
Seth Godin ha scritto:
C’è una cerchia di amici nella nostra vita che tiene molto a ciò che a noi interessa. Al resto del mondo? Per la maggior parte no. Interesting?
Quando scriviamo, siamo davvero sicuri che la nostra opera sia importante per i nostri lettori? Lo scrittore deve scrivere per se stesso o per il lettore? Di sicuro per il lettore, ma deve anche scrivere ciò che ama.
Quando scriviamo, dobbiamo stimolare l’interesse del lettore: non dobbiamo scrivere in modo da essere noi stessi coinvolti – il nostro coinvolgimento è implicito nell’opera in sé – ma scrivere in modo da coinvolgere il lettore.
Se il lettore capisce che ciò che abbiamo scritto è importante per lui, avremo avuto successo.
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Sara Durantini
Non mi trovo totalmente d’accordo con quanto hai scritto. E’ vero che lo scrittore deve coinvolgere il lettore, deve motivarlo nel continuare la lettura, insomma tra i due deve nascere un certo feeling ma non credo che si debba scrivere per il lettore. E’ quel “Di sicuro per il lettore” che mi lascia perplessa. La scrittura nasce da un bisogno così personale, così istintivo che non può essere liquidata come un lavoro da svolgere per qualcun altro.
Lo so che hai scritto che si deve anche scrivere di ciò che si ama e quindi seguire le proprie inclinazioni. Però ripeto quella frase mi lascia perplessa.
Penso che la questione si debba spostare più su come scrivere. Creare una storia a partire da un personaggio interessante, che ha una qualche implicazione con la vita dell’autore ma che è anche distaccato dallo stesso e quindi il lettore può ritrovarsi, può sentirsi coinvolto… credo che la questione in termini scrittore-lettore-interesse sia questa.
Daniele Imperi
Secondo me dipende da cosa vuoi ottenere con la scrittura. Ovviamente devi scrivere principalmente ciò che ami scrivere, e su questo non ci sono dubbi. Ma se vuoi pubblicare le tue opere, beh, allora il lettore è da tenere in considerazione
Lucia Donati
Io la vedo così: se lo scrittore non è prima contento di sé stesso, non potrà comunicare una vera passione e, così, attrarre il lettore. Certo è da tenere in considerazione lo scopo: si vuole vendere a più lettori possibili? Bisogna per forza venire a qualche compromesso con la propria autentica scrittura. Si vuol vendere a chi realmente ci apprezza per come siamo? Lì il successo è dello scrittore e del lettore.
KINGO
Personalmente, quando compro un libro non desidero leggere i sogni di qualcun altro, ma voglio leggere i sogni miei raccontati da qualcun altro.
Lo scrittore che vuole vendere i suoi libri e ricavarci dei profitti, quindi, deve scoprire quali sono i sogni e gli interessi dei suoi lettori ed occuparsi di quelli.
Un bravo scrittore, poi, riesce anche a metterci del suo, ed è proprio quello che alla fine appassiona il lettore. Ma se non c’è una base che affascina il lettore, il libro non viene nemmeno comprato, o, nel caso più fortunato, viene chiuso dopo poche pagine.
Per chi ha la possibilità, in realtà esiste anche un altro metodo, e cioé crearsi una fama prima di pubblicare il libro. In questo modo il lettore è interessato a quel che hai da dire prima ancora di comprare il libro.
Diceva Leonardo da Vinci: “Il modo migliore per diventare famosi è fingere di esserlo già”
Daniele Imperi
Penso che tu abbia ragione, specialmente sull’ultima riflessione.
Kinsy
Facile no?
Credo che ogni scrittore sia alla ricerca di quel quid in più che renda il suo scritto interessante!
Giordana
Condivido in pieno la riflessione. È raro trovare qualcuno che scrive per se stesso. Chi sente il bisogno di creare su carta, è spinto dalla necessità di comunicare qualcosa e l’unico modo che ha per farlo è venire letto, quindi creare interesse.
Daniele Imperi
Grazie Giordana e benvenuta nel blog
Di solito chi scrive da poco, secondo me, involontariamente scrive per se stesso, nel senso che manca ancora di quel minimo di esperienza che gli consente di creare storie leggibili.
Enrico
Assolutamente d’accordo. Se uno scrive per se stesso non dovrebbe pensare di poter pubblicare niente. Basta un diario, magari da far leggere alle persone care, o magari , a una ristretta cerchia di amici. Ma se s’intende vedere il proprio lavoro pubblicato, bisogna assolutamente evitare di collocare se stessi al centro di tutto. Non a tutti interessa chi siamo o cosa abbiamo fatto nella vita ,anzi, quasi a nessuno. Questo è l’errore più comune seconde me che si fa generalmente quando si inizia a scrivere.
Un errore veniale, e più che perdonabile ,che sparisce via via che ci si addentra veramente nella scrittura.
Romina Tamerici
Riflessione davvero molto interessante. Io scrivo per me stessa e per gli altri. Credo che sono scrivendo per se stessi si possa scrivere al meglio e solo scrivendo per gli altri si possa dare un senso a ciò per cui si scrive.