Come nasce un capolavoro letterario

Come nasce un capolavoro letterario

Non ho la ricetta per scrivere un capolavoro letterario, altrimenti l’avrei già scritto e un’importante casa editrice l’avrebbe già pubblicato, dandomi un sostanzioso anticipo e stampandolo a una tiratura di migliaia di copie.

Tuttavia, è la terza volta che leggo di come è nato un capolavoro letterario e quindi mi sono fatto un’idea precisa su come nasca.

Un capolavoro letterario nasce per caso. Ma era facile immaginarlo.

In ognuno dei tre casi che descrivo (Italia, Stati Uniti, Regno Unito) c’è stata un’esigenza: nel primo e nel terzo caso da parte dell’autore, nel secondo invece da parte dell’editor.

Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi

Chi non conosce Carlo Lorenzini in arte Collodi? E chi non conosce, come minimo per sentito dire o per aver visto immagini film cartoni animati fumetti, Pinocchio?

Forse, però, non tutti sanno che il Lorenzini non nacque scrittore di storie per bambini e ragazzi, ma giornalista e appendicista.

Forse, inoltre, non tutti sanno che il patriota Lorenzini andò volontario in due guerre risorgimentali. Non c’entra nulla con i capolavori letterari, ma giusto per inquadrare bene il personaggio.

Il signor Lorenzini fu anche diffidato dal continuare a scrivere i suoi articoli politici, perché era dipendente del Ministero degli Interni. Fu allora che iniziò a dedicarsi alla letteratura per l’infanzia e a collaborare con «Il Giornale per i bambini», inviando i primi capitoli di Storia di un burattino.

Fu un lavoro discontinuo per Collodi, che puntualizzò di dover essere pagato bene. Non si lavora gratis.

Carlo Lorenzini a quel tempo aveva già un nome, come giornalista e pubblicista e narratore umoristico.

La fama che raggiunse il suo capolavoro letterario, Le avventure di Pinocchio, oscurò il resto della sua produzione letteraria, esattamente come accadde decenni prima e migliaia di chilometri più a ovest a Edgar Allan Poe, che viene sempre ricordato come il maestro del terrore, ma che ai suoi tempi fu conosciuto come ferreo e spietato critico letterario.

Di Pinocchio, oggi, non si contano più le edizioni, le traduzioni, le trasposizioni al cinema e in altre forme d’arte.

Il cucciolo di Marjorie Kinnan Rawlings

Avete letto il romanzo Il cucciolo di Marjorie Kinnan Rawlings? O visto il film? Meritano entrambi (il primo film, però, non il rifacimento).

Prima di scrivere quel capolavoro letterario, la Rawlings si era trasferita in Florida, in una località selvaggia, a contatto con la comunità dei luoghi, di cui iniziò a scrivere. Inviò alla casa editrice Scribner’s due racconti, “Cracker Chidlings” e “Jacob’s Ladder”, che non ebbero sempre una buona accoglienza.

Anche il suo primo romanzo, Sotto la luna nascosta (South Moon Under), fu ambientato in quelle zone e raccontò della vita dei distillatori clandestini.

All’editor, Max Perkins – gran bel film con Colin Firth e Jude Law tratto dal gran bel libro di Andrew Scott Berg – piacque e così le propose di scrivere un romanzo su un bambino che viveva in quei luoghi.

In realtà le scrisse “Stavo semplicemente per suggerirti di scrivere un libro su un bambino nella boscaglia” e più avanti “È tutto semplice, non complicato”. Perkins associò quel romanzo ancora da scrivere ai romanzi Huckleberry Finn di Mark Twain, Kim di Kipling, le memorie di David Crockett, L’isola del tesoro di Stevenson.

Giustamente la scrittrice rispose: “Si rende conto che lei se ne sta seduto con calma nel suo ufficio e mi sta chiedendo di scrivere un classico?”.

Trascorso quasi un anno, la Rawlings consegnò a Perkins Il cucciolo (The Yearling).

Il romanzo divenne un classico.

Harry Potter e la pietra filosofale di J.K. Rowling

La storia del capolavoro letterario della Rowling è più travagliata. Inizia con un matrimonio breve e catastrofico, come disse la stessa scrittrice. A quell’epoca aveva già iniziato il suo romanzo.

In seguito alla separazione dal marito, ottenne dal governo britannico una piccola somma come assistenza, vivendo in povertà con sua figlia. Grazie all’aiuto di un amico, poté trasferirsi in un appartamento migliore e finire di scrivere il suo romanzo.

Ma le cose non andarono bene, tanto da cadere in depressione e meditare il suicidio. Ristabilitasi, frequentò un corso per insegnanti e iniziò a insegnare. Il romanzo era già completato.

La Christopher Little Literary Agency accettò il suo romanzo, che fu invece rifiutato da 12 case editrici (che staranno ancora mordendosi le mani per quei rifiuti). Ma infine Harry Potter e la pietra filosofale fu pubblicato dalla Bloomsbury Publishing.

Il resto è storia. La saga comprende 7 romanzi, tutti trasposti al cinema. E soldi a palate.

Come nasce un capolavoro letterario?

Nei tre casi descritti nessuno degli autori – Collodi, Rawlings, Rowling – immaginava neanche lontanamente cosa avesse fra le mani. Ognuno prese a scrivere il suo romanzo prendendo spunto – chi più chi meno – dalle proprie esperienze.

Magari anche nei nostri cassetti mentali si nasconde un capolavoro letterario. Non sappiamo quale sia, ma forse c’è, nascosto da qualche parte all’interno della nostra immaginazione.

Dobbiamo soltanto metterci a scrivere. E aspettare.

12 Commenti

  1. Corrado S. Magro
    giovedì, 10 Aprile 2025 alle 9:57 Rispondi

    Dovrei dire che si tratta di casi della vita perché imponderabili però il caso per me non esiste. Gli esempi elencati assieme a migliaia di altri, sono sempre la risultante di componenti elaborata dalla nostra misteriosa scatola cranica, componenti che, per fortuna, sfuggono al controllo logico crogiolandoci a definire tutto “caso”. Lo stesso può dirsi delle scoperte scientifiche che sono solo e soltanto scoperte o esistenti a priori ma nascoste. Il potenziale per valorizzarle così come per la stesura di un successo editoriale, a certe condizioni, è il caso divesificato e presente in tutti noi.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 10 Aprile 2025 alle 12:34 Rispondi

      Parlo di caso perché nessuno di quegli autori sapeva o poteva immaginare all’inizio il “botto” che avrebbe fatto il romanzo. Ovviamente dietro c’è il talento degli autori.

  2. Luciano Cupioli
    giovedì, 10 Aprile 2025 alle 10:33 Rispondi

    A differenza della musica che viene trasmessa da radio e televisioni, o si ascolta nei locali, un romanzo lo devi leggere per conoscerlo e giudicarlo. Ti puoi fidare delle recensioni, ma è un’altra cosa. In giro potrebbero esserci dei capolavori che non sono ancora stati scoperti; ciascuno di noi può ritenere bellissimo un romanzo che pochi conoscono. Capolavoro e successo non sono per forza sempre associabili. A volte certi capolavori vengono scoperti tardi, altre volte mai. Perché ciò accada occorre avere una grande idea e svilupparla al meglio nel momento giusto, oltre a una distribuzione ben fatta. Il caso c’entra, ma molto poco.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 10 Aprile 2025 alle 12:36 Rispondi

      Le recensioni sono opinioni il più delle volte. Non mi fido neanche dei vati premi letterari.
      Capolavoro e successo non sono sempre associabili, certo, ma nei casi descritti sì.

  3. Orsa
    giovedì, 10 Aprile 2025 alle 14:39 Rispondi

    Non saprei, a posteriori sembra che la biografia della Rowling sia troppo romanzata e caricata di drammaticità per enfatizzarne il successo. È tutto vero? Lo dico solo perché non mi sono mai fidata dei “casi umani”.
    L’idea che ognuno di noi possa avere un capolavoro dentro di sé è eccitante assai :P Poi ripenso a certi successi editoriali di cui non ti faccio i titoli (Twilight, 50 sfumature ecc ecc) e allora mi cadono le zampe. Arrendiamoci, ci siano dinamiche che ci sfuggono.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 10 Aprile 2025 alle 14:55 Rispondi

      Della Rowling non saprei dirti, ma se avessero pubblicato notizie gonfiate, qualche testimone si sarebbe fatto avanti per smentirle.
      L’idea del capolavoro è sì eccitante, ma a me piace stare coi piedi per terra :D
      Sui titoli che non hai voluto citare (Twilight, 50 sfumature ecc ecc) c’è da dire che non tutti i libri di successo sono dei capolavori.

      • Orsa
        giovedì, 10 Aprile 2025 alle 15:33 Rispondi

        Consentimi, ma davvero la saga del maghetto può essere considerata un capolavoro? Devo tornare parecchio indietro nel tempo per trovare capolavori degni di questo termine. Perché se Harry Potter è un capolavoro letterario, come classifichiamo Odissea o Divina Commedia?

        • Daniele Imperi
          giovedì, 10 Aprile 2025 alle 15:53 Rispondi

          Non può essere rapportato a “Il cucciolo”, certamente, o ai “Promessi sposi”. “Capolavoro” più nel senso di opera migliore dell’autrice e non in senso generale. È il libro che le ha dato il successo. Il primo romanzo di Harry Potter fu una novità e forse era anche più drammatico rispetto agli altri.
          Come grandi opere in generale penserei più al “Nome della rosa”, a “Stoner”, a “La strada”.

  4. Antonio Zoppetti
    martedì, 15 Aprile 2025 alle 12:19 Rispondi

    Sull’imprevedibilità di un successo editoriale come quello di Pinocchio è interessante notare che Collodi lo scrisse con poca convinzione, forse perché aveva bisogno di soldi, a puntate e senza una visione narrativa completa. Le prime 8 puntate finivano con l’impiccagione del burattino, e solo più tardi il libro è stato continuato e confezionato nella versione definitiva. Il lavoro nasceva dal fatto che l’autore si era guadagnato la fama di scrittore per i ragazzi per aver tradotto e rimaneggiato le fiabe di Perrault che gli erano state commissionate da un editore, e anche questo fatto è indice della casualità con cui Lorenzini si è trovato a cimentarsi con le fiabe. Tra i motivi del successo ci sono anche quelli linguistici, visto che ai tempi la lingua italiana era ancora una conquista che le masse dialettofone non avevano ancora raggiunto. Collodi era stato chiamato a collaborare al dizionario ufficiale della lingua italiana volto dal ministro Broglio all’unità d’Italia, che cercava di ufficializzare la soluzione di ricorrere al fiorentino di Manzoni. E Pinocchio era scritto in modo molto semplice proprio nella filosofia linguistica manzoniana che per Collodi era una scelta naturale, viste le sue origini. Il testo fu poi adottato nelle scuole divenendo – insieme a Cuore di De Amicis – un prototipo allo stesso tempo narrativo e linguistico. Il successo mondiale crebbe però in un’onda lunga successiva ed esplose anche grazie al film della Disney, quando il lavoro uscì dai diritti d’autore.
    Su Harry Potter le cose sono andate diversamente, e non sarei così sicuro che se l’autrice avesse pubblicato con una delle case editrici che lo hanno rifiutato avrebbe ottenuto un analogo successo… chissà. A volte il successo dipende da fattori imprevedibilissimi come il momento e il luogo della pubblicazione, la concorrenza sul mercato… e non necessariamente dal riuscire a scrivere un “capolavoro” in senso letterario. Per divertimento ho provato a cercare le occorrenze di Pinocchio e Harry Potter nell’archivio di Google libri in italiano, per misurarne la frequenza e l’andamento:

    https://books.google.com/ngrams/graph?content=Pinocchio%2CHarry+Potter&year_start=1800&year_end=2019&corpus=it-2019&smoothing=3

    La stessa ricerca in lingua inglese offre invece un grafico molto differente.

    • Daniele Imperi
      martedì, 15 Aprile 2025 alle 12:31 Rispondi

      Nella biografia di Collodi si parlava proprio della situazione economica. Anche io penso non ci fosse una visione narrativa completa, proprio per il fatto che citi: ha fatto morire Pinocchio per poi farlo resuscitare.
      Del successo di Harry Potter con un’altra casa editrice non possiamo dire nulla, infatti: molto dipende anche da come si pubblicizza un libro.
      Ho visto il grafico: interessante e anche naturale. In Italia Pinocchio è forte di oltre un secolo, rispetto a Harry Potter che nel 2009 era sul mercato da 11 anni.
      In inglese, invece, Harry Potter lo supera forse per via della lingua più diffusa o forse anche per via dei film che di sicuro hanno avuto più successo di Pinocchio, successo che ha alimentato il mercato dei libri della saga.

  5. Andrea
    sabato, 19 Aprile 2025 alle 10:09 Rispondi

    Leggo questo post interessante (dopo nove giorni) e anche le opinioni non sono da meno.
    Sono sempre più convinto che il successo nel campo creativo sia personale e non replicabile. Se poi parliamo di capolavori andiamo anche oltre perdendoci nell’infinito delle variabili. Fatto è che molti successi o grandi opere sono stati riconosciuti postumi o per caso. Io mi ripeto spesso: Van Gogh ha creato circa mille dipinti e ne ha venduto soltanto uno… che poi anche lì, forse per pena. Eppure i suoi quadri sono considerati capolavori e lui un genio.
    Eh! È difficile, e siamo dei masochisti, ma come scrittori perfettamente in grado di capire se stiamo scrivendo per mero intrattenimento/piaggeria, o se ci stiamo davvero mettendo dentro quel qualcosa in più.

    • Daniele Imperi
      sabato, 19 Aprile 2025 alle 10:17 Rispondi

      Sono d’accordo che il successo non è replicabile. È sempre dovuto a una serie di circostanze.
      Per quanto mi riguarda, sto scrivendo perché sento di scrivere e perché mi piacerebbe vedere i miei libri pubblicato. Ci mettiamo tutti qualcosa in più, e questo non significa che il libro avrà successo.

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