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Gli errori nei libri

Gli errori nei libri
Dai refusi agli errori grammaticali: esistono libri di qualità?

A me gli errori danno parecchio fastidio. Fin dai primi tempi delle mie letture mi sono accorto di avere una buona capacità nello scovare errori di ogni tipo: grammaticali, refusi, errori di stampa di qualsiasi genere. Mi saltano agli occhi subito, eccetto i miei, ovvio, tanto che anche a distanza di tempo scopro qualche refuso nei miei post.

Questa capacità mi ha spinto a frequentare un corso intensivo (un giorno) per correttore di bozze nel 2009, organizzato dalla casa editrice Bel-Ami Edizioni. È stato interessante, anche perché ho scoperto che non è così semplice il lavoro di correzione delle bozze e che non si basa soltanto sul trovare un refuso qui e uno là.

Che cosa succede al nostro manoscritto inviato e accettato?

Anche se ora qualcuno sostiene che la figura del correttore di bozze sia scomparsa o sia in via di estinzione, a quel tempo il manoscritto veniva letto dal correttore, che segnalava all’autore i vari errori da correggere.

La nostra insegnante disse che venivano effettuate tre letture e altrettante correzioni, ma che poi il libro doveva andare in stampa, anche se veniva scoperto qualche altro errore. Ecco, a me questa è sembrata davvero una stupidaggine, non nel senso che non sia vero quanto ha detto, ma che si possa mandare in stampa un testo che contenga errori solo per questa regola delle tre letture/correzioni.

Non so sinceramente se ogni casa editrice si comporti in questo modo, se in qualcuna la figura dell’editor svolga anche le funzioni di correttore di bozze, fatto sta che io continuo a leggere libri con errori di ogni tipo.

Ultimamente ho acquistato la nuova saga di Mondo9 di Dario Tonani, edita da Delos Digital, e sono rimasto molto deluso, non solo a livello di storia – di gran lunga di qualità inferiore alla prima saga – ma anche a livello di testo: mai trovati tanti errori in una storia come in Mechardionica. La mia impressione è che quel racconto sia stato scritto di fretta, non riletto neanche una volta e pubblicato dall’editore senza nemmeno leggerlo.

Possibili cause degli errori di stampa

Quattro occhi sono meglio di due, ma allora perché continuiamo a trovare errori nei libri? Io quando scrivo rileggo in continuazione ma, come ho detto, capita che trovi errori qui e là, anche nei miei racconti: maschili per femminili, singolari al posto dei plurali, articoli mancanti, ecc.

Nel caso che ho descritto sicuramente ha giocato la fretta. Non credo ci sia stata una rilettura, perché alcuni errori sarebbe stato impossibile non notarli.

Negli altri casi la colpa è da addossare al correttore di bozze, se c’è, o comunque all’editor, che non ha saputo scovarli.

Come scovare errori

Quando ho frequentato la scuola del fumetto, uno degli insegnanti di sceneggiatura mi disse che la correzione di un testo, anzi la ricerca di refusi ed errori, si effettuava leggendo al contrario, dall’ultima parola della pagina alla prima.

È vero che quando leggiamo il nostro cervello immagazzina le parole a colpo d’occhio, nel senso che leggendo la prima parola possiamo vedere quelle intorno, che vengono recepite. Mi sembra che proprio su questo si basi la lettura veloce. Quindi una lettura del testo potrebbe non farci trovare possibili errori perché con un’occhiata veloce abbiamo capito il senso di quella frase.

Ma leggere al contrario quanto sarà di aiuto? Possiamo certamente trovare, per esempio, un refuso sfuggito (la correzione di bozze va fatta non a schermo ma su un testo stampato, quindi scordiamoci la sottolineatura rossa dei programmi di scrittura), ma se mettiamo un plurale al posto del singolare, leggendo al contrario non ce ne possiamo accorgere.

La lettura ad alta voce, sia da parte dell’autore sia del correttore di bozze e/o dell’editor, credo sia un buon aiuto: in quel modo possiamo ascoltare ciò che abbiamo scritto e se scriviamo, per esempio, “Bill uccise suo moglie con un colpa di martello” dobbiamo essere davvero assonnati o, peggio, ubriachi per non notare quei due errori.

Non mi fido del programma di scrittura, perché quella frase risulta corretta: l’unica sottolineatura è sul nome Bill che ancora non è stato inserito nel vocabolario di Writer. “Suo” e “colpa” sono parole esistenti, quindi corrette per una macchina, ma non certo per l’uomo in quel preciso contesto.

Un gruppo di lettura sarebbe un tesoro per uno scrittore: più occhi che leggono e quindi più probabilità di trovare errori.

Il tempo è un altro validissimo aiuto: più ne passa dalla rilettura del manoscritto e più l’autore dimentica ciò che ha scritto. Ecco perché molti consigliano di lasciar trascorrere anche tre mesi dalla lettura del proprio romanzo.

In quel caso in genere si parla di trovare lacune o parti da tagliare, insomma una sorta di primo editing fatto dallo scrittore, ma secondo me aiuta anche a rintracciare errori di battitura.

Quanti errori trovate leggendo?

Perseguitano solo me gli errori e i refusi nei libri? Riuscite a sopportarli? Come cercate di evitarli nei vostri testi?

32 Commenti

  1. Francesco
    15 marzo 2014 alle 07:24 Rispondi

    Ogni tanto qualche errore mi capita di trovarlo, sia nei libri che nelle riviste specializzate, ma se in quest’ultime può essere un po’ giustificato dai tempi di pubblicazione, nei libri invece, non me lo spiego.

    Per quanto riguarda i miei post, leggo e rileggo ad alta voce.

    In questo percorso, il tuo blog mi è stato molto utile.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2014 alle 07:26 Rispondi

      Sì, vero, non ci avevo pensato: riviste e quotidiani hanno ritmi frenetici rispetto ai libri, quindi sarebbe più giustificabile.

      Mi fa piacere che il blog ti abbia aiutato :)

  2. Enzo
    15 marzo 2014 alle 11:27 Rispondi

    Quando leggo capita anche a me di scovare errori o refusi vari. Ma non sono così intollerante.
    Forse perché parto da un presupposto:
    L’uomo è imperfetto.
    Di conseguenza anche le sue azioni e opere.
    Ovviamente parlo di sviste e refusi di digitazione, non certo di errori grammaticali.
    Sorrido. Sai che cosa mi ha ricordato questo tuo post?
    Una volta scrissi un racconto:”….[]… un’altra…[]…..”. In fase di revisione cambiai sostanzialmente la frase, il soggetto passò dal femminile al maschile; com’è ovvio:”….[]… un’altro…[]…..”!
    Sì, hai letto bene, lasciai l’apostrofo.
    Mi sarei preso a schiaffi!

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2014 alle 17:24 Rispondi

      Guarda che è capitato anche a me quell’errore :)
      Quando ho in mente un sostantivo femminile e poi invece cambio al maschile e lascio l’apostrofo…

  3. Luca Sempre
    15 marzo 2014 alle 11:35 Rispondi

    Io ad esempio lascio passare almeno sei mesi prima della rilettura finale e la terza fase di correzione.

    L’unico modo che ho per fare degli interventi mirati è dimenticare di aver scritto quel racconto o romanzo. Ma proprio dimenticarmene. ;-)

  4. Laura Tentolini
    15 marzo 2014 alle 12:02 Rispondi

    Nessuno è immune da errori e refusi, nemmeno lo scrittore più acclamato, fanno parte dell’attività di scrittura in sé.
    Questo non vuol dire che dobbiamo, secondo me, continuare a correggere i nostri testi all’infinito: se un testo, riletto a distanza di tempo, non ci piace più, penso sia perché noi siamo cambiati.
    Personalmente adotto questa filosofia, considero cioè ogni testo frutto di un mio periodo, e lo accetto così com’è, lo correggo ma senza cercare di cambiare la storia, e passo a scrivere altro.

    Non dimentichiamo che l’editing è un costo non indifferente per l’editore, soprattutto se investito in autori esordienti dai ritorni difficili da prevedere.
    Per esperienza diretta aggiungo che tanto migliore è il livello di correzione del nostro testo, tanto maggiore sarà la probabilità di vederlo pubblicato.

    Per assurdo, una trama banale ma ben corretta, trova miglior accoglienza presso l’editore di una bella storia che richiede, invece, ancora molto lavoro di editing.
    Buona domenica.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2014 alle 17:29 Rispondi

      Correggere all’infinito no, la storia intendo, ma errori di battitura sì.

  5. Grazia Gironella
    15 marzo 2014 alle 14:32 Rispondi

    Anch’io mi baso molto sull’attesa tra un passaggio di revisione e l’altro, e anche sul numero dei passaggi; inoltre leggo il testo a bassa voce prima di proporlo. Comunque Laura ha ragione, ogni lavoro è figlio di una fase della nostra evoluzione. Correggere molto e bene è necessario, ma incaponirsi non giova. L’ho fatto con il mio primo romanzo, e dopo anni mi sono resa conto di avere soltanto perso tempo. Meglio scrivere qualcosa di nuovo.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2014 alle 17:33 Rispondi

      Sì, su quello concordo: a me infatti le prime storie scritte non piacciono più e non ci rimetterei mano.

  6. Alessandro Madeddu
    15 marzo 2014 alle 16:19 Rispondi

    La correzione delle bozze ha subito gli effetti della delocalizzazione, come molti altri comparti dell’economia nazionale :) I libri italiani vengono corretti da bambini del Bangladesh pagati un euro a giornata. Che comunque è sempre meglio che cucire palloni.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2014 alle 17:36 Rispondi

      Beh, certo, meglio che cucire palloni per loro, ma non certo per la qualità dei nostri libri :)

  7. Fabrizio Urdis
    15 marzo 2014 alle 17:48 Rispondi

    Ciao Daniele,
    io per una prima correzione ho trovato molto utili i programmi TTS (text to speech), che leggono ciò che hai scritto.
    Un’altra cosa che mi aiuta molto a disinnamorarmi di ciò che ho scritto è leggere ogni paragrafo fino alla nausea.
    In linea di massima se trovo qualche errore ma il manoscritto nella sua totalità risulta professionale sono comprensivo… ma mi sono reso conto che in questo siamo parecchio diversi :D

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2014 alle 18:12 Rispondi

      Non conoscevo questi programmi… interessanti. E la voce è naturale?

      Leggere fino alla nausea… è nauseante in effetti :)

      Dipende dagli errori… tu quali intendi?

      • Fabrizio Urdis
        16 marzo 2014 alle 00:51 Rispondi

        Nei TTS la voce è meccanica ma secondo me è meglio perché ti ‘obbliga’ a fare più attenzione e li uso per trovare errori evidenti, come errori di battitura, che però sfuggono all’autore che rilegge perché sa già che termini ha usato.

        Per quanto riguarda “leggere fino alla nausea” a me serve perché se ho scritto cose che ho difficoltà a cancellare mi aiuta a trovare il coraggio :D

  8. MikiMoz
    15 marzo 2014 alle 17:51 Rispondi

    Per gli errori basta rileggere (e in qualche caso, far rileggere). Sul ritmo della storia, sulle frasi, sul funzionamento della musicalità e delle forme corrette… aspetto un poco di giorni (nel caso di grandi storie) e rileggo con calma^^

    Moz-

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2014 alle 18:13 Rispondi

      Rileggere dici che basta? Se fosse così, non ci sarebbero errori nei libri.

      • MikiMoz
        15 marzo 2014 alle 20:53 Rispondi

        Sarà che i correttori di bozze sono malpagati e/o non interessati, e quindi rileggono sommariamente :p

        Moz-

  9. Tenar
    15 marzo 2014 alle 19:43 Rispondi

    Io sono dislessica, quindi non trovo gli errori leggendo, neppure al contrario (rileggo tantissimo, leggo ad alta voce, faccio leggere agli altri e poi imploro pietà all’editor, quando si arriva a lui). In ogni caso sono d’accordo con quanto scrivi.
    Solo una precisazione sull’esempio che hai citato. Non ho letto il racconto che hai citato, ma conosco bene Delos Digital dato che tre miei racconti vi saranno pubblicato nel corso del 2014. Posso assicurarti che la correzione di bozze viene fatta. Almeno, so per certo che è stata fatta per il prima dei miei racconti, dato che ne ho già letto la versione corretta (dove oltre alla correzione degli errori sono state fatte anche delle sostituzioni lessicali). Va anche detto che ogni collana di D.D. pubblica un racconto alla settimana, non so come siano messe le altre collane, ma Sherlokiana, quella per cui scrivo, ha un solo responsabile che si sta sobbarcando una quantità di lavoro enorme (e ha pure un altro impiego). Qui finisco i fatti. La sensazione è che non ci siano le possibilità economiche per assumere nuovo personale (con ebook a 0.99€ sia gli autori che gli editori non diventano ricchi). Non voglio fare quella che difende a tutti i costi l’editoria in generale e il mio editore in particolare, né spiegare la presenza di errori (cosa imperdonabile) in un testo che per altro non ho letto, solo esporre le dinamiche editoriali.

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2014 alle 08:46 Rispondi

      Beh., nel tuo caso c’è l’editor e sei a posto.

      Sulle dinamiche editoriale, non so, il discorso per me non regge perché un prodotto immesso nel mercato deve essere di qualità.

  10. Tenar
    15 marzo 2014 alle 19:44 Rispondi

    .. E infatti ho scritto “pubblicato” e non “pubblicati”…

  11. Ivano Landi
    15 marzo 2014 alle 21:52 Rispondi

    Ti posso portare ad esempio una mia esperienza personale che risale a cinque o sei anni fa. Una mia amica di quel periodo aveva tradotto dall’inglese un libro di un autore straniero che doveva essere pubblicato da una casa editrice italiana molto importante (per questo non faccio nomi). Il libro era già passato dalle mani del correttore di bozze (della casa editrice molto importante) ed era ormai pronto per entrare in tipografia. Io mi trovavo a casa della mia amica traduttrice e mi misi a scorrere per curiosità una copia della bozza di stampa che le era stata inviata. Nel giro di pochi di minuti notai un primo errore e poco dopo un altro… Il risultato fu che la mia amica fece bloccare la stampa del libro e mi fu affidata un’ulteriore correzione della bozza. Alla fine individuai oltre venti refusi che erano sfuggiti al correttore ufficiale della casa editrice.

  12. Ivano Landi
    15 marzo 2014 alle 21:54 Rispondi

    …Ed io ho scritto: “Nel giro di pochi di minuti…” Ahahah!

  13. franco battaglia
    16 marzo 2014 alle 09:25 Rispondi

    Io ricoreggo e riformulo anche cinque minuti dopo… la lettura comporta una rielaborazione automatica del testo… difficile che mi (ri)piaccia qualcosa scritto in precedenza… incontentabile (o scassaminchia)?

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2014 alle 07:32 Rispondi

      Guarda, anche io faccio esattamente come te: sono incontentabile e rigido con me stesso.

  14. Gabriele Mercati
    16 marzo 2014 alle 19:47 Rispondi

    Ciao Daniele, io sono uno di quei disordinati che fa un sacco di errori, specialmente grammaticali o di sintassi, mi piace scrivere ho creatività da vendere, ma non ho le basi del Latino e questa è la mia croce!
    Cmq trovare gli errori deve essere difficilissimo anche per gli esperti.
    Porto un esempio: in un romanzo che sta per uscire, prima di approvare la versione di stampa che l’Editore mi ha inviato, l’ho riletta attentamente, non leggevo quelle rige da oltre due anni, quindi ricordavo poco, così ho trovato 17 errori (fra refusi, plurali, virgolette al posto dei caporali nei dialoghi e cose simili). Considera che la prima lettura su carta l’aveva fatta mia moglie, è li saltavano fuori gl’orrori grammaticali, poi ho riletto io, poi un amica su PC (che si reputa esperta…) corretto da me e riletto. Non contento ho fatto verificare il tutto da una amica in pensina ex docente Universitario d’Italiano, corretto e inviato agli editori. Ero convinto che tutto fosse perfetto! Eppure nell’ultima rilettura sono usciti 17 errori, trovato da me, che è tutto dire. Se lo leggi tu sono convinto che troverai altre cosette.
    Molti Editori sostengono che il testo perfetto sia quasi impossibile, ovviamente anche i testi con errori sono odiosi!
    Ciao (ho fretta non ho riletto ah ah a!…boh)
    Gabriele

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2014 alle 07:34 Rispondi

      Io invece non sono d’accordo con quell’affermazione: secondo me il testo perfetto – a livello grammaticale e di errori di stampa, ecc. – si può avere.

      È invece grave che l’editore non abbia trovato quegli errori.

  15. Ulisse Di Bartolomei
    17 marzo 2014 alle 11:35 Rispondi

    Salve Daniele
    ” … si può avere.”
    Mi permetto di aggiungere… finché non ti accorgi dell’ennesimo errore!
    Ho trovato tre tipi di errori. Quelli dovuti a fonetica interiorizzata sbagliata. Ad esempio ho scoperto che dieci anni fa circa ho scritto “compaggine” nella mia registrazione in facebook. A volte è una pressione anomala sulla tastiera a raddoppiare le lettere ma non posso appurarlo. Ricordo però che non volevo usare il solito inglesismo stra abusato “team” e ho usato quel vocabolo forse per la prima volta nella mia vita. Quelli dovuti alla battitura. Di solito le lettere sbagliate sono quelle adiacenti a quella giusta nella tastiera. E poi quelli semantici, ma non so se semantica è il termine giusto. Es. “Mario da a Maria la sua bicicletta.” Di chi è la bicicletta? Scrivendo di saggistica è importantissimo comunicare esattamente il ruolo degli agenti ecc… e purtroppo qui un correttore di bozze vale poco. Per gli altri ho trovato la difficoltà che accennavi sul senso della frase. Mentre controllo per gli errori la mia attenzione finisce per valutare la propria comprensione del senso delle frasi e non si accorge più degli errori. Mi chiedo quale strazio era pubblicare senza i conforti delle tecnologie moderne…

    • Daniele Imperi
      17 marzo 2014 alle 12:16 Rispondi

      Ciao Ulisse,

      la doppia battitura dovrebbe segnalarla il programma di scrittura.

      Sulla semantica, almeno nel caso che hai illustrato, puoi ricorrere a qualche stratagemma per far capire di chi è quella bicicletta.

  16. Ulisse Di Bartolomei
    17 marzo 2014 alle 12:33 Rispondi

    Adesso mi sento abbastanza “sensibile” agli errori menzionati e in genere li “catturo” facilmente, ma è stata una lotta dura… Purtroppo il correttore di word non riconosce molti vocaboli italiani corretti e non aiuta come dovrebbe. Le segnalazioni sono troppe. Al testo “perfetto” comunque ho rinunciato! Mi basta argomentare in modo da evitare equivoci.

  17. L’aspetto tecnico della scrittura creativa
    3 aprile 2014 alle 05:01 Rispondi

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