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Scrivere un Fantastico originale

Stanchi di leggere le solite storie fantasy? È il momento di riscrivere il Fantastico
Scrivere un Fantastico originale

Riscrivere e ridefinire il genere Fantastico è un compito che uno scrittore amante del genere deve portare avanti. Se, ovviamente, è stufo del fantasy classico, del già letto, delle storie insapore e commerciali che i lettori sono oggi “costretti” a leggere.

Scrivere una storia fantastica originale non è per nulla difficile, secondo me, e in questo articolo ho voluto ragionare su come sia possibile discostarsi dalle mode del momento, che per troppo tempo hanno monopolizzato questo genere narrativo.

4 esempi di originalità nel Fantastico

Ci sono quattro autori che mi hanno fatto (ri)scoprire il Fantastico. È stata una scoperta, posso dire, perché fino a quel momento il mio fantastico era fatto di elfi e spade, di ambientazioni medievali e ricerca di talismani. Un fantasy di cliché a cui ero abituato e che mi era piaciuto molto.

Per una serie di ragioni ho conosciuto questi scrittori e i loro mondi e ho capito che i confini del Fantastico erano più ampi. Adesso, invece, ho compreso che il Fantastico non ha né può avere confini. Voglio quindi parlare brevemente, come una sorta di introduzione, di questi quattro mondi immaginari.

#1 – La Zamonia di Walter Moers

Mappa di Zamonia

Il continente in cui tutto è possibile.

Questa massima è ripetuta varie volte nei romanzi di Moers. Zamonia è un mondo fatto di creature incredibili e mai viste, nate dalla Fantasia – sì, scritta in maiuscolo, perché è unica – dello scrittore tedesco. Un esempio di queste creature?Troll

  • Cratti
  • Croccamauri
  • Scarpolufi
  • Squalombrichi
  • Gaglioffi
  • Tenebroni
  • Pellestrelli

Non sono, beninteso, creature immancabili in una storia fantastica – ma davvero devono essere presenti? – ma sono gli abitanti di Zamonia. Esseri nati mescolando uno squalo e un lombrico oppure aggiungendo un fegato in più a un gatto. Sì, Zamonia è un continente folle, una realtà sarcastica, umoristica, ma anche tenebrosa, drammatica, pericolosa.

Non fatevi ingannare, dunque, dai nomi buffi di queste creature. I romanzi lasciano senza tregua, perché il lettore si trova letteralmente trasportato in un mondo a parte, mai visto prima.

#2 – Bas-Lag di China Miéville

Mappa di Bas-Lag

Ho letto Perdido Street Station di questo autore inglese e sono rimasto colpito dalla sua immaginazione. Miéville ha saputo creare personaggi basandosi su studi storici e linguistici. Alcuni esempi chiariscono meglio il lavoro svolto dallo scrittore.

  • Garuda: sono uomini-uccello. La parola è indonesiana e significa aquila o creatura divina a forma di aquila.
  • Khepri: sono specie insettiformi umanoidi. La parola è egiziana e veniva usata per una divinità solare rappresentata come uno scarabeo.

E questo non è niente, perché in questa realtà – sto parlando del mondo che ha chiamato Bas-Lag, in cui è ambientato Perdido – dal sapore esotico si muovono anche i Cactus, specie umanoide ma spinosa e verde come le piante grasse.

Che cosa ha fatto Miéville? Ha sfruttato il mondo conosciuto a suo vantaggio. Ha preso un termine di una lingua straniera e ne ha fatto una specie vivente. Ha fatto tesoro di ciò che è, reinventandolo.

#3 – L’atlante delle nuvole di David Mitchell

Ho già parlato di come il romanzo Cloud Atlas sia utile a chi scrive, soprattutto di fantastico. Difficile, in questo caso, parlare di un vero e proprio mondo creato dall’autore inglese. Non so, almeno, se abbia in mente una sua realtà immaginaria, certo è che in un romanzo precedente, Nove gradi di libertà, appaiono due personaggi che ritroviamo in Cloud Atlas.

Queste due opere hanno una struttura simile: sono un insieme di storie a sé, ma collegate fra loro. Una struttura che mi ha appassionato e che ho deciso di sfruttare, come qualcuno ha visto leggendo Il Sanatorio delle Coincidenze Esagerate e Cacciatori di nuvole. E come magari qualcun altro vedrà leggendo il racconto lungo che sto preparando per il mio primo esperimento di self-publishing.

#4 – Il Regno d’Italia di Riccardo Coltri

Romanzo storico? Storia alternativa? No, semplicemente un fantasy italiano originale. Qui ci sono fucili ad ago Dreyse e streghe, cani della corsa selvatica e orchi, mazzamurelli e gendarmi. L’atmosfera è paesana, contadina, quindi più vivida, reale.

C’è un’Italia misteriosa e insolita, nascosta e antica che è protagonista di queste storie. Un’Italia che non conoscevamo, ma che c’è stata e ancora esiste nelle leggende e nella storia. Coltri ha soltanto saputo servirsene.

Come scrivere un fantastico originale

Moers, Miéville, Mitchell, Coltri: perché questi quattro scrittori non hanno scritto una fotocopia de Il Signore degli Anelli? Che cosa hanno pensato quando hanno impugnato la penna? La risposta è nella mia domanda: hanno pensato.

I confini sono solo mentali

Finché assegniamo al Fantastico dei confini, non scriveremo mai storie fuori dal coro. Sono migliorato – ok, secondo il mio punto di vista – sia scrivendo sia creando quando mi sono allontanato dal fantasy tradizionale.

“Voglio scrivere un romanzo fantasy” non deve condurre lungo la strada che porta alla Terra degli Elfi, a sud del regno degli Orchi, ma a una visione personale e fantastica della realtà.

Una storia è fatta di personaggi, non di eroi

Dove sta scritto che dev’esserci per forza un eroe? In alcune opere di Moers c’era, sì, ma non in tutte. In Coltri non ne ho visti, né in Mitchell né in Miéville. C’erano però personaggi, tanti, diversi. E c’erano le storie personali di quei personaggi.

Nel mio romanzo in fieri ma non troppo, K., c’è un protagonista che può esser scambiato per eroe della situazione. Dovrò lavorarci per allontanarlo da ogni eroismo. In realtà non è un eroe, non compirà imprese eroiche, almeno me lo auguro, ma non si sa mai.

Nella storia che venderò in self-publishing ci sono tanti personaggi e nessun eroe. Alcuni li abbiamo conosciuti in Cacciatori di nuvole, che a sua volta nasce da due storie narrate ne Il Sanatorio delle Coincidenze Esagerate.

Anche una realtà preistorica si presta al Fantastico

Se non esistono e non devono esistere confini di natura strutturale o di genere, non dobbiamo neanche etichettare il Fantastico con il Medioevo. Avete mai letto Il Libro degli Yilanè di Harry Harrison? È un volume che raccoglie la trilogia su questa specie rettile umanoide. In che periodo storico è ambientata? Nella Preistoria.

Si tratta di storia alternativa e è un chiaro esempio di come il Fantastico sconfini nel tempo. Facciamolo anche sconfinare nello spazio, però. Basta con il fantasy anglosassone. Abbiamo la nostra storia a cui attingere e la storia di tutti gli altri paesi del pianeta. E dei pianeti che possiamo creare con la nostra fantasia.

La magia non è una prerogativa del Fantastico

Fantastico proviene da fantasia e non c’è alcuna fantasia a usare sempre gli stessi elementi per risolvere o peggiorare una situazione. Chi ha letto Le Cronache del ghiaccio e del fuoco ha visto come Martin abbia usato la magia col contagocce.

Connettere è la parola d’ordine

Lo scrittore, specialmente se si dedica al Fantastico, deve saper collegare più elementi fra loro con l’intento di produrre un corpus letterario unico e personale. L’esempio di Mitchell e Moers sono una prova di come la scrittura creativa abbia saputo creare connessioni nei modi più diversificati.

Usare e riplasmare la realtà

A me interessa il realismo fantastico e voglio approfondire questo argomento. La realtà, comunque, offre tantissimi spunti per creare un proprio universo di storie, come abbiamo visto per Miéville e Mitchell.

Usare la propria realtà, contemporanea e storica, per trasformarla a nostro piacimento diventa una soluzione per allontanarsi da un classicismo e da una tradizione che per troppo tempo hanno sfornato prodotti letterari quasi identici.

Il mio Fantastico

Non ha limiti. Scriverò storie – come quelle a cui sto lavorando – che si intrecciano fra loro, che spaziano fra realtà contemporanee, storiche, future, improbabili, parallele, mitologiche ridefinite. Storie che contengono vari elementi narrativi per rendere la struttura più dinamica, polimorfa.

Il vostro Fantastico

Come pensate sia possibile, oggi, scrivere un Fantastico originale? Siete d’accordo sulla mia idea di ridare vita e nuova forma a questo genere letterario?

28 Commenti

  1. Tenar
    16 dicembre 2013 alle 10:34 Rispondi

    Concordo su quasi tutto ciò che hai scritto. Aggiungo autori come Sanderson e Robin Hobb che hanno di molto ampliato il mio concetto di fantastico.
    Non credo che scrivere fantastico in modo originale, però, sia facile. Io lo trovo dannatamente difficile. Come dici tu, la storia è fatta di personaggi. Nelle mie storie fantastiche i personaggi funzionavano alla grande, l’ambientazione molto meno. Alla fine mi sono accorta che, semplicemente, non ero abbastanza ossessionata dall’aspetto, come possiamo chiamarlo, cosmologico della narrazione per fare del fantastico di alto livello. Così di fatto ho abbandonato il fantastico nelle narrazioni lunghe, continua a scrivere racconti fantastici, ma a oggi ritengo il romanzo fantastico non sia la mia vocazione e mi sto concentrando su altri generi dove, non essendo così occupata a creare un mondo mio, posso concentrarmi di più su trama e personaggi.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2013 alle 10:43 Rispondi

      Di Sanderson ho un enorme volume di oltre 1000 pagine, La via dei re.

      A me invece attira molto la creazione di un mondo mio e mi riesce più facile che scrivere una storia ambientata nei giorni nostri.

      • Tenar
        16 dicembre 2013 alle 17:03 Rispondi

        La via dei re è precisamente il romanzo che mi ha fatto abbandonare il fantasy sulle storie lunghe, perché secondo me è lo stato dell’arte. 1000 pagine in cui nulla è lasciato al caso e un’ambientazione originale al 100%. Data la mia palese incapacità di fare qualcosa in grado di competere con questo, ho deciso di imbarcarmi per altri lidi e altre storie più adatte al mio modo di pensare. Forse tu hai davvero la vocazione dello scrittore di fantasy (invidia, somma invidia)

        • Davide
          27 febbraio 2015 alle 09:20 Rispondi

          Le Cronache della Folgoluce (di cui É uscito il secondo volume Words of Radiance) hanno senza dubbio le prerogative per diventare la saga fantasy per eccellenza.

          • Daniele Imperi
            27 febbraio 2015 alle 10:07

            Ciao Davide, benvenuto nel blog. Ho preso il primo romanzo, ma devo dire che ancora non mi ispira. Ogni tanto leggo qualche brano, ma non mi entusiasma. Pensare che sono 1300 pagine o più mi preoccupa, quindi.

  2. Valeria
    16 dicembre 2013 alle 11:04 Rispondi

    Questo tuo articolo mi fa chiaramente pensare al realismo magico di Salman Rushdie, che è oggetto della mia tesi di laurea, oppure all’elemento fantastico presente nel romanzo Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2013 alle 12:16 Rispondi

      Non conoscevo Salman Rushdie, mi sai consigliare un suo romanzo?

      • Valeria
        16 dicembre 2013 alle 13:03 Rispondi

        Su Wikipedia cercando “Salman Rushdie” trovi tutti i suoi scritti.
        A parte quelli che ti ho già consigliato, pubblicati prima del 2000 tranne Joseph Anton, pubblicato l’anno scorso, considera che alcuni degli altri sono storie dedicate apparentemente ai bambini, tipo Luka e il fuoco della vita, ma in realtà sono utili anche per gli adulti.

  3. Moonshade
    16 dicembre 2013 alle 11:32 Rispondi

    Bell’Articolo, il “Regno dItalia” non lo conoscevo.
    Sono molto d’accordo sul fatto che la storia deve essere di Personaggi, e non di eroi. L’unica cosa che io eviterei per scrivere qualcosa di ‘orginale’ in questo genere sarebbe la classica dicotomia Bene/Male che trancia la storia in due. Questo perché è un argomento talmente complesso che ho visto molte volte sfociare in “bene son oi protagonisti; male qualsiasi scelta non combaci con la loro “(uccidere il libero arbitrio, quindi). Il fantastico che preferisco come tipo – anche per scrivere- è tipo quello che hai nominato di Harry Harrison (che purtroppo non ho letto) e il numero 2. Partire cioè da un ‘idea, un “e se…”, o anche una teoria scientifica strampalata (esistono dei fossili dinosaureschi di quel tipo) ed elucubrarci altre cose di diversissimo genere che mi hanno colpito, tipo storiche, scientifiche e mtologiche. Principalmente per creare il mondo e caratterizzarlo, e poi definire bene i personaggi e il loro ruolo.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2013 alle 12:18 Rispondi

      Grazie.
      “Il Regno d’Italia” non è un romanzo, ma solo l’ambientazione :D
      I romanzi sono Zeferina e La corsa selvatica.

      Sulla teoria scientifica strampalata mi trovi d’accordo. Ne ho trovata una e su quella impernierò una mia storia.

  4. Salvatore
    16 dicembre 2013 alle 11:38 Rispondi

    Anche i fantasy che oggi definiamo obsoleti e stantii quando uscirono erano opere originali. Il confine e loriginalità dipendono semplicemente dalla fantasia – appunto – dello scrittore e da ciò che egli vorrebbe leggere in tal senso. Quasi sempre queste opere di fantasia rispecchiano i mondi mentali in cui gli autori stessi si rifugiano dall’ordinario.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2013 alle 12:19 Rispondi

      Sì, vero, a lungo andare tutto diventa vecchio. Dipende poi dallo scrittore trovare nuovi modi per creare storie originali.

  5. MikiMoz
    16 dicembre 2013 alle 13:14 Rispondi

    Non conosco le opere che citi, ma sono d’accordo con te che i confini sono solo mentali.
    O, al massimo -e il più delle volte- sono commerciali.
    Se Harry Potter ha successo, allora vedrei quante storie simili usciranno!
    Se LOTR è al cinema con un nuovo film, vedrai quanti draghi, orchi, trolls si aggireranno nelle altre terre di mezzo!
    Insomma… forse è stato anche già scritto tutto, ma forse anche no: la fantasia non ha limiti.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2013 alle 13:37 Rispondi

      Vero, anche commerciali purtroppo. E, come dici, questi confini sono definiti per cavalcare onde altrui.

  6. Alessia
    16 dicembre 2013 alle 13:51 Rispondi

    Come faccio a non applaudire?
    Non conoscevo nessuno di questi autori, ma mi hai seriamente aperto la… mente. Credo che per il fantasy ora abbia un grosso problema: quello delle vendite. Vende, vende tantissimo. “Io e il mio amore d’angelo”, “Cuore di drago”, “Amore dannato”, “La stirpe dei succhiasangue”… Se escludiamo la Troisi, l’età degli autori di fantasy è piuttosto bassa, sono accaniti giocatori di ruolo e scrivono da quando avevano sei anni storie fantastiche. Basta leggere la bio dell’autore per rispamiare un sacco di soldi buttati.
    Posso aggiungere alla tua lista anche Pratchett e Gaiman?
    Secondo me escono dagli schemi (soprattutto il primo) con un’ironia che esplode e travolge. Alcune saghe diventano ripetitive, ma altre sono davvero una bomba. E se non hai letto nulla, prova “Buona Apocalisse a tutti!” scritto da entrambi.
    Io l’ho trovato geniale!
    Questi tuoi articoli sul fantastico sono eccezionali, bravissimo Daniele!
    E sai cosa?
    Si vede che sono proprio riflessioni con cui ti stai confrontando in questo momento. Ma qualcosa di più su K. ce lo racconti?

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2013 alle 15:11 Rispondi

      Grazie :)

      Pratchett e Gaiman li ho letti, ma più di tanto non mi hanno appassionato. Però di certo sono originali.

      Per parlare di K. è ancora presto. Prima uscirà “P.U.” (titolo provvisorio) in self-publishing, in cui ci sono personaggi visti in Cacciatori di nuvole :)

    • Tenar
      16 dicembre 2013 alle 16:58 Rispondi

      Buona Apocalisse è geniale!!!

  7. Luca Sempre
    16 dicembre 2013 alle 21:50 Rispondi

    Di Mitchell ne avevo già parlato sul tuo post, all’epoca. Fenomenale nella creazione di nuovi linguaggi.

    Di Meville stra-consiglio “La città & la città”. Se Kubrick lo avesse letto ne avrebbe fatto una fiction da milioni di dollari. Clamoroso e con un’idea di base geniale.

    Gainman non mi ha entusiasmato. Troppo fumoso.

    Per quanto riguarda l’uso della magia… beh, io non la sopporto proprio ;-)

    • Daniele Imperi
      17 dicembre 2013 alle 16:14 Rispondi

      La città e la città ce l’ho e lo leggerò a breve :)
      La magia fine a se stessa ha stufato anche me.

  8. Luca.Sempre
    17 dicembre 2013 alle 20:17 Rispondi

    Ok. Fammi sapere che ne pensi dopo averlo letto.
    Sono curioso. ;-)

  9. 50 curiosità sulla mia scrittura
    8 aprile 2014 alle 05:01 Rispondi

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  10. Stanley Kubrick, gli Oggetti Impossibili e le Città Doppie | secondosempre
    9 luglio 2014 alle 08:01 Rispondi

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  11. Matteo
    24 febbraio 2015 alle 10:01 Rispondi

    Ciao Daniele, capito su questo tuo vecchio post direttamente dall’ultimo che hai scritto (segno che i link interni sono un’ottima cosa). Ho letto diversi post di vari blogger sull’innovazione nel fantasy e il tuo contributo è quello che mi è sembrato più utile.
    Io sono alle prese attualmente con un fantasy, che pesca a piene mani nel cliché tolkeniano-medievale-nemici dal nord-divinità del male (ma niente elfi!). Tuttavia è inevitabile: quell’idea è nata vent’anni fa ed è figlia diretta di quel background. Prima di esaurire quel filone devo portarla a termine, e poi eventualmente provare a dedicarmi ad altro.
    Ti faccio una domanda: posto che a me gli eroi epici piacciono abbastanza, quando parli di personaggi e non di eroi, cosa intendi precisamente? Lo dico perché credo che gli scrittori diano significati molto differenti all’eroismo in narrativa. Per esempio, per me ogni protagonista di una storia ne è anche l’eroe. Un individuo che fa qualcosa di straordinario, che va oltre i suoi limiti e che ne esce cambiato. E in questo processo spesso fa qualcosa di buono anche per altri. Quando parlo di straordinario, intendo straordinario per lui. Non deve per forza salvare il mondo. Se inventassi un racconto su mia nonna che impara a usare il PC a 80 anni, quella sarebbe una storia eroica.
    Nel mio girovagare sul tuo blog mi sono imbattuto anche nel racconto Cacciatori di nuvole e devo dire che se quello è il tuo standard, hai il dovere morale di scrivere un romanzo fantasy e pubblicarlo! Se non altro per contrastare l’invasione di vampirelli e demoni innamorati. Scherzi a parte, è davvero bello, l’ho divorato.
    Questo è il mio primo commento dopo alcuni mesi che ti seguo. Complimenti per il blog e grazie per gli ottimi spunti.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2015 alle 13:26 Rispondi

      Ciao Matteo, benvenuto nel blog.
      Un eroe è un personaggio, comunque. Per eroismo in narrativa credo si intenda un protagonista che compie imprese memorabili, come Tarzan, per esempio, ma il termine eroe viene anche riferito a personaggi che di eroico hanno ben poco. Pensa a personaggi come Paperino (per qualcuno è il suo “eroe” dei fumetti).
      In questo senso anche tua nonna che impara a usare il PC a 80 anni è un’eroina.
      Grazie per aver letto e apprezzato il racconto. Sto scrivendo un romanzo fantasy – anzi, devo riprendere a scriverlo – proprio su quello “standard”.

  12. Renato Raia
    2 marzo 2015 alle 00:17 Rispondi

    Molto interessante… ho sempre avuto un pregiudizio sul fantasy come volgare ripubblicazione fatta male del Signore degli Anelli. Magari mi prenderò qualcuna delle opere che hai consigliato…

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2015 alle 07:58 Rispondi

      Sicuramente molti sono imitazioni dell’opera di Tolkien, ma quelli citati non c’entrano assolutamente nulla. Fammi sapere cosa leggerai e se ti piacerà.

  13. Thyrus
    15 settembre 2015 alle 18:10 Rispondi

    La saga fantasy più originale che ho mai letto è “La torre nera” di Stephen King. Su Wikipedia ho scoperto che si può ricondurre al genere “New Weird”, un misto tra fantasy, horror e fantascienza.

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