscevo quel discorso di Churchill…
      Sui manuali concordo. Ma anche alcuni testi dell’Unione europea li trovi in 2-3 lingue, italiano (e tante altre) escluso. Se queste è un’unione…
      Su quella parte del sito Roma Capitale voglio fare una segnalazione alle alte istituzioni, che prevedo resterà ignorata.

  5. Corrado S. Magro
    giovedì, 30 Settembre 2021 alle 13:35 Rispondi

    Orsaaaa! Dai. Prodotti e apparecchiature “di qualità”, il manuale d’istruzione lo hanno anche in italiano. Te lo posso garantire e se non ci credi metti in moto le zampe e senza più bisogno di scalare i passi alpini, vieni a vedere: vedrò di farti trovare una secchia di salmoni non affumicati.
    Daniele, d’accordissimo con te. Devo però ammettere che la lingua è il risultato di diverse componenti: Sociali, politiche, economiche, tecniche. Sebbene in un contesto non identico, cosa accadeva quando i romani con daga e scudo conquistavano il loro mondo? I colonizzati, i vinti, se volevano fare carriera (da carro, mezzo di trasporto atttuale ai tempi e valido anche oggi: tu tiri io seggo sopra e frusto) dovevano parlare latino (Attila che da giovane era stato qualcosa come ambasciatore a Roma sembra che lo parlasse correntemente). Chi ce l’ha messa tutta per non lasciarsi prevaricare sono stati i francesi ma alla fine anche il loro chauvinismo si è piegato. Meno male che i cinesi arrivano tardi. Recupererranno.
    E con un goccio di satira: che vi viene in mente quando dite “google”? A me ricorda il goglottare del tacchino. Immaginate la rosta quando, tronfio, si mette in mostra e avrete una metàfora di riferimento. Un detto spagnolo di origine anonima: Lo spagnolo è la lingua per parlare con Dio, il francese è la lingua per parlare con le donne, l’italiano è la lingua per parlare con gli uomini, il tedesco è la lingua per parlare con in cavalli e l’inglese è la lingua per parlare con le galline. Scusate i termini, ma non faccio parte della lega LGBT, altro termine di riferimento.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 30 Settembre 2021 alle 13:39 Rispondi

      Sui Romani hai ragione. Altrimenti perché i francesi parlano francese? ;)
      Ma qui è diverso: non siamo mica stati colonizzati? Almeno non nel consueto significato che si dà alla colonizzazione.
      Il detto spagnolo mi piace :D

    • Orsa
      giovedì, 30 Settembre 2021 alle 14:13 Rispondi

      Ma volentieri, saranno secoli che non metto le zampe sul sacro suolo della Patria del cioccolato! ;)
      Stavo facendo un buffo parallelismo storico tra Attila flagello di Dio, ambasciatore barbaro ma latinizzato, e Giggino… ambasciatore bErbero delatinizzato, nonché flagello della grammatica.
      Dove? Dove abbiamo sbagliato?

      • Corrado S. Magro
        giovedì, 30 Settembre 2021 alle 14:30 Rispondi

        E allora muoviti prima che di me si dica: “Ei fu…”. Ti riservo un antro, tutto per te. Le boutiques Sprüngli e Lederach popolano i dintorni. A me, in assenza di pelliccia, vietano l’ingresso perché non possono spelarmi.🤣

        • Orsa
          giovedì, 30 Settembre 2021 alle 14:58 Rispondi

          Allora posso stare tranquilla, anche perché è nell’altro cantone che fanno la pelle all’orso 😂
          “Ei fu”… ma dai! ;)

          • Corrado S. Magro
            giovedì, 30 Settembre 2021 alle 16:55 Rispondi

            Orsa, guarda che non faccio per dire. Se vieni ti ospito con piacere e non ti faccio soffrire la fame. Per Zurigo ci sono ottimi collegamenti ferroviari.
            “L’ei fu” è in vista del ricatto: Mi obbligano a vaccinarmi! Io che in mezzo ai “coviddati” sono rimasto illeso e che mezzo secolo fa per l’ultimo vaccino (contro l’asiatica credo), sono rimasto una settimana a letto. Ecco la mia mail “usuale”: scmagro.mps@ggaweb.ch .
            L’autunno per il momento tiene. Fresco ma bello.

            • Orsa
              giovedì, 30 Settembre 2021 alle 18:15 Rispondi

              Grazie di cuore, Corrado, sei di una gentilezza non comune :)
              Conosco bene la terra elvetica, per quasi un ventennio io e la mia famiglia l’abbiamo frequentata ogni estate: con la nostra Fiat 127 blu attraversavamo l’Italia per raggiungere zia Orsa nel bernese. Ho saputo infatti dai cugini Orsi dello sporco ricatto. Tieni duro, non cedere! Grazie ancora ;)
              Daniela

              • Corrado S. Magro
                giovedì, 30 Settembre 2021 alle 18:32 Rispondi

                Mannaggia e dire che incosciamente avevo fatto provvista di miele di timo.🤣 Tanta fatica “quasi” sprecata. Lo consumo da me. Quindi a Berna andrai ogni volta sul ponte per salutare gli amici plantigradi. Mio suocero era un orso bernese di quelli rari ma con me siciliano era un agnello.

                • Orsa
                  giovedì, 30 Settembre 2021 alle 19:11 Rispondi

                  Eh conosco bene quella tipologia di Orsi: burberi ma con un cuore grande. Se torno in Svizzera passo a trovarti! ;)

                  • Corrado S. Magro
                    giovedì, 30 Settembre 2021 alle 19:29 Rispondi

                    se vieni in Svizzera e non passi a trovarmi (hai la mia mail) ti cancello dalla specie per pelliccia! Una soffiata: Fra non molto il mio vecchio sito web, ormai in rovina, sarà sostituito. Una buona occasione per esplorarlo.

                    • Orsa
                      giovedì, 30 Settembre 2021 alle 19:39

                      Insomma una minaccia e un invito :D
                      Ci gironzolerò molto volentieri, attendiamo inaugurazione ufficiale :)

  6. Corrado S. Magro
    giovedì, 30 Settembre 2021 alle 13:54 Rispondi

    Daniele, permmettimi. Colonizzati non apertamente. Tranne una pausa intermedia (secolo XVIII, IXX o di là) nello sforzo di acquistare consapevolezza e credibilità, dopo abbiamo scodinzolato e continuiamo a scodinzolare. Spezzo una lancia in favore dell’italiano che negli ultimi anni annnovera un tasso internazinale di crescita mondiale soddisfacente: sembra del 32% ma non lo giuro. Aggiungo che Il fenomeno migrazione ha aiutato solo l’italiano maccheronico perché i poveri migranti del passato non lo conoscevano e i nuovi lo conoscono malissimo.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 30 Settembre 2021 alle 14:31 Rispondi

      Se il rispetto per la propria lingua non viene dall’alto, che dovrebbe dare l’esempio, è difficile che si risolva qualcosa.
      Qui, però, è dal basso che qualcuno ha iniziato a dare battaglia allo scempio dell’italiano, fra abuso di inglese e linguaggio inclusivo.

  7. Noemi Lisi
    venerdì, 1 Ottobre 2021 alle 21:01 Rispondi

    Ciao Daniele,
    già da diverso tempo non rientravo nel tuo blog, è stata una bella riscoperta oggi averlo ripescato tra i miei siti internet preferiti.
    Sicuramente la lingua italiana sta perdendo tutta l’importanza che un tempo aveva, compresa la consapevolezza del suo grande ed immenso valore.
    Io credo che dovrebbero essere proprio gli altri paesi a prendere esempio dalla nostra lingua, e non noi a perdere gli immensi tesori che possediamo.

    • Daniele Imperi
      sabato, 2 Ottobre 2021 alle 7:56 Rispondi

      Ciao Noemi, ben tornata. Sono d’accordo. È strano constatare che nella lingua inglese ci siano locuzioni latine e in italiano vedere sempre più parole inglesi, senza che ce ne sia alcun bisogno. Tanto più, poi, che moltissime di quelle parole derivano dal latino…

  8. Maria Antonietta
    lunedì, 5 Maggio 2025 alle 10:53 Rispondi

    La frase di Churchill dice tutto. Anno dopo anno la scuola italiana (uno dei problemi è quello) ha perso pezzi: niente più “pensierini”, testo libero, riassunti, dettati, temi, poesie da imparare a memoria. Ora fanno “analisi del testo” già alle elementari, senza conoscere la grammatica, senza imparare piano piano con le letture (adeguate per l’età) a scoprire la lingua e lo stile, la bellezza e musicalità della lingua italiana, della nostra lingua, non di quella di un altro popolo. Ora devono distinguere “testo descrittivo”, “giornalistico”, “argomentativo” o leggere brani a tema: il romanzo giallo, horror, comico, il diario. Già alle elementari. Nel libro di quarta elementare di mia figlia (nel 2020) l’unità sul romanzo horror (perché proporlo alle elementari?), comprendeva Frankenstein, “Il cuore rivelatore” di Poe, Dracula (la scena della scoperta della bara, abbastanza paurosa, giustamente, già per un lettore adulto). I bambini (10 anni) piangevano spaventati in classe. La maestra mi ha detto “È il programma…”. Nel quale non c’è una poesia, solo qualche filastrocca e “San Martino” di Carducci in quinta (solo analisi, non a memoria). Il risultato lo vediamo ogni giorno, ovunque, pochezza lessicale, scarsa cultura di base, errori di ogni genere, parole inglesi o finto-inglesi a pioggia. È una colonizzazione silente, ignota ai cittadini, sostenuta dalle istituzioni.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 5 Maggio 2025 alle 11:16 Rispondi

      Avevo sentito che non si facevano più riassunti né dettato. Poi si lamentano dell’analfabetismo funzionale. Leggere Frankenstein, “Il cuore rivelatore” di Poe e Dracula alle elementari mi pare esagerato, al di là del fatto che siano storie dell’orrore. Non sono comunque letture per bambini.
      Vorrei sapere chi è stato a ideare certi programmi.

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