Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Come scrivere un racconto e vincere il concorso VinciRobin

Come scrivere un racconto e vincere il concorso VinciRobin

Dopo esattamente 3 anni vinco di nuovo il concorso indetto dalla Robin Edizioni. Non ho partecipato a tutte le sue edizioni, 4 l’anno, ma soltanto a sei in totale. Avevo inserito il VinciRobin fra i 7 esercizi di scrittura da fare, perché credo sia uno dei più complicati e stimolanti.

In cosa consiste? Lo ripeto per chi si fosse sintonizzato su Penna blu ora. La casa editrice invia 4 newsletter all’anno, segnalando una trentina di libri nuovi del loro catalogo. Per partecipare bisogna scrivere un racconto breve – al massimo 20 righe – usando i titoli di tutti i libri elencati.

Come scrivere il racconto

Non si tratta di un racconto come gli altri, perché contiene suggerimenti forzati: i titoli dei libri, appunto. E quei titoli non sono altro che frasi da usare nella nostra storia, frasi che nell’insieme dovranno suonare coerenti, scorrevoli, perfettamente adattate al testo.

Non esiste trama preimpostata nelle storie del VinciRobin: la trama si costruisce mentre si scrive. Non esiste un’idea di partenza: l’idea della storia si scoprirà successivamente.

Fase #1: la separazione dei titoli

Il primo passo che compio è copiare i titoli – esclusi i sottotitoli, come da regole del concorso – nel mio file, in modo da avere tutto l’elenco delle frasi da usare. Non inizio a scrivere nulla se prima non conosco quelle frasi obbligatorie.

Ora inizia la fase della separazione: in cosa consiste? Semplice: separo le varie frasi raggruppandole, quando possibile, in categorie. Per esempio, nell’ultimo racconto che ho scritto, quello con cui ho vinto, c’erano diversi titoli di libri polizieschi. Termini come indagini, congiura, commissario, omicidio saltano subito all’occhio. In questo caso erano un buon numero e la mia è diventata una storia poliziesca.

Poi ho cercato titoli con nomi di luoghi, ambientazioni, frasi dialogate, ecc. Insomma, cerco di creare una sorta di classificazione in modo da pescare, di volta in volta, le frasi che mi occorrono nel momento.

Fase #2: la preparazione dei brani

Adesso lavoro di fantasia e inizio a scrivere dei pezzi usando le frasi più immediate. Ecco un esempio:

Quando uscimmo, arrivò una soffiata dal solito informatore, il fante di cuori, un tipo che veniva da Oltremente e ci aveva aiutato nel caso dell’omicidio laterale.

C’è un personaggio, il fante, c’è un luogo immaginario, Oltremente, e c’è un fatto, l’omicidio. E 2+2 fa sempre 4, no?

Alla fine mi ritrovo con una serie scombinata di brani che hanno un senso se presi a sé stanti, ma non possono averlo se letti nell’insieme, perché non esiste ancora un insieme che li lega.

Fase #3: la creazione dei legami

Questa, secondo me, è la parte più difficile, perché vedo un elenco di frasi ancora da usare, ma che non c’azzeccano nulla con tutto quello che ho scritto. Quelle frasi mi dovranno servire per unire i vari brani che ho scritto.

A un certo punto avevo due frasi-titoli:

  1. Primo maggio – Il pozzo
  2. Un prete per chiacchierare

Non hanno nulla in comune e non si adattano a quello che ho scritto. Ma io sto pur sempre scrivendo un racconto noir-poliziesco, giusto? Ecco che allora la strada si illumina e nasce il brano:

La seconda soffiata era sibillina: Primo maggio – Il pozzo. Ecco, adesso un prete per chiacchierare del caso m’avrebbe fatto comodo, ma dopo la scomunica mi guardavano male.

I legami sono importanti, perché sono il filo logico che va a unire i brani creati. Come potete vedere, ci sono dei grassetti: ho visto fare così nelle newsletter e ho rispettato quell’usanza. Metto quindi in neretto i titoli dei libri, in modo che risultino evidenti nel testo.

Fase #4: lettura e editing

Non sempre tutto funziona a dovere, anzi. Ci sono titoli davvero maledetti, come il Gentile Germania. Dove la infilo nel racconto questa frase? Come farà a incastrarsi a dovere in tutto il resto? Beh, alla fine, quella frase è stata proprio la conclusione del mio racconto.

Rileggere la storia più volte mi ha permesso di perfezionarla. Ho fatto anche degli spostamenti di titoli, ho anche riscritto dei pezzi. Insomma, stiamo pur sempre scrivendo una storia, no? Anche se abbiamo dei paletti da rispettare, non dobbiamo dimenticare tutte le regole della scrittura creativa.

Attenzione alla brevità: il racconto è una storia bonsai, il mio è lungo 2223 caratteri per 346 parole. Ho calcolato la lunghezza delle storie vincitrici in tutte le edizioni per avere un’idea di massima sulla lunghezza da mantenere.

Nella fase di editing, quindi, bisogna tagliare, se necessario, scegliere parole più brevi, eliminare articoli, preposizioni, avverbi superflui, rendere scorrevole al massimo la lettura, mantenendo il suo ritmo.

Risorse sulla scrittura di racconti brevi

Un caso disperato: il mio ultimo racconto per il VinciRobin

Le indagini di Kenzo Tanaka non portarono a nulla e infine il caso fu riassegnato a noi. La congiura dei fisici era rognosa perfino per l’intelligence nipponica. Parole come avanguardia e materialismo avevano sconvolto l’Europa, che mirava a una crescita etica per una lenta ripresa. Altro motivo per rimpatriare Tanaka. «Questione di tariffe, commissario Marè», disse Rocco. Vero, i giapponesi si fanno pagare bene. Noi, invece, al solito stipendio. Orfani di vento, ci chiamano. Gente che vale zero. «Gli impiegati pubblici… dovrebbero licenziarli da piccoli!», diceva sempre Rocco. Ci saremmo risparmiati parecchie noie.

Continua a leggere il racconto sul sito della Robin Edizioni.

Parteciperete al concorso?

Basta iscriversi alla newsletter. Per me resta un valido esercizio di scrittura. Se, poi, c’è anche la possibilità di portarsi a casa 30 libri gratis, è tutto di guadagnato.

29 Commenti

  1. Marco
    26 agosto 2014 alle 07:45 Rispondi

    Complimenti! :)

  2. Giuliana
    26 agosto 2014 alle 08:52 Rispondi

    Perfetto, senza inceppi, fluido come l’olio! ^^

  3. Fabio Amadei
    26 agosto 2014 alle 09:01 Rispondi

    Bravo.
    Lavorare su titoli a caso può essere stimolante. Nei lavori di scrittura creativa ognuno di noi metteva giù un incipit breve e dopo venivano fatti girare i vari “pizzini” e ogni partecipante costruiva una storia. Un esercizio davvero stimolante, che in qualche modo ti faceva sforzare a creare qualcosa che originariamente non era tuo ma con dei risultati soddisfacenti.
    Un lavoro in collaborazione.

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 19:33 Rispondi

      Grazie.
      Sì, quell’esercizio che avete fatto è stimolante, ti mette alla prova anche.

  4. Tenar
    26 agosto 2014 alle 09:36 Rispondi

    Complimenti! Sembra un esercizio stilistico davvero complicato, mentre leggevo il post pensavo si trattasse di un racconto molto più lungo, invece è un bonsai. E i racconti bonsai è davvero difficile farli bene!

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 19:34 Rispondi

      Grazie :)
      Sì, un racconto bonsai. Ora sto lavorando al prossimo.

  5. Salvatore
    26 agosto 2014 alle 09:39 Rispondi

    Complimenti Daniele!

  6. HenryKing17
    26 agosto 2014 alle 10:48 Rispondi

    congratulazioni Daniele! Chissà che non vi partecipi anch’io, magari dovendo utilizzare uno dei TUOI titoli (pubblicati!)

  7. mariagrazia
    26 agosto 2014 alle 14:49 Rispondi

    Congratulazioni Daniele, anche per la chiara spiegazione della costruzione del racconto.

  8. Oreste
    26 agosto 2014 alle 16:03 Rispondi

    Grande Man!

  9. Alessandro Cassano
    26 agosto 2014 alle 17:11 Rispondi

    Ciao Daniele, ti faccio i miei complimenti.
    Occhio a eventuali proposte da quell’editore, perché – come dicevo sotto il post “sbagliato” – sembrerebbe proprio un EAP.

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 19:38 Rispondi

      Grazie.
      Quale post sbagliato?
      Comunque sia, io non pago nessuno per pubblicare ;)

  10. Ivano Landi
    26 agosto 2014 alle 19:13 Rispondi

    Il racconto mi è piaciuto. Bravo!

  11. Lisa Agosti
    26 agosto 2014 alle 20:01 Rispondi

    Ho visto il Concorso un paio di volte e mi sono chiesta: come può essere un buon esercizio di scrittura? Sarebbe interessante approfondire questo aspetto. L’idea del Vinci Robin mi attira come gioco, potrei farlo come farei un rebus sulla settimana enigmistica, ma fatico a trovarci un’utilità specifica per scrittori.

    • Nani
      27 agosto 2014 alle 03:30 Rispondi

      Si’, anch’io ho pensato che sia un gioco divertente, ma non ci vedo un esercizio di scrittura. Un po’ come il raccontino del caffe’, con gli incipit dati da De Crescenzo. In ogni caso sei stato bravo. :)

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 19:44 Rispondi

      Come utilità è solo un puro esercizio di scrittura. Ti fa collegare brani e frasi distanti concettualmente fra loro.

  12. LiveALive
    26 agosto 2014 alle 20:22 Rispondi

    Oddio, non so quanto sia utile come “esercizio”, ma di sicuro è un divertente gioco letterario. Ogni tanto si può anche giocare con le parole, ma ammetto che io non sarei in grado di scrivere un testo in questa maniera, pare piuttosto cervellotico. Anzi, in verità, non ho mai partecipato a un concorso…

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 19:49 Rispondi

      Sì, è abbastanza cervellotico. Un gioco, vero, ma che ha comunque una sua utilità, secondo me.

  13. Claudia
    26 agosto 2014 alle 23:19 Rispondi

    Congratulazioni,
    qualcosa mi diceva che fossi bravo ;)

    Per il concorso però, non credo che riuscirei a scrivere qualcosa. I racconti brevi, purtroppo, non sono nelle mie corde.

  14. Kinsy
    30 agosto 2014 alle 09:17 Rispondi

    Mmm! Mi hai fatto venire voglia di provarci!

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.