Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Perché devo leggerti?

tuChe siamo tanti a scrivere è chiaro e abbiamo anche visto che domandarsi per chi scrivere, con tutti i libri pubblicati e i lettori sempre meno presenti e interessati, ci potrebbe aiutare a definire noi stessi come scrittori. O a farci comunque capire che strada prendere.

Oggi, però, voglio che abbandoniate i panni dello scrittore, tanto sono sporchi di inchiostro e vanno lavati. Vestite quelli dei lettori, che invece sono tutti belli puliti e stirati. Adesso che siete lettori, e non più scrittori, guardatevi in faccia e chiedetevi: perché devo leggerti?

Il mondo è pieno di scrittori: tu dove stai?

Ogni tanto, specialmente su Twitter, noto scrittori nuovi, gente che scrive narrativa, che tenta di pubblicare o che pubblica per conto suo. Hanno un account su Twitter e basta. Ma chi è che vi trova su Twitter? Sperate davvero di vendere un libro su Twitter?

Qualsiasi social media manager vi dirà che sui social non si vende niente – eppure continuo a vedere scrittori novelli che pubblicizzano a raffica il loro libro consigliandolo a tutti i loro contatti. I social non sono nati per quello, ma per creare relazioni. Il problema è che questi scrittori pensano di vendere e vendersi. Ma non basta scrivere qualcosa sulla scrittura nella propria bio per affermarsi come scrittori.

Quello che serve è un sito, come minimo. Fa parte delle buone pratiche che ogni scrittore deve avere, ricordate? Il problema è che molti scrittori (aspiranti, emergenti, indipendenti) sono, parere mio, pieni di sé. Come se bastasse scrivere un libro per avere diritto ai lettori.

No, non funziona così, purtroppo. Il lettore ha tutto il diritto di dire: “Perché devo leggerti?”

Il mondo è pieno di storie: tu che scrivi?

Prima di scrivere una storia io mi chiedo sempre se piacerà. Certo, la sicurezza che piaccia non ci sarà mai, non può esserci neanche dopo 20 libri pubblicati con successo – no, neanche allora, altrimenti si rischia di scrivere robaccia, secondo me.

Quanti scrittori si domandano se stanno offrendo una buona storia ai loro lettori? E quanti si chiedono se ciò che vogliono scrivere è vendibile? Là fuori è pieno di romanzi di ogni genere: quello che stiamo scrivendo dove si colloca? Fra i vendibili o fra le copie?

Con tutti gli scrittori famosi che esistono perché io devo leggere proprio te? Come spicchi in mezzo agli altri? Cosa mi dai più degli altri? Perché le tue storie sono migliori e più interessanti?

È questo che manca agli scrittori emergenti di oggi: il pensiero e la voglia di farsi delle domande e il coraggio di dare delle risposte. E di agire con coscienza e senno.

Ci sono libri di qualità: hai controllato bene il tuo ebook?

Ogni tanto qualche scrittore mi segue su Twitter e io guardo sempre i loro profili per vedere chi sono e che fanno. E anche che scrivono, ovviamente. Così capito in uno di questi scrittori e vedo che ha un sito, in cui pubblicizza i suoi libri.

Volete che non vada a controllare? E alla fine scopro che ha pubblicato con un editore a pagamento. Ok, pazienza. Ma vedo che c’è anche la versione in ebook, così mi scarico l’anteprima e inizio a leggere. E qui arriva il bello.

A parte il solito fantasy alla Tolkien, qui il problema maggiore è la grammatica. Ci sono spazi mancanti dopo la punteggiatura e puntini di sospensione a profusione, talvolta sono 5, qualche altra una decina. I dialoghi…

Ci sono libri di qualità nelle librerie: avete controllato il vostro? L’editore a pagamento che vi ha chiesto 1000 euro perché non vi ha fornito un servizio di editing o, almeno, di correzione di bozze? Ah, giusto, i 1000 euro erano per stampare i libri. Ma allora non era meglio rivolgersi a una tipografia? Ecco perché chiamo tipografi gli editori a pagamento.

In questo caso la domanda è ancora più legittima: perché devo leggerti? Perché devo spendere anche pochi euro per leggere un libro con errori grammaticali? Voglio passare sopra la fotocopia dei vari fantasy. Perché un cliente deve comprare un prodotto scadente?

Vi siete mai posti questa domanda?

Perché devono leggervi?

53 Commenti

  1. LiveALive
    27 novembre 2014 alle 07:01 Rispondi

    Ci sono rare volte in cui si può chiudere un occhio sulla grammatica: ho appena finito di leggere I Grotteschi della Musica e Serate d’Orchestra, di Berlioz; Berlioz usa una punteggiatura folle (anche cose del tipo: !.-..), ma se ti piace la musica, sono libri divertentissimi.

    In un post l’overload da informazioni online è un problema serio; sulla narrativa in vendita lo è meno perché qui il problema non è controllare più fonti possibile ma scegliere il libro che crediamo possa soddisfarci.
    In realtà il lettore non si chiede perché leggere tizio e non caio, eccetera: lui agisce secondo sua disposizione, e basta. È l’autore a farsi simili domande perché ha bisogno di improvvisarsi psicologo e capire come tirare le vendite.
    In genere cosa compra la ggente? Compra:
    – il libro visto alla tv
    – compra il libro di cui tutti gli amici parlano
    – compra il libro in vetrina
    – compra il libro con la copertina bella
    E, in realtà, basta. Chi compra Philip Roth perché si chiama Philip Roth comunque ha scoperto questo Dio vivente in uno dei modi sopra detti. Ci sono lettori che comprano in altra maniera? Sì, ma io ne vedo pochi.
    Il problema è che sono tutte cose indipendenti da noi, bisognerebbe corrompere il libraio!
    E chi compra online gli ebook? Stessa cosa, con la differenza che compra anche quelli con 5 stelle a priori. Non stupiamoci se poi la gente si fa le recensioni false. Mi chiedo: quanti lettori medi prima di comprare l’ebook con 5 stelle scaricano l’anteprima? E quanti la leggono integralmente?

    • Daniele Imperi
      27 novembre 2014 alle 13:48 Rispondi

      Non è folle quella punteggiatura, è sbagliata :)

      L’anteprima andrebbe sempre scaricata, anche perché quando compri un libro in libreria non ci credo che prima non lo sfogli leggendo qui e là.

      • LiveALive
        27 novembre 2014 alle 14:29 Rispondi

        Ti giuro che “lui è tornato” lo preso senza sfogliarlo. Ho visto la copertina, ho detto “c’è Hitler, ergo mi piacerà” e l’ho messo nel carrello XD

        • Daniele Imperi
          27 novembre 2014 alle 16:44 Rispondi

          Lo sto leggendo proprio ora. Non do ancora giudizi, però.

  2. fabio
    27 novembre 2014 alle 07:18 Rispondi

    Come hai ben sottolineato tu, prima di cliccare sul tasto “pubblica”, bisognerebbe davvero chiedersi se stiamo dando un motivo al lettore per leggere i nostri testi.

    Credo che sia anche una questione di sincerità con noi stessi. Il rischio è quello di scrivere solo per appagare il nostro ego e spacciarsi per il Dan Brown dei poveri con gli amici del bar.

    Scrivere è responsabilità. Responsabilità di divulgare informazione, conoscenza, esperienza, passione. Dimenticare, anche solo per un attimo, questo fattore intrinseco della scrittura, porta a commettere gli errori da te riportati in questo post.

    Poca cura della grammatica, scarsità di qualità generale e naturalmente un uso “stile stolker” del tasto tweet.

    Naturalmente, per quanto mi riguarda, non vale solo per gli autori di libri ma anche per chi scrive testi per il web.

    • Daniele Imperi
      27 novembre 2014 alle 13:50 Rispondi

      L’ego credo sia un problema comune negli scrittori.

      Il discorso vale per chiunqua scriva, certo, non solo in narrativa.

  3. Serena
    27 novembre 2014 alle 08:52 Rispondi

    Bellissima stimolante domanda. Me la segno assieme a quella degli errori e vedo di rispondere con l’attenzione che merita. Bravo bravo Daniele.

  4. Ivano Landi
    27 novembre 2014 alle 09:11 Rispondi

    Davvero pensi che esistano aspiranti scrittori che non si pongono una domanda così fondamentale? Secondo me tutti se la pongono, ma quello che accade è che molti si danno la risposta sbagliata :D

  5. Dario
    27 novembre 2014 alle 10:29 Rispondi

    Non scrivo libri, e farlo non è una mia aspirazione, almeno al momento. Per cui commento da lettore, piuttosto che da autore.

    Sicuramente le cose che mi spingono ad aprire un libro sono, nel caso in cui lo scrittore non lo conosca, il titolo e la sinossi che solitamente si trova sul retro dello stesso. Quindi il primo fattore determinante secondo me è l’originalità. Ma il risultato più difficile, forse, da raggiungere per uno scrittore è quello di far sì che il suo libro non venga abbandonato in corso di lettura. Personalmente, che stia leggendo un fantasy o un romanzo storico, ciò che mi coinvolge pienamente è il cogliere la realtà. Credo che la lettura sia un mezzo per vivere la realtà, una realtà diversa dalla nostra quotidianità, una realtà che sentiamo vera ma a noi negata, oltre che un mezzo che ci porti ad osservare la nostra vita con un terapeutico sguardo estraneo.

    Lo scrittore non scrive solo in funzione di se stesso, e se lo fa secondo me difficilmente arriverà al successo. Egli aspira a far breccia nei cuori del suo pubblico. E sicuramente non può raggiungere ciò ponendosi con negligenza nei confronti del suo strumento, che è proprio la scrittura, nell’uso della quale è assurdo trascurarne le regole “tecniche” e formali.

    Questo il mio pensiero da lettore. Ed ciò mi ha portato a vedere nella scrittura una sacralità che non vorrei assolutamente offendere per semplice presunzione. Ultimamente cerco anche di evitarlo con gli articoli del mio blog, che discendono da lunghe meditazioni: anche se non piacciono, non chiedo soldi né oso elevarmi a scrittore.

    Buona giornata a tutti!

    • Daniele Imperi
      27 novembre 2014 alle 14:04 Rispondi

      Il commento da lettore è forse anche puù interessante.

      Anche secondo me è importante far entrare il lettore nel vivo della realtà.

  6. Grazia Gironella
    27 novembre 2014 alle 10:43 Rispondi

    Me lo domando sì, perché qualcuno dovrebbe leggermi; anzi, me lo sono sempre domandato. Serve a mantenere il contatto con la realtà, al di là del Grande Sogno. Se valuti ciò che scrivi in base a questa domanda, spesso ti rendi conto che quello che ti sembrava fantastico non arriva nemmeno al livello dei peggiori libri in circolazione. D’accordo che non sia tutto oro quello che circola, ma il metro con cui giudichiamo i nostri lavori dovrebbe essere lo stesso con cui giudichiamo i libri che leggiamo. C’è di buono, rispetto al passato, che adesso posso tentare di rispondere alla fatidica domanda tramite le valutazioni dei lettori. Anche se sono pochi, le loro parole valgono più delle mie, e per fortuna sono più che incoraggianti.

    • Daniele Imperi
      27 novembre 2014 alle 14:08 Rispondi

      Il Grande Sogno deve avere solide basi :)
      Hai detto bene, poi, dobbiamo giudicarci esattamente come giudichiamo i libri letti.

  7. MikiMoz
    27 novembre 2014 alle 11:41 Rispondi

    La stessa domanda è applicabile ai blogger.
    Comunque, è vero: un po’ di autocritica occorre. E anche di umiltà.
    Perché dovrebbero leggerci? Io non lo so, sinceramente. Spero ci leggano perché siamo divertenti, almeno :)
    Grande post, questo.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      27 novembre 2014 alle 14:10 Rispondi

      Grazie :)
      Sì, vale anche per i blogger, certo. Potresti scrivere un post in cui chiedi ai lettori perché ti leggono :D

  8. FRANCO
    27 novembre 2014 alle 13:39 Rispondi

    Perché ti intrigo!

  9. Salvatore
    27 novembre 2014 alle 15:06 Rispondi

    Secondo me un libro si legge per diversi motivi:

    1. Perché si è interessati all’argomento, in questo caso potrebbe essere anche la copia di qualche altro libro, ma se è ben scritto, rispetta i canoni del genere e è trattato con un minimo di innovazione rispetto ai libri di riferimento, una sua nicchia la trova;

    2. Perché la storia è originale, non nuova (perché storie nuove non esistono), ma scritta con un taglio diverso, trattata in modo nuovo;

    3. Perché lo scrittore è già famoso.

    L’unico motivo per cui invece non si legge un libro è perché è scritto bene. Un libro può anche essere scritto benissimo, senza errori e con la dovuta attenzione all’impaginazione, ma se la storia è banale, noiosa o la copia della copia, semplicemente non ha mercato. ;)

    • Daniele Imperi
      27 novembre 2014 alle 16:48 Rispondi

      I 3 motivi sono in parte condivisibili, nel senso che vanno considerati caso per caso.

      Hai ragione sui motivi per cui non va letto. La prossima settimana c’è comunque un post che parte dal tuo “Refusion” ;)

      • Salvatore
        27 novembre 2014 alle 18:49 Rispondi

        Ops… se non fosse inverno vedresti una gocciolina colarmi giù dalla tempia. ^^

  10. MikiMoz
    27 novembre 2014 alle 15:56 Rispondi

    Grazie :)
    Sì, vale anche per i blogger, certo. Potresti scrivere un post in cui chiedi ai lettori perché ti leggono :D

    Ottima idea :)
    E forse la domanda più corretta sarebbe: perché state appresso a ogni mia follia?? XD

    Moz-

    • franco battaglia
      28 novembre 2014 alle 05:00 Rispondi

      Moz potrebbe farci un post ma io ti ho dato una risposta accettabile, che ti è sembrata azzardata perché mi poneva supponente, ma la provocazione era seria. E Moz forse involontariamente ha fornito la risposta: “Perché i lettori stanno appresso a ogni mia follia?”
      Perché utenti che ne sparlano altrove sono regolarmente a commentarlo? Una prima risposta facile è: c’è piace Moz. Una seconda più articolata potrebbe essere: Moz è una bellissima e frequentatissima vetrina aggratis. Se passi da Moz vieni letto da cento volte i frequentatori del tuo blogghetto. Per la legge del travaso e del “anvedi questo come scrive” un piccolo rivolo potrebbe riversarsi da te.
      Moz intriga. Moz ti parla, Moz ti segue, Moz ti risponde. Moz esiste.
      Noi tutti abbiamo bisogno di sentirci considerati. E Moz c’ha una cattedra in Sociologia, ogni post è un una preziosa dispensa.
      Immagino un post di Moz che dice: “ragazzi da oggi mi assento sei/sette mesi, vado in Patagonia a coltivare il mio io”. Panico.

      • MikiMoz
        28 novembre 2014 alle 10:34 Rispondi

        Franco, ahaha, praticamente mi descrivi come un cyborg settato per fare comunicazione globale attraverso il blogging! XD

        Moz-

  11. Manu
    27 novembre 2014 alle 16:04 Rispondi

    Si legge per provare emozioni e si scrive per trasmetterle. Altrimenti è solo una gran perdita di tempo.

    • Daniele Imperi
      27 novembre 2014 alle 16:50 Rispondi

      Vero. Quando leggiamo, secondo me, ce ne accorgiamo di più rispetto a quando scriviamo.

      • franco battaglia
        28 novembre 2014 alle 19:40 Rispondi

        Non ti piace come scrivi allora.. ;)

        • Daniele Imperi
          28 novembre 2014 alle 20:25 Rispondi

          In un certo senso è così :)

          • franco battaglia
            29 novembre 2014 alle 17:38

            Io mi piaccio troppo quando scrivo, e ancor più quando mi leggo.. chevvoifa’..
            certo non posso dire di non trovare stimoli.. eheh..

          • Daniele Imperi
            29 novembre 2014 alle 18:06

            Alla faccia della modestia :D

  12. Banshee Miller
    28 novembre 2014 alle 09:56 Rispondi

    Lo scrittore esordiente medio “spera” che qualcuno legga e apprezzi ciò che ha scritto. Tenta coi modi di cui dispone di far saper che ha scritto qualcosa. Stop. Sono talmente tante le opere in circolazione che il singolo diventa come una goccia nel mare. Il perché leggere uno piuttosto che l’altro viene assorbito dalla quantità.
    Mi spiego meglio. C’è talmente tanta roba che si pesca una manciata e in quella manciata si applica il criterio della scelta. L’enormità che resta fuori dalla manciata, purtroppo è come se non esistesse. (tra l’altro, la manciata che tiriamo su è “suggerita”, da Amazon, dagli altri store, dalle mega librerie, dalla pubblicità)

    • Daniele Imperi
      28 novembre 2014 alle 17:13 Rispondi

      In un certo senso è come dici. Da lettore, non ascolto i suggerimenti di Amazon o degli altri negozi. Mi baso su altri criteri di ricerca.

      Da scrittore devo cercare di essere visibile il più possibile.

  13. Giuse
    28 novembre 2014 alle 12:07 Rispondi

    Bell’argomento, ti dirò l’altra sera ne discutevo con un altro aspirante scrittore.
    Quello che mi ha lasciata perplessa è venire a conoscenza che alcune grandi CE non forniscono servizio di editing o correzione di bozze, se lo vuoi lo paghi.
    Questa cosa mi ha lasciata veramente stupita, un conto sono le CE a pagamento, da quelle te lo aspetti, non dalle grandi.

    Molti autori dovrebbero farsi un esame di coscienza e tornare coi piedi per terra e come dici tu, farsi la fatidica domanda, perché dovrei leggerti?

    • Salvatore
      28 novembre 2014 alle 12:53 Rispondi

      Sei sicura di questo? Qual è la tua fonte? Sarebbe interessante accertarlo… Io, ad esempio, ho sempre dato per scontato che le Case Editrici (EAP escluse), grandi o piccole, facciano editing e correzione di bozza sui testi che pubblicano, per un motivo molto semplice: ne va della loro immagine.

    • Daniele Imperi
      28 novembre 2014 alle 17:15 Rispondi

      Grandi CE che non fanno editing mi suona nuovo… Qual è la fonte di questa notizia?

  14. Sylvia Baldessari
    28 novembre 2014 alle 12:43 Rispondi

    Ottima domanda!
    Secondo me un social come Facebook può diventare una buona palestra se si pubblicano post pubblici che altro non sono che brevi racconti o storie o altro…
    A me serve, ad esempio, per ricevere alcuni feedback soprattutto quando ciò che scrivo viene condiviso da chi non ho tra i contatti. Ma io non sono una scrittrice, sono solo una donna che scrive. Forse più per me stessa e non so se il ragionamento possa valere per i veri scrittori. Ma proprio ieri leggevo come, tra questi, si stia diffondendo tale pratica… Che ne pensi?
    Bella anche l’idea del post dove si chiede perché ci leggono!

  15. Marina
    29 novembre 2014 alle 17:48 Rispondi

    Tutto vero ed è imbarazzante riconoscersi in molti dei passi descritti nel post. Da lettrice non mi soffermo mai sui “ehi ciao, ti va di leggere il mio libro?”, passo oltre senza nemmeno vedere di che si tratta; da scrittrice provo ad inventarmi strategie meno invadenti, provo ad attirare la curiosità sul libro che ho scritto a passi felpati, altrimenti cosa suggerisci di fare a chi vuole promuovere il proprio lavoro? Sui social network non devi parlarne (tra l’altro personalmente trovo appagante Twitter da altri punti di vista e per altre iniziative che mi coinvolgono e che trovo molto interessanti, tipo il gruppo di lettura condivisa di cui faccio parte!), sul blog è controproducente sovraesporsi (ed il mio nasce- vero- in seguito alla pubblicazione del romanzo, ma poi ha preso un taglio diverso che trovo molto più stimolante), ma allora come ti convinco a leggere ciò che ho scritto?

    • Daniele Imperi
      29 novembre 2014 alle 18:05 Rispondi

      Ciao Marina e benvenuta nel blog.
      Nel blog potresti creare un box nella barra laterale con la copertina del libro e il link a una delle librerie online in cui comprarlo. Poi potresti far scaricare un’anteprima del libro, magari le prime 20 pagine.

  16. Marina
    29 novembre 2014 alle 19:45 Rispondi

    Grazie per i consigli, Daniele, è da un po’ che trovo interessanti i suggerimenti di chi ha le competenze per farlo: dalle critiche costruttive trovo ottimi spunti per migliorarmi. Volevo chiederti, ma Amazon già consente di leggere un’anteprima del libro. Ti riferisci a questo o alla possibilità che potrei offrire anche io dal mio blog? Perché se è così, non saprei davvero dove mettere mano! (Un po’ ignorantella, nel settore, ehm!)

    • Daniele Imperi
      1 dicembre 2014 alle 07:57 Rispondi

      Amazon dà la possibilità di leggere l’anteprima, ma solo se hai un kindle o l’applicazione kindle per pc. Amazon per, impone di mantenersi entro un certo limite di pagine, dovresti quindi prima leggere le condizioni. Per creare un’anteprima ti basta salvare in pdf parte del manoscritto, puoi farlo sia con Word sia con Writer.

  17. Marina
    1 dicembre 2014 alle 08:35 Rispondi

    Grazie mille. Lo farò! :)

  18. Marco
    9 dicembre 2014 alle 18:40 Rispondi

    Ricordatevi che gran parte dei libri delle librerie sono sistemati offrendo solo il dorso e gli ebook che hanno le copertine a “francobollo” mostrano quasi solo il TITOLO.
    Non dimentichiamoci quindi dell’effetto che questo fa al possibile lettore e lui, a mio parere, da li’ inizia la sua scelta ancor prima della visione dell’intera copertina, della lettura della sinossi o dell’incipit.
    Il fascino, la seduzione, lo stimolo al’immaginario del titolo non sono secondari a nulla.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2014 alle 11:46 Rispondi

      Ciao Marco e benvenuto.
      Hai ragione, bisogna considerare anche come sono disposti ebook e libri in cataloghi e librerie.

  19. Giacomo
    11 dicembre 2014 alle 12:32 Rispondi

    Direi che hai centrato il nocciolo di tutto l’ ambaradan : nel momento in cui scriviamo, e poi pubblichiamo, il nostro libro, cartaceo e/o digitale che sia, dobbiamo metterci nei panni del lettore, e domandarci perchè scegliere il nostro in mezzo a una marea di roba simile. Già il solo porsi questa domanda ci consente di scrivere con maggior criterio rispetto ai tanti che non se la pongono affatto.

  20. elisa
    22 dicembre 2014 alle 21:27 Rispondi

    Io me lo domando ogni volta che rileggo quel che scrivo e ogni volta che vedo gli scaffali delle librerie piene zeppe di libri e sinceramente ancora non sono arrivata ad una risposta. Nell’attesa dell’illuminazione comunque faccio leggere i miei racconti a chi mi sta accanto e sono sempre aperta ad accettare consigli e critiche, come minimo.
    Ho scoperto questo blog stanotte non riuscendo a dormire e ora mi sto leggendo tutti i post, davvero utili e interessanti. Non riuscirò a smettere, temo.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 08:02 Rispondi

      Ciao Elisa, benvenuta nel blog. A guardare i tanti libri negli scaffali delle librerie verrebbe da pensare che quasi nessuno si pone questa domanda :)

  21. Il meglio del blog nel 2014
    31 dicembre 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] Perché devo leggerti? […]

  22. Martin Rua (@MartinRua)
    26 gennaio 2015 alle 19:23 Rispondi

    MEGLIO TARDI CHE MAI…

    Caro Daniele,
    ho avuto un’esperienza simile alla tua proprio con un libro di fantasy, ma in realtà mi è capitato con molti libri di scrittori emergenti (emergenti un po’ come me, intendiamoci, non mi considero ancora “affermato” e/o “realizzato”, nonostante la mia fortunata posizione). Il problema grave è proprio la sciatteria che contraddistingue i libri che questi “colleghi”, in maniera assai temeraria, lanciano sul mercato. Questo e la trappola nella quale continuano a cadere pur di pubblicare: il tipografo/editore a pagamento. Una tentazione alla quale non ho mai ceduto.
    Provo un dolore quasi fisico leggendo brani di questi libri; faccio una fatica titanica ad arrivare al punto, sperando a ogni virgola che “dai, forse fra un paio di righi le cose migliorano”. Macché, loro hanno proprio scritto tutto il libro così. Non è una svista, è ignoranza.

    Io devo molto (forse tutto) all’autopubblicazione. Ho iniziato a essere conosciuto proprio grazie a uno degli ebook che autopubblicai più di due anni fa e sebbene non fossi stato aiutato da un editor (per chi cerca di sbarcare il lunario so’ costi, si sa), almeno partivo da una conoscenza buona della grammatica. Insomma, bisogna anche “misurarsi la palla”. Grazie all’autocritica che ormai faccio costantemente di me stesso e dei miei lavori, per esempio, so che i miei romanzi non sono dei capolavori, so che ho ampi margini di miglioramento e che – anche se con un piccolo dolore – devo accettare tutte le critiche, se voglio davvero raggiungere un buon livello.
    Quanti scrittori emergenti lo fanno? Pochi, altrimenti non avremmo questa pletora di robaccia in giro.
    Le tanto vituperate case editrici spesso (non sempre, eh) servono proprio a creare un filtro. Solo che noi scrittori non lo capiamo e pensiamo sempre a un complotto. “Perché a me non viene data la possibilità di provarci?”, si domanda il povero autore scartato.
    Scriviamo troppo, questo è un altro problema. E grazie ai nuovi media abbiamo tutti la possibilità di condividere quel che scriviamo. A un certo punto quindi sorge spontaneo quel desiderio “ma quasi quasi pubblico qualcosa…”
    Ma quasi quasi no! Limitati a Facebook e al tuo blog!
    Ok, l’ultima era un po’ cattiva, lo ammetto. Tant’è…
    Abbracci,
    M

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 07:48 Rispondi

      Ciao Martin e benvenuto.
      Purtroppo molti emergenti che si autopubblicano hanno fretta e neanche conoscono bene la grammatica. Il povero autore scartato deve fare un po’ di autocritica.

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