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Alba livida

Racconto apocalittico: Survival blog, cap. 1

Alba livida

Qual è la cosa più coraggiosa che hai mai fatto?
Sputò un grumo di sangue sulla strada. Alzarmi questa mattina, disse.
Cormac McCarthy (The Road)

19 dicembre 2015, ore 6,37

È la mattina il momento peggiore. Quando ti svegli e capisci che non è stato un incubo. Quando per alzarti devi trovare il coraggio. Quando sai che dovrai affrontare un’intera giornata piena di pensieri, di ricordi. Là fuori, già dall’alba, urla che non appartengono più a questo mondo ti frantumano la ragione. Forse è per questo che gridano. È una strategia per farti impazzire e arrendere. Per farti uscire allo scoperto.

Poi il delirio farà il resto.

Io sono stato fortunato. Per un po’ di tempo sono riuscito a tenermi lontano dai guai, dalla furia gialla che aveva distrutto l’umanità. Di tutti quelli che conoscevo non è rimasto più nessuno. Qui, nel mio rifugio, sono solo. Non so se in zona si nasconda qualche altro sopravvissuto, ma di sicuro nel resto del paese sì. Lo so. Leggo i vostri messaggi, la vostra disperazione, ma anche la voglia di tenere duro, di andare avanti. Io vi leggo. Io so che ci siete, da qualche parte nel mondo. E se ci siete, potete essere raggiunti. Se non ora, quando tutto sarà finito.

Non dirò dove mi nascondo. Non so se i Gialli possano leggere e capire i nostri post e nell’incertezza preferisco non diffondere dettagli. Di certo possono farlo i Disperati, le bande che imperversano un po’ ovunque e cui vengono dati nomi differenti. Sbandati, a volte. O semplicemente la Gentaglia. O le Bande. Ognuno li chiama come vuole, ma in comune hanno un’unica caratteristica: vogliono sopravvivere, come tutti noi, ma vogliono farlo con la forza, uccidendo e saccheggiando.

Io sono nel Lazio, in una comunità montana. Il paese è andato. Non so quanti siano sopravvissuti all’olocausto. Restare a Roma sarebbe stato da folli. È già un miracolo che io sia potuto fuggire da quella città impazzita. Ricordo scene che mai scompariranno dalla mia memoria. Molti sono morti nel tentativo di scappare, si sono ammazzati a vicenda per salire su un’auto, per rubare tutto ciò che poteva servire. Ho visto corpi di bambini abbandonati lungo le strade, vecchi che si accasciavano al suolo con uno sguardo di resa sul volto. Sapevano che nessuno si sarebbe occupato di loro. Erano soltanto zavorra. E la zavorra, nel pericolo, si getta via dalla nave.

Andavo spesso in montagna, mi piaceva camminare sulla neve, sentire il freddo, essere immerso in tutto quel bianco e circondato dal silenzio. Adesso ci vivo. Attorno a me è tutto bianco, sono quasi a 1000 metri di quota, ma la neve qui è scesa da un bel po’. Quando posso raggiungo il sentiero e mi spingo fin sulle cime dei monti, dove con lo sguardo posso abbracciare mezza regione. Da lassù sembra che nulla sia cambiato nel mondo che conoscevo. Eccetto le colonne di fumo. Quelle ci sono sempre. C’è sempre qualcuno che brucia qualcosa, una città, un campo, una casa. I Disperati danno fuoco a tutto ciò che incontrano, dopo averlo saccheggiato.

Per tutto il giorno, mentre me ne sto rintanato nel rifugio alla periferia del paese, li sento andare e venire, chi a piedi, chi in sella a rumorose moto, chi a bordo di fuoristrada. Urlano come pazzi, nel tentativo di spaventare chi ancora si nasconde qui nel paese o in quelli vicini. Come me.

Qualche volta qualcuno esce fuori e prova a parlare con loro. Pazzi. Eppure sanno chi è quella gente. Da dietro le rovine di una casa ho visto uno di quei pazzi, circa una settimana fa. Si nascondeva in una catapecchia ricavata dalle macerie di una casa. Era uscito allo scoperto e aveva chiesto se poteva unirsi a loro. Aveva tante provviste e anche qualche arma che aveva trovato nel piccolo comando dei Carabinieri. I Disperati avevano acconsentito e, dopo che l’uomo gli aveva mostrato il suo nascondiglio, lo avevano scannato con un machete, abbandonando il corpo in mezzo alla strada.

È ancora là. Il corpo, intendo. La neve lo ha coperto lentamente, seppellendolo sotto un tumulo bianco, come in una tomba di ghiaccio.

Da quel giorno nessuno si è più fatto avanti.

Per fortuna le Bande vanno e vengono. Ci sono periodi di calma e allora me ne vado in giro a scovare roba che può tornarmi utile, come fossi un barbone. Al paese ho trovato una vecchia UAZ verde militare. Un fuoristrada potente come pochi. Peccato che fosse così vecchia e malridotta. Era piena di ruggine, ma le ruote erano ancora gonfie e intatte. Dal telo passava aria e dentro faceva un freddo boia. È riuscita a portarmi fino al paese vicino, dove ho caricato su un po’ di coperte, qualche scatoletta sfuggita ai Disperati, alcuni libri e perfino due lattine di birra. Al ritorno, sulla sterrata che porta al mio rifugio, si è fermata e non ha più voluto ripartire. Forse è finita la benzina, non so, il quadro non mostrava nulla, ma magari le spie erano andate. L’ho lasciata a bordo strada, caricando tutto nello zaino e camminando per due tre chilometri fino a casa.

UAZ

Qui c’è luce, ma io non l’accendo mai. Una luce, in un mondo buio, si vede da lontano. Ho trovato un generatore nell’edificio del Comune e l’ho nascosto in cantina. Il rumore è attutito da strati di gommapiuma e cartongesso, ma io lo metto in funzione soltanto raramente. La linea telefonica è ancora intatta nel paesino, ma ho dovuto trovare un modem e dei cavi per potermi collegare a internet. Non sono esperto in questo campo e ci ho messo quasi una settimana per riuscire a collegarmi. Ho usato una gran quantità di cavi e cavetti e di nastro isolante, la maggior parte, ne sono convinto, del tutto inutile. Così ogni tanto mi collego col mio netbook e leggo i vostri messaggi.

La settimana scorsa, mentre ero in giro sui monti, ho avvistato due elicotteri. Erano troppo lontani e non avevo un binocolo, così non ho potuto capire se fossero militari o civili. Per sicurezza sono restato fra gli alberi innevati finché sono scomparsi. Provenivano dal mare. Da quella direzione, almeno. Forse da qualche eliporto intorno a Roma, non so. Chi erano? Me lo continuo a chiedere. Forse una banda di Disperati era riuscita a impossessarsi degli elicotteri e adesso controllava il territorio? Bella roba.

Elicotteri

Dopo quel giorno, comunque, non ho più scorto elicotteri passare qui attorno. Ma i Gialli sì. Tre giorni fa.

Girovagavo fra le case abbandonate del piccolo paese, in cerca di qualcosa di utile. I Disperati non si facevano vedere da un paio di giorni. Avevo smesso da tempo di chiamare gente. Nessuno sembrava più fidarsi di nessuno e, dopo quel tipo sgozzato in mezzo alla strada, non potevo certo dar loro torto. Me ne stavo dentro un bar semidistrutto, nella piazzetta principale. Tavoli, sedie e vetri fracassati, un paio di slot machine riverse su un lato, un grosso televisore sfondato e polvere e sporcizia ovunque erano tutto ciò che restava di quell’attività.

Un rumore alle mie spalle mi fece voltare. Erano in tre. Non li avevo neanche sentiti arrivare. Lo sguardo fisso su di me, la carnagione gialla, macchie di sangue sui vestiti laceri. Era impossibile confonderli. Arretrai, d’istinto, guardandomi attorno in cerca di qualcosa per difendermi. Afferrai quel che restava di una sedia e mi preparai all’attacco che, sapevo, non si sarebbe fatto attendere.

E infatti, qualche secondo dopo, i Gialli avanzarono, seppur lenti. Mi buttai sulla destra, dove c’era più spazio di movimento e colpii il primo di quei bastardi sulla tempia. Cadde e non si rialzò più. Poi gli altri due mi furono addosso.

Sono ormai trascorsi quasi tre giorni da che i Gialli mi sorpresero in quel bar. Nessun altro di loro è più riapparso nel paese. Ho lasciato lì i loro corpi. Avrei voluto bruciarli, ma il fuoco e la puzza avrebbero attratto i Disperati, che sarebbero venuti a perlustrare con più attenzione la zona.

Adesso me ne sto tranquillo nel mio rifugio, a scrivere questo messaggio che spero arrivi da qualche parte. È mattina presto. Fuori, un’alba livida rischiara appena il grigiore di questo mondo perduto e senza più speranze. Appena avrò finito di scrivere, dovrò cambiare la medicazione e la fasciatura al braccio.

Là dove un Giallo mi ha morso.

13 Commenti

  1. ferruccio
    19 dicembre 2010 alle 08:05 Rispondi

    Ahah, con la cit. del mio autore preferito… stai attento all’infezione:-)
    Bello, bello

  2. Daniele Imperi
    19 dicembre 2010 alle 08:55 Rispondi

    Mattiniero, Ferru ;)

    Grazie :)

  3. Gianluca Santini
    19 dicembre 2010 alle 12:17 Rispondi

    Brutta faccenda il morso del Giallo. Io in una situazione analoga mi sono amputato la mano prima che potesse mordermi. Ma effettivamente tu avevi più Gialli addosso.

    Fossi in te mi sarei già sparato. Il rischio di infezione è altissimo se ti ha morso.

    Saluti e buona fortuna,
    Gianluca

    (fuori personaggio): bel pezzo! :)

    • Daniele Imperi
      19 dicembre 2010 alle 12:45 Rispondi

      (Fuori del personaggio): grazie :)
      Domenica prossima il seguito, con sconcertanti rivelazioni.

  4. Michela
    19 dicembre 2010 alle 15:15 Rispondi

    Bel pezzo davvero Daniele!
    A questo punto sono curiosa di vedere se morirai fra atroci tormenti, oppure se vivrai fra atroci tormenti :)

  5. Daniele Imperi
    19 dicembre 2010 alle 16:11 Rispondi

    Grazie :)

    Insomma non ho scampo dagli atroci tormenti… Beh, fra una settimana si saprà ;)

  6. Il survivalista precedentemente conosciuto come Mcnab
    19 dicembre 2010 alle 21:39 Rispondi

    Come già saprai, hai molti giorni prima che i sintomi del prioni ti facciano perdere lucidità e raziocinio.
    Usali bene.
    Circola una diceria in Rete: nutrire il prione in fase di incubazione riesce a rallentare il mutamento. Non di molto, solo di qualche giorno. Valuta tu se perdere l’anima per guadagnare una manciata di ore di vita equivale a uno scambio equo…

  7. Yami
    23 dicembre 2010 alle 21:42 Rispondi

    (Personaggio On): Anche il mio compagno è stato morso, ma è presto per dire se è stato infettato: per il momento ha solo un po’ di febbre, ma crediamo che sia causata dall’infiammazione. E’ normale: la bocca dei Gialli pullula di batteri più della nostra. Per il resto è lucido, anche se sono passati già cinque giorni. Pensiamo che il freddo possa rallentare l’infezione.
    Nelle ultime ore io e Angelo abbiamo messo a punto una terapia “di contenimento” a base di tetracicline. Non gli eviterà di diventare uno di loro, lo sappiamo… Ma forse possiamo riuscire a rallentare il corso della malattia in attesa che qualcuno dei cervelloni rifugiati in Inghilterra si faccia vivo. Conosciamo il detto “chi di speranza campa, disperato muore”, ma Angelo non vuole nemmeno prendere in considerazione l’idea di cominciare adesso a bere sangue. Lo capisco.

    (Personaggio Off): Il tuo post mi è piaciuto molto. Complimenti! Non vedo l’ora di leggere il prossimo :-)

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2010 alle 21:58 Rispondi

      (Personaggio Off): Grazie Yami, il seguito è concluso e uscirà domenica :)
      Domani lo rileggo per la revisione. Ho letto la tua storia, brava, e complimenti per i mille progetti che hai in cantiere/cantina/soffitta :D

  8. Gaspare
    24 dicembre 2010 alle 16:32 Rispondi

    Bello, ma come in tutte le storiografie ispirate agli Zombie, sono contrario al voler a tutti costi negare una qualunque speranza finale, pur passando da tutti i problemi e le sofferenze del caso.

    • Daniele Imperi
      24 dicembre 2010 alle 16:43 Rispondi

      Grazie Gaspare, io ho preferito immedesimarmi in un contesto dove tutto sembra perduto. E in quelle condizioni non vedi speranze. Per il resto, vedremo come evolverà tutto il progetto :)

  9. Pioggia Gialla | Book and Negative
    13 luglio 2011 alle 21:14 Rispondi

    […] Daniele L’idea di svegliarsi in un’alba umidiccia e fredda, quel gelo che ti penetra nelle ossa, e rendersi conto che è tutto finito è terribile. Specie quando si è soli, in un villaggio tra i monti, accerchiati da fanatici che razziano le case e stanano i superstiti: sacchi di carne o fastidio, nulla di più. Abitazioni sventrate, rugiada, nebbia, automobili arrugginite. Un sole pallido che si affaccia all’orizzonte a rischiarare il nulla. L’apocalisse è una m****. Impossibile essere felici anche per un solo istante. […]

  10. Come creare un’ambientazione post-apocalittica
    2 febbraio 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] Alba livida […]

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