
In un’intervista dello scorso anno, Giulio Mozzi disse che gli aspiranti scrittori devono capire quale sia il loro vero scopo, quali le loro aspettative nello scrivere romanzi o racconti o anche poesie.
Non ho mai pensato a uno scopo, a essere sincero. Ho dei progetti letterari – ne ho sempre avuti, anche se i primi, tanti, ormai naufragati per sempre – e il mio scopo è riuscire a terminarli e pubblicarli.
Ma forse questo non può essere considerato un vero scopo: la pubblicazione è in fondo finalizzata a uno scopo, a un obiettivo. Risponde alla domanda: “Perché vogliamo pubblicare un libro e poi un altro e un altro ancora?”.
Lo scopo di scrivere libri può essere il successo?
Secondo me no. Io, almeno, non aspiro al successo. Se verrà, tanto meglio, ma non è quello il mio scopo.
A me piace stare con i piedi per terra. Sono consapevole del fatto che in Italia non si possa vivere scrivendo narrativa, che soltanto una quantità trascurabile di scrittori ci riesce. E questo comprende anche l’autopubblicazione.
Infatti nell’intervista si parla di «uno su 60.000 che riesce a ottenere un certo successo». Decisamente pochi. Ma credo che la situazione non cambi con l’editoria tradizionale.
Ma allora perché, oggi, tantissima gente si mette a scrivere? Per il fascino di essere definiti scrittori? Perché si riceve più stima nella propria cerchia di conoscenze? Perché si pensa di stare su un gradino più alto rispetto agli altri? Per tutti questi motivi assieme?
Quanti scrittori raggiungono il successo in Italia? Pochissimi. Quasi nessuno, forse. Nell’intervista è considerato “un certo successo” vendere un migliaio di copie. A patto che la casa editrice ne faccia una tiratura maggiore… cosa non affatto scontata.
Scrivere e pubblicare significa relazionarsi con gli altri?
Secondo Mozzi scrivere e pubblicare significa «entrare in contatto con qualcuno che non siamo noi, scrivere non serve a dare soddisfazione al proprio ego ma a cercare sul serio di relazionarsi agli altri».
Su questo non sono affatto d’accordo. Esiste davvero un contatto fra scrittori e lettori? Forse su qualche piattaforma sociale, ma in quel caso non parlerei di vere relazioni.
Io sono in contatto “epistolare” con uno scrittore di cui ho letto tutti i romanzi che ha pubblicato, ci scriviamo ogni anno via email. Ma è un caso.
È a questo che puntate? A relazionarvi con i vostri lettori?
Io no. Mi spiego: non che mi dispiaccia ricevere email di complimenti su quanto scrivo – ogni tanto ne ricevo – anzi, mi fa piacere. Ma non credo che possa essere questo lo scopo di scrivere libri.
Secondo me scrivere serve proprio a soddisfare il proprio ego e non ci vedo nulla di male. La scrittura è un’arte, scriviamo perché sentiamo dentro di noi qualcosa che deve uscire in forma di parole e confluire in una storia o in una poesia.
L’ego siamo noi stessi, la nostra persona, in quanto esseri coscienti e pensanti. I pittori dipingono per lo stesso motivo, gli scultori scolpiscono per lo stesso motivo e così via per ogni forma d’arte.
Lo scopo della scrittura è soddisfare noi stessi. Se pubblico un libro, mi sento soddisfatto: è la realizzazione del mio lavoro creativo. Se avrà successo, è una soddisfazione in più. Se non l’avrà, ciò non toglie che sia riuscito a pubblicare un libro.
E tanto mi basta.
Scarica il post in PDF
Franco Battaglia
Qual è il vero scopo del respiro, carissimo Daniele? Vivere. Lo stesso posso dirti per lo scrivere. Scopo terapeutico necessario per sopravvivere generando righe ed espellendo tossine.
Scriviamo per vivere. E tanto ci basta.
Daniele Imperi
Più che condivisibile questo pensiero. Scrivere è veramente terapeutico.
Grazia Gironella
Non c’è nulla di male nello scrivere per il proprio ego. Però quando hai pubblicato, in un modo o nell’altro, e hai anche espulso le tossine di cui parla Franco, puoi sì essere soddisfatto dell’impresa (e che impresa!), ma… non ti sembra di avere parlato da solo, per così dire? Per me scrivere resta una forma di comunicazione, e ridurlo a una comunicazione con il mio subconscio lo trovo deludente, visto che al mio subconscio non interessa affatto passare mesi a lavorare di revisioni e tentare di rendere visibile il libro. Voglio dire, per lui basta che la storia sia uscita dalla mia immaginazione. Il resto, a che scopo, se non per entrare in contatto con i lettori, oppure per il successo? Faccio fatica a immaginare altre possibilità.
Daniele Imperi
Ovviamente scriviamo per essere letti, altrimenti tanto vale non pubblicare. Però principalmente scrivo perché ne sento il bisogno. Non vedo la scrittura come una comunicazione con il mio subconscio, comunque.
Luciano Cupioli
Scrivere è innanzitutto passione, la stessa che porta a fare varie cose di cui non si può fare a meno perché danno piacere. Se poi incontrano il favore degli altri tanto meglio, ma non è fondamentale. Chi non vorrebbe avere successo, diventare ricco e famoso, scrivendo? Se questo fosse l’obiettivo, però, non scriverebbe quasi nessuno. Se la maggior parte degli italiani da bambino e ragazzo corre dietro a un pallone, non è per diventare Cristiano Ronaldo, ma perché si diverte e si esalta quando fa gol o vince la partita. Io mi diverto a scrivere e mi esalto quando compongo una bella frase, un bel capitolo. Poi è normale c’è un pochettino invidio Stephen King…
Daniele Imperi
Il successo fa gola a molti, certo, ma non è qualcosa che si può programmare o progettare, quindi è meglio non pensarci. Scriviamo perché è la nostra passione.
Pades
Secondo me ogni essere umano, quando fa qualsiasi cosa che può essere arte (scrivere, fare musica, dipingere,…) ma anche altro, come edificare una casa o riparare un oggetto, insegue due livelli di soddisfazione: il primo è creare qualcosa che piace a sé stesso, il secondo (non scontato, ma se arriva…) è fare qualcosa che piace agli altri, da buon animale sociale (anche i sedicenti asociali come noi, Daniele
). Questo secondo me è il vero scopo, profondo e intimo. Il resto è solo un insieme di sovrastrutture sociali diverse a seconda dei casi (epoche, luoghi).
Daniele Imperi
Concordo al 100%. Prima di tutto il mio scopo è creare qualcosa che piace a me, poi che piaccia agli altri, altrimenti non proverei a pubblicare, anche se sono un asociale
Corrado S. Magro
Egomania? Perdonate! In senso lato ogni attvità, indispensabile o meno per vivere, trasuda egomania. Dopo che il paracadute dell’illusione ci ha permesso di toccare il suolo senza sfracellarci e il desiderio, la spinta di comunicare magari “solo con noi stessi” non è easurita, si continua a scrivere. Rileggendoci scopriamo cosa eravamo e possiamo confrontarlo a ciò che siamo. Non è roba da poco.
Daniele Imperi
Hai ragione, alla fine c’è sempre un po’ di ego in quello che facciamo.
Fabio Amadei
Ciao Daniele,
anch’io non credo che lo scopo dello scrivere è relazionarsi con gli altri.
Nella pittura, musica, scrittura ecc. esprimiamo una parte di noi, la più creativa. Oltre alla soddisfazione personale, c’è il desiderio di conoscere meglio noi stessi e gli altri. Ci sono comportamenti umani che ci colpiscono in positivo, altri invece ci risultano incomprensibili e inspiegabili. Raccontarli sotto forma di romanzo o racconto è cercare di capire certi atteggiamenti e meccanismi, compresi i nostri.
Daniele Imperi
Ciao Fabio,
quanto scrivi è uno degli scopi della scrittura. Per molti scrivere è proprio cercare di capire se stessi e gli altri.
Orsa
Per esercitare una libertà. Di parola, di opinione, anche di grammatica. Per lasciare una traccia. E sì, soprattutto per soddisfare il proprio ego.
L’ego non è un nemico della scrittura. È la sua scintilla, hai fatto bene a rivendicare senza vergogna la soddisfazione personale come motore autentico della scrittura.
Daniele Imperi
Giustissimo: scriviamo anche per esercitare la nostra libertà di parola. E per lasciare una traccia, non ci avevo pensato, ma mi piacerebbe che restasse una traccia di me e questo è sempre ego, in fondo,
Serena Bianca De Matteis
Gli esseri umani fanno un sacco di cose inutili: scrivono, dipingono, cuciono, ricamano, crochettano, scrivono con strane penne calligrafiche che non usa più nessuno, decorano torte, sperimentano piatti nuovi in cucina… Deve tutto per forza avere uno scopo? La trovo una domanda petulante di uno che, ipotizzo (Mozzi l’ho perso di vista da un po’) ha fatto della scrittura una specie di religione. Io scrivo perché mi va. Comunico con l’ego però scrivo anche cose che un giorno vorrei far leggere ad altri. Non mi importa neanche, in questo momento, a *quanti* altri potrei far leggere quello che scrivo. Scrivo perché per me mettere parole in fila è una sorta di necessità, tant’è vero che da anni mi sparo ogni mattina le Morning Pages. Autopubblico senza vergogna e ho fatto pochissimo marketing. Di più per “Buck e il Terremoto”. Ma lì, certo, c’era uno scopo, una faccenda totalmente diversa. Sono cambiata rispetto ai miei inizi, e la scrittura forse la amo di più adesso.
Daniele Imperi
Non tutto deve avere uno scopo. Anzi, forse l’arte non deve proprio averlo. Si scrive per necessità personale.
Non conoscevo le “Morning Pages”, anche se accennai anni fa a qualcosa del genere.
Serena Bianca De Matteis
Si tratta di scrivere tre facciate ogni mattina a mano, senza interrompersi e senza censurare i pensieri. Io ho riempito quaderni interi, anche se ho avuto dei periodi di fermo. Questa pratica fa parte di un programma di recupero creativo pensato da Julia Cameron ma è buona anche fuori da quel programma. Non ricordo se leggi l’inglese ma ti lascio questo articolo carino in merito: https://www.oliverburkeman.com/morningpages . Comunque se cerchi “morning pages” si trova un sacco di materiale! Un abbraccio a te, Daniele.
Daniele Imperi
Sì, leggo articoli in inglese, grazie per il link.