Vuoi scrivere per soldi? Arriva al punto

Vuoi scrivere per soldi? Arriva al punto

La frase è di Stephen King, presa da una vecchia intervista. Il Re consigliava di rimuovere dal testo “ogni parola estranea”. Non è però ben chiaro cosa volesse dire con “estranea”.

Subito dopo possiamo intuirne il significato, perché ci dice che se vogliamo predicare su un palco – usò il termine soapbox, che letteralmente è scatola per il sapone, ma in senso figurato è un palco improvvisato per le orazioni pubbliche – allora tanto vale prenderne uno e andare a predicare da qualche parte.

Ma se vuoi scrivere per soldi, allora devi arrivare al punto.

 Rimuovere la spazzatura dal testo

Alcuni hanno interpretato la frase di King rifacendosi a un suo vecchio consiglio: la seconda stesura di un romanzo è la prima meno il 10%. Eliminare il superfluo.

È un consiglio che ho sempre trovato esagerato, ma soprattutto inappropriato, perché ogni romanzo è a sé, ha problemi differenti dagli altri. Scrivere non è matematica. Non possiamo stabilire a priori di tagliare il 10% di ogni romanzo o racconto che scriviamo.

Altri pensano invece che le parole estranee siano gli aggettivi e gli avverbi, spesso demonizzati da tanti scrittori in vena di consigli.

Non considero inutili gli aggettivi né gli avverbi, se usati quando occorre. Esistono nella nostra lingua, dunque perché non usarli?

È giusto sfoltire i periodi, le frasi, io lo faccio sempre quando scrivo. Sono uno che rilegge di continuo – altra cosa da non fare, dicono (e lo dissi anch’io) – e questo mi dà modo di tagliare ciò che non serve, perché me ne rendo conto proprio rileggendo spesso.

Te ne accorgi subito, in fondo: elimini un avverbio, rileggi la frase e funziona lo stesso. Elimini un periodo, rileggi il brano e funziona lo stesso. Ecco, questo è eliminare il superfluo, la spazzatura.

 Scrivere arrivando al punto

Forse per Stephen King è importante l’immediatezza, far capire subito ai lettori ciò che accade nella storia, senza tanti giri di parole.

Mi sovvengono due suoi romanzi, It (1200 pagine) e L’ombra dello scorpione (1300 pagine): non proprio brevi, possiamo dire.

Potremmo affermare che in questi romanzi King non sia assolutamente arrivato dritto al punto, ma si sia dilungato?

No, secondo me arrivare al punto non significa essere brevi, ma essere chiari. Quelle sono semplicemente storie lunghe, come lo sono Il Signore degli anelli, Shantaram e altri.

Quando qualcuno si dilunga in una storia, salta subito agli occhi. Ho revisionato un racconto per una cliente e ho suggerito dei tagli: c’erano brani inutili e, una volta tagliati, il racconto funzionava. Ma quei brani erano la spazzatura di cui parlava King.

Un dilungarsi introducendo informazioni che ai lettori non sarebbero servite.

 Scrivere per soldi: è necessario?

Anche in questo caso dobbiamo saper interpretare le parole di King e non soltanto perché noi siamo in Italia e non possiamo scrivere per soldi, ma soltanto per la gloria.

Alcuni consigli sono purtroppo validi soltanto per il popolo americano, perché l’editoria nell’Ovest è diversa dalla nostra. Quando leggo che alcuni autori hanno ricevuto 800 dollari per un racconto su una rivista, penso al nostro paese e mi chiedo cosa mi risponderebbe una rivista italiana se chiedessi la stessa cifra.

Dunque, che cosa significa scrivere per soldi?

È semplice: scrivere, per Stephen King come per altri autori americani, è un lavoro. E si lavora per i soldi, anche se il mestiere dello scrittore è un bel lavoro e le gratifiche sono anche di altra natura.

Significa scrivere per pubblicare, ma anche velocizzare la scrittura senza perdere tempo a insozzare di spazzatura il romanzo. E sulla velocità di scrittura tornerò, perché King ha dato un altro consiglio su cui non concordo.

La mia domanda è però un’altra: è davvero necessario scrivere per soldi? D’accordo, a noi italiani non riguarda la questione, perché qui – eccetto rarissimi casi – non si vive come romanzieri, come scrittori di narrativa (o di altro).

Quando penso ai 3 libri su cui sto lavorando, non penso ai soldi – perché non sono libri che me ne faranno guadagnare (anche se tutto può essere) – ma alla soddisfazione di vedere il mio nome sulla copertina.

Per qualcuno sarà una magra soddisfazione. Per me no.

7 Commenti

  1. Corrado S. Magro
    giovedì, 20 Giugno 2024 alle 11:03 Rispondi

    Scrivere per soldi? Velleità di un tempo che fu, svanite appena aver fatto capolino! Perché scrivo? Per comunicare! Chi stima interessante ciò che racconto se lo può procurare. Se ritiene sprecati i pochi euro richiesti per l’acquisto digitale e si accontenta dell’incipit non me ne duole. Nei miei confronti è forse qualcuno che è “meglio perdere che trovare”, come si diceva dalle mie parti e poi, ognuno ha i propri gusti.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 20 Giugno 2024 alle 14:07 Rispondi

      È stata davvero una velleità di un tempo?
      Concordo sul resto. Io scrivo perché mi piace scrivere. E perché ho idee in continuazione.

      • Corrado S. Magro
        giovedì, 20 Giugno 2024 alle 15:10 Rispondi

        Proprio così e i fatti lo dimostrano. Non solo non copro manco lontanamente i costi per la cura del sito web e dell’host ma offro racconti brevi gratis. Se chiedo ai lettori curiosi non soldi ma di registrarsi (e sono migliaia, credimi) allora spariscono. Hanno paura di lasciarsi identificare, Però si affollano su tanti siti sociali che sanno di loro tutto anche quante volte siedono sul water.

  2. Fabio Amadei
    giovedì, 20 Giugno 2024 alle 12:28 Rispondi

    Ciao Daniele,
    nella Cassetta degli attrezzi, la parte più interessante di On writing, S. King si interroga sulla domanda che la gente formula in modi diversi: “Lo fai per soldi, tesoro?”.
    Lui risponde: “No, né ora né mai. Sì, ho guadagnato molto con i miei romanzi e racconti, ma non ho mai scritto una sola parola con il pensiero di essere pagato per averlo fatto (…). Scrivo perché mi appaga, ho scritto per il piacere di scrivere, per la gioia pura che ne ricavo. E se potete farlo per il piacere, potete farlo per sempre”.
    Credo che le sue parole siano genuine e che magari ci riguardano da vicino.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 20 Giugno 2024 alle 14:08 Rispondi

      Ciao Fabio, King ha ragione. Strano che in quell’intervista si sia un po’ contraddetto, ma secondo per soldi me intendeva per lavoro.

  3. Orsa
    giovedì, 20 Giugno 2024 alle 15:21 Rispondi

    Sposo la motivazione di Corrado: anch’io scrivo per comunicare. Ma quali soldi, siamo gente realistica, sono convinta che neanche i vari calciatori/influencer/vip di turno abbiano mai guadagnato a palate con le loro “opere”.
    E la teoria di King “rimuovere la spazzatura” intesa come superfluo, funziona sempre, tanto che andrebbe applicata quotidianamente anche nella vita stessa.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 20 Giugno 2024 alle 15:29 Rispondi

      Non so se i calciatori e altre persone famose non abbiamo mai guadagnato, di sicuro più di uno scrittore qualunque.
      Non sempre riusciamo a capire dove sia il superfluo nei testi, ecco perché c’è bisogno della revisione di un’altra persona.

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