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Un rifiuto fa parte della carriera di ogni scrittore.
I manoscritti rifiutati non sono necessariamente scadenti, ma dipendono da varie cause.
Come ho affrontato i miei rifiuti? Con un sano menefreghismo. M’è dispiaciuto, sia chiaro, ma uno o due giorni dopo era già cosa passata. Un’avventura negativa che appartiene al passato, non al futuro.
Silenzio dissenso: quando le case editrici non rispondono
In campo legale esiste il cosiddetto silenzio-assenso: ossia «la tacita approvazione di un documento, o l’espressione di parere favorevole a una domanda o richiesta, nel caso in cui la persona fisica o giuridica interessata, oppure l’ente pubblico o privato competente, non risponda entro un determinato periodo di tempo» (vocabolario Treccani).
In campo editoriale, invece, vige il silenzio-dissenso: ossia «la tacita disapprovazione di un manoscritto nel caso in cui la casa editrice interessata non risponda entro un determinato periodo di tempo» (vocabolario Imperi).
In alcuni casi, bisogna ammetterlo, nei siti delle case editrici c’è scritto chiaramente che, se entro 2, 3, 6 mesi o più non si riceve una risposta, il manoscritto debba ritenersi rifiutato.
Perché le case editrici non rispondono?
Perché, ovviamente, non sono interessate. Sì, ma perché? Credo siano 4 i motivi che innescano un silenzio-dissenso:
- Il manoscritto è in pessime condizioni grammaticali.
- La storia (o il saggio, la biografia, il manuale, ecc.) è debole, non originale (niente di nuovo sul fronte editoriale, insomma), scarsamente interessante.
- Il libro non appartiene a nessuna delle collane editoriali della casa editrice.
- La casa editrice non pubblica quel genere di libri (avete inviato poesie a chi pubblica solo saggistica, avete inviato un romanzo di fantascienza a chi non pubblica affatto quel genere letterario, ecc.).
Nel primo e nel quarto caso non risponderei neanche io.
Ma c’è anche un altro fatto da considerare: oggi il mercato editoriale è un settore molto competitivo. Gli editori preferiscono pubblicare autori conosciuti o personaggi conosciuti, che gli assicurino vendite.
Oggi, quindi, le case editrici sono forse più esigenti di prima nei confronti dei nuovi autori.
Come evitare il silenzio-dissenso su quei 4 punti?
- Per evitare che il manoscritto contenga errori grammaticali è necessario prima di tutto leggere moltissimo e infine richiedere una correzione di bozze.
- Anche in questo caso occorre leggere moltissimi libri, armarsi di una forte autocritica e non aver fretta di pubblicare.
- Basta prestare attenzione alle collane editoriali della casa editrice scelta.
- Basta prestare attenzione al catalogo della casa editrice scelta.
Successi nascosti dietro innumerevoli rifiuti
Qui di seguito una breve carrellata – ma in realtà sono molti di più – di autori oggi considerati di successo e alcuni anche dei classici che sono stati rifiutati molte, anche moltissime volte, prima di riuscire a pubblicare un loro libro.
Come dico spesso, il successo altrui non è replicabile. Il successo dipende da una serie di fattori imprevedibili.
L’elenco, però, dimostra che un rifiuto – ma anche decine di rifiuti e anni di rifiuti – non significa che l’opera proposta non valga nulla, ma soltanto che potrebbe essere stata inviata alla casa editrice sbagliata o nel momento sbagliato o, cosa ancora più probabile, che la casa editrice non ne abbia compreso la validità.
- Beatrix Potter è stata rifiutata così tante volte che alla fine ha deciso di autopubblicare 250 copie di The Tale of Peter Rabbit.
- Jack London ha ricevuto 600 rifiuti prima di riuscire a vendere un racconto.
- Agatha Christie dopo cinque anni di continui rifiuti ha trovato un editore.
- C.S. Lewis, l’autore delle Cronache di Narnia, ha collezionato anni di rifiuti (si parla di 800 rifiuti!) prima di raggiungere il successo.
- Margaret Mitchell è stata rifiutata da 38 editori prima di pubblicare Via col vento.
- Louis L’Amour ha ricevuto 200 rifiuti prima di pubblicare il suo primo romanzo.
- Frank Herbert propose il romanzo Dune a oltre 20 editori prima di riuscire a pubblicarlo.
- Alex Haley ha avuto 200 rifiuti consecutivi prima di pubblicare Radici, che ha ricevuto il Premio Pulitzer nel 1977.
- John Grisham ha proposto Il momento di uccidere a 16 agenzie letterarie e 12 editori e fu sempre rifiutato.
- J.K. Rowling è stata rifiutata 12 volte prima di pubblicare Harry Potter e la pietra filosofale.
L’elenco dimostra anche un’altra cosa: tutti quegli autori non hanno mollato. Non si sono arresi.
I miei rifiuti
Nonostante preferisca scrivere narrativa, il primo libro che ho proposto fu una guida completa per creare e promuovere un blog con WordPress. Fu accettato da una casa editrice, di cui non ricordo più il nome, e poi rifiutato.
A un’altra casa editrice, che pubblicava soltanto ebook, ho inviato l’idea per due brevi saggi editoriali, entrambi rifiutati.
Un saggio politico scritto nel 2021 è stato rifiutato da 4 case editrici (due hanno risposto e due si sono avvalse del silenzio-dissenso).
Ho continuato a scrivere – collezionando per ora alcuni romanzi iniziati, alcuni racconti terminati e il consueto elenco di libri da scrivere.
Se qualcuno rifiuterà il mio romanzo storico, lo proporrò ancora. E ancora – nel frattempo terminando il famoso romanzo di fantascienza iniziato anni fa.
Mai mollare. Mai arrendersi.
Decisione presa quest’anno: i prossimi due giovedì, cadendo il 25 dicembre e il 1° gennaio, non ci saranno nuovi articoli su Penna blu. Ci rileggiamo dunque l’8 gennaio. Vi auguro buon Natale, buon Anno e buona Epifania.
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Corrado S. Magro
A parte due casi di dissenso documentato e quello di una editrice che puzzava di truffa e che una decina di anni fa, a fonte di 10mila incipit scaricati affermava avere venduto solo 10 (dieci) testi, di silenzi dissensi ne ho incassati tantissimi. Per finire ho scelto l’autopubblicazione in formato esclusivo ebook. Mi sforzo a fornire contenuti gradevoli e ho accantonato l’idea di vedere i miei scritti in una vetrina. Non per snobismo ma soddisfatto degli “anonimi” che usufruiscono del gratuito disponibile nel mio sito web. Anonimi che spariscono se chiedo una qualsiasi registrazione.
Daniele Imperi
Hai fatto come molti altri autori: dopo innumerevoli silenzi-dissensi, ti sei autopubblicato.
Fabio Amadei
Forse il rifiuto più famoso resta quello di Gide con la Recherche di Proust. Si racconta che la bocciatura abbia causato in Gide un senso di colpa che lo ha accompagnato per tutta la vita.
Mi domando quanti editor o lettori editoriali facciano ammenda di fronte a cantonate tanto clamorose. L’editor di turno riconosce i propri errori? E soprattutto, di fronte a certe sviste, cambia atteggiamento? Forse un bagno di umiltà potrebbe aiutarlo a non sbagliare e a non avere pregiudizi.
Buone feste a te ai tuoi estimatori.
Daniele Imperi
Non so proprio se e quanti editor o lettori editoriali facciano ammenda o ammettano le proprie sviste. Forse un tempo, ma oggi ne dubito.
Barbara Businaro
Io ho risolto il problema alla radice: non ho ancora inviato niente in valutazione!!
Fai bene a citare quella botta di rifiuti divenuti poi famosi, però temo che non siano più quei tempi… e no, raramente dipende dall’autore o dal manoscritto. Spesso è un momento propizio.
Con l’occasione, Buone Feste anche a te!
Daniele Imperi
Eh, se non invii niente, non ottieni silenzi-dissensi!
Erano altri tempi, infatti, quando c’era meno concorrenza e poi non era nemmeno il mercato editoriale italiano, che funziona in modo diverso.
Grazia Gironella
La riuscita dei propri scritti è legata a tante di quelle variabili che mi suona persino strano dire “mai mollare, mai arrendersi”. La convinzione incrollabile come testardaggine non la trovo positiva. La convinzione incrollabile come passione suona un po’ meglio, ma di poco, perché in fondo la passione ha a che vedere con lo scrivere, non con il pubblicare, guadagnare e farsi conoscere. Quindi secondo me a volte ha senso tenere duro, a volte è intelligente rinunciare. La scrittura non è l’unica cosa bella e importante nella vita, per fortuna. Buona pausa natalizia!
Daniele Imperi
Se si tratta di testardaggine, allora la pensiamo allo stesso modo. Prima di tutto ci vuole una sana autocritica.
La passione per la scrittura, secondo me, invece è legata alla pubblicazione, ma è appunto una questione personale.
Giorgio Mancassola
Ciao Daniele, mi sono appena iscritto al tuo blog col mio vero nome anche se scrivo con lo pseudonimo di Mindaugas Deutheronomius (vedi mail e sito). Ho trovato molto interessante un tuo vecchio articolo che incoraggiava a rivolgersi anche alle grandi casi editrici: l’ho fatto e ovviamente non ho avuto risposte. Ma non per questo mi sono scoraggiato. E’ dal mio primo libro (ad oggi ne ho scritti tre) che mi pongo la domanda del perché di tutti questi rifiuti. Devo ammettere che il primo romanzo era ancora un po’ acerbo – anche se chi l’ha letto l’ha giudicato positivamente – e il secondo effettivamente piuttosto strano, ma il terzo a mio avviso (e non solo mio) possiede tutti i canoni di un buon testo: periodi corti, indagine classica (è un giallo), personaggi credibili, due inchieste separate che si uniscono in un finale alla Hercule Poirot, cliffhangers tra i capitoli, momenti divertenti ecc. Malgrado ciò ho dovuto auto-pubblicarlo. Analizzando il più onestamente possibile i motivi dei rifiuti, devo ammettere di scrivere testi per un pubblico piuttosto di nicchia: il primo romanzo era una parodia sulla moda del pesce crudo, il secondo una presa in giro di tabù considerati intoccabili come la religione e il Covid mentre il terzo è un confronto in salsa poliziesca tra liberismo e capitalismo, perché sono stanco di sentirli accomunati come ‘destre’ quando sono tra loro completamente differenti. Dunque, credo che la vera ragione dei rifiuti, nel mio caso, sia lo scarso interesse del grande pubblico (quello che mantiene le Case Editrici) per questi argomenti. Mi sono anche iscritto a profili FB, ho creato (da solo) il mio sito-web e non perdo occasione per rivendicare l’utilità della scrittura come strumento di analisi delle situazioni per risalire alle reali motivazioni che le ispirano in modo da arrestare l’involuzione sociale e culturale sofferta dal nostro Paese. Ma i risultati commerciali sono scarsissimi. Mi resta tuttavia la speranza che prima o poi il vento cambi e che chi dovrebbe promuovere cultura diventi meno interessato a mantenere scientemente una ‘redditizia’ ignoranza per accompagnare invece la crescita intellettuale delle persone, contribuendo così al miglioramento di tutti. Che poi non sarebbe altro che il loro dovere. Grazie per l’attenzione.
Daniele Imperi
Ciao Giorgio, grazie per l’iscrizione.
È probabile che il problema sia lo scarso interesse per quegli argomenti.
Purtroppo quando si autopubblica i risultati sono quasi sempre scarsi, proprio perché l’autore fa tutto da sé.