
Era vecchio. Non ricordava più quanti anni avesse. Ormai non ricordava più quasi nulla, tranne che doveva lavorare ancora, nonostante l’età. Lavorare per un’azienda che non l’aveva ancora pagato, mai neanche un centesimo in tutti quegli anni.
Eppure andava avanti lo stesso, perché sapeva che quello era il suo compito. Era stanco, però. Gli anni cominciavano a farsi sentire da parecchio tempo. Si pisciava addosso spesso, durante il giorno. Quando lo stimolo arrivava, non riusciva a fare che pochi passi e poi il calore e la puzza lo avvolgevano e allora piangeva in silenzio. Sapeva che il suo corpo non rispondeva più come una volta.
La casa era sporca, maleodorante. Il legno marciva senza che nessuno potesse restaurarlo. Gli abiti erano ormai logori e lerci, come quelli di un barbone, ma non ne aveva altri e non c’era nessuno che potesse comprargliene di nuovi. E poi a quelli era affezionato, li aveva sempre indossati. Non riusciva proprio a vedersi con abiti differenti.
Il freddo era un problema a cui non badava più. Nella sua piccola casa si riscaldava con le coperte rattoppate e con un piccolo camino che ardeva ogni giorno dell’anno. Avrebbe certamente preferito abitare in un luogo più caldo, ma avrebbe perso il lavoro se si fosse trasferito e tutta la gente che contava su di lui sarebbe rimasta delusa e lui non voleva deludere nessuno.
Guardò l’orologio da taschino, tossì e sputò un grumo di catarro sul pavimento di legno. Era ora di andare. Con movimenti lenti si alzò dalla sedia e prese la giacca rossa del completo, indossandola con una smorfia. L’artrosi alla spalla si sarebbe fatta sentire con più forza fra qualche ora. Poi si calcò sulla testa il cappello rosso e aprì la porta.
Fuori, sulla neve, le sue renne l’attendevano sbuffando nella notte.
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Francesco Forestiero
Bello!
Daniele Imperi
Grazie Francesco
Michela
Sì, bello, e sorprendente!
Daniele Imperi
Grazie
Il primo gennaio ne uscirà un altro, su quel tema ovviamente
Lucia Donati
Un retroscena inatteso… Chi dice che la cose stanno come ci aspettiamo che siano? Così come le vediamo in superficie? Questo anche in senso positivo, però!
Orsa
La realtà è sempre diversa dalla fantasia, e all’epoca nostra (Pleistocene Superiore), per bambini ingenui e sempliciotti come noi, fare i conti con la verità era come subire un brutto frontale. Io il mio frontale onestamente non lo ricordo, però ci sono persone che non hanno mai superato il trauma dell’illusione di Babbo Natale, trauma che purtroppo Natale dopo Natale, si riacutizza e si aggrava per l’assenza di persone che via via mancano all’appello. Da illusione della certezza a certezza dell’illusione, il nostro babbetto però dovrebbe affidarsi a una badante (e anche a un sindacalista)

Primo racconto dell’Avvento letto ✅
Daniele Imperi
Non ricordo né se ho mai creduto a Babbo Natale né se, credendoci, ci sia rimasto male scoprendo che non esiste.