Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Come riuscire a scrivere centinaia di pagine?

Come riuscire a scrivere centinaia di pagine
Vi stufate subito delle vostre storie?

Dov’è che gli scrittori trovano le energie e la voglia di scrivere racconti lunghi e addirittura centinaia di pagine di libri?

È questa la domanda che mi ha posto un lettore via email. Come rispondere, se io non ho scritto ancora centinaia di pagine? In realtà non è vero, perché fra racconti pubblicati nel blog e non e con i post scritti negli ultimi nove anni, credo di averne scritto migliaia.

Uno dei romanzi cui sto lavorando, K. – e anche un altro che vorrei iniziare in seguito, I.C. – prevede centinaia di pagine. Il primo 4-500 e il secondo 3-400, ma di certo non posso esserne sicuro, nel senso che potrebbero richiederne di più.

Trasformare la storia in noia

Il desiderio di andare avanti c’è, la voglia no. Tutto comincia ad andarmi a noia, mi sa di già visto anche se completamente originale, anche se passo anni su quella idea senza mai stancarmene.

Io penso che non sia questione di lunghezza delle storie da affrontare, ma di tempo trascorso nel tentare di scriverle. Ho pubblicato nel blog un paio di post con le storie che mi piacerebbe scrivere, a distanza di oltre un anno uno dall’altro. Sono cambiate quelle storie, ma perché?

Nel mio caso – e magari qualcuno di voi si riconoscerà in questo – le storie mi erano andate a noia e nel frattempo ne erano nate altre nella mia testa. A noia perché era trascorso troppo tempo da quando erano nate senza che io mai provassi a scriverle.

La mia cartella di racconti, quella che contiene solo le idee, si riempie ma non si svuota mai. In quel momento nasce l’idea per una storia, ma poi viene accantonata e anche spesso dimenticata.

Quanto è forte l’idea?

In alcuni casi i racconti che ho abbandonato erano deboli: la scintilla che li aveva creati non poteva trasformarsi in fuoco, non per me, almeno. Sono convinto che il nostro cervello partorisca in continuazione idee, ma poi permetta solo a quelle valide di resistere al tempo.

Una prima domanda che io mi porrei è proprio questa: ho avuto l’idea per un racconto, ma quanto è forte? Quanto quel racconto potrà davvero interessare i lettori? Quanto io potrò scrivere e con quanta passione? È davvero un’idea originale o sa di già letto?

Perché se la storia ci annoia, allora c’è qualcosa che non va nella storia stessa, non in noi come scrittori. Lo scrittore deve essere ovviamente il primo ad appassionarsi alla storia. Il mio P.U., che sto scrivendo per il mio esperimento di self-publishing, mi appassiona perché non ho mai scritto una cosa del genere e nemmeno l’ho mai letta.

Inoltre mi permette di spaziare in più ambientazioni e con personaggi molto differenti fra loro, quindi ho continui stimoli per scrivere. Variare la scrittura all’interno di una stessa storia aiuta a renderla vivida e a non far perdere all’autore la voglia di andare avanti. Questa è la mia opinione, chiaro.

È forse la fretta di finire che ci assale?

Tanto tempo fa mi spaventava l’idea di scrivere un romanzo, perché era cosa lunga e fremevo per finirlo ancor prima di cominciarlo. Il mio famigerato romanzo fantasy mai scritto prevedeva nella mia mente oltre 1000 pagine – tanto per scopiazzare l’opera di Tolkien – ma a un certo punto ho iniziato a lavorarci prendendo appunti e definendo la struttura e la cosa mi entusiasmava.

La fretta non c’era più, era scomparsa, e con essa anche la paura delle centinaia di pagine. La storia era piena di eventi e personaggi – forse troppi degli uni e degli altri – e questo mi avrebbe permesso di scrivere di tanti piccoli mondi.

Un romanzo di centinaia di pagine è fatto di tanti capitoli

Io da parecchio tempo la vedo così. Secondo me il problema principale – almeno quello che incontro io – è definire la storia, la sua trama, in modo da avere delle linee guida e una visione quanto più ampia possibile di ciò che devo scrivere.

Un romanzo non si scrive di getto come un racconto breve, se vogliamo lavorare con tranquillità e con la certezza di finire quella storia. E la trama, che per me non è il riassunto ma un testo tecnico che mi impone dei passaggi da rispettare, pur lasciandomi libertà creativa e di modificare qualcosa, è il primo passo per scriverlo.

La trama è il vero intoppo, per me, perché racchiude la storia e perché è ben lontana dall’idea. L’idea è solo un input iniziale – in K. l’idea è stata quella di creare un mondo immaginario in un paese esistente e lontano dal solito nord anglosassone (il mio è a est) – ma con la trama non c’entra nulla.

Quando inizierò a scriverlo – dunque, a che punto ero? Devo finire la trama, ma giusto decidere la fine della storia, capire con che stile scrivere e poi strutturare il romanzo – il problema delle centinaia di pagine non si porrà. Perché?

La potenza della struttura

K. è diviso in 3 parti. No, non è una trilogia, ma solo un romanzo in 3 parti, tutto qui. Suddividere il romanzo in parti è stata una scelta che ho fatto man mano che completavo la trama. Ma parlavo di struttura. Ecco, questo è il segreto: creare una struttura per il romanzo, non necessariamente inserendo parti e libri.

Ma un romanzo è fatto di capitoli, a prescindere da quante pagine avrà. E i capitoli definiscono una struttura per quel romanzo, magari non è neanche una storia lineare, ma prevede salti temporali o geografici. Tanto meglio, perché lo scrittore avrà modo di cambiare ambiente.

Come annoiarsi? Siamo continuamente bombardati da stimoli. Non dobbiamo vedere il romanzo-di-centinaia-di-pagine come un mattone pantagruelico, ma come un insieme di capitoli. E ogni capitolo non è forse un racconto più o meno lungo?

Se la storia annoia, la trama è debole

Secondo voi non è così? Ho abbandonato qualche racconto – qualcuno ricorderà Quella sera al Sepolture, che prevede un seguito che al 99% non uscirà mai – perché appunto la trama era debole. Perché c’era un’idea vaga e una trama non definita.

Però L’uomo che venne dal passato, che ho iniziato a scrivere ieri e che spero uscirà martedì prossimo, ha un’idea buona e una trama semplice quanto forte.

Come scrivere un romanzo di centinaia di pagine?

  1. Partorendo un’idea valida
  2. Definendo una trama avvincente e piena di stimoli e suspense
  3. Strutturando la storia in capitoli
  4. Abbandonando la fretta di vederlo pubblicato
  5. Scrivendo con passione

Più facile a dirsi che a farsi, ma non è forse questo il metodo giusto, infallibile, inconfutabile per scrivere centinaia di pagine senza annoiarsi e abbandonarle?

28 Commenti

  1. Michele Scarparo
    18 marzo 2014 alle 08:47 Rispondi

    A parte le storie che metto tutti i giorni sul blog (lunghezza di circa una pagina) ho scritto solo cose lunghe centinaia di pagine. L’idea, secondo me, è forse la cosa meno importante nel senso che anche un’idea sviluppata male è noiosa, mentre un’idea da poco sviluppata bene può essere avvincente.
    La cosa fondamentale, per me, è il metodo. Scrivere tutti i giorni, senza scampo. Scrivere anche quando le parole non vengono. La scrittura, per me, è come una lima: per tirare fuori una statua da un grosso blocco di legno, solo con una lima, serve più convinzione che estro momentaneo.

  2. Fabrizio Urdis
    18 marzo 2014 alle 08:51 Rispondi

    Ciao Daniele,
    condivido soprattutto sulla validità dell’idea.
    Per questo ora do molta importanza alla stesura della trama per rendermi conto il prima possibile se c’è qualcosa da modificare o se il soggetto proprio non va ed evitare di perdere tempo prezioso.
    Scrivere un libro può richiedere qualche anno e di sicuro ci saranno dei momenti in cui avremo voglia di abbandonare tutto, secondo me bisogna trattarlo come qualsiasi altro lavoro, dedicandocisi con impegno ogni giorno.

    • Daniele Imperi
      19 marzo 2014 alle 11:35 Rispondi

      Fai bene sulla trama: anche secondo me è l’unica parte del romanzo che davvero ti mostra cosa non vada e cosa invece sì.

  3. Ivano Landi
    18 marzo 2014 alle 08:58 Rispondi

    Ottimo post che mi coinvolge anche direttamente.
    Anch’io sono stato costretto a dividere in più parti “L’Estate dei Fiori Artici” a causa della lunghezza (prevedo almeno 800 pagine). “Shaula”, di cui sto completando la revisione, sono circa 250 pagine e delle stesse dimensioni è il volume successivo, “Gli occhi di Modì”, di cui ho già scritto la prima stesura. Del terzo volume ho scritto per ora solo una traccia di una decina di pagine ma non so ancora se una volta finito sarà sufficiente a completare la storia. Può darsi ci voglia ancora un quarto volume.
    Il segreto per sentirsi a proprio agio con tutto ciò? L’hai riassunto nel migliore dei modi nei 5 punti finali.

  4. Alessandro C.
    18 marzo 2014 alle 10:25 Rispondi

    Ho scritto un solo romanzo, senza grossi problemi nella scrittura “di getto”. I problemi poi sono sorti in fase di revisione, quando ho dovuto far quadrare i conti e fissare le incongruenze.
    Traumatizzato da questa esperienza ho iniziato a scrivere una nuova storia, stavolta pianificando tutto nei minimi dettagli prima di iniziare la stesura della bozza. In quel momento si è fatta viva la “noia”. Nel mio caso, per non annoiarmi ho bisogno di improvvisare, scoprire pagina dopo pagina come si comporteranno i miei personaggi, senza schemi predefiniti. Questo mi causa un sacco di problemi e di perdite di tempo nella fase successiva, ma non vedo alternative :)

    PS: Daniele sbircia la casella email!

    • Daniele Imperi
      19 marzo 2014 alle 12:50 Rispondi

      Secondo me un romanzo, come ho detto, non va scritto di getto proprio per quel problema che hai avuto: far quadrare i conti.

  5. MikiMoz
    18 marzo 2014 alle 11:46 Rispondi

    Sì, credo che siano cinque punti fondamentali, anche se al primo posto (so che non li hai messi in ordine di importanza, eh!) metterei appunto la passione. Inutile stare a giustificarsi con blocchi dello scrittore e mancanza di ispirazione. La mancanza di ispirazione può durare una o due giornate, che magari non sei in vena di scrivere (come non puoi essere in vena di vedere un film, di leggere, di mangiare cose squisite o di uscire!), ma è appunto una cosa passeggera, non un blocco che dura secoli. Se dura secoli è perché non vuoi scrivere, io la vedo così.

    Scusa la digressione :p

    Tornando alle centinaia di pagine, un minimo di organizzazione è d’obbligo. Almeno sapere dove andrai a parare.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      19 marzo 2014 alle 12:51 Rispondi

      Non erano in ordine, infatti. :)
      E sì, il blocco dello scrittore non può certo durare per sempre…

  6. Enzo
    18 marzo 2014 alle 11:55 Rispondi

    Guarda quando leggo i romanzi (quelli che occupano centinaia di pagine) io penso subito a chi li ha scritti. Penso al ‘rischio noia’ che hanno [sapientemente] evitato. Oddio Saramago un po’ di meno.
    Io, come aspirante scrittore, non ci penso proprio; per me è chimera. Altro che selfpublishing! È no secco e perentorio. E ammiro te che hai il coraggio di farlo.

  7. salvo
    18 marzo 2014 alle 13:00 Rispondi

    Grazie Daniele. Ottimi suggerimenti. Quello di suddividerlo in capitoli è una scelta che mi è venuta spontaneamente e ne ho avuto conferma nelle tue parole. Sono alle prese col terzo racconto della TRrilogia di Minicu ‘u ruossu, il mio personaggio dei Gialli Mondadori(dopo Asparago siculo-Giallo 24 e La neve di Piazza del Campo Classici del giallo, ora il prossimo che è alla fine). Ho scaricato il tuo post e lo terrò a memento per il futuro.
    Salvo

  8. Tenar
    18 marzo 2014 alle 13:37 Rispondi

    Come hai già detto una volta, Daniele, scrivere un romanzo è come affrontare una corsa di resistenza. Ci vuole una passione incrollabile e tanto fiato!
    Io cerco di pensare ai capitoli come ai km della corsa, un piccolo traguardo da raggiungere ogni volta. Così quando mi metto al computer l’obbiettivo è lì, raggiungibile e non privo di soddisfazioni.
    Più che altro io non riesco a pensare a storie che si articolino in centinaia e centinaia di pagine. Non ho mai scritto nulla che superasse le 300 pagine.

    • Daniele Imperi
      19 marzo 2014 alle 12:53 Rispondi

      Piccoli traguardi da raggiungere: è l’unico modo, secondo me, per riuscire a finire una storia lunga.

  9. franco zoccheddu
    18 marzo 2014 alle 13:48 Rispondi

    La mia idea è così forte e valida (attenzione: lo è per me…) che non mi ha abbandonato per un decennio.
    Credo che non riuscire a superare le trenta quaranta pagine sia proprio dovuto a questo: l’idea non conserva nel tempo la sua forza (di convinzione) neanche per chio la scrive.

  10. mila
    18 marzo 2014 alle 22:29 Rispondi

    ciao daniele, ottimo post. hai centrato un nodo centrale nella vita di uno scrittore: la noia, abbinata all’ansia di terminare e l’insicurezza delle parole che stai tirando fuori. concordo fino a un certo punto sull’essere rigidi sulla trama. per me sarebbe impossibile pianificare prima di scrivere il numero delle pagine. un’idea deve crescere e trasformarsi in storia e deve fermentare. io abbino la scrittura di getto a revisioni periodiche per evitare il trauma di rivedere tutto alla fine. schematizzo i passaggi e i personaggi, ma sono anche loro che devono comandarmi verso il loro destinato. così non mi subentra la noia e scopro anche io dei risvolti che in precedenza non avrei mai pensato di dare alla narrazione. comunque sia scrivere un romanzo o un racconto lungo è faticoso. richiede uno sforzo mentale non indifferente e una determinazione molto forte, perchè lo scoraggiamento è sempre dietro l’angolo.
    spero che pubblicherai sul blog il racconto di cui parli. buona serata!

    • Daniele Imperi
      19 marzo 2014 alle 12:56 Rispondi

      Grazie Mila.

      No, non fraintedermi, non pianifico il numero di pagine, è impossibile fare questo. Pianifico il numero di capitoli, fermo restando che il numero sarà suscettibile di modifiche.

      Il racconto è a buon punto e uscirà giovedì, forse :)

  11. Salvatore
    19 marzo 2014 alle 17:18 Rispondi

    Suddividere il libro in capitoli – o struttura analoga – e scriverli come se si trattino di tanti racconti autoconclusivi è un buon metodo per non sentire il peso delle centinaia di pagine sulle spalle. Il problema è che la trama e la storia è quella e a lungo andare la stanchezza del maratoneta la senti. C’è chi l’avverte dopo quindici pagine, chi dopo cento, ad ogni modo arrivare alla fine non è mai facile. Embe? Secondo me non c’è nulla di male nell’interrompersi e distrarsi con qualcos’altro, per poi tornare sul libro dopo qualche giorno. Se la trama è avvincente e l’idea buona si tornerà certamente.

    • Daniele Imperi
      19 marzo 2014 alle 17:55 Rispondi

      La stanchezza la senti se vuoi correre al ritmo che non ti compete, non credi?

  12. Andrea
    19 marzo 2014 alle 20:28 Rispondi

    Finalmente ho la possibilità di scrivere la mia opinione.

    Innanzitutto grazie mille per questa risposta. Mi ha fatto tornare la fiducia che ora più di ieri mi è necessaria per andare avanti. Come ti ho detto nella mail, non scrivo più da molto. O meglio non scrivevo, perché giusto oggi ho buttato giù duecento parole circa. Una piccola esercitazione per mettere alla prova le mie capacità atrofizzate da tempo. A questa, d’oggi in avanti, ne seguiranno molte altre.
    E ne sono felice.

    C’è stata una frase nel post che mi ha colpito in modo particolare: “Ma un romanzo è fatto di capitoli, a prescindere da quante pagine avrà.”
    Già, un romanzo è fatto di capitoli, di piccole finestre sul mondo della nostra mente. E un insieme di capitoli non fa più paura. Anzi, invita lo scrittore a mettersi al lavoro proprio per la loro (spesso apparente) semplicità.

    Mettersi al lavoro, però, è già un enorme passo in avanti, o almeno lo è per me.

    Detto ciò, mi ha stupito notare che sono molti ad avere il mio stesso problema. Pensavo che gli scrittori veri (quelli che scrivono ogni giorno) fossero capaci di costruire qualsiasi cosa su qualsiasi idea senza annoiarsi, senza la necessità di pause, di respiro…

    Li immaginavo come macchine, ed ecco che invece sono semplici esseri umani. Ma anch’io lo sono, e allora è meglio che ponga un punto finale a questo messaggio e torni alle mie esercitazioni.

    Grazie ancora per l’articolo!

    • Daniele Imperi
      20 marzo 2014 alle 07:22 Rispondi

      Bene, Andrea, mi fa piacere che l’articolo ti sia stato utile. Sì, tutti gli scrittori sono esseri umani, magari non esternano i loro problemi, ma ce li hanno come tutti.

      Buona scrittura, allora ;)

  13. Marco Margotta
    25 marzo 2014 alle 00:55 Rispondi

    GRAZIE MILLE! Sto scrivendo un romanzo e i tuoi consigli mi sono serviti.

  14. Kinsy
    25 marzo 2014 alle 11:57 Rispondi

    Se il desiderio di scrivere una storia è davvero forte e la storia è complessa, le pagine vengono da sé. Se invece ci si accorge per strada che la cosa non regge, inevitabilmente si abbandona. Da scrittrice posso dire che lo scrittore non si prefigge all’inizio il numero di pagine che avrà il suo romanzo, perché in corso d’opera può succedere di tutto. A volte capita che si parte per scrivere un romanzo e poi di quel materiale si tiene solo un bel racconto, altre volte (forse un po’ meno spesso dell’esempio precedente) si parte per scrivere una cosa breve e ci si accorge che non c’è spazio e che bisogna allungare.

  15. LiveALive
    8 giugno 2014 alle 09:17 Rispondi

    Io ho scritto due testi di 120 pagine (in realtà circa 250 cartelle), e ne ho scritte 15 di uno che doveva averne 1500! Anche se non ho mai scritto nulla di troppo lungo, questo mi ha permesso di capire perché un dato progetto è stato completato e un altro fallito: è sempre questione di metodo. Ho provato a scrivere un testo di getto, senza piani troppo complessi, ma così poi, quando si deve revisionare, c’è troppo lavoro da fare, si perde lo stimolo, e si lascia là una schifezza. Di contro, ho provato anche a progettare ogni singola frase prima di iniziare a scrivere,ma così, dopo 6 mesi persi a progettare senza scrivere, ho perso lo stimolo di nuovo. Pure, ho provato a scrivere senza “appuntamento”, così, quando mi veniva voglia, ma così, ancora, ho finito per lasciare il testo a metà, perché dopo un po’ ho finito proprio per dimenticarmelo. I progetti sono riusciti a completarli solo quando ho trovato il giusto metodo: scrivere almeno 1000 parole ogni giorno (ma in verità mi è capitato anche di scriverne 10.000, una follia), sulla base di un progetto non troppo complesso da stendere in una settimana. Ma per la revisione? C’è solo un modo per convincersi: stampare il testo, e cancellarlo dal computer.

  16. Gabreyus2003
    2 luglio 2014 alle 22:01 Rispondi

    Io sono molto d’ accordo con l’ autore dell’articolo.

    • Gabreyus2003
      2 luglio 2014 alle 22:02 Rispondi

      Anche se non ho ancora molto capito il motivo per cui cancellare il proprio racconto dal computer.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.