Quanto vive un romanzo nel mondo di oggi?

Quanto vive un romanzo nel mondo di oggi?

Che vita può avere oggi un romanzo se chi l’ha scritto non ha uno sciame di follower, perché non è capace, o non dedica tempo ai social, alla tecno-cura di sé come para-influencer, prodotto commerciale, icona portatile, brand, faro di pensiero?

Se gli scrittori non contano più”, Elvira Seminara, «L’Espresso», 18 luglio 2025

Nell’articolo viene sollevato un problema odierno, di cui in passato ho accennato: la superproduzione di parole, di testi, di contenuti grazie alle piattaforme sociali fa passare in secondo piano la lettura dei libri.

Certo, è più facile, veloce e economico scorrere una pagina di Facebook, X, Instagram, LinkedIn o altro e leggiucchiare qui e là testi per lo più vuoti e di cui possiamo fare a meno, che impegnarsi, immergersi nella lettura di un libro di qualche centinaio di pagine.

C’è forse il bisogno di un’emozione rapida, presto dimenticata, piuttosto che attendere dei giorni per trovarla in un libro. È un’emozione prematuramente sepolta da altre, perché il rinnovo dei contenuti nella rete iperdinamica di oggi è istantaneo.

Forse molti cercano proprio questo: l’istantaneità dei testi. “Tutto e subito” come filosofia del XXI secolo.

In altre epoche, quando il mondo procedeva a velocità inferiori, ci si prendeva il giusto tempo per leggere un romanzo, nessuno si spaventava della lunghezza dei libri, non c’erano il bisogno, la mania, l’ossessione per l’istantaneità. Tutto procedeva a rilento.

Non è questione di “sindrome dell’età dell’oro” – o forse sì – ma di critica nei confronti di una società e di un’epoca che velocizzano le emozioni, annientandole sul nascere, perché nuovi contenuti ne offrono all’istante altre.

Ma alla fine della giornata che cosa abbiamo? Il nulla. Il vuoto. Ogni emozione è scomparsa e non ci resta che attendere il momento – che arriva subito – per riprendere in mano lo smartphone e cercare nuove fulminee emozioni. Da dimenticare.

E giustamente il ruolo degli scrittori scompare. Che bisogno c’è di chi scrive libri, se oggi tutti possono scrivere testi brevissimi o di poche centinaia di parole e offrirli gratis ovunque nella rete?

Il dinamismo dei testi sulle piattaforme sociali…

Ciò che caratterizza i testi dinamici che leggiamo nelle piattaforme sociali è l’assenza di una ricercatezza del linguaggio, a vantaggio di una semplicità quasi banale, spesso condita con errori di ortografia.

È l’istantaneità del mezzo a richiedere questa semplicità, altrimenti si rischia di perdere l’occasione propizia per raggiunge un ampio pubblico e ricevere la giusta dose di apprezzamenti e interazioni (mi piace, commenti, condivisioni).

Ecco ciò che non possono offrire i libri: l’interazione. Tutto resta confinato fra le pagine e il lettore. Ma resta.

… e l’apparente immobilità dei libri

Anche i libri danno dipendenza, ma è una dipendenza che non ha effetti collaterali come l’abuso di smartphone e la costante quotidiana presenza sulle piattaforme sociali.

È su quelle piattaforme che il pensiero viene annullato, perché non c’è tempo per pensare, riflettere, porsi domande. Tutto scorre in un fluire rapido di informazioni.

Ecco cosa invece possono offrire i libri: il pensiero, la riflessione, le domande da porsi. Le parole sconosciute e quelle dimenticate, l’elegante mescolarsi delle parole in sequenze ritmiche che allietano la mente. Le storie, la conoscenza, la cultura. Gli autori nuovi e quelli dimenticati.

Lo scrittore-sociale, lo scrittore-marchio, lo scrittore-influente

Il brano citato all’inizio è una fotografia dei tempi moderni: ci sono case editrici che preferiscono pubblicare autori con un notevole seguito, perché è più facile vendere i loro libri. In pratica delegano agli autori ciò che spetta alle case editrici: la promozione editoriale.

Io non ho “uno sciame di follower”, perché non sono capace ad averlo. Non dedico “tempo ai social”, né mi interessa diventare un marchio o una persona influente. Bisogna essere portati in tutto questo e io non lo sono.

Preferisco leggere, viaggiare se posso, comunque andare da qualche parte, passare una serata in pizzeria, dedicarmi ai miei siti letterari, studiare, piuttosto che fare il personaggio pubblico che non sono.

Non so quanta vita avranno i romanzi che pubblicherò. So però che un buon romanzo riesce a sopravvivere ai tempi, riesce a offrire emozioni a chiunque lo leggerà, anche dopo secoli, cosa che nessun testo istantaneo può fare.

8 Commenti

  1. Grazia Gironella
    giovedì, 24 Luglio 2025 alle 8:22 Rispondi

    Ti stringerei la mano volentieri, se non fossi un po’ lontanuccio… ;)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 24 Luglio 2025 alle 12:57 Rispondi

      Vada per una stretta di mano virtuale :D

  2. Corrado S. Magro
    giovedì, 24 Luglio 2025 alle 9:42 Rispondi

    Tutto subito godibile, volatile e cestinabile. Una civiltà/epoca del nulla che dissangua e divora le risorse autonome, si rispecchia nel diluvio di oggetti (in sordina aggiungo anche “soggetti*) inutili e di valore effimero. Nello sproloquio universale dove tutti parlano e nessuno ascolta, la cultura, componente indispensabile della sopravvivenza e salute del vivere sociale non ha più posto nella coscienza (sinonimo anche di conoscenza) universale.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 24 Luglio 2025 alle 12:59 Rispondi

      Volatile è il termine giusto. E anche diluvio: c’è una pioggia di scriventi e parlanti e di contenuti effimeri e del tutto inutili.

  3. Orsa
    giovedì, 24 Luglio 2025 alle 15:02 Rispondi

    Rischio di passare per un tiranno totalitario, ma questo è il risultato per aver dato troppa voce e spazio a chi è povero culturalmente. Io rilascerei l’uso di internet solo a chi supera un esame. I social? A pagamento.
    Lunga vita ai romanzi degli ininfluencer ;)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 24 Luglio 2025 alle 15:10 Rispondi

      Il problema non è tanto di chi scrive quanto di chi legge tutta questa montagna di nulla.

  4. Antonio Zoppetti
    lunedì, 28 Luglio 2025 alle 15:03 Rispondi

    Tutto molto condivisibile, quello che hai scritto, ma si intreccia con un’altra tendenza — commerciale più che culturale — che si è fatta strada nell’editoria, cioè quella di fare delle librerie (anche virtuali) dei supermercati che vendono novità e roba fresca. Il ciclo vitale dei libri si è così ridotto, e la durata media nelle librerie è sempre pù bassa, dopo un anno via al posto di quel libro non venduto ce ne va uno nuovo. Il che vale anche per la saggistica, non solo per la narrativa, oppure per la scolastica. Quando andavo a scuola c’erano testi di successo che si imponevano per decenni come queli più adottati, oggi le case editrici scolastiche puntano a ristampare ogni anno o due un testo aggiornato invece di investire sulla lunga durata. Questo fatto, insieme a quel che hai già ben detto, non può che portare a una cultura usa e getta dove sempre meno autori/libri possono sperare in una qualche durata.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 28 Luglio 2025 alle 15:15 Rispondi

      Hai ragione, oggi i siti delle librerie danno l’impressione di un supermercato che mostra le ultime novità. Forse alcuni libri durano anche meno di un anno. Ogni tanto mi capita di cercare dei libri di dieci anni fa o anche molto meno e sono introvabili.

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