
Preferisco chiamarli errori di scrittura e non grammaticali, perché non tutti riguardano le regole della grammatica.
Sono errori ortografici, nella struttura dei dialoghi, nell’uso errato di alcuni verbi e di un avverbio, nell’alternanza errata di tempi verbali e nell’uso di simboli e numeri.
1) Riguardo la tua tesi…
È un errore che trovo di frequente nei libri, che siano saggi o romanzi. Il sostantivo “riguardo” in quel contesto indica una relazione, un rapporto… a qualcosa.
L’espressione corretta è “riguardo alla tua tesi”, cioè in relazione alla tua tesi. Scrivendo “riguardo la tua tesi”, significa che io guardo la tua tesi e poi la guardo di nuovo, cioè la riguardo.
Eppure molti traduttori e saggisti continuano a commettere questo errore.
2) Il pneumatico si bucò
Oppure “lo pneumatico si bucò?”
Bella questione. Nei tempi passati (si vedano gli autori del primo Novecento, per esempio) l’uso voleva gli articoli “il/i” e “un” per pneumatico.
Ma ora è più corretto usare gli articoli “lo/gli” e “uno”.
A questo proposito l’Accademia della Crusca non condanna l’uso degli articoli “il/i” e “un” per pneumatico, ma tende a dire di limitarne l’uso ai contesti familiari, colloquiali.
Insomma, se stiamo scrivendo un romanzo, un saggio, una biografia, allora bisogna usare “gli pneumatici”… per un viaggio più sicuro e professionale.
3) Ok, andiamo!
Avevo già fatto notare questo errore ortografico. A me lo fece notare molti anni fa non ricordo chi – forse per un racconto pubblicato in un forum letterario – e da allora non l’ho più commesso.
Se scriviamo “Ok, andiamo!”, stiamo scrivendo “oc, andiamo”. Non importa che nella lettura a mente sentiamo “Okay”.
Aggiungo che okay sta bene in bocca agli americani – ma io sono fissato con l’abuso degli anglicismi. In alcuni miei articoli e racconti qui pubblicati l’ho tolto e lasciato soltanto in due racconti, perché era pronunciato da personaggi americani.
Ma se proprio volete usare quella parola, almeno scrivetela corretta!
Okay?
4) – Ciao! –
E qui entriamo nel mondo dei dialoghi.
Esistono ben 4 possibilità per introdurre un discorso diretto:
- virgolette caporali (o sergenti): «Ciao!»
- virgolette alte: “Ciao!”
- lineetta emme: — Ciao!
- Nulla (alla Cormac McCarthy): Ciao!
Un errore che ho visto spesso è chiudere il discorso diretto quando si usa la lineetta emme senza che sia presente un verbo dichiarativo:
– Ciao! –
Soltanto nei primi due casi, virgolette caporali e alte, il dialogo va chiuso. Se invece si usa la lineetta emme, allora va chiuso soltanto quando c’è un verbo dichiarativo:
– Ciao! – disse. E poi se ne andò.
Oppure:
– Ciao! – disse. – Come stai?
5) Esci i soldi e paga!
Una delle brutture linguistiche di questi ultimi anni – ma chissà da quanto tempo circola – è usare i verbi intransitivi come se fossero transitivi.
Quindi si opera una transitivizzazione dei verbi intransitivi.
Esci i soldi e paga!
Esco il cane a fare i bisogni.
Salimi il libro.
Scendimi lo zaino.
Possibile che ben pochi si accorgano di questa sciatteria nella scrittura?
6) «Verrai domani?»
«Assolutamente!»
In televisione si sente spesso l’uso errato dell’avverbio assolutamente con il significato di sì. Ma assolutamente non indica un’affermazione, bensì “in modo assoluto, senza alcun limite”.
Quando vi rispondono «Assolutamente!», chiedete: «Assolutamente sì o assolutamente no?».
7) Ho guardato l’orologio. Segna le undici.
In alcuni racconti che ho revisionato mi sono imbattuto in un’errata mescolanza di temi verbali. È più che lecito in alcuni casi, ma prima di mettersi a scrivere una storia, occorre decidere il tempo verbale da usare per la narrazione.
Quando è lecito usare più tempi verbali?
Per esempio nell’accoppiata passato remoto + imperfetto:
Se ne accorse Neil, mentre saltellava per raccogliere nuovi campioni di roccia lunare.
Ma non possiamo accoppiare passato prossimo + presente:
Ho guardato l’orologio. Segna le undici.
Il passato prossimo, in questo caso, va accoppiato all’imperfetto:
Ho guardato l’orologio. Segnava le undici.
Ma ha senso se un personaggio sta raccontando un evento, perché tutta la narrazione al passato prossimo diventa pesante.
8) «Costa 24 €»
Un’altra mia fissazione è usare, specialmente nei dialoghi, gli aggetti numerali cardinali invece delle cifre:
Era il milleottocentoquarantatré.
Ma nella narrazione non è affatto sbagliato scrivere:
Era il 1843.
Nei dialoghi, secondo me, il discorso cambia. E non solo per le date. I numeri si pronunciano, in fondo.
«Mia figlia ha diciassette anni» è preferibile a «Mia figlia ha 17 anni».
Così quel «Costa 24 €» in un dialogo stona, soprattutto per la presenza di un simbolo, che sta bene nel menu di un ristorante, in una scheda prodotto, nel cartellino del prezzo di un abito.
La forma corretta è:
«Costa ventiquattro euro».
Quanti di questi errori avete visto nei libri?
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Luciano Cupioli
Sono errori frequenti che in molti commettono. Ma c’è ne sono altri. Uno, comunissimo, anch’esso dovuto alle abitudini di scrivere email e messaggi con whatsapp, è “ciao Mario” invece di “ciao, Mario”: “ciao” è vocativo, quindi richiede la virgola. Sui numeri concordo, anche se mi verrebbe difficile leggere parole come centoventisettemilioniottocentoquarantatremilasettecentoventiduevirgolaquindici: in questi (rari) casi è forse meglio evitarlo ed esprimerli in cifre.
Daniele Imperi
Quando i numeri troppo grandi, allora è meglio renderli in cifre. La virgola va sempre messa dopo “ciao”.
Luciano Cupioli
Errori frequenti: “ad” esempio il “c’è” invece del “ce”, figlio del “T9”, ma sempre colpa mia che non ho riletto. Quanto al “ciao”, dovessi riportare nel romanzo il testo di una email con l’errore del vocativo, lo dovrei riportare. È infatti abbastanza infrequente che in tali messaggi il “ciao” sia seguito dalla virgola. Tra gli altri errori, non di rado ho visto “qual’è” invece di “qual è”.
Ombretta
Buonasera Daniele. Purtroppo incontro tantissime volte “qual’è” in articoli di giornali online e mi si aggrovigliano le budella! Credo sia l’errore più fastidioso in cui ci si possa imbattere. E anche se “spengere” e “spegnere” sono entrambi corretti, il primo mi infastidisce parecchio!
Daniele Imperi
Ciao Ombretta, anch’io qualche volta ho trovato quell’errore. E “spengere” dà parecchio fastidio anche a me.
Kukuviza
Non sopporto l’ubiquo “assolutamente”. Mi ricordo Di Pietro, quando facevano vedere i processi di Mani pulite. C’era un imputato che rispondeva “Assolutamente” e Di Pietro si infervorava e gli chiedeva: “Ma assolutamente sì o assolutamente no???”
Poi mi danno fastidio gli affianco anziché a fianco e apposto anziché a posto.
Daniele Imperi
Gli ultimi due errori si trovano, e non raramente.