Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Le storie che vogliamo (e possiamo) scrivere

Le storie che vogliamo scrivere

Ora, le storie in genere si prendono dal bagaglio della propria esperienza: distillati di vita vissuta, idee sul mondo e l’esistenza, o fatti realmente accaduti (o quasi). “Fabbricare idee”, di Salvatore Anfuso

Da dove prendete le storie che scrivete?

Quando ho parlato della parte creativa della scrittura, ormai 3 anni fa, avevo provato a capire da dove fossero arrivate le idee delle storie che volevo scrivere, ma per la maggior parte non so da dove siano giunte.

Questo è l’elenco dei romanzi su cui ho lavorato negli anni, fra appunti, studi di ambientazioni e personaggi, trame più o meno complete, inizi di stesure:

  1. PU (fantascienza): è lo sviluppo di un’idea nata per un racconto lungo, a sua volta nata da un racconto scritto nel blog, a sua volta ispirato nella struttura al romanzo di David Mitchell L’atlante delle nuvole. In stesura.
  2. R (fantascienza): l’idea è arrivata da sola. Stesura abbandonata, da rivedere la struttura.
  3. K (fantasy): l’idea è nata da un racconto bonsai scritto tanti anni fa, un poema in prosa sullo stile di quelli scritti da H.P. Lovecraft. Trama quasi completa, ambientazione e personaggi creati.
  4. IC (fantasy): l’idea è arrivata da sola. Trama e personaggi da completare.
  5. M (fantasy): l’idea è arrivata da sola. Trama da rivedere. Personaggi da completare.
  6. IVDA (fantascienza): l’idea è arrivata da sola. Trama da completare, ambientazione e personaggi quasi tutti creati.
  7. DBR (poliziesco umoristico): l’idea è arrivata da sola. Trama completa, ambientazione e personaggi pronti.

Da dove sono giunte queste sette idee? Sono arrivate e basta. Quando ho un’idea per una storia, la segno su un foglio di carta e di solito la lascio lì a vegetare, fin quando mi decido a dedicarle più spazio in un documento.

Ma queste idee sono semplicemente arrivate, non so da dove, non so perché. E forse non m’interessa neanche saperlo.

Le storie dentro di noi

… it seems that ideas flow from their subconscious mind to the conscious level without the slightest hint of focused thinking. Byron Pulsifer

Le storie che vogliamo (e possiamo) scrivere sono già dentro di noi, oppure nascono dentro di noi. Qualcuno le prende davvero dai “distillati di vita vissuta” o dalle proprie “idee sul mondo e l’esistenza” o da “fatti realmente accaduti (o quasi)”.

  • Non scrivo storie che possano esser prese dalla mia vita, perché non ho fatto (purtroppo) una vita avventurosa tale da poterne scrivere né ho avuto finora (per fortuna) una vita tanto densa di drammi e dolori da tirarne fuori delle storie.
  • Non posso prendere le storie da scrivere dai fatti di cronaca, perché non scrivo storie mainstream né gialli né drammi realistici.
  • Non prendo le storie dalle mie idee sul mondo e l’esistenza, anche se queste idee, più o meno evidenti, sono ben presenti nelle storie che ho scritto e in quelle che scriverò. Ma questo è naturale e valido per chiunque.

Prendo le storie da scrivere da dentro di me, dalla mia testa, dalla mia immaginazione. Chi scrive si sente una specie di dio perché in fondo ogni storia che scrive è un piccolo mondo personale che ha creato e donato al lettore. E questo giova senz’altro alla sua autostima.

Il genere letterario è soltanto una scusa?

Non per me. Quando mi viene in mente un’idea per una storia, è già classificata nel suo preciso genere letterario. Trovo in questo la mia mania di catalogare tutto, di vedere il mondo in modo simmetrico, ordinato.

Devo poter ascrivere una storia al suo genere narrativo, perché mi facilita il compito della documentazione, della ripartizione della materia, dello stile da adottare.

In questo non vedo alcuna limitazione nella libertà, ma solo una semplificazione dei compiti. E poi amo la letteratura di genere, è quella che più mi rappresenta, che leggo più volentieri e che più volentieri provo a scrivere.

Le storie che vogliamo scrivere

Sono semplicemente le storie che possiamo scrivere. Io voglio scrivere storie di genere, perché non posso scrivere altro. E posso scrivere storie di genere perché non voglio scrivere altro.

Quali sono le storie che volete (e potete) scrivere voi? Da dove nascono le vostre storie?

45 Commenti

  1. Daveri Lucrezia
    6 settembre 2018 alle 05:49 Rispondi

    Ciao, grazie per avermi scritto. Anche i libri che fino ad ora ho pubblicato sono nati da dentro, ma presi dai meandri della mia memoria,poi miscelati come mi veniva nel momento stesso in cui battevo le dita sul computer. Altri mi arrivano da una frase che leggo o sento pronunciare. Insomma tutto nasce da un seme che poi germoglia dentro di me. Con simpatia. Buona giornata.

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2018 alle 12:19 Rispondi

      Ciao Lucrezia, benvenuta nel blog. Anche a me da frasi lette nei libri sono venute idee per storie, anche se non le ho ancora scritte :)

  2. Marco
    6 settembre 2018 alle 06:35 Rispondi

    Le mie storie arrivano. È un’immagine, e io in seguito mi limito a “seguirla”. Pure io non ho mai fatto nulla di eclatante, quindi non posso certo pescare dalla mia esperienza. Però non segno nulla; affido tutto alla memoria. Se la ricordo significa che ne vale la pena, altrimenti: no.

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2018 alle 12:20 Rispondi

      Avremmo dovuto nascere un secolo fa :D
      Io segno perché ho il vizio di segnare tutto, ma non tutto finisce per diventare qualcosa.

  3. Serena
    6 settembre 2018 alle 06:40 Rispondi

    Allora, vediamo: per i romanzi sono nati prima i personaggi, e non erano nemmeno miei. La prima narrativa che ho scritto in assoluto risale a una decina di anni fa, non ricordo date esatte, ed era una fanfiction. Scrissi un finale alternativo per una vicenda che mi faceva incavolare come una biscia. I due protagonisti presero una vita propria e da allora io sono al loro servizio. Lei è il mio opposto come persona, lui… Boh, non è l’uomo ideale, è una cosa complessa. Ma ci sono davvero affezionata. Non ho ancora finito di parlare di loro. I racconti: quelli possono essere palesemente autobiografici, o ispirati a fatti e persone vere. Ma posso anche raccontare di cose che non ho vissuto. E posso passare una giornata intera con la mia editor a parlare di come un certo personaggio vive il mondo, anche se non è la mia visione.

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2018 alle 12:23 Rispondi

      Come non erano tuoi? E di chi erano? :)
      Coi generi che tratto io è difficile che possa pescare qualcosa dalla mia biografia. Posso però rielaborare cose accadute a me o a miei conoscenti.

  4. Serena
    6 settembre 2018 alle 06:47 Rispondi

    Ah, e poi ci sono i lupi e le grandi foreste. Quelli onestamente non so da dove arrivino. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che siano legati a un episodio della storia di famiglia, un incontro di mio padre con i lupi in Abruzzo, narrato spesso. Ma il Canada e l’Alaska?
    Ho imparato a scrivere molto presto, attorno ai quattro anni mi dicono. Ci sono dei miei diari di quando avevo sette, otto anni in cui già parlo delle foreste nordamericane. Boh!

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2018 alle 12:25 Rispondi

      Lupi=Alaska ;)
      Alcune ambientazione che mi attirano molto contribuiscono a generare idee per storie.

  5. Paolo Fauci
    6 settembre 2018 alle 07:08 Rispondi

    Un articolo che condivido e che trovo molto interessante.

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2018 alle 12:25 Rispondi

      Grazie Paolo.

  6. Alessandro
    6 settembre 2018 alle 07:47 Rispondi

    Le storie?
    Le storie sono storie, pensieri che si sviluppano nel mentre si scrive. È vero: sono dentro di noi, in un calderone, mescolate ad altre dove la pemna cerca di fare chiarezza, di distillarle.
    Alessandro.

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2018 alle 12:26 Rispondi

      Da qualche parte però saranno arrivate…

  7. Barbara
    6 settembre 2018 alle 09:48 Rispondi

    Da dove arrivano le storie? Da un incontro casuale, magari in una sala d’attesa mio malgrado sento cosa si raccontano i presenti. Da un paesaggio o un oggetto che in qualche maniera mi ispirano storie con cui sono entrati in contatto. Da una lettura che mi ha lasciato un qualche interrogativo a cui cerco, a mio modo, risposta (il famoso “E se…?”) Da vite degli altri, un particolare che magari mi ha scatenato soggezione o curiosità. In qualche caso anche dai sogni, ma non saprei proprio dire di che sostanza sono fatti i sogni… :)
    Senti ma tutte queste trame finite…e solo uno in stesura? :D (Ecco, mi è venuta in mente un’altra storia…)

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2018 alle 12:29 Rispondi

      Letture anche a me, gente che ascolto no.
      Il famoso “E se…” per me funziona sempre ;)
      Se mi metto a scrivere più romanzi insieme, finisco che non ne porto a termine nessuno. Quindi intanto iniziamo col primo, P.U. :)

  8. Emilia Chiodini
    6 settembre 2018 alle 11:10 Rispondi

    Le mie storie arrivano dal latrato di un cane spaventato, dagli occhi di un bambino allegro, dalla rabbia o amore che ho dentro. Da una metafora concentrata o da nodi di pensieri che cerco di districare, cercando di essere io stessa il pubblico che mi legge.

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2018 alle 12:30 Rispondi

      Ciao Emilia, benvenuta nel blog. Sei la dimostrazione che ognuno trova le sue storie in modo personale :)

  9. MICHÉ MICHÉ
    6 settembre 2018 alle 12:30 Rispondi

    Le storie sono il prodotto della combinazione di svariati stimoli casuali, punto. xD
    L’esercizio creativo che Salvatore Anfuso incoraggia a utilizzare è un buon strumento per produrre idee originali, anche se le categorie proposte sono piuttosto banali.
    Cosa impedisce di osare di più con categorie tipo:
    – TEORIE SCIENTIFICHE(teoria dei giochi, teoria della combustione dell’ossigeno, teoria della selezione naturale, paradosso del gatto di Schrödinger, etc);
    – MALATTIE MENTALI(schizofrenia, disturbo psicotico condiviso, sindrome di Ekbom, sindrome dei doppioni, etc);
    – BREVETTI IRREALIZZATI(mutante autopulenti, preservativi parlanti, sbiancante per latte, etc);
    – DISCIPLINE(soteriologia, filosofia analitica, fisica medica, etc).
    Niente limiti alla fantasia. u.u

    Affidarsi alle labili Muse e alla limitatezza della logica e delle proprie risorse interne, è l’errore più grave che si possa commettere, eppure il più comune; è invece essenziale lasciarsi guidare dall’irrazionalità, dalla casualità. :P

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2018 alle 12:36 Rispondi

      Direi che con la prima frase hai dato la giusta risposta :D
      Sulle malattie ho scritto un racconto, tempo fa, ispirato a una storia vera descritta da Oliver Sacks.
      Tu mi avevi segnalato un bel po’ di riviste da spulciare: là in mezzo ci sono nascoste di sicuro un’infinità di storie :)

  10. Marco
    6 settembre 2018 alle 19:43 Rispondi

    “Quando mi viene in mente un’idea per una storia, è già classificata nel suo preciso genere letterario” bella questa affermazione, in barba a tutti i classificatori. Scrivere è libertà e poi i lettori decideranno

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2018 alle 06:59 Rispondi

      Cosa decideranno i lettori? Come classificare la storia che leggono? In realtà c’è spesso confusione, anche nelle librerie.

  11. Salvatore
    7 settembre 2018 alle 05:13 Rispondi

    Per prima cosa, grazie per la citazione. Quel post da cui l’hai tratta aveva avuto un buon seguito di letture e commenti.

    Le idee… Mi chiedo se sia sensato o fruttuoso chiedersi da dove arrivino. Ad ogni modo, ne ho un’idea abbastanza precisa: arrivano dalle suggestioni che incontrano l’immaginario personale di ciascuno di noi.

    Facciamo parte di una comunità. Siamo animali sociali. Leggiamo, guardiamo film, ascoltiamo telegiornali, ecc. Un tempo ce le raccontavamo attorno a un fuoco per cercare, attraverso le storie, di decifrare il mondo. Più tardi, da bambini, ce le raccontavano i nonni. Questi racconti avevano una funzione pedagogica non dissimile dal teatro greco. Per cui è abbastanza normale venirne influenzati. Ad esempio, di due tuoi progetti dici chiaramente che l’ispirazione ti è venuta dai lavori di altrettanti scrittori.

    Poi c’è l’immaginario personale. Questo è più complicato da descrivere. È un miscuglio di educazione, stile di vita, cultura (in senso antropologico), manie, ossessioni, interessi e via dicendo. Ognuno di noi sviluppa da ragazzo un immaginario che si cristallizzerà poi da adulti. Ecco perché alcuni sono attirati da argomenti come il calcio o le automobili, e altri da argomenti come il fantasy o il giallo.

    Metti queste due cose assieme e ottieni quel miscuglio di suggestioni, immagini, mezzi dialoghi da cui poi traiamo le idee.

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2018 alle 07:03 Rispondi

      Vero, le suggestioni: nel senso che, inconsciamente, ciò che fa parte della realtà ci suggerisce un’immagine, un pensiero, da cui poi nascono le idee.
      Sì, quelle 2 storie sono nate da suggestioni avute leggendo le opere di quegli scrittori.

  12. Alessandro
    9 settembre 2018 alle 07:21 Rispondi

    Le storie sono storie. Reali o di fantasia vanno sempre scritte, o magari mischiate, inframezzate di episodi veri accadutici o accaduti agli altri. Non importa quale sia il la che ci da lo stimolo. Ripeto, la cosa importante è scrivere, anche sulla ccarta del formaggio se al seguito non abbiamo il nostro notes. Io. grafomane cronico, scrivo e questa mattina al bar é bastato che una ragazza incespicasse sul gradino.

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2018 alle 07:05 Rispondi

      Sì, ma penso che sia importante che la storia dica qualcosa, che vada da qualche parte.

  13. Alessandro
    10 settembre 2018 alle 08:03 Rispondi

    Certo. Una storia nasce e poi finisce compiendo un tragitto. Qualche volta insegna qualcosa e qualche volta no. Per me non deve necessariamente andare da qualche parte. È una storia ed in ogni accadimento c’è una morale, per chi la vuol trovare. Di dottrine è piena la letteratura.

  14. Ilaria
    10 settembre 2018 alle 16:25 Rispondi

    Ciao, Daniele! Io voglio scrivere storie d’amore sia perché il rosa è il genere che conosco e leggo di più sia perché sono un’inguaribile romantica e non potrei farne a meno. Questo però non vuol dire che in futuro non proverò a scrivere altri generi, è bello anche sperimentare cose nuove.
    Le mie storie derivano soprattutto dalla mia immaginazione ma non nascondo che molto spesso aggiungo avvenimenti personali. Nei personaggi si racchiude sempre un po’ di me, delle mie esperienze passate o avvenimenti che ho ascoltato da qualcun altro e da cui poi prendo spunto.

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2018 alle 16:34 Rispondi

      Ciao Ilaria, benvenuta nel blog. Scrivere del genere verso cui si è più portati è per me sempre la scelta migliore, ma è bene anche sperimentare altro, come dici tu.
      Anche io inserisco qualcosa di me e degli altri nelle storie che scrivo: penso che lo facciano tutti gli scrittori. Si deve attingere dalla realtà, altrimenti non ci può essere immaginazione :)

  15. Noemi Lisi
    10 settembre 2018 alle 21:57 Rispondi

    Scrivere, scrivere è una passione che spesso e volentieri parte dal cuore. Quando scrivo penso ad un mondo fuori dal normale, un mondo che nessuno conosce a parte me. La mia scrittura può andare tanto sul fantasy quanto sul drammatico e rosa. Amo follemente quella scrittura che è in grado di esprimere un sentimento fuori dal comune con la complicata esposizione di frammenti di vita visti da un punto di vista diverso o insolito per il lettore. Forse non ho un genere davvero preciso quando mi siedo davanti al mio pc per scrivere, penso solamente ad esprimere tutto quello che mi pare essere degno di riflessione e comprensione. Il mio modo di scrivere deve anche essere molto curato sul punto di vista tecnico, questo non lo nego. So solamente che per ora ciò che esce da me in fatto di scrittura, ha fin troppo del sentimentale ed è arricchito delle mille emozioni di un’adolescente in fase di sviluppo…
    Ps apprezzo notevolmente i tuoi aritocoli, e spesso e volentieri aspetto di ricevere una email che possa dirmi “C’è un nuovo aggiornamento da Pennablu.it” perché so che proverò grande piacere nel leggerne uno.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2018 alle 07:02 Rispondi

      Grazie dei complimenti :)
      Scrivere è un fatto personale, quindi alla fine ognuno scrive secondo la sua personalità. Io non riuscirei a scrivere una storia se non so subito a che genere appartiene, ma non accade mai, perché la storia mi viene in mente assieme al genere letterario.

  16. Elisabetta Barbara De Sanctis
    11 settembre 2018 alle 07:56 Rispondi

    Fino a questo momento, sono arrivati prima i personaggi, spesso in sogno. Non mostrano alcun rispetto per me che sto cercando di dormire: mi danno uno scossone, parlano (quanto parlano!) e non si danno pace se non li ascolto. A quel punto aspetto un po’ e li sistemo da qualche parte dentro di me, come se avessi una stanza in cui loro possono accomodarsi. Preparo il caffè, scambiano due chiacchiere e aspetto, ancora. Perché ho imparato che alcuni non restano molto, ma quelli che hanno urgenza si mettono comodi e arredano la stanza a proprio gusto. Il più delle volte mi danno direttamente qualche stralcio di dialogo e inizio a scrivere, ascoltandoli. Non mi danno il tempo di impostare per bene la trama e le loro schede, tanto che ogni volta che ho provato a essere metodica, la storia poi si è fermata. Così mi limito ad ascoltarli con poco più di una bozza in testa e prendo appunti via via che procede la stesura della prima versione.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2018 alle 08:21 Rispondi

      A me invece raramente sono venuti in mente prima i personaggi della storia.

  17. Alessandro Cassano
    11 settembre 2018 alle 19:34 Rispondi

    Mi vergogno ad ammetterlo, ma le mie idee più convincenti son venute fuori durante serate in compagnia di poche persone e tanta birra. Poi, nel momento in cui la mia parte razionale e perfezionista inizia a strutturare il tutto nel tentativo di creare un universo narrativo convincente… mi perdo nella marea della documentazione.

    Negli ultimi 4 anni ho mollato i social perché stavo lavorando compulsivamente su tre romanzi. Uno è il seguito di quello che avevo già autopubblicato, un altro era un fantasy di cui adoro ancora il soggetto. Il terzo è di fantascienza, ma per renderlo verosimile ho iniziato a consumare in modo compulsivo film/telefilm di genere e libri di astronomia. Forse è questo l’aspetto che mi piace davvero della scrittura: buttarmi nel lavoro, imparare cose nuove, lasciare la bozza a metà restando nel dubbio del “cosa poteva diventare”.

    Alla prossima ;)

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2018 alle 06:59 Rispondi

      Eh, la birra fa di questi miracoli :D
      Perdersi nella documentazione è un rischio: bisogna capire bene come e su cosa documentarsi.

  18. Sara
    12 settembre 2018 alle 09:54 Rispondi

    Ciao Daniele,
    grazie per il post, molto interessante.
    Io mi rendo conto che finisco sempre a scrivere storie che sono una versione edulcorata della mia vita.
    Tendo a prendere spunto dagli ambienti e dalle persone che ho intorno, dalla mia vita.
    Avevo letto da qualche parte che è tipico di chi scrive da poco, di uno scrittore inesperto o immaturo.
    Sei d’accordo?
    Grazie,
    Sara

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2018 alle 09:56 Rispondi

      Ciao Sara, secondo me non sbagli. Ho in programma un articolo che più o meno parla di questo.
      Non sono d’accordo che sia una tendenza di chi è alle prime armi. Molti autori famosi, passati e presenti, scrivono storie sul loro ambiente, sia geografico sia familiare.

  19. Renato Mite
    12 settembre 2018 alle 13:09 Rispondi

    Le idee per le mie storie scaturiscono dai miei vari interessi, credo si possa dire che “nascano” perché sono il frutto di un processo, in parte inconscio, che continua a riflettere sulle cose. Quindi in definitiva sono anche le storie che posso scrivere.
    Fino a poco tempo fa, non pensavo al genere delle mie storie e, a parte i gialli in cui mi sto cimentando, lascio che la storia fluisca senza farmi condizionare tanto dal genere. Adesso, forse, ci faccio più caso, come ad esempio con il racconto di fantascienza che sto revisionando in questo periodo, ma non direi che questo mi semplifica la scrittura, spesso per una stessa storia faccio ricerche in campi diversi.
    Tutte le storie hanno diverse sfaccettature che ormai è sempre più frequente dover classificarle con più generi.

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2018 alle 13:17 Rispondi

      Non è il fatto di farsi condizionare dal genere, è che ogni genere ha dei canoni. Se scrivi fantascienza, o horror, quella storia dovrà per forza farsi riconoscere dal lettore come una storia di fantascienza o horror.
      Riguardo a fare ricerche in campi diversi sono d’accordo.

      • Renato Mite
        12 settembre 2018 alle 13:32 Rispondi

        Sì, in effetti questi generi, fantascienza, giallo e horror, devono farsi riconoscere più degli altri.
        Ho intenzione di cimentarmi anche in un racconto horror, spero presto, per una vecchia promessa… semmai dopo ti dico come me la cavo :-)

        • Daniele Imperi
          12 settembre 2018 alle 13:47 Rispondi

          Ok :)
          Io ne sto revisionando uno horror, anzi è fantahorror, ma roba leggera.

          • Renato Mite
            12 settembre 2018 alle 19:38 Rispondi

            Così mi hai incuriosito, come combini i canoni dei due generi in questo racconto leggero fantahorror?

            • Daniele Imperi
              13 settembre 2018 alle 09:48 Rispondi

              Bella domanda :D
              Non saprei dirti. C’è una componente fantascientifica iniziale, che poi sfocia nell’horror. Ma non sono sicuro al 100% che si possa definire fantahorror.
              Uscirà nel blog il 1° novembre.

  20. Grazia Gironella
    18 settembre 2018 alle 16:10 Rispondi

    A me viene da scrivere un po’ di tutto, cosa svantaggiosa se vuoi crearti un pubblico. Avere chiaro il genere che si scrive è positivo; credo che funzioni come faro, anche a livello inconscio.

    • Grazia Gironella
      18 settembre 2018 alle 16:15 Rispondi

      Dimenticavo: alcuni spunti per le mie storie vengono dalla rete, altre volte vedo uno sconosciuto che per qualche motivo mi scatena la fantasia. Una volta, mentre ero su un traghetto, vidi un ragazzo molto giovane, pieno di tatuaggi e piercing, coccolare un neonato che era evidentemente suo figlio. Ne ho tratto un racconto.

      • Daniele Imperi
        18 settembre 2018 alle 16:23 Rispondi

        Dalla rete non penso di aver trovato spunti per le storie, ma solo per i post del blog :)
        Nel tuo caso la scena mostrava quasi 2 estremi, quindi è normale.

    • Daniele Imperi
      18 settembre 2018 alle 16:21 Rispondi

      Un po’ di tutto nel senso che tratti più generi letterari?
      Anche io, ma penso che uno debba essere libero di scrivere ciò che sente.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.