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Il sogno editoriale

Il sogno editoriale

Nei giorni scorsi abbiamo parlato dei vari aspetti della pubblicazione di un libro. Pubblicare in self-publishing costa, abbiamo visto qualche tariffario per farci unʼidea di quanto si dovrà sborsare. Sono tutte spese per pagare servizi editoriali e proporre unʼopera di qualità.

Un autore che sceglie oggi il self-publishing deve avere dei validi collaboratori: editor, grafici, impaginatori, ecc. Figure professionali utili per creare un prodotto da immettere nel mercato editoriale.

Cʼè unʼaltra verità, anzi unʼaltra strada: quella dellʼeditoria tradizionale. Che non è da scartare, perché, come alcuni lettori hanno giustamente fatto notare, non tutti hanno il denaro e le competenze – e il tempo, anche – per potersi dedicare al self-publishing. Per questi autori resta la strada dellʼeditoria classica.

Il sogno editoriale

Resterà tale?

Forse è il caso di non vedere certi aspetti sempre al negativo.

Se alcuni autori preferiscono tentare di pubblicare con una casa editrice, non possono lasciarsi scoraggiare sentendo parlare di scarsa o nulla promozione dei libri pubblicati, di scomparsa del libro dopo 3 mesi dalla pubblicazione, di attese di mesi e mesi prima di avere una risposta.

Se alcuni autori voglio pubblicare in self-publishing, non possono lasciarsi scoraggiare dal fatto che il loro libro sarà soltanto un ebook e non una bella edizione cartacea con la sovraccoperta. Il loro libro sarà per la nicchia di lettori digitali, che, anche se aumentano, sono ancora lontani dallʼessere la totalità.

Se pubblico in self-publishing, mia madre e mie sorelle non leggeranno nulla di ciò che ho pubblicato. E neanche gran parte dei miei amici. Per queste persone io non avrò pubblicato nulla. Per quante altre sarà così?

Che cosa significa “sogno editoriale”

Ricerca, essenzialmente. Significa ricercare la strada che ci sembra più adatta, pubblicazione per pubblicazione. Io la vedo così. Sto scrivendo un romanzo che vorrei fosse pubblicato da un editore e un racconto che invece mi interessa pubblicare in self-publishing in ebook.

Al di là delle mie scelte personali, chi coltiva il sogno editoriale deve capire bene quale strada sarà più adatta per la sua opera. Sarebbe un pazzo a spedire il suo manoscritto a Mondadori, a meno che Mondadori non abbia lanciato un concorso, come mi pare sia successo varie volte.

Ma invii “non sollecitati” che fine faranno?

Buttarsi sullʼultima minuscola casa editrice appena nata è uno sbaglio altrettanto grande. Ho visto libri che fanno rabbrividire per come sono stati creati. Ho visto questi editori apparire online con un sito piantato su Blogspot o, peggio, con una pagina su Facebook e basta.

Lasciate stare questa gente, ché non solo non vi farà vendere neanche una copia, ma abbasserà il livello di gradimento del pubblico ancor prima di avervi letto. La percezione del lettore è importante e non è da sottovalutare.

Il sogno editoriale è una lunga ricerca. Lʼautore deve cercare un suo stile, cercare idee valide su cui lavorare, cercare lettori per capire a che livello è la sua scrittura, cercare la via migliore per la pubblicazione, cercare collaboratori per creare la sua opera o editori adatti alla sua opera, cercare un pubblico online per farsi conoscere, cercare nuovi modi per mantenere quel pubblico.

Oggi siamo in troppi a voler pubblicare, e siamo in mezzo a un mucchio di tantissimi scrittori che già pubblicano, molti dei quali, lo sappiamo, sconosciuti.

Oggi per pubblicare bisogna sbattersi. E più andiamo avanti e peggio sarà. Oggi lʼautore non può restare a guardare che succede al suo manoscritto: oggi deve crederci più di ieri, se vuole che quel manoscritto diventi il suo sogno editoriale. Se vuole che non resti un sogno.

Non so dove sono andato a parare con questo post. Forse non volevo arrivare a nessuna conclusione, perché forse non ne esiste una. Domani è la vigilia di Natale e magari ho scritto qualcosa che farà riflettere, che vi darà da pensare fra una fetta di pandoro e lʼaltra.

È facile, oggi, abbattersi, lasciar perdere, mollare. È la cosa più facile al mondo, perché non richiede nessuna azione. Mollare è inazione.

Nessun sogno, però, è mai stato realizzato arrendendosi.

39 Commenti

  1. Rodolfo
    23 dicembre 2015 alle 08:59 Rispondi

    Pur essendo un fautore del Self Publishing, Daniele, non nego in nessun modo la strada dell’editoria tradizionale.
    Personalmente, consiglio, ma è una mia opinione personale, di pubblicare almeno il primo libro con il Self Publishing (per crearti un tuo pubblico ed essere maggiormente notati dalla casa editrice).
    Ma, a parte questo, penso che editoria tradizionale o self publishing l’autore del 2015 (quasi 2016) debba essere anche un blogger e un esperto di marketing. Non perché per forza debba farlo autonomamente, ma per potersi rapportare in maniera migliore anche con la casa editrice e, nel caso, dialogare (quando ce n’è la possibilità) su ciò che funziona o meno.

    Un piccolo appunto al tuo articolo. Self Publishing non vuol dire per forza eBook. Infatti esiste, ad esempio, un servizio di Amazon che permette il Self Publishing per libri cartacei: Create Space. Anche Lulu fornisce un servizio simile.

    E almeno nella mia città, Roma, vi sono librerie tradizionali che hanno anche libri in Self Publishing.

    Un caro saluto e auguri a tutti.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2015 alle 10:52 Rispondi

      Pubblicare prima qualcosa in self-publishing può essere una buona idea, ma deve essere un prodotto di qualità, altrimenti i lettori li perdi fin dall’inizio.
      Come minimo penso anche io che l’autore oggi debba essere un blogger.
      Il problema del cartaceo in self, secondo me, è il costo al lettore finale. Create Space comunque realizza brossure professionali. I libri di Lulu li ho visti in passato e non mi piacevano.
      Quali sono le librerie a Roma che vendono libri in self?

      • Rodolfo
        23 dicembre 2015 alle 10:55 Rispondi

        Che il libro debba essere di qualità da ogni punto di vista lo do per scontato ed è la premessa necessaria (anche se non sufficiente) per ogni discorso.

        Ne ho visti vicini alla libreria nella mia zona (conca d’oro/montesacro) e mi hanno detto (ma questo non lo posso confermare) anche alcune del circuito Feltrinelli.
        In ogni caso quello non sarebbe neanche un problema, anche perché tutti i libri che cerco (Self o non self) non sono mai esposti e quindi è necessario sempre l’ordine :)

  2. Luciano Dal Pont
    23 dicembre 2015 alle 09:45 Rispondi

    Comincio dalla fine del tuo articolo, Daniele: “È facile, oggi, abbattersi, lasciar perdere, mollare. È la cosa più facile al mondo, perché non richiede nessuna azione. Mollare è inazione.
    Nessun sogno, però, è mai stato realizzato arrendendosi.”
    Hai riassunto in poche parole quella che è sempre stata la mia filosofia di vita, e non solo per quanto riguarda la scrittura. E l’hai riassunta così bene che non c’è bisogno di aggiungere altro in proposito, anche se mi piace riportare un mio aforisma, che ho persino fatto stampare sui miei biglietti da visita:
    “I sogni sono irrealizzabili solo quando noi crediamo siano tali. Gli ostacoli più impervi che possiamo incontrare sulla strada della loro realizzazione sono quelli che noi stessi edifichiamo dentro di noi, nella nostra mente.”
    Per il resto, il mio pensiero riguardo il tema centrale dell’articolo l’ho già espresso più volte nei miei commenti. Quasi due anni fa ho pubblicato il mio primo libro con una casa editrice vera (non a pagamento) piccola, si, ma comunque abbastanza nota e affermata tra le piccole.
    Promozione: zero, a qualunque livello.
    Distribuzione: zero.
    Pagamento dei diritti d’autore: zero.
    Era tutto previsto nel contratto di edizione e dunque ce ne sarebbe a sufficienza per ricorrere alle vie legali.
    Tutta la promozione l’ho fatta io, le presentazioni me le sono organizzate io e, a quanto mi risulta, il mio libro non è mai stato esposto sugli scaffali di nessuna libreria tranne una nella mia provincia (Pavia) grazie però alla mia conoscenza e amicizia personali con la titolare.
    La conseguenza di tutto ciò è che il mio secondo libro uscirà in self publishing.
    Diciamo che si tratta di una scelta obbligata, non volendo ricadere di nuovo nella triste realtà delle piccole case editrici, sebbene, per mia conformazione mentale, in assoluto io sia più propenso all’editoria tradizionale rispetto al self, ma certo non a queste condizioni.
    E sottoscrivo quanto affermato da Rodolfo nel suo commento: non è vero che chi pubblica in self si debba accontentare della versione E-book. Se così fosse stato ci avrei rinunciato. Io prediligo il cartaceo, anche se non posso rinunciare all’E-book per motivi commerciali. Con Amazon esistono entrambe le possibilità, anzi, di recente una scrittrice di mia conoscenza ha addirittura scelto di autopubblicarsi su Amazon con la sola versione cartacea. Il cartaceo si può fare solo in brossura, certo, o almeno credo, ma del resto il mio primo libro uscito con una casa editrice è stato prodotto proprio in questa versione, dunque dov’è la differenza?

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2015 alle 10:54 Rispondi

      Perché “Pagamento dei diritti d’autore: zero”? Cosa ti hanno detto al riguardo?

      • Luciano Dal Pont
        23 dicembre 2015 alle 11:10 Rispondi

        In pratica non mi hanno detto nulla. C’è da tenere conto che sul contratto di edizione era previsto il pagamento dei diritti d’autore il 15 giugno di ogni anno (quindo una volta all’anno). Il libro è uscito a marzo del 2014, a giugno le copie vendute erano state poche unità, quindi non mi sono nemmeno dato la pena di fare una richiesta in tal senso, anche perché parto dal presupposto che non dovrei essere io autore a richiedere all’editore il pagamento dei diritti, ma dovrebbe essere l’editore a chiedermi gli estremi bancari per fare il bonifico… poi a giugno del 2015 l’editore non si è fatto sentire, le copie vendute nel frattempo erano diventate poche decine e, quando gli ho accennato al fatto che magari avrei avuto piacere, così, incidentalmente, di incassare quel poco che mi spettava, non si è nemmeno degnato di rispondere alla mia mail. Ho già parlato con un mio legale di fiducia, ma devo valutare se vale la pena intraprendere un’azione legale a fronte del recupero di piche decine di euro. A meno che io non chieda anche i danni per mancata promozione e tutto il resto. Deciderò cosa fare, ma certo sono molto deluso e anche parecchio incazz… arrabbiato :-(

      • Luciano Dal Pont
        23 dicembre 2015 alle 11:12 Rispondi

        Scusa per gli errori di battitura. Maledetta fretta :-(

  3. valter carignano
    23 dicembre 2015 alle 10:35 Rispondi

    Seguo con interesse e piacere i tuoi articoli, sempre puntuali ed esaustivi. In questo caso, credo però sia necessaria una piccola e personale postilla.
    Parlando del self pub hai elencato dei costi, per la presentazione all’editore no. Questo, secondo me, non è esatto. Se nel self pub viene elencato il costo di editing e correzione, tale costo dovrebbe esserci anche nel secondo caso.
    In pratica: o sono bravo e me lo faccio da solo (o incatenando due amici, in tutti i casi a costo zero escluso il tempo e le catene), oppure scrivo davvero con disattenzione (pur avendo magari idee fantastiche) e allora devo far fare una correzione da un professionista anche se mando il libro a una casa editrice (che al secondo ‘errore di sbaglio’ lo cestinerebbe).
    Riguardo la copertina, certo nel self pub te la devi fare tu. Dipende quali sono le tue competenze, se sei bravo e impari a lavorarci sopra immagini assolutamente professionali si trovano on line a cifre che vanno dall’euro ai cinque euro massimo.
    Costo dell’ebook: zero, su piattaforme altamente professionali come per esempio street lib. Sicuramente il discorso è diverso se si vuole il cartaceo, ma c’è sempre il print on demand…
    Tutto ciò semplicemente per dire che non si tratta, sempre IMHO, di spesa tot (self) contro spesa zero (editore tradizionale), ma di che cosa si sa fare e quali sono i propri progetti.
    Ciao e moltissimi auguri di buone feste.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2015 alle 10:56 Rispondi

      Ciao Valter, benvenuto nel blog.
      Presentare un libro a un editore non ha alcun costo, ecco perché non ne ho parlato. Editing e correzione bozze sono a carico dell’editore se decide di pubblicarti.
      La maggior parte delle copertine che vedo nel self sono amatoriali, quindi quei libri li scarto a priori. Meglio farsele fare da un grafico.

      • valter carignano
        23 dicembre 2015 alle 15:09 Rispondi

        Certo, editing ecc. sono a carico dell’editore, ma torno a dire: se presento un ‘manoscritto’ pieno di errori di battitura o tempi messi a caso e via di seguito, qualunque editore serio lo rifiuterebbe dopo la prima pagina. Quindi o so fare le correzioni di bozze io (e vale anche per il self) o non sono capace e devo pagare qualcuno per farle (e lo pago anche se voglio presentarlo a un editore).
        Riguardo al grafico, certo. Come ho detto, dipende da quali sono le competenze di ognuno.

    • Tenar
      23 dicembre 2015 alle 11:55 Rispondi

      Un editore serio ha i suoi editor e l’editing è a carico dell’editore. Anzi, spesso, l’editor propone delle modifiche a seconda della linea editoriale dell’editore e non ha piacere a lavorare su un testo già rimaneggiato da altri.
      Ovviamente il testo deve essere pulito e ben scritto, ma non editato.
      Al limite un autore può far fare una valutazione professionale privatamente prima di spedirlo in lettura (che non è un editing e ha costi decisamente più bassi).

      • Daniele Imperi
        23 dicembre 2015 alle 12:07 Rispondi

        Anche perché sarebbe un lavoro inutile, visto che l’editore impone l’editing. Sono d’accordo sulla valutazione, contattando magari un agente letterario che ti può fornire una scheda di valutazione.

  4. Andrea Torti
    23 dicembre 2015 alle 11:39 Rispondi

    Servono costanza, desiderio di migliorarsi, e fiducia nelle proprie capacità, in questo come in tutti gli altri ambiti della vita :)

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2015 alle 11:49 Rispondi

      Sono d’accordo, soprattutto sulla fiducia, che però non deve diventare superbia.

  5. Pietro
    23 dicembre 2015 alle 11:44 Rispondi

    Per prima cosa voglio dire che questo blog è stupendo. Gli articoli interessantissimi. L’articolo del “sogno editoriale” mi piace, sto pubblicando il mio primo romanzo con una casa editrice e deve dire che sono molto felice di realizzare questo “mio” sogno ma… Ho molta paura perché dopo inizia la parte più difficile. Pubblicizzare il prodotto. Ormai ci sono molte strade da percorrere per far conoscere il proprio lavoro. Sono d’accordo con te, mai mollare. chi molla ha perso in partenza.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2015 alle 11:50 Rispondi

      Ciao Pietro, grazie e benvenuto nel blog. Secondo me scrittura e promozione del prodotto sono entrambe operazioni difficili.

  6. Non Cogito, Ego Sum
    23 dicembre 2015 alle 11:54 Rispondi

    In effetti, nemmeno io so dove volevi andare a parare con questo post. A me non ha fatto riflettere. Cosa vuol dire “ricerca”? Ogni ricerca presuppone una meta, uno scopo. Ma se, prima di tutto, lo scopo non è BEN CHIARO, di cosa stiamo parlando?
    Dunque, in primis, bisogna discutere su cosa si intende con la parola “pubblicare”. Cosa vogliono le persone, cosa si aspettano?
    Questo post non offre alcuna risposta, riflessione, o domanda. Perdona la franchezza.
    Auguri di buone feste.

    • Daniele Imperi
      24 dicembre 2015 alle 10:33 Rispondi

      Ciao, benvenuto nel blog. Non può far riflettere tutti, per qualcuno è stato utile. Per ricerca ho scritto cosa intendevo dire. Ovviamente anche lo scopo della pubblicazione – se intendi questo – deve esser chiaro.

    • Amanda Melling
      24 dicembre 2015 alle 14:49 Rispondi

      Ho letto il tuo lungo articolo su un mio collega :)

      • Non Cogito, Ego Sum
        24 dicembre 2015 alle 17:33 Rispondi

        @Daniele. Certo, e il cielo è azzurro e i cani abbaiano. Sforzarti un po’ di più no? Comunque grazie per i chiarimenti.
        @Amanda. Immagino che l’articolo in questione sia quello riferito al Duca di Baionette, personaggio che mi diverto a sfotticchiare, ma che ritengo comunque valido nel triste panorama editoriale italiano (mi riferisco anche ai lit-blog da quattro soldi), sebbene le “sue” opere siano forse meno perfette di quanto lui creda. Sto leggendo alcune opere della collana Vaporteppa, e devo dire che il Bizzarro non mi dispiace.

        • Amanda Melling
          24 dicembre 2015 alle 18:10 Rispondi

          Io non posso esprimermi perché non leggo quel genere di narrativa, ma ho visto alcune trame e sono veramente fuori dal comune.

        • Daniele Imperi
          25 dicembre 2015 alle 09:45 Rispondi

          È bello vedere che molti nuovi lettori si fanno sentire per la prima volta solo quando trovano un post che non hanno gradito. Sarebbe da psicanalizzare questo comportamento.

          • Non Cogito, Ego Sum
            25 dicembre 2015 alle 10:25

            Daniele risparmia pure i soldi per lo psicanalista e magari, se hai tempo, guardati le date di pubblicazione dei post sul mio blog, noterai una curiosa coincidenza: ho ripreso ad aggiornare il blog di recente, ed è per questo, forse, che ho iniziato a commentare anche i blog altrui, non certo solo il tuo, e non certo solo gli articoli che mi stanno antipatici. Avrai notato inoltre che ho commentato, senza essere rompica$$o, anche il post sull’editoria degli eletti. Se poi vogliamo dirla tutta, ritengo che post di livello mediocre (inutili, aria fritta, concetti già detti e ridetti mille volte altrove) non siano di certo rari nel tuo blog, e criticarli mi sembra il minimo che un utente onesto (uno che la pensa come me, ovviamente) possa fare. Alcuni (rari) post, invece, offrono effettivamente qualche spunto interessante. Inoltre, di tanto in tanto si becca qualche utente che scrive commenti ben più utili del post di riferimento (utenti a cui tu spesso rispondi con le canoniche tre righe). Poi, c’è la faccenda del comment-marketing…Ops, scusa, questo non dovevo dirlo? Già, immagino che TUTTI quelli che commentano il tuo blog (in genere si tratta di roba del tipo “Articolo interessante!!! Complimenti! Penso che tu abbia ragione perché bla bla…”) lo facciano per spirito di condivisione culturale e compagnia bella, vero? :)
            Buon Natale.

        • Daniele Imperi
          27 dicembre 2015 alle 09:40 Rispondi

          Dai commenti che ricevo non mi sembra che siano così frequenti i post mediocri nel mio blog, comunque non esistono blog che pubblicano solo post di alto livello e ciò che tu trovi mediocre o inutile per altri invece è utile.
          La maggior parte di chi commenta qui non si limita a scrivere “bel post”, ecc. come dici. Le critiche mi stanno bene, ma che si scrivano cose non vere no.

  7. Tenar
    23 dicembre 2015 alle 11:59 Rispondi

    Serve costanza, fiducia e tanto, tanto lavoro, come ben scrivi tu, Daniele. Comunque conosco un buon numero di autori che ha esordito presso case editrici grosse dopo un semplice invio. La percentuale è minima e si tratta di autori molto bravi, ma ci sono. Per Mondadori è una vita che non mi interesso, ma una volta esisteva un apposito centralino per chiamare e capire a chi spedire il proprio manoscritto. Si veniva quando indirizzati verso un concorso o si aveva il nome del responsabile della collana più adatta a cui far avere il libro. Un po’ di gente ha pubblicato così.
    Non so se esita ancora perché non ho più guardato, ma io un controllo lo farei…

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2015 alle 12:09 Rispondi

      L’eccezione con le grandi case editrici c’è sempre. Su Mondadori mi pare di aver letto nel loro sito che i manoscritti vanno spediti per posta.

  8. Federica
    23 dicembre 2015 alle 12:06 Rispondi

    Grazie per questo bel post! :-)
    È per coloro che il sogno lo coltivano da tempo e per coloro che hanno appena ricominciato a nutrirlo.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2015 alle 12:09 Rispondi

      Bene, auguri per il sogno, allora :)

      • Federica
        23 dicembre 2015 alle 12:35 Rispondi

        Grazie, grazie…

  9. giuseppina
    23 dicembre 2015 alle 18:15 Rispondi

    sé non inizi non puoi sognare ma sé ti arrendi non hai mai iniziato, perdi tutto anche i sogni secondari o alternativi …..Auguri a tutti

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2015 alle 18:40 Rispondi

      Hai ragione, arrendendoti rischi di perdere tutto. Auguri anche a te.

  10. CogitoErgoLeggo
    24 dicembre 2015 alle 08:48 Rispondi

    Coltivo il sogno editoriale da anni e leggere un post di questo tipo, ogni tanto, è quello che ci vuole.
    Ormai evito come la peste tutti quegli articoli che invitano a lasciar perdere e che sostengono la morte dell’editoria.
    Non voglio fingere di non sapere, ma dopo un po’ si somigliano tutti e ad abbattermi ci penso già di mio.
    È fin troppo facile arrendersi e ho imparato col tempo che se manca la convinzione di riuscire, manca anche la possibilità concreta di farcela, quindi grazie per questo post e tanti auguri! :)

    • Daniele Imperi
      24 dicembre 2015 alle 09:10 Rispondi

      Non mi sembra che l’editoria sia morta, in effetti. La convinzione ci vuole, perché ti dà forza in un certo senso.

  11. Amanda Melling
    24 dicembre 2015 alle 12:14 Rispondi

    Il problema dell’autore che sceglie il self publishing, secondo me, è che per quanto possa volere la collaborazione delle varie figure professionali, in realtà ha un inconscio rifiuto per qualsiasi cambiamento. E per un prodotto finito buono, spesso ci si deve ritrovare con una copertina che mai avremmo scelto, tagliando pezzi che amiamo e magari con un titolo che non ci piace. Siccome sappiamo tutti che gli aspiranti scrittori di successo sono la categoria più permalosa e presuntuosa della terra(con tanto amore), avere realmente un prodotto di qualità e realizzare il sogno editoriale diventa quasi impossibile senza una casa editrice che ti strappa dalle mani il manoscritto. Quindi direi che a mio parere il passo più importante per realizzare il sogno editoriale è semplicemente cercare di essere lubblicati e “mollare l’osso” :)

    • Daniele Imperi
      24 dicembre 2015 alle 12:44 Rispondi

      In parte condivido quanto scrivi. Dico in parte perché in alcuni casi la copertina non c’entrava nulla col romanzo e mi sono messo nei panni dell’autore. Stesso discorso per il titolo.
      Per quanto mi riguarda sono disposto a tagliare se necessario – mi è capitato con un racconto pubblicato qui, in cui ho tagliato ben 1000 parole, anche se la situazione è differente – ma pretendo una copertina che valorizzi la mia opera, che sia adatta cioè a ciò che ho scritto.

  12. Amanda Melling
    24 dicembre 2015 alle 13:03 Rispondi

    A volte una copertina può essere di difficile comprensione. È una cosa che ho notato ultimamente. Ci sono case editrici molto famose che si distinguono per scelte grafiche che fanno riconoscere il brand ma non valorizzano la singola opera, perché guardano a un risultato più globale. Il singolo autore puô trovarsi un po’ scocciato. Con il self publishing puoi scegliere la copertina dei tuoi sogni, e se date un’occhiata a wattpad, ci sono immagini pomposissime che imitano best seller mondiali. Ma serve veramente? Siamo arrivati ad un punto di bravura nella grafica, nella gestione dei siti, nell’acquistare immagini, video e pacchetti da personalizzare che tutto quanto sembra sempre grandioso, e alla fine c’è tanta fuffa. A me non chiedono mai di tagliare, perché sono una estremamente sinterica, mi chiedono però sempre di allungare. Il titolo lo azzecco sempre da sola, la copertina mai. Tutte le volte è completamente diversa da quello che vorrei, in particolare di un saggio che scrissi tempo fa, in cui misero una lepre mentre io ci avrei messo delle donne nude :)

    • Daniele Imperi
      24 dicembre 2015 alle 13:12 Rispondi

      Certo che fra una lepre e le donne nude ce ne passa, eh :D
      A me preoccupa il mio romanzo di fantascienza: non trovo un titolo e non saprei proprio che copertina ci andrebbe. Forse per quel romanzo, che vorrei pubblicare con una casa editrice, mi affiderò a un agente letterario. Ma per ora è prematuro.

  13. Amanda Melling
    24 dicembre 2015 alle 14:30 Rispondi

    magari posso proporti qualche titolo, se mi scrivi in privato. In quello son brava. L’agente letteraio certo, può essere utile a raggiungere le scrivanie, se decide di rappresentarti. L’importante è che sia conosciuto, altrimenti te la cavi meglio da solo…

    • Daniele Imperi
      24 dicembre 2015 alle 14:33 Rispondi

      Ok, grazie, appena posso sistemo il file della trama (lo rendo comprensibile, intendo) e te lo invio.
      Sull’agente letterario dovrò fare una bella ricerca.

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