Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Cosa può insegnare la scrittura creativa a blogger e copywriter

Scrittura creativaTempo fa ho scritto un articolo in cui dicevo l’esatto contrario: era un post in cui mettevo scrittori e blogger a confronto. In quel caso era la scrittura per il web che poteva aiutare la scrittura creativa.

Ma tutte le scritture sono sorelle e è giusto che si aiutino a vicenda, vi pare? Così ho voluto parlare oggi di quali caratteristiche della scrittura creativa possono tornare utili a blogger e copywriter.

Ogni scrittura ha bisogno di solide basi

Leggereste mai un romanzo con errori di grammatica? È vero che una grande casa editrice ha dato più importanza alla storia che alla correttezza della scrittura, ma in genere avviene il contrario: in genere gli editori cestinano un testo pieno di errori vistosi.

Non si può scrivere senza conoscere le regole grammaticali.

Questo è un dogma, c’è poco da fare. Se un bambino di seconda elementare aprisse un blog, sarebbero giustificati tutti i suoi errori di grammatica. Ma se ad aprire quel blog è un diplomato, un laureato, un professionista, allora proprio no.

La grammatica è la base della scrittura. In un blog, in un sito, la nostra immagine è affidata alle parole, ci avete mai pensato? Ogni parola che scriviamo, ogni frase pubblicata parla di noi, comunica agli altri chi siamo.

Capire il proprio genere di appartenenza

Una volta ho scritto: è il genere letterario ad appartenere allo scrittore o è lo scrittore ad appartenere al genere narrativo? Ci sono autori che scrivono più spesso di precisi generi, come Bernard Cornwell che si dedica al romanzo storico, Terry Brooks al fantasy, Stephen King all’horror, Camilleri al giallo.

Ma non è propriamente vero, anche perché King non ha scritto solo horror, così come Camilleri non ha pubblicato solo gialli. Però esistono generi letterari che appartengono più di altri a uno scrittore.

Nel blogging questo è ancor più vero: si può aprire un blog su un tema che non ci interessa? A me non piace il mondo della finanza, per esempio: potrei mai aprire un blog sul forex, parola che, non so perché, mi fa pensare a una malattia o a un virus? Non se ne parla proprio.

Quindi penso che ogni aspirante blogger – leggi: “voglio aprire un blog ma non so di cosa parlare” – debba capire prima di tutto a quale settore appartiene, quali sono i temi per cui si sente portato, quelli di cui parlerebbe dalla mattina alla sera senza stancarsi.

Ogni storia nasce da un’idea

Chi scrive racconti e romanzi sa che tutto parte da quell’idea, che poi si chiami ispirazione o altro non ha importanza, è però quell’immagine mentale, quel pensiero, quel collegamento a far scattare la scrittura e dare il via alla storia.

Anche i post nascono dalle idee. Sta al blogger sapere come e dove cercarle. Molti si affidano a strumenti per trovare idee per scrivere post, che personalmente non ho mai visto di nessuna utilità. La settimana scorsa ho riletto l’elenco degli articoli pubblicati quest’anno e ho trovato 16 nuove idee per scrivere post: quello che state leggendo è nato così.

Da dove prende le idee uno scrittore? Forse non lo sa nemmeno lui. Le prende dal mondo in cui vive, dalla realtà che vive, dai suoi pensieri, dai suoi sogni, da tutto ciò che ha dentro e intorno.

Il blogger e il copywriter devono fare esattamente così. I contenuti che creano fanno parte della loro esperienza, quindi sono parte di loro, esistono già in un certo senso. Vanno solo visti, scoperti.

Ogni idea va sviluppata in una storia

Ci sono molti modi per trasformare le idee in storie. C’è chi scrive di getto – anche se scrivere di getto romanzi dall’intreccio complesso è piuttosto difficile – e c’è chi butta giù una trama, chi prepara una scaletta della storia più o meno dettagliata.

Anche l’idea per un post va sviluppata in un articolo coerente e completo. Come? Ognuno lavora a modo suo. Io creo una scaletta anche per i post, mi aiuta a scrivere più velocemente e fare ordine nel testo.

Ma la cosa più importante è capire se quell’idea può davvero generare una storia. Non tutte le mie idee sono diventate racconti e così non tutte le mie idee per post sono poi diventate articoli.

Uno scrittore scrive e pubblica una storia forte, che funzioni, il più possibile originale, magari contaminando più generi, differenziandosi dagli altri autori. Un blogger deve fare lo stesso: basta coi contenuti sempre uguali, coi temi fritti e rifritti che non aggiungono nulla di nuovo al già scritto.

La narrazione nello storytelling aziendale…

Si fa un gran parlare ultimamente della tecnica dello storytelling per emozionare di più i potenziali clienti e promuovere così un prodotto, ma è facile creare qualcosa che è a metà fra lo storytelling e il comune spot pubblicitario.

Storytelling significa semplicemente raccontare una storia. È narrazione. E ogni narrazione deve avere certe caratteristiche, altrimenti non parliamo di storia. La scrittura creativa è utile allo storytelling aziendale, perché permette di identificare gli elementi principali su cui costruire una storia.

Ho visto tanti esempi di quei video che chiamano storytelling, ma non c’era nessuna storia dietro, bensì il solito, banale, inutile spot pubblicitario, dove azienda e prodotto se la cantavano da sé.

… e nello storytelling nel blogging

Perché, in fondo, fare blogging è raccontare se stessi, dei propri sogni, delle proprie aspirazioni, del proprio lavoro e delle proprie passioni, dei propri problemi e delle soluzioni che si trovano. Il blog dovrebbe essere il racconto di noi stessi.

Ma che sia una storia, altrimenti non si parla ancora di storytelling. Possiamo raccontare di come abbiamo scritto un libro o possiamo usare una piccola storia come apertura di un post, per introdurre un argomento.

Otteniamo più successo quando in un post raccontiamo una parte della nostra vita, perché si crea una maggiore empatia col lettore, a differenza dei freddi articoli sul come fare questo e quello, sui 10 modi per vincere alla lotteria o per conquistare una donna. In contenuti di questo genere non c’è alcuna storia né, quindi, alcun legame con chi legge.

Una storia nel blogging riesce a emozionare, cosa che non potrà mai fare il solito post evergreen, che ha l’unica utilità di generare link e condivisioni. Ma non genererà mai empatia nel lettore.

La rilettura per revisionare

Uno scrittore sa quanto sia utile rileggere la sua storia o il suo capitolo e quanto ancora sia utile una buona revisione del testo. Il motivo è semplice: perché pubblicherà una storia migliore, più pulita, più corretta.

Ogni giorno leggo post pieni di errori di battitura di ogni genere. Perché? Perché ben pochi rileggono. Certo, un errore può sfuggire ogni tanto, capita anche a me che ho la mania del dettaglio e rileggo di continuo. Ma spesso vedo errori vistosi, così plateali che mi pare impossibile che una rilettura, anche veloce, non sia stata sufficiente per scovarli.

Credo che molti blogger preferiscano scrivere direttamente nell’editor di testo del blog, ma non la trovo una buona idea. Prima di tutto penso che sia più lento il salvataggio del testo, ma soprattutto non c’è il controllo ortografico, che permette una buona scrematura degli errori.

Qui, con Writer di OpenOffice, posso vedere le sottolineature rosse e verificare se sono davvero errori o nomi e parole straniere che il programma non riconosce.

La scrittura creativa per il blogging e il copywriting

Pensate abbia altre utilità? Applicate i principi della narrazione quando scrivete per il vostro blog o per i clienti?

19 Commenti

  1. LiveALive
    27 ottobre 2014 alle 07:20 Rispondi

    Di solito gli autori si dedicano a un solo genere perché ognuno ha le sue convenzioni e il suo pubblico; è difficile, si dice, eccellere in più generi. Questo mi ricorda la buon’anima di Croce, che voleva cancellare del tutto la divisione in generi perché, diceva, tanto sono classificazioni poco precise che vengono superate di continuo. È vero, sono classificazioni proprio precise, ma della sua idea in merito non è rimasto nulla, visto che invece di ridurre i generi ne abbiamo creati di nuovi!
    Eppure secondo me l’idea di Croce era giusta. È vero che il genere serve più che altro al pubblico: c’è la fetta di pubblico che compra preminentemente quel genere e ha specifiche richieste, richieste che magari sono opposte a quelle della fetta di pubblico di altri generi. Però il critico, secondo me, non dovrebbe badare a questo, non dovrebbe badare alle scelte prese solo per accontentare la propria fetta di pubblico.

    A proposito di storytelling, è stato, se non ricordo male, Wilbur Smith a dire che lui non è uno scrittore ma uno storyteller, in quanto lo scrittore crede che ogni parola sia intoccabile mentre lui, storyteller, non vuole far altro che trasmettere una storia.
    Qui si entra in un dibattito classico sull’uso delle parole: lo stile deve essere degno di essere letto in sé, o deve limitarsi a trasmettere la storia nel modo più semplice e chiaro possibile? Leopardi diceva che tutte le arti, per emozionare, devono copiare l’oggetto reale che causa l’emozione: ecco il principio della pittura realistica, del cinema neorealista, dell’oggetto correlato in letteratura. La musica però è diversa perché, dice Leopardi, è essa stessa l’emozione, non copia nulla. Anche la pittura, a fine ottocento, ha ottenuto la stessa autonomia della musica, usando il colore indipendentemente dal soggetto reale. Forse a che la letteratura vuole ottenere questa autonomia? Ma in fondo la parola è un segno sempre e comunque: come farebbe a non collegarsi a qualcosa di reale? Dovrebbe diventare un puro significante senza significato, cioè diventerebbe un suono, cioè sarebbe musica e non più letteratura…
    (Se non ti ispira un post, un giorno lo scrivo io XD)

    P.S.: ti è arrivata la mia maila con il guest post?

    • Luciano Dal Pont
      27 ottobre 2014 alle 10:46 Rispondi

      Ciao LiveAlive, sempre interessanti e centrati i tuoi interventi, complimenti. A proposito di stile, per me è fondamentale e irrinunciabile. Ovvio che ogni scrittore ha il proprio, ovvio anche che va adattato e ottimizzato in base alla storia che si racconta, ma uno stile particolare ci deve essere, e deve poter trasmettere emozioni intense in chi legge. Come scrittore emergente è quello che cerco di fare, cioè crearmi un mio stile particolare, personale, che sia accattivante e che trasmetta sensazioni ed emozioni nei miei lettori al di là di ciò che scrivo, e come lettore, be’, ho abbandonato libri dopo aver letto le prime pagine proprio perché, sebbene la storia in sé stessa avesse potenzialmente tutte le caratteristiche per interessarmi e per piacermi, era tuttavia narrata con uno stile piatto, arido, puramente descrittivo di fatti, personaggi e situazioni senza però trasmettere il minimo pathos, la minima emozione. Non si può descrivere una scena truculenta da horror, che dovrebbe tramettere angoscia e, appunto, un forte senso di orrore, in cui uno dei personaggi entra in uno scantinato e vi trova cadaveri smembrati e mutilati più o meno in questo modo: “pinco pallino scese le scale, entrò, e vide sparsi qua e là dei cadaveri mutilati, alcuni smembrati; c’erano arti sparsi ovunque, teste mozzate e e tanto sangue dappertutto…”, cioè, questo non è un romanzo, sembra più un freddo articolo di cronaca nera…

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2014 alle 13:40 Rispondi

      Aveva ragione Croce. A me non piace essere legato a un solo genere.

      Non ho capito su cosa scrivere un post… :)

  2. Salvatore
    27 ottobre 2014 alle 08:55 Rispondi

    “Il blog dovrebbe essere il racconto di noi stessi.” – questo è il senso di tutto. Così faccio anch’io, a modo mio.
    Per quanto riguarda le idee, non ho problemi. Anzi, in un certo senso ho il problema opposto: troppe idee, poco tempo. Oltre le tre pubblicazioni settimanali però non vado e non andrò; richiede troppo impegno da togliere ad altro.
    I refusi sono una calamità, ma non tanto per chi li legge – se li leggi, pazienza – quanto per chi scrive. Io ne faccio a vangate, eppure rileggo di continuo. Rileggo anche dopo aver programmato il post. Rileggo a giorni di distanza – in genere scrivo la settimana prima per quella successiva – e mi ritrovo a corregge il pezzo anche il giorno stesso di pubblicazione (pubblico alle 7 del mattino, quindi alle 6 e 30 sono lì che rileggo), nonostante questo però qualcuno c’è sempre. Forse sono troppo distratto, oppure mi concentro troppo sul senso e meno sulla forma (di quello che leggo). Non saprei. Credo però, che sia un problema molto comune. Non puoi vedere i tuoi refusi, per quanto ti impegni te ne sfuggirà sempre qualcuno. Il correttore di bozze, in fondo, serve a questo. Se conosci un metodo migliore fai un fischio.

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2014 alle 13:43 Rispondi

      Sull’impegno hai ragione. Io vorrei tornare a un post al giorno, ma per ora non se ne parla.

      Se scrivi alle 3 di notte, non puoi essere perfettamente lucido, ecco il perché dei tanti refusi :D

      Non conosco metodi. A me capitano raramente, forse perché li ho sempre notati con facilità nei libri che leggo.

  3. Grazia Gironella
    27 ottobre 2014 alle 10:37 Rispondi

    L’ibridazione tra vari tipi di scrittura dà ottimi risultati, perché appunto la parentela esiste, già a partire dal fatto che qualunque tipo di scrittura ha come fine ultimo la comunicazione. Sul fatto di aprire un blog domandandosi di cosa parlare sono un po’ scettica. E’ un po’ come se uno uscisse per strada pensando: “adesso attacco bottone con qualcuno, ma cosa dico?”. Non è un modo molto naturale di connettersi con le persone. Prima viene l’argomento, secondo me, e poi il blog. Però capisco che il blog è di moda, e quindi molti hanno voglia di partecipare, anche senza sapere come.

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2014 alle 13:45 Rispondi

      Non ho detto che prima apri un blog e poi ti chiedi di cosa parlare :)
      Dove lo hai letto?

      • Grazia Gironella
        27 ottobre 2014 alle 14:00 Rispondi

        Non stavo contraddicendo, ma confermando (dovevo scrivere: “sono ANCH’IO un po’ scettica”?). La domanda di cui parli se la sono posti, anzi, sentiti porre, diversi blogger. Commentavo dicendo la mia su questa che mi sembra una cosa un po’ insensata.

        • Daniele Imperi
          27 ottobre 2014 alle 14:04 Rispondi

          Avevo interpretato male :)
          Il problema è che molti vedono il blog come una moda, quindi vogliono aprirne uno, ma ancora non sanno su cosa.

  4. MikiMoz
    27 ottobre 2014 alle 13:10 Rispondi

    Sì, per me -come sai- scrivere è scrivere. Sempre.
    Ovvio che media diversi hanno bisogno di un linguaggio diverso, ma alla fine la scrittura è personale, e quella è.
    Che si scriva un post, un articolo, una trama, una bozza, un’opera teatrale… è lo stile che conta^^

    Moz-

  5. MikiMoz
    27 ottobre 2014 alle 16:02 Rispondi

    Stile e contenuto, non solo lo stile :)

    Certo, ma a volte -se si è furbi- dei contenuti se ne può fare a meno… a me non piace, ma alcuni lo fanno :D

    Moz-

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2014 alle 17:32 Rispondi

      Forse ho capito che intendi. Vedo anche io un gran riciclo di contenuti in giro.

  6. Ispy 2.0
    27 ottobre 2014 alle 17:06 Rispondi

    Il discorso che fai, ovvero quello di cucire il proprio blog su se stessi, senza forzare trattazioni, è il medesimo che faccio anch’io. Il blog può essere tutto ciò che vuoi, puoi vederlo come lo scaffale che non entra in camera tua (io lo chiamo così), come una seconda cameretta, come una cassapanca virtuale… come vuoi, ma basta che sia TUO!
    Anch’io presentando il mio blog ho fatto riferimento alla finanza, ovvero un argomento che ignoro e che nello stesso tempo è lontano dal mio interesse, e così dev’essere: non puoi forzarti.

    Gli errori di ortografia e di grammatica vanno evitati, è il biglietto da visita del tuo blog e dei tuoi post. Leggo anch’io orrori, anche se non sono laureato. Io do sempre per scontato che un blogger, in quanto tale, debba leggere e scrivere molto per raccontare e raccontarsi, quindi questo dovrebbe richiedere una conoscenza sufficiente dell’italiano… ma non è una regola, ahimé. ;) – Poi tutti possiamo sbagliare, ci mancherebbe, ma ci sono errori ed errori perdonabili anziché no. XD

    Ispy 2.0

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2014 alle 19:33 Rispondi

      No, purtroppo non è una regola la buona conoscenza dell’italiano :)

  7. Gloria Vanni
    27 ottobre 2014 alle 17:09 Rispondi

    Una storia migliore, più pulita, più corretta… quante volte rileggo, correggo, rileggo e pulisco!

    A volte evito di leggere il numero di revisioni che WP mi segnala! Per me stile e contenuti sono imprescindibili, errori e refusi accettabili ma fino a un certo punto. Per me non è questione di perfezione ma di rispetto verso la propria lingua. Grazie, Daniele!

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2014 alle 19:35 Rispondi

      Revisioni di WP? :D
      Io non le conosco, perché scrivo su Writer di Openoffice.

      Hai detto bene: si tratta di rispetto per la propria lingua.

  8. Ivano Steri (@IvSteri)
    1 novembre 2014 alle 17:19 Rispondi

    Ciao Daniele, come al solito dai sempre consigli sensati e utili, sono d’accordo con te.
    In particolare, per quanto riguarda lo storytelling, sapere come creare un racconto che emozioni e colpisca passa attraverso la conoscenza delle tecniche della scrittura creativa. Non c’è santo che tenga!
    A presto, un caro saluto

    Iv.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2014 alle 08:19 Rispondi

      Ciao Ivano, grazie.
      Hai ragione sullo storytelling, ecco perché ho scritto che la maggior parte di quelli che passano per storytelling alla fine non lo sono.

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