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3 qualità del titolo di un post

3 qualità del titolo di un post

Sui titoli è stato detto molto, ne hanno parlato parecchi blog. Qui sono apparsi ben 5 articoli sullʼargomento e questo è il sesto. Possibile che si possa scrivere così tanto per una frase di poche parole come un titolo?

Sì, perché la responsabilità dei titoli è enorme: un titolo è un ponte fra il lettore e il post. È la molla che fa scattare il click e quindi la lettura. Il titolo dà un senso allʼarticolo, ne giustifica la presenza.

Scrivere un titolo è unʼoperazione tecnica, ma non solo. Tempo fa abbiamo visto come si possa usare creatività nella scrittura dei titoli, per evitare di scriverli troppo freddi, piatti, amorfi. La scrittura per il web non si limita alla mera tecnica, è soltanto un insieme di regole per adattarla al mezzo, il web.

Il titolo è un elemento invariabile nella rete

Secondo me fra dieci anni rivestirà la stessa importanza che ha oggi. Anche se cʼè chi dice che forse già fra 5 anni i blog non avranno più senso a causa del mercato crescente delle app, non solo per me i blog continueranno a esistere, ma i titoli dei post non perderanno la loro utilità.

Anche allʼinterno delle app troviamo le informazioni grazie ai titoli. Un titolo è una sorta di archivio: ci dice cosa contiene quel post. Non riesco a immaginare una rete senza più titoli: come trovi le informazioni?

Un titolo condensa il contenuto: con una frase è in grado di comunicare al lettore che cosa troverà allʼinterno. Togliamo i titoli e gli utenti non capiranno più nulla o saranno costretti a leggersi brani interi o interi articoli prima di capire se quel contenuto fa per loro o meno.

Le qualità del titolo di un post

Se capiamo quali sono le qualità dei titoli dei post, forse ci metteremo più impegno nella loro scrittura. Ho già detto che non mi baso quasi mai sulla prima idea di titolo che mi viene in mente, ma tendo a modificarlo per renderlo più musicale e diretto.

Ecco perché oggi voglio parlare delle qualità dei titoli e non per lʼennesima volta della loro utilità.

#1 – Corrisponde alle esigenze del lettore

Il titolo del post dovrebbe essere scritto con la voce dei lettori e non con quella del blogger. Le uniche modifiche che può apportare il blogger sono sulla correttezza grammaticale e sulla discorsività.

Quando scriviamo un titolo, dobbiamo immedesimarci nel lettore, capire quali sono i suoi bisogni, che saranno poi soddisfatti nellʼarticolo. Ecco perché dobbiamo evitare titoli troppo fantasiosi, che non comunicano nulla se non a chi li ha scritti.

Un titolo deve sempre comunicare unʼesigenza? No, se dobbiamo parlare di una nostra esperienza, allora è diverso. Ma anche in quel caso la nostra esperienza può coincidere con una necessità del lettore.

#2 – Serve a scremare le informazioni

E a capire cosa può esserci utile e cosa no. Quando scorriamo i titoli di un giornale, in realtà stiamo scegliendo lʼarticolo che ci serve, che ci può interessare, che ci incuriosisce. Quando scorriamo i titoli dopo una ricerca su Google facciamo la stessa cosa.

In realtà che cosa stiamo facendo? Stiamo scremando le informazioni e usiamo proprio i titoli per trovare quella che ci interessa, che ci colpisce, che pensiamo sia adatta a noi.

Un titolo deve essere persuasivo? Sì e no. In realtà è la description è lʼelemento persuasivo della pagina, il titolo deve comunicare, più che persuadere. Il rischio di scrivere in modo persuasivo è di deludere il lettore, di non mantenere la promessa scritta nel titolo.

Ecco, un titolo promette, non persuade: ci dice cosa leggeremo. Ci promette che nel post troveremo quellʼargomento.

#3 – Crea suspense

Dovrebbe farlo sempre. Altrimenti come convincere a cliccare sul link e leggere? Convincere non è persuadere. La suspense crea attesa, suscita aspettativa.

Leggere un titolo è attendersi qualcosa di gustoso, una soluzione, una dichiarazione, una storia, una notizia importante. Deve generare emozioni nel lettore e non comunicarle.

Cosa significa? Che scrivere un titolo come “Oddio, sono in crisi!” per parlare del romanzo che non riusciamo a continuare non ha senso, è unʼemozione personale del blogger, è unʼemozione suggerita, anzi, quando dovrebbe essere spontanea e del lettore.

Cʼè suspense in quel titolo? Forse, se leggiamo il titolo nel blog che seguiamo da tempo. Ma provate a leggerlo nei risultati di Google o in un sito di notizie, in mezzo a centinaia di altri titoli, o in un forum, dove si concentra la maggior parte di utenti che ha il vizio di chiedere consigli esordendo con titoli come “Aiutooo!?”

Le qualità del titolo e i titoli di qualità

Se fate un salto su Answers, troverete titoli come “Devo scrivere un romanzo???”. Il bello è che non lo sta chiedendo, sta cercando informazioni su come scriverlo. I segni di interpunzione sono a scopo decorativo.

Abbiamo parlato delle qualità che ha un titolo, ma dobbiamo anche sottolineare che soltanto titoli di qualità ne hanno. Insomma, cerchiamo di scrivere titoli decenti e che facciamo il loro lavoro.

Quanta fantasia mettete nei titoli dei vostri post? Hanno tutti le 3 qualità mostrate?

36 Commenti

  1. Franco Battaglia
    28 aprile 2015 alle 07:27 Rispondi

    Il titolo acchiappa, è vero.. ricordo ancora il mio: Chi non legge questo post è un imbecille. Che funzionava anche senza il non. La provocazione paga ancora…

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2015 alle 13:52 Rispondi

      Vero, titoli che provocano attirano molto, perché scatenano la rissa :D

  2. Chiara
    28 aprile 2015 alle 08:58 Rispondi

    Facciamo auto-analisi.
    Per quel che riguarda la qualità 1, non saprei dirti se i miei titoli ce l’hanno. In linea di massima, constano di due parti, una più standard e l’altra più fantasiosa. La mia mania di personalizzazione è quasi patologica. Con la mia scrittura, tendo a volermi un po’ distinguere..
    La qualità 2 penso ci sia, così come la 3, sebbene per creare suspance mi serva più che altro dell’introduzione al post. Inserisco l’interruzione “continua a leggere” di solito dopo una domanda, o dopo aver aperto una questione.

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2015 alle 13:54 Rispondi

      Non è detto che non abbiano la qualità 1.
      Che sarebbe sta “suspance”, Chiara? :D
      L’interruzione dopo la domanda funziona solo se io arrivo nel tuo blog dalla home, ma se ci arrivo dai motori di ricerca o da un link?

      • Chiara
        28 aprile 2015 alle 14:54 Rispondi

        Sì effettivamente lo smartphone non mi ha “preso” correttamente la parola e non me ne sono accorta, scusami. A volte so dà per scontato il correttore automatico:) se ti va elimina il commento…

        • Daniele Imperi
          28 aprile 2015 alle 14:56 Rispondi

          Ma no, che elimino :D
          Da smartphone commentare è un’odissea e una tortura per me.

  3. Ivano Landi
    28 aprile 2015 alle 09:27 Rispondi

    Mi sembra di sì, che i miei titoli non lascino dubbi riguardo al contenuto dei post e allo stesso tempo insinuino la giusta dose di suspense.

    Da antologia quel “Devo scrivere un romanzo???” :D

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2015 alle 13:55 Rispondi

      Confermo che i tuoi titoli siano comprensibili :)

  4. Francesca Brambilla
    28 aprile 2015 alle 12:12 Rispondi

    mi interesserebbe molto un approfondimento riguardo il dualismo tra blog e app, e più in generale tra app e web… Quando ho letto la riflessione a cui credo tu ti riferisca mi sono trovata in disaccordo, credo che il target sia semplicemente troppo diverso, e che tutte le app esistenti non possano sostituire la libertà che il web concede. Ma io sono sicuramente un’eccezione, quando posso scegliere tra sito e app opto sempre per la prima soluzione, e sicuramente la maggioranza degli utenti ragiona in maniera diversa da me…

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2015 alle 13:57 Rispondi

      Ciao Francesca, benvenuta nel blog.
      Che intendi di preciso fra dualismo fra app e web? Argomento che potrebbe rientrare nei temi del blog, ma non app e web in genere.
      Su cosa non sei d’accordo? Le app per me non possono sostituire il web, sono troppo ristrette.

      • Francesca Brambilla
        28 aprile 2015 alle 14:17 Rispondi

        “Il web è il presente e il passato, ma potrebbe non essere il futuro. Cinque anni sono lunghi e nel 2020 le app saranno un giardino felice in cui troveremo tutto”. Lo ha scritto Scandellari, partendo da una riflessione sul futuro dei blog, e pensavo che nel tuo articolo ti riferissi a questo. A naso direi che pensare che le app possano sostituire i blog o addirittura il web mi sembra equivalente a sostenere che la coca cola possa sostituire la grappa, ma io non sono un social media strategist :)

        • Daniele Imperi
          28 aprile 2015 alle 14:21 Rispondi

          Sì, mi riferivo a quello, non avevo capito. La penso alla stessa maniera di te :)
          Un’app semplifica alcune azioni quotidiane, ma non dà informazioni, per esempio, non può risolvere problemi. Pensa ai tanti forum esistenti e ai tanti blog in cui si discute di tutto: in un’app non è possibile il dialogo fra persone.
          Volevo scriverci un post, in effetti. Forse lo farò.

          • Barbara
            29 aprile 2015 alle 11:46 Rispondi

            Scusate l’intrusione…
            Ma l’idea che nel 2020 le app sostituiranno il web, eh beh, mi ricorda tanto un colloquio di lavoro nel lontano 2002, dove un responsabile IT disse che il web sarebbe morto da lì a 5 anni. Ho sorriso ed ho rifiutato. Però ho tenuto il biglietto da visita, che certe chicche non si dimenticano. Mi aspetto che fra un po’ venga a chiedere lavoro a me ;)

        • Daniele Imperi
          29 aprile 2015 alle 12:19 Rispondi

          @Barbara: come i blog, ogni tanto arriva qualcuno che li fa morire :)

  5. Romina Tamerici
    28 aprile 2015 alle 12:15 Rispondi

    Io ci provo, non sempre ci riesco, però, rispetto ai titoli di quando ho cominciato a bloggare, spero ci sia qualche piccolo miglioramento!

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2015 alle 13:58 Rispondi

      Anche i tuoi titoli mi sembrano chiarissimi sul contenuto che introducono.

  6. LiveALive
    28 aprile 2015 alle 13:07 Rispondi

    Molte cose valgono anche per i titoli dei romanzi. L’importante è tenere a mente che il titolo genera aspettative, sia per il contenuto sia per il tono sia per tutte le altre componenti. Bisogna saper comunicare tanto con poco.

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2015 alle 13:59 Rispondi

      Sì, hai ragione, anche in narrativa un titolo sta comunicando delle aspettative al lettore. E va scelto anche in funzione del genere letterario, secondo me.

  7. Alessia Martalò
    28 aprile 2015 alle 13:41 Rispondi

    Molti SEO consigliano anche di differenziare il titolo all’interno del blog dal metatitle (quello presente nello snippet per capirci). Basti pensare alla questione spazio: il metatitle viene sempre troncato e, spesso, può essere utile poter contare su un titolo un po’ più lungo all’interno del blog.

  8. animadicarta
    28 aprile 2015 alle 14:42 Rispondi

    Come lettrice, noto che un titolo è determinante nella mia scelta di leggere o no un post. Considerando i tanti (troppi) blog che seguo, non può essere che così. Quindi cerco di tener presente questa cosa, quando ne scrivo uno io. In prima battuta mi vengono cose fantasiose, che poi modifico sempre in modo più banale. Quello che conta più di ogni altra cosa per me è la chiarezza, cioè che un titolo mi dica subito di cosa parla il post.

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2015 alle 14:48 Rispondi

      Il titolo determina proprio quello: la scelta di essere letto. Ma pochi lo hanno capito, come non hanno capito che il problema sta nell’eccessiva quantità di blog e contenuti che esistono.
      La chiarezza è un’arma vincente nel blogging :)

  9. Mariella
    28 aprile 2015 alle 21:25 Rispondi

    Il titolo di un post è il catalizzatore di attenzione. Quando sono in giro per la blog sfera annoto mentalmente i titoli e poi vado a leggere i post che mi hanno incuriosito fin dal titolo. Per questo motivo do molta importanza ai miei. Concordo che debba essere costruito su chi verrà a leggerti ed esplicativo di quanto vuoi proporre.
    A volte però, diventa un affare personale. Quando è profondamente indicativo di uno stato d’animo del blogger che attraverso di lui vuole arrivare a parlare di sè.
    Insomma il titolo deve stimolare, incuriosire, mai annoiare e indurre alla conversazione.
    Ora vado a fare l’esperimento google ahahah!
    Alla prossima.

    • Daniele Imperi
      29 aprile 2015 alle 08:01 Rispondi

      Anche a me è capitato di scrivere titoli che riflettevano un mio stato d’animo, ma è successo raramente.
      Buon esperimento :)

  10. Francesca Lia
    28 aprile 2015 alle 22:45 Rispondi

    Spesso faccio a botte con due cose ugualmente importanti che non riesco a conciliare: centrare in pieno l’argomento e la prospettiva dell’articolo, e cercare di farlo coincidere con le esigenze dei lettori. Per esempio, se metto una domanda come titolo, è una buona mossa, perchè lascio intendere al lettore che quell’articolo risolverà un suo problema, risponderà a una sua domanda. Spesso però è difficile scegliere la domanda giusta, perchè il lettore interessato probabilmente ha in testa una domanda piuttosto generica, e l’articolo è solo una risposta parziale (ovviamente, sennò sarebbe l’enciclopedia omnia). Quindi a volte devo scegliere: tradisco leggermente le aspettative con una domanda generica che si adatti più facilmente alla mentalità del lettore, o allontano una fetta di possibili lettori con un titolo più specifico ma meno interessante?

    • Daniele Imperi
      29 aprile 2015 alle 08:04 Rispondi

      La domanda a fine titolo non risolve necessariamente un problema. Io, almeno, la uso anche quando voglio riflettere su una questione e non do quindi soluzioni o consigli. Per esempio: “Come guadagnare soldi scrivendo romanzi?”. Qui non posso dare una soluzione, perché io non guadagno soldi scrivendo romanzi, ma posso riflettere sulla questione.
      Secondo me devi puntare all’argomento: se vuoi trattarlo in modo generico o specifico. Sulla base dei commenti, poi, potrai trovare idee per approfondire quell’argomento.

      • Francesca Lia
        29 aprile 2015 alle 16:41 Rispondi

        E’ una buona idea.

  11. Barbara
    29 aprile 2015 alle 09:49 Rispondi

    In qualità di “apprendista scrittrice” nei blog posso affermare che decidere un titolo adeguato per i post non è per niente semplice. Solitamente cerco di condensare ciò che è presente nei contenuti in poche parole, mostrando ai lettori la maggior chiarezza possibile. Come già ribadito da tutti voi però, queste caratteristiche non sono sufficienti, in quanto è necessario attirare al tempo stesso l’attenzione del lettore e portarlo a visionare il nostro articolo/post.

    • Daniele Imperi
      29 aprile 2015 alle 10:01 Rispondi

      A me un post viene in mente sotto forma di titolo: nel senso che l’argomento che voglio trattare arriva nella mia mente già condensato come un titolo. Poi, in molti casi, ci lavoro su per migliorarlo.

  12. Lisa Agosti
    2 maggio 2015 alle 06:37 Rispondi

    A me piacciono i titoli simpatici che catturano l’attenzione, ma per aiutare i motori di ricerca a trovarmi spesso scelgo nomi che richiamino il contenuto specifico del post.
    Per esempio, il mio post di ieri è intitolato “Il passare del tempo nel romanzo” che può sembrare noioso, avrei preferito chiamarlo “Sul tempo che passa” o “Tempus fugit” ma il titolo che ho scelto è più specifico, non lascia dubbi su quale sia il tema trattato e inoltre le parole “tempo” e “romanzo” sono ricercatissime sui motori di ricerca.
    Non sono ferrata sull’argomento SEO e vari, quindi non sono certa che il mio ragionamento abbia senso :)

    • Daniele Imperi
      4 maggio 2015 alle 07:54 Rispondi

      Potresti trovare un compromesso fra i due. Purtroppo Blogger non permette di personalizzare il title della pagina, mentre con WordPress puoi farlo con un plugin. In questo caso potresti lasciare come titolo quello simpatico (ma deve sempre comunicare al lettore il contenuto del post) e come title quello più “tecnico”.
      Riguardo ai vari titoli del tuo post, “Sul tempo che passa” e “Tempus fugit” purtroppo non significano nulla o, almeno, non sono contestuali al tema del post. Sono titoli generici che lasciano intendere il tempo che passa nella vita reale, mentre tu stai parlando del tempo che passa nel romanzo.
      Il ragionamento che hai fatto va bene, ma non è un discorso riservato ai motori di ricerca, è esteso anche e soprattutto ai lettori: pensa a chi trova il tuo link nei risultati delle ricerche (se lo trova, appunto, ma con un title “sbagliato” potresti non essere trovata): che capisce leggendo “Tempus fugit”?

  13. Sabrina Scansani
    21 maggio 2015 alle 12:15 Rispondi

    Questa cosa dello scrivere titoli con logica e non con troppa fantasia mi ha un po’ spiazzata.
    Da sempre i titoli sono la mia parte preferita, amo quelli brevi, magari di una parola, che catturino l’attenzione. Spesso, al contrario, una parola che abbia un suono o un significato particolare, ispira me a scrivere un articolo, o un racconto.
    Però questi titoli ad effetto che piacciono tanto me, sono anche quelli più inutili. Molto spesso ci metto di più a trovare il titolo che non a scrivere, e poi vengono fuori cose di una banalità imbarazzante.
    Sul mio blog, scrivo per la maggior parte racconti.
    Come si fa a decidere il titolo per un racconto usando una logica che aumenti i click?

    • Daniele Imperi
      21 maggio 2015 alle 12:49 Rispondi

      Spiazza molti, infatti :)
      Sui racconti non vale questa regola: il titolo in narrativa non segue le stesse logiche del titolo di un post. Quindi non credo ci sia un sistema per aumentare i click.
      Vedendo il tuo blog, io intanto farei apparire in home page soltanto l’estratto dei post e non il testo per intero. Altrimenti la pagina diventa pesante da aprire. Poi ci vuole un archivio per quello che pubblichi, ma non vedo categorie né la barra laterale. I racconti dovrebbero stare nella sezione Racconti.

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