
Ho conosciuto i libri di Camilleri tanti anni fa. Ricordo che regalarono uno dei suoi libri a mia madre e io ne sfogliai qualche pagina, ma leggendo quel dialetto siciliano incomprensibile lo chiusi, convinto che mai avrei letto Camilleri.
Poi un giorno, qualche anno dopo, il Club degli Editori mise due suoi romanzi in super offerta a 6 euro totali. Erano Il ladro di merendine e Il cane di terracotta. Così mi dissi “al massimo butto 6 euro” e li comprai.
Questa è la situazione a oggi:
- Biografia del figlio cambiato
- Gli arancini di Montalbano
- Il birraio di Preston
- Il campo del vasaio/L’età del dubbio
- Il cane di terracotta
- Il colore del sole
- Il corso delle cose
- Il gioco della mosca
- Il giro di boa
- Il ladro di merendine
- Il re di Girgenti
- Il sorriso di Angelica/Il gioco degli specchi
- Il tailleur grigio
- La concessione del telefono
- La danza del gabbiano/La caccia al tesoro
- La gita a Tindari
- La mossa del cavallo
- La luna di carta
- La paura di Montalbano
- La pazienza del ragno
- La presa di Macallè
- La prima indagine di Montalbano
- La scomparsa di Patò
- La voce del violino
- Le ali della sfinge/La pista di sabbia
- Le inchieste del commissario Collura
- L’odore della notte
- Privo di titolo
- Racconti quotidiani
- Trilogia delle metamorfosi
- Un mese con Montalbano
- Voi non sapete
L’ultimo libro mi è arrivato ieri. Sono tutti nelle edizioni del Club degli Editori, a me i libri della Sellerio proprio non piacciono e li trovo pure cari. Ma oggi dobbiamo parlare della scrittura di Camilleri, giusto?
La forza del linguaggio dialettale
Proprio l’elemento che io avevo considerato come difetto in quei libri, come caratteristica inaccettabile per me, si è invece rivelato come la vera forza della scrittura dell’autore siciliano. Ero convinto davvero che fosse incomprensibile quel dialetto e invece sono riuscito a capire tutto.
È vero che alcuni termini sono simili all’italiano, ma di altri si ricava benissimo il significato dal contesto. I vari babbiare, macari, cose vastase, tanto per citare i primi che mi vengono in mente, presi a sé stanti non riconducono ad alcuna immagine, ma contestualizzati diventano parole come tutte le altre.
Perché il dialetto è la vera forza della scrittura di Andrea Camilleri? Perché lo rende unico nel suo genere letterario: il giallo, il poliziesco. Sarebbe stato troppo facile e anche poco originale scrivere gialli come fanno tutti. Ma in dialetto siciliano è una bella trovata.
E c’è anche un’altra cosa da dire sul linguaggio di Camilleri: il dialetto avvicina lo scrittore e la storia alle persone. Noi parliamo in dialetto coi nostri amici. Ci fa sentire parte di una grande famiglia.
Il dialetto genovese: la fidanzata secolare di Montalbano è Livia, di Genova. Ebbene, in un romanzo, non ricordo quale, ci furono pagine e pagine in dialetto genovese che io fui costretto a saltare, non capendo letteralmente neanche una parola.
Sarebbe stato meglio mettere la traduzione nelle note a fine capitolo.
L’ambientazione realistica ma fittizia
Camilleri ambienta le storie del commissario Montalbano a Vigata, in provincia di Montelusa. Città inesistenti, ma vere, credibili, tridimensionali. Un chiaro esempio di come si possa inventare una località, anzi un’intera ambientazione, per una storia realistica.
La scelta è stata per me molto saggia, perché quelle storie sono dei giorni nostri e creare un commissario e un distretto di polizia a Gela, a Catania o dove volete avrebbe potuto creare un certo sapore di inverosimiglianza. Almeno per me è così.
Una trama cinematografica
I casi di Montalbano seguono quasi un copione, eppure sono tutti completamente differenti. Secondo me non è un giallo vecchia maniera, ma io non sono certo esperto di giallistica. Ho letto due romanzi di Agatha Christie, 3 di Sciascia e tutta l’opera su Sherlock Holmes. Un po’ poco per parlare di gialli.
A me sembrano più che altro storie di gente comune – ma di certo più credibili e godibili dei vari Don Matteo e simili – tinte di giallo. Il commissario stesso, come anche i suoi aiutanti, sono gente come noi e noi stiamo dalla loro parte.
Non ho mai visto la serie televisiva su Montalbano né ho intenzione di vederla, un po’ perché, come ho detto più volte, non amo cinema e TV italiani, un po’ perché quei personaggi sono già in carne e ossa nella mia mente e non somigliano per niente agli attori della serie.
I personaggi differenziati
E adesso arriviamo ai personaggi. Salvo Montalbano è ben caratterizzato, ma anche tutti gli altri, Mimì Augello, Fazio, Catarella e Galluzzo. I primi che ricordo. Non faccio mai fatica a focalizzarli quando entrano in scena e tutti hanno il loro carattere e la loro parlata.
Ma parliamo di Catarella. Chi ha letto i romanzi o visto i film sa che è la macchietta del commissariato. Ma sapete anche che un personaggio del genere è molto funzionale alla storia? Spezza la seriosità della trama: stiamo parlando di polizieschi, quindi come minimo di gente ammazzata o di furti e rapine.
Dà colore alla storia, perché introduce scene grottesche, umoristiche. Fa quasi riprendere fiato al lettore. Io ricordo che gradivo sempre le scene con Catarella, anche se sembravano quasi surreali.
Le storie mai scontate
Prima ho accennato che i gialli sono storie una diversa dall’altra e, in effetti, almeno in tutte quelle che ho letto – qualche decina, considerando romanzi e racconti – non ho mai visto similitudini.
Non ho riscontrato cliché, ripetizioni, anzi, mi sono sempre meravigliato dell’assoluta immaginazione e della sua bravura nel saper creare storie sempre uniche.
Ma Camilleri non ha scritto solo gialli e, se volete iniziare a leggerlo, mi sento di consigliare il romanzo storico Il Re di Girgenti, di gran lunga l’opera migliore che ho letto di lui. Da gustare anche La concessione del telefono, sia per la storia in sé sia per la struttura narrativa scelta.
Avete mai letto Andrea Camilleri?
Come vi è sembrata la sua scrittura? Riuscite a capire quel dialetto? Dopo quanto ho scritto, vi siete incuriositi e lo leggerete?
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Nani
Ho sentito un “Don Matteo” da qualche parte e sono saltata in piedi!

E’ il nostro eroe nazionale, a casa nostra. Concilia il sonno, la sera, come nessun altro.
Lessi Camilleri tanto tempo fa e sinceramente non ricordo nulla. Ma da cio’ che dici, va letto. Io trovo difficolta’ a seguire il dialetto. Ricordo di aver abbandonato “Quer pasticciaccio brutto de via merulana” di Gadda dopo le prime pagine perche’ non lo capivo. E parlava pure il dialetto che mi dovrebbe essere familiare!
In ogni caso, magari ci provo a leggere qualcosa. Basta trovare il modo di incastrarlo…
Daniele Imperi
Guarda, a me il vecchio Terence Hill piaceva un sacco, dai vari film western alle scazzottate moderne con Bud Spencer, ma l’ultimo è inguardabile
Quel libro di Gadda volevo leggerlo anche io. Sei anche tu di Roma? Magari è scritto in un romanesco arcaico che non capiamo.
Nani
Ahi ahi, Daniele, non mi toccare Don Matteo!
Riguardo al romanesco di Gadda, non credo sia arcaico. Ricordo solo la fatica della lettura, a mettere insieme i suoni. Poi, una volta pronunciate, le parole avevano un senso chiaro. E’ un processo strano, e’ come tradurre una trascrizione fonetica fatta con delle lettere inadeguate.
Gabriel
Non ho mai avuto modo di leggere Camilleri, caro Daniele, ma questa tua pulce nell’orecchio mi ha sicuramente stimolato nel farlo! Già una decina di anni fa, quando mia madre lasciava libri sparsi per casa e ne leggeva qualche pagina al momento giusto, ne avevo voglia; ai tempi, c’è da ammettere, non è che amassi alla follia i gialli.
C’è da dire che a volte un libro ti prende e basta. Se non è per la storia in se -o il genere- magari è per le capacità dell’autore.
Grazie dello spazio, bellissimo articolo.
A presto
Daniele Imperi
Ciao Gabriel,
neanche io amo alla follia i gialli, ma quelli di Camilleri sono particolari. Diciamo che ha trovato un modo per farli amare anche da chi non li ama, proprio per la sua scrittura “familiare”.
Certo, la questione dialetto non è da sottovalutare: c’è gente che non li sopporta e non riesce a leggere qualcosa scritto in dialetto.
Cristina
Anobii mi informa che ho letto 21 libri di Camilleri. Mi ricordo benissimo il primo, Gli arancini di Montalbano, rimasi folgorata, e sono convinta che il dialetto sia l’elemento che permette di amalgamare il tutto e dare quella forza in più (peraltro a me è servito quando sono andata a lavorare in Sicilia, tranne scoprire che sbagliavo alcuni accenti!). Ora non lo leggo più spesso, mi sono resa conto che tendo a sovrapporre e dimenticare le trame, tuttavia, generalmente d’estate, un Camilleri me lo concedo volentieri, specialmente al mare. Anche ora, leggerti, leggere di Catarella, mi ha fatto venir voglia di essere sulla spiaggia al sole con un Montalbano, magari uno di quelli vecchi
Daniele Imperi
Le storie di Montalbano le vedo bene anche io da leggere d’estate, quando hai voglia di leggere qualcosa di leggero ma comunque di qualità
Fabio Amadei
Il dialetto di camilleri non è difficile da capire e nelle sue storie ci sta molto bene. Rende credibili le situazioni ed i personaggi e catarella e’ uno spasso. Ho visto quasi tutti i racconti in TV con zingaretti e sono fatti molto bene. Quasi tutti gli attori vengono dal teatro e sono bravissimi. Chi impersona catarella e’ insuperabile: in pratica, una macchietta. E poi nello sfondo ci sono le immagini della Sicilia che sono impagabili. Di una bellezza commovente. L’hanno scorso ho visitato Ragusa che e’ bellissima, e sono i posti dove hanno girato molte scene. Consiglio caldamente gli sceneggiati di Montalbano, una delle poche cose di qualità che la Rai ci propina. D’altronde lo stesso camilleri ha contributo alla sceneggiatura.
Daniele Imperi
Vero, il dialetto rende tutto più credibile. Ma sulla serie TV ho sempre i miei pregiudizi
Attilio Nania
Mah, a casa i libri di Camilleri ce li ho praticamente tutti, eppure non ne ho letto nemmeno uno, o almeno non per intero (leggere libri a spezzoni o addirittura leggerne solo l’inizio e il finale è una cosa che mi capita abbastanza spesso).
L’ultimo che mi è passato tra le mani è “un sabato, con gli amici”, che non è un romanzo di Montalbano e che sconsiglio caldamente a chiunque non abbia voglia di annoiarsi a morte coi drammi esistenziali dei giovani e sgangherati protagonisti. Tra l’altro, “un sabato, con gli amici” è il titolo riportato letteralmente, dunque la maiuscola manca e la virgola è messa proprio lì nel mezzo.
I gialli di montalbano sono carini, e da quel poco che ne ho letto sono senz’altro ben fatti. Purtroppo, non so perché, non riesco proprio a trovare la voglia di leggerli per bene, nonostante che “La mossa del cavallo” mi abbia tentato più di una volta.
La serie tv, per quanto forse sia meno bella dei libri, ha il vantaggio che ogni episodio dura meno di due ore, e dunque riesce a tenermi attivo per quel poco tempo che serve a vedere tutta la storia.
Di episodi ne ho visti parecchi, anche se a dire il vero non ricordo bene le trame.
Diciamo che forse quello che ho coi libri di Montalbano è solo un problema di pigrizia, che viene risolto dalla rapidità e dall’incisività della televisione.
Daniele Imperi
In che senso “un sabato, con gli amici” non è un romanzo di Camilleri?
Attilio Nania
Ho detto che non e’ su Montalbano, non che non e’ di Camilleri.
Nani
Attilio, sai che mi hai fatto venire voglia di leggerlo, questo “un sabato, con gli amici”? Proprio il titolo, scritto in questo modo, mi incuriosisce.
GiD
Confesso di essermi arenato anch’io, anni fa, di fronte al dialetto (e sono siciliano!), ma il tuo articolo mi ha fatto venir voglia di riprendere in mano Cammilleri.
Da qualche parte sulla libreria ho ancora “La forma dell’acqua”. Proverò a rileggerlo.
Comunque confermo anch’io che la trasposizione televisiva merita d’esser vista.
Daniele Imperi
Non capisci il dialetto siciliano?
GiD
L’esatto contrario.
Io parlo il dialetto stretto, che non è proprio quello di Montalbano.
Il dialetto che usa Cammilleri è quello da città. Un dialetto italianizzato. O un italiano imbastradito, scegli tu.
Se sei abituato al dialetto stretto, quello dei libri di Montalbano ti suona un po’ forzato, a tratti finto.
Mi hai comunque convinto a dargli una seconda possibilità.
Daniele Imperi
Immagino, allora, che se avesse scritto nel dialetto stretto, non avrebbe venduto molto
franco battaglia
Non sopporto Montalbano, più che la tipologia di scrittura, per la qualità mediocre dei suoi gialli sempre pieni di buchi e di approssimazione. Ma il suo lettore medio si accontenta, si fa due risatine, e se ne frega (anzi, neanche se ne accorge) se il “giallo” fa acqua da tutte le parti…
Daniele Imperi
Non essendo esperto di gialli non mi sono accorto di questi buchi, ma al prossimo romanzo che leggerò vedrò di farci caso.
Diego Ricci
Ciao Daniele,
ho letto “La luna di carta” e mi è piaciuto molto. I personaggi femminili sono predominanti e ognuno è caratterizzato da lati oscuri ed enigmatici descritti con grande maestria.
Mi piacciono molto le riflessioni e i pensieri di Montalbano, quando descrive le situazioni, i personaggi, le donne, il rapporto che ha con il mare, le mangiate di pesce da Enzo.
Ho avuto occasione di vedere l’episodio in televisione e devo dire che non mi è dispiaciuto. I personaggi sono stati scelti con cura e Zingaretti è molto bravo.
Ma sono d’accordo con te. Il libro è un’altra cosa.
Daniele Imperi
Io non ricordo quasi nessuna delle sue storie, eccetto Il Re di Girgenti. Ma i gialli quasi per niente. Le mangiate da Enzo, anche se io non mangio pesce, sono una chicca
Paolo
Ciao Daniele, anche io ho letto quasi tutti i libri di Camilleri, sia quelli con Montalbano e anche buona parte degli altri. Al contrario di te ho conosciuto Camilleri proprio grazie alla serie televisiva. Io e mia moglie siamo rimasti affascinati e da allora non perdiamo un libro. Non avevo mai letto libri in dialetto e devo dire che a parte la difficoltà iniziale a scoprire gli accenti, è proprio il dialetto una delle componenti più divertenti della scrittura di Camilleri. Inoltre dopo averlo sentito in alcune interviste trovo che Camilleri abbia una mente e una profondità d’animo non da poco. Dall’alto della mia ignoranza per me è uno dei migliori scrittori italiani.
Daniele Imperi
Vero, il problema col dialetto c’è solo nella fase iniziale della lettura. E rende proprio divertente la sua scrittura.
Tenar
Camilleri è un grandissimo! I suoi romanzi sono solo apparentemente semplici (moltissimi hanno provato a replicarne la formula con scarso successo) e quindi mi è piaciuto molto questo post. Credo che sia un autore da cui abbiamo tutti un sacco da imparare
Daniele Imperi
Neanch’io penso siano semplici, infatti. La trama è lineare, è vero, ma la storia è sempre molto particolare, credo si discosti parecchio dai classici gialli.
Salvatore
Pur essendo di origine siciliana, parto con le stesso pregiudizio tuo. Aggravato dal fatto che non amo i gialli. Però hai fatto una buona presentazione dell’autore – che sicuramente te ne sarà grato – quindi, chissà, magari ci proverò. Magari ne regalo uno a mio padre, che con il dialetto siciliano non ha problemi (anche se differisce molto da paese a paese), e poi lo rubo…
Daniele Imperi
Bene, fammi sapere se ti piacerà
Salvatore
Quale mi consiglieresti per iniziare?
Daniele Imperi
Ti direi Il Re di Girgenti, anche se è storico e non un giallo.
Salvatore
Grazie! Ho già iniziato a sfogliarlo.
Kinsy
Ho letto parecchie cose di Camilleri e il dialetto siciliano non mi è stata affatto difficile (tieni presente che abito in provincia di Udine).
Adoro l’ambientazione davvero reale! Un ottimo esempio da imitare!
Daniele Imperi
Io invece ho letto il friulano e non ci ho capito niente
Ma in quel caso, se non sbaglio, è considerato lingua e non dialetto.
Kinsy
Si il friulano è considerata una lingua, ma ti garantisco che è molto semplice e basta poco per impararlo quando sei sul posto.
Simone
Ciao Daniele,
la prima volta che ho letto alcune pagine di un libro di Camilleri ho avuto la tua stessa reazione. Non capivo, la lettura non scorreva bene, così, alla quarta pagina, ho deciso di abbandonare, chiudere il libro e rimetterlo sullo scaffale della libreria dove l’avevo trovato. Raro per me avere dei giudizi così affrettati. Molte volte mi è capitato di disinteressarmi facilmente ad una storia ma l’ho portata comunque a termine. Diciamo che se compro un libro, lo leggo tutto. Dovessi metterci una vita, bere litri di caffè, mettermi gli spilli per tenere aperti gli occhi, ma non abbandono mai. Forse quasi mai, vabbè, comunque Camilleri con me non ha più avuto nessuna chance.
Simonetta Agnello Hornby, scrittrice siciliana a mio parere di grandissimo talento e capacità narrative, pur utilizzando una forma grammaticale che riporta al suo dialetto, riesce a rendere la lettura fruibile a chiunque, anche a chi, come me, siciliano non lo è.
Dici che dovrei riprovarci? Potrebbe essere un fatto soggettivo e che quindi ci sia qualcosa nella scrittura di Camilleri che non mi riesce a conquistare?
Daniele Imperi
Forse non ti conquista, o forse ti succede come me: la prima volta ho detto che non leggerò mai e poi ho comprato due suoi libri.