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Gli obiettivi del fantastico

Gli obiettivi del fantasticoRecentemente ho letto un articolo critico di Damien Walter sul sito del giornale The Guardian a proposito della letteratura fantastica. L’articolo è intitolato Fantascienza e fantasy dovrebbero fare di più che intrattenere? L’autore si chiede se fantascienza e fantasy siano solo vano intrattenimento o se sia possibile pensare seriamente alla letteratura fantastica.

Non sono d’accordo sulle idee e sulle riflessioni di Walter, per vari motivi. In primo luogo non vedo perché non si possa pensare seriamente a un genere letterario che offre solo intrattenimento. Così mi sono chiesto quali siano gli obiettivi del fantastico. Che cosa spetta agli scrittori di questi generi narrativi? Che cosa devono dare ai lettori?

Rappresentazione dei personaggi nel fantasy: sessismo e stereotipi

L’autore dell’articolo sostiene anche che fantascienza, fantasy, horror, steampunk debbano essere positivi nel rappresentare temi come sesso e razza. E qui introduce due esempi, su cui vale la pena dibattere, secondo me.

Si accenna al fatto che nella letteratura fantasy non vi siano stati progressi nella raffigurazione dei personaggi femminili, un genere che ancora oggi mette in campo principesse indifese ed eroine sensuali. Su questo posso essere d’accordo, ma la riflessione va estesa anche allo stereotipo maschile presente in gran parte delle opere. La figura dell’eroe bello e invincibile ha una presenza consolidata in molti romanzi.

La mia idea è che molti fantasy “classici” siano legati alla fiaba, in cui la figura del principe che affronta pericoli per salvare e sposare la principessa è abbastanza abusata. Il cinema non aiuta in questo senso, si preferisce sempre affidare all’attore bello la parte principale.

Molte eroine, non solo nella letteratura fantastica ma anche nel fumetto, sono sensuali, le stesse copertine offrono al lettore una visione ben precisa della donna, perché quella visione, purtroppo, vende. Attira e vende.

Stereotipi razziali nel fantastico

Walter nel suo articolo accenna anche al film John Carter, uscito qualche mese fa al cinema, e qui commette un grave errore di valutazione. Sostiene che il fantasy – John Carter è fantascienza – è colpevole nella rappresentazione della razza, quando anche in un film del 2012 c’è un’evidente presenza di stereotipi razziali.

Innanzitutto il film John Carter non è colpevole di nulla, poiché è basato su un romanzo di Edgar Rice Burroughs del 1912 (The Princess of Mars), molto fedele all’opera. In secondo luogo il personaggio di John Carter è un soldato della Virginia, durante la guerra civile americana, nel 1870 circa. La Virginia faceva parte degli Stati Confederati e quindi era favorevole alla schiavitù. Mi sembra dunque normale che il personaggio abbia attitudini razziali nei confronti di indiani ed extraterrestri, attitudini che comunque non ho rilevato.

Leggendo Il Signore degli Anelli e anche La Spada di Shannara mi viene da pensare che anche in quei romanzi vi siano stereotipi razziali. Si parla abbondantemente di razze differenti da quella umana e alcune sono dipinte come pericolose e malvagie.

Anche negli stessi romanzi di Walter Moers accade lo stesso, ma non per questo si può parlare di stereotipi. Se in una storia c’è un conflitto fra la razza umana e un’altra, è naturale che vi siano certe attitudini e certi comportamenti. Come è naturale che lo scrittore si immedesimi nell’uomo e non in uno gnomo, in un orchetto o in un’altra creatura.

Gli obiettivi del fantastico e l’abbattimento degli stereotipi

Secondo me vanno semplicemente abbattuti determinati stereotipi nel fantastico. Basta con le donne indifese e basta con l’eroe bello, basta anche con il solito uomo selvaggio e trascurato che diviene eroe suo malgrado. Sono ormai figure abusate.

Il fantastico dovrebbe puntare le luci sulla gente comune e raccontare storie di quella gente. In un mondo inventato, con creature mitologiche, così come in un pianeta colonizzato a migliaia di anni nel futuro. Non ha importanza l’ambientazione storico-mitologica e geografica. È importante che siano rappresentate persone comuni, in cui il lettore potrà più facilmente immedesimarsi.

Ma è anche importante la storia. Il razzismo esiste e è esistito negli anni passati. Se si rappresenta un personaggio razzista non significa che si stia difendendo e proclamando idee razziste. La letteratura deve essere e restare libera di rappresentare e raccontare ogni tipo di storia.

Quali sono secondo voi gli obiettivi del fantastico? Vi riconoscete nell’analisi di Damien Walter?

10 Commenti

  1. Romina Tamerici
    5 luglio 2012 alle 15:04 Rispondi

    Io non ho letto molti libri di genere fantastico, comunque credo anch’io che ci siano spesso troppi stereotipi. Sicuramente molto dipende, come hai detto tu, dall’influsso che ha la fiaba su questo genere, ma le fiabe offrono tantissime varianti che non ho mai sentito applicate al genere e che potrebbero portare un po’ di originalità. Le fiabe non parlano solo di principesse indifese ed eroi affascinanti.

    Per quanto riguarda gli stereotipi hai trattato i due esempi che più di tutti mi infastidiscono: il genere e la “razza” (anche se sarebbe meglio non usare questo termine).

    Parliamo de “Il signore degli anelli” (il film, perché il libro non l’ho letto) che è una storia che amo molto e dunque conosco. Io, se incontrassi il caro Tolkien, gli chiderei: perché tra i nove membri della compagnia dell’anello non c’è neanche una donna? Le donne non vanno in guerra, risponderete voi al suo posto. Eppure il film è pieno di donne coraggiose, donne gueriere o guaritrici. Ci sono varie “razze” e alcune aspramente criticate (basta pensare alle continue sfide tra Legolas e Gimli, rispettivamente un elfo e un nano), tuttavia in molti casi è un problema di facciata (i due personaggi appena citata infatti sono amici anche se faticano ad ammetterlo). E poi Aragorn (uomo) sposa un’elfa, no? Insomma, ci saranno anche degli stereotipi, ma sono bilanciati e stravolti (poi cadendo nello stereotipo opposto, a volte).

    Il fantastico può fare di più? Può avere degli obiettivi più alti del mero intrattenimento? La mia risposta è che non può: deve!

  2. Daniele Imperi
    5 luglio 2012 alle 15:23 Rispondi

    Al tempo in cui Tolkien ha scritto quel romanzo la condizione della donna era quella che era, forse è per questo che non ci sono donne fra i nove :)

    Nella saga di Shannara di Terry Brooks invece compaiono.

    Sulle razze non saprei, esistono comunque, il fatto è che nel fantasy – almeno nei libri che ho letto io – non esistono “razze grigie”, ma solo razze buone e razze cattive.

    Il fantasy, come la fantascienza, dovrebbe prospettare forse soluzioni, utopie magari, di vita migliore.

  3. Salomon Xeno
    5 luglio 2012 alle 21:46 Rispondi

    Il punto è che le razze fantasy sono proprio specie diverse. Uccidere un orchetto non è come uccidere un umano (infatti nelle appendici racconta come Aragorn farà pace con gli umani “cattivi” ma continuerà a massacrare orchetti). Inoltre ci sono razze buone e razze cattive. Anche per questo forse bisogna un po’ superare certi canoni, oppure in qualche modo forzarli.
    Sul ruolo delle donne, il problema è culturale. Il fantasy mitologico (ci mettiamo anche LotR) è quello che è, e nella mitologia le donne hanno un ruolo piuttosto delimitato: difficilmente le vediamo fronteggiare i titani ma molto spesso sono sedotte e abbandonate. Il fantasy di tipo medievale, se ha pretese di realismo, inquadra le donne in un certo contesto e sappiamo bene che nel medioevo la donna un po’ indipendente rischiava grosso. Del resto non so quanto una donna che si comporta esattamente come l’eroe di turno sarebbe credibile (o desiderabile). Mi è capitato qualche volta di incontrare figure femminili forti, o quantomeno dignitose, il cui ruolo era mettere in risalto la stupidità dell’eroe.
    Però ammetto che il problema razziale sia più facile da affrontare, almeno nella narrativa.

    @Romina: Peter Jackson ha ingigantito il ruolo dei personaggi femminili. Nel libro di Tolkien sono meno importanti, soprattutto Arwen, che potrebbe benissimo essere un arazzo appeso alla parete.

  4. Daniele Imperi
    6 luglio 2012 alle 09:02 Rispondi

    @Salomon: condivido pienamente. Una donna può non essere la solita bella principessa indifesa, ma non è detto che debba essere l’eroina che affronta un esercito, perché, come hai fatto notare, non sarebbe credibile né desiderabile. Inoltre è anche vero che un fantasy che si fonda su un contesto medievale non può mostrare le donne troppo indipendenti.
    Quindi vanno bene donne forti, ma che siano credibili all’interno del contesto in cui sono inserite.

  5. Romina Tamerici
    6 luglio 2012 alle 12:50 Rispondi

    Ma nomi tipo “Giovanna d’Arco” non vi dicono niente? Ci sono state donne guerriere nella storia, quindi potrebbero esserci anche in un fantasy ambientato nel Medioevo. Comunque, stiamo sbagliando il principio di base: una donna dovrebbe aver peso nella vicenda senza scimmiottare i comportamenti maschili! Dovrebbe portare il suo contributo come donna, moglie, madre e non fingendosi ciò che non è. Non voglio personaggi alla “Mulan”, non è questo che chiedo, o non necessariamente. La parità non si raggiunge facendo sì che le donne assomiglino agli uomini, ma nel fatto che abbiano le stesse possibilità di esprimere il loro potenziale.

    Mi dispiace sapere che Tolkien riduce l’importanza di Arwen. Secondo me, è uno dei personaggi più interessanti.

    Ora dirò una cosa che forse non accetterete, ma Baricco (lungi dall’essere il top della letteratura moderna, ma ha scritto anche libri discreti) nel suo libro “Iliade”, assegna un magnifico ruolo ai personaggi femminili, senza snaturare il senso del poema epico originale (almeno non per questo, poi altrove… in alcuni punti, aiuto!).

    Per quanto riguarda le razze, il problema è proprio quello della forte dicotomia tra razze buone e cattive. Per quanto brutti e crudeli gli orchetti non hanno mai modo di mostrare il loro lato buono. Quale? Non lo so, ma io sono fatta così, non riesco a credere che non abbiano un lato buono!

    E come al solito mi sono dilungata, scusate.

  6. Daniele Imperi
    6 luglio 2012 alle 13:13 Rispondi

    @Romina: hai espresso benissimo tutto ciò che c’era da dire. la donna nel fantasy deve emergere come donna, non come un’imitazione dell’uomo. E sulle razze anche bisogna trovare il modo di mostrare il lato buono – e cattivo – di tutte.

    Nella saga di Shannara di Terry Brooks gli Gnomi sono un po’ come gli Orchetti di Tolkien, ma in un romanzo troviamo uno gnomo alleato. Non ricordo più quale, ma non sono sempre mostrati come i cattivi di turno.

  7. michela
    8 luglio 2012 alle 21:08 Rispondi

    È interessante la domanda su quali siano gli obiettivi di questo o quel genere.
    Per me personalmente è una domanda troppo complessa. Per come la vedo io, chi scrive scrive prima di tutto per raccontare una bella storia, e raccontarla bene: il resto (società, razzismo, stereotipi e tutto quel che vuoi) vengono da soli, mentre l’autore fa il suo lavoro. Non so se mi sono spiegata bene, ma credo che uno che si metta lì a dire “voglio mettere meno di questo elemento, più dell’altro” alla fine riesca a fare solo un lavoro rigido, artefatto.

  8. Daniele Imperi
    9 luglio 2012 alle 09:31 Rispondi

    @Michela: anche la risposta ha un senso e forse è proprio così.

  9. Come citare una risorsa
    18 settembre 2012 alle 05:01 Rispondi

    […] una risorsa nel proprio testo ne migliora la leggibilità. Un esempio è visibile nel mio articolo Gli obiettivi del fantastico: Recentemente ho letto un articolo critico di Damien Walter sul sito del giornale The Guardian a […]

  10. Alessandro
    12 maggio 2016 alle 15:45 Rispondi

    La donna almeno nei miei romanzi deve essere una benedizione ed un piacere se giovane e bellissima mai una condanna

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