Come scrivere un racconto fantastico

Paesaggio fantastico

Scrivere una storia fantastica non è solo questione di fantasia, ma anche e soprattutto di ricerca e documentazione. In questo articolo parlo di due piccoli casi studio che illustrano il metodo usato per scrivere due racconti fantastici.

Cercare la storia nella storia

Ho capito che la storia va cercata all’interno della storia stessa. Non può nascere semplicemente con l’inazione dello scrittore, perché la scrittura è un processo dinamico. Aspettare le idee davanti a un foglio bianco non risolve i problemi, li amplifica.

Lo scrittore è prima di tutto un ricercatore. Anche un osservatore, ma l’osservazione è insita nella ricerca. La scrittura deve essere vista come un inseguimento: lo scrittore è il lupo, la storia è la preda. Lo scrittore deve seguirne le tracce fino all’epilogo: fino a saziarsi e saziare il lettore.

Come ho scritto “Il Sanatorio delle Coincidenze Esagerate”

Leggendo Il mattino dei maghi di Pauwels e Bergier ho avuto modo di appuntare varie idee su future storie. Una in particolare, però, mi ha attratto più delle altre: un capitolo sulla figura di Charles Hoy Fort e sulle sue migliaia di annotazioni di fatti strambi e insoliti: era nata l’idea per un racconto.

Mi era piaciuto come Pauwels aveva chiamato quelle annotazioni. Fort stesso le aveva definite “ Il Sanatorio delle Coincidenze Esagerate” – ecco un buon titolo per il mio racconto fantastico – e Pauwels aveva dato altre definizioni, che ho usato come “capitoli” della storia.

Mi sembrava giusto dare spazio ad alcuni di questi fatti straordinari, così ho fatto una selezione e li ho inseriti creando altri capitoli del racconto. Durante la scrittura della storia ho cercato dei titoli accattivanti per queste storie di intermezzo.

Come collegare, però, queste storie con quella di Charles Fort? Da qui l’idea, quella che mi sembrò più adatta e logica, di avere una storia principale, quella della protagonista, Fort, e di usare le storie su alcune delle sue annotazioni come mini racconti a sé, ma collegati comunque a lui.

Magari era solo una frase, un parte dei dialoghi, ma ogni capitolo di Fort annunciava le due storie che seguivano oppure le due storie venivano citate dal capitolo successivo su Fort. E in questo Cloud Atlas insegna.

In questo racconto è stata fondamentale la documentazione: ho dovuto introdurre elementi che non conoscevo, luoghi esotici. Sarebbe stato impensabile scrivere senza studiare.

La revisione anche ha avuto un buon peso: dopo la stesura ho dovuto sostituire alcune parole, tre mi pare, che risultavano anacronistiche. Se la storia è ambientata nel XVIII secolo, non posso usare una parola entrata nel dizionario nel 1960. Bisogna fare attenzione alle parole che si usano.

Il Sanatorio delle Coincidenze Esagerate è stato pubblicato il 24 marzo e è anche disponibile in ebook.

Come ho scritto “Lo sconosciuto degli abissi”

Ancora una volta entra in gioco il meraviglioso saggio Il mattino dei maghi di Pauwels e Bergier. È bastato un solo accenno a un fatto strano a farmi appuntare un’altra idea per un racconto. Ho in seguito ritrovato quel brano, ma dava poche informazioni: parlava del dottor Anthony Laughton, di fotografie subacquee scattate al largo dell’Irlanda e di orme sui fondali.

Era dunque iniziata la ricerca: non avevo idea di cosa scrivere, ma la documentazione mi è venuta in aiuto. Ho trovato qualche informazione su Sir Anthony Seymour Laughton, due interviste condotte di recente e un sito in cui si parlava di quelle orme. Nel saggio c’era poi una definizione data da Pauwels che mi era piaciuta: l’abominevole uomo dei mari. Da inserire nella storia.

Gli appunti presi erano abbastanza scombinati ed eterogenei: come unirli in un racconto? Ho così deciso di scrivere una storia diversa dalle solite:

  • una premessa, espediente vecchio del narratore che trova dei documenti su fatti insoliti;
  • l’intervista, da me inventata ma con qualche fondo di verità;
  • un capitolo sulla fotografia di profondità introdotta da Laughton: che diventa un racconto romanzato di una storia vera;
  • un capitolo sull’abominevole uomo dei mari: un racconto a sé, ma collegato agli altri;
  • una notizia, inventata, presa da un quotidiano, che si ricollega ai fatti;
  • un fatto storico, sulla 2° Guerra Mondiale, sugli stessi fatti;
  • un epilogo e una nota dell’autore.

Avevo tutti gli elementi per scrivere la storia. Ho creato dei titoli e ho inserito delle didascalie per ognuno, per dare un tocco personale al racconto.

Lo sconosciuto degli abissi è stato pubblicato il 14 aprile.

Gli ingredienti fondamentali per un racconto fantastico

  1. Ricerca: la ricerca di informazioni si è rivelata utilissima e mi ha permesso di avere idee interessanti su cui lavorare.
  2. Documentazione: lo studio di tutto ciò che non si conosce è parte integrante della scrittura. Dà credibilità alla storia e la rende più stabile.
  3. Fantasia: per chiunque scrive non può mancare. È l’elemento principale, forse, della scrittura, quello che consente allo scrittore di creare.

Come scrivete racconti fantastici?

Potete descrivere in breve come siete riusciti a scrivere una storia fantastica, quali informazioni avete usato, quali metodi ritenete più utili e funzionali?

Categoria postPublicato in Fantastico, In evidenza, Scrittura - Data post24 giugno 2013 - Commenti9 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • KINGO 24 giugno 2013 at 11:03

    E’ sempre piacevole scoprire i processi mentali che hanno portato un autore a scrivere un’opera, anche se nel tuo caso il tuo modus operandi me l’ero gia’ immaginato.

    Per quel che mi riguarda, il mio scrivere di fantastico consiste nel prendere degli avvenimenti reali che hanno suscitato larghissimo interesse e inserirli nella mia storia in chiave fantastica.
    I grandi argomenti, quelli su cui si e’ tanto discusso, non deludono mai.

    • Daniele Imperi 24 giugno 2013 at 11:47

      Grazie.
      Anche il tuo metodo è interessante, unire la realtà al fantastico. Credo sia però importante non inserire troppo della storia reale, altrimenti viene a mancare quell’originalità che deve esserci in una storia.

  • Tenar 24 giugno 2013 at 15:08

    Per me un racconto fantastico (ma anche di qualsiasi altro genere) nasce da un’immagine, un’impressione o un personaggio. Poi inizio a farmi delle domande, come siamo arrivati lì, come si è prodotta quella situazione. Domanda dopo domanda allargo il mio sguardo, fino a comprendere il mondo intorno. A quel punto cerco di capire se ne possa uscire una storia fruibile.
    In generale trovo i racconti fantastici più difficili degli altri (e per questo li amo di più) perché il poche righe bisogna introdurre il lettore in un mondo altro, ma coerente. Spesso di una splendida ambientazione rimane fuori dal racconti il 99%…

    • Daniele Imperi 24 giugno 2013 at 15:15

      Sì, sono senz’altro più difficili da scrivere i racconti fantastici. Il problema fondamentale è riuscire già dall’incipit a coinvolgere il lettore e farlo sentire a casa in un mondo inventato.

  • Antonella 24 giugno 2013 at 17:31

    Ciao Daniele,
    è davvero sempre un’emozione passare da te! ^_^
    Io quando scrivo, associo la realtà all’immaginazione, fino a fondere il tutto… poi leggerlo, rileggerlo fino a che non mi entusiasma, così penso che se emozioni me che l’ho inventato, credo che possa succedere anche ad altri…
    Ancora tanti complimenti per tutto, da te ho imparato tantissimo!
    Antonella.

    • Daniele Imperi 24 giugno 2013 at 17:47

      Ciao Antonella,
      grazie :)

      Hai ragione, il racconto deve emozionare prima te che lo scrivi.

  • Lucia Donati 24 giugno 2013 at 18:18

    “Fino a saziarsi e a saziare il lettore”: sembra l’epilogo di un orgasmo fra scrittore e lettore. O una bella abbuffata… E forse è davvero così.
    In genere non scrivo storie fantastiche, ma una volta ho iniziato un racconto piuttosto lungo in cui il clima era fiabesco ma gli elementi veramente fantastici non ce n’erano molti a parte una fata.
    Ho usato l’espendiente del sogno: scontato ma efficace.
    Scrivere una storia fantastica è difficile: gli elementi inventati devono apparire reali; e devono avere un senso e un utilizzo.

    • Daniele Imperi 24 giugno 2013 at 20:48

      Sì, gli elementi devono essere reali, altrimenti il senso di finzione è troppo marcato.

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