Perché non scelgo l’autopubblicazione

I problemi del self-publishing, secondo me

Perché non scelgo l’autopubblicazione

I motivi per cui non credo nell’autopubblicazione per i miei scritti: quali sono, per me, i lati negativi del self-publishing.

C’è stato un tempo in cui avevo sfiorato l’idea di tentare entrambe le strade: pubblicare storie (racconti o romanzi) con case editrici e come autore indipendente. Anzi, per me essere autore indipendente significava essere libero di pubblicare come volevo, ora con un editore ora per mio conto.

L’ultimo “progetto” in self-publishing risale al 2015: un racconto umoristico con protagonista un gatto. L’editing (che avevo pagato con uno scambio di competenze) non mi aveva soddisfatto e il progetto è morto.

Pian piano ho cambiato idea sull’autopubblicazione, non so bene quando sia successo, ma credo sia stato un passaggio graduale. Adesso a me non interessa più. Non credo nel self-publishing.

Che cosa intendo per autopubblicazione

Pensateci bene: che cosa significa davvero autopubblicazione? Si parla spesso di diventare editori di se stessi. Editori, appunto: l’autore diventa la casa editrice che pubblica le sue opere.

Un casa editrice è composta da un organico per svolgere le varie funzioni, che possiamo condensare in:

  • un direttore
  • una redazione
  • editor e correttori di bozze
  • grafici

In alcuni casi grafica, editing e correzione di bozze sono lavori affidati a professionisti esterni.

Se l’autore, oltre al suo compito – che è quello di scrivere –, riveste anche i ruoli del direttore e della redazione, deve comunque trovare dei collaboratori esterni per editing, correzione delle bozze e grafica (per realizzare la copertina e l’impaginazione).

Purtroppo la realtà è diversa, e lo sapete tutti. Quanti autori che si autopubblicano delegano questi servizi ad altri?

Il fatto è che autopubblicarsi significa fare concorrenza alle case editrici, né più né meno. E per fare questa concorrenza occorrono parecchi soldi. Che io non ho.

I costi da sostenere (se vuoi un lavoro professionale)

Questo è il primo problema: tempo fa avevo scritto quali sono i costi del self-publishing, se si vogliono fare le cose per bene, cioè se alla fine si vuole uscire con un prodotto letterario professionale e che abbia buone probabilità di trovare un pubblico più o meno ampio.

Io non posso investire questo denaro, né mi sento di farlo. E pubblicare qualcosa rinunciando a qualcuno di quei servizi professionali o svolgendoli da me, significherebbe pubblicare un prodotto arrangiato e a me non piace. Piuttosto non pubblico nulla.

Il pubblico da raggiungere

Secondo problema: autopubblicandosi, non si potrà raggiungere un pubblico vasto. In libreria non ci si arriva con il self-publishing: bisogna accontentarsi delle librerie online. Quindi un canale di vendita è escluso.

Qualcuno obietterà che neanche i piccoli editori spesso riescono ad arrivare nelle grandi librerie. Forse, dico io. Ma sono convinto che se ordinassi in libreria un libro pubblicato da una piccola casa editrice, me lo farebbero arrivare, mentre quello in self-publishing ovviamente no.

Non voglio essere limitato ad Amazon e ad altri negozi online. A me interessa arrivare in libreria.

Le modalità di lettura

Terzo problema: l’autopubblicazione è pressoché limitata agli ebook. Qualcuno dirà: ma puoi anche scegliere il cartaceo con il sistema Kindle Direct Publishing (che però ti detrae i costi dalle royalty). Certamente, ma resta una stampa su richiesta, il ben noto print on demand.

Non solo: essendo un sistema automatizzato, ci sono delle limitazioni. E comunque resta pur sempre una brossura. Niente cartonato con sovraccoperta, scommetto – non che sia indispensabile, sia chiaro, anzi per alcune pubblicazioni forse è meglio la brossura. Di nuovo, comunque, bisogna accontentarsi.

Conclusione

È per tutti questi motivi che non credo nel self-publishing: non mi convince. Oltre al fatto che la maggior parte dei lettori non considera l’autopubblicazione – forse nemmeno la conosce (almeno chi acquista solo in libreria o legge in biblioteca).

Per autopubblicarsi, e fare concorrenza agli editori, bisogna spendere molto. E resta pur sempre un’incognita. Lo è anche pubblicando con un editore, con la differenza, non trascurabile, che non si spende una lira.

A voi la parola, soprattutto agli autori che invece hanno scelto e continuano a preferire l’autopubblicazione.

24 Commenti

  1. Ferruccio
    giovedì, 25 Giugno 2020 alle 8:48 Rispondi

    Se dovessi autopubblicarmi allo stato attuale non venderei più di cento copie, anche se dovessi tenere un prezzo alto non metterei da parte che qualche centinaia di euro, forse…. Con una seria casa editrice potrei ottenere di più. Ma questo vale per la narrativa e vale per le condizioni in cui mi trovo io.
    Mio fratello vende degli ebook e spartiti musicali digitali a dieci euro e da quando è partito ne ha venduto quasi duemila copie in tutto il mondo e prima una vera casa editrice del settore riusciva a venderne qualche centinaia a prezzi minori. Forse è anche un problema di nicchia. Insomma sono convinto che se non sono nessuno devo affidarmi a una casa editrice, ma se il mio nome è conosciuto le cose cambiano, forse l’autopubblicazione potrebbe farmi guadagnare di più

    • Daniele Imperi
      giovedì, 25 Giugno 2020 alle 12:11 Rispondi

      Idem per me. Ma forse neanche arriverei a 100 persone. Per ottenere poche centinaia di euro, spalmate magari in diversi anni.

      Penso anche io che dipenda dalla nicchia. Magari con la musica, gli spartiti, è diverso.

  2. MikiMoz
    giovedì, 25 Giugno 2020 alle 10:25 Rispondi

    L’autopubblicazione secondo me potrebbe funzionare con opere-cuscinetto di nomi già noti.
    Progetti magari che un editore NON manderebbe mai in stampa, cose più di nicchia…
    La si può sfruttare in questo modo…

    Moz-

    • Daniele Imperi
      giovedì, 25 Giugno 2020 alle 12:11 Rispondi

      Un personaggio noto che si autopubblichi venderebbe tantissimo, infatti.

      • MikiMoz
        giovedì, 25 Giugno 2020 alle 15:56 Rispondi

        Specie se questa autopubblicazione risulterà (anche solo per finta, per marketing) qualcosa che un editore non pubblicherebbe mai… ;)

        Moz-

        • Daniele Imperi
          giovedì, 25 Giugno 2020 alle 15:59 Rispondi

          Tu dici che un editore si rifiuterebbe di pubblicare il libro di un personaggio famoso? Mah, per quanto potrà essere “scabroso”, gli assicura un bel pacco di soldi.

          • MikiMoz
            giovedì, 25 Giugno 2020 alle 22:56 Rispondi

            No, ovviamente: ma è il personaggio famoso che può dire “metto in self un libro che ogni editore si rifiuterebbe di pubblicare” così ottiene attenzione e molti guadagni diretti^^

            Moz-.

  3. Barbara
    giovedì, 25 Giugno 2020 alle 10:43 Rispondi

    Concorderei con te, se le case editrici facessero davvero le case editrici…
    Ma anche escludendo le case editrici a pagamento (pare un ossimoro e invece…), sia esplicite (l’autore paga di tasca sua la metà delle copie) che implicite (l’autore paga l’editing o la correzione bozze della casa editrice stessa, o riceve le royalties solo dopo un certo numero di copie vendute, o altri trucchetti fantasiosi, come corsi di scrittura obbligatori), anche le case editrici più serie richiedono oramai un investimento da parte dell’autore nella parte più difficile dei nostri giorni, la promozione. Così chiedono all’autore di organizzarsi da solo delle presentazioni o di essere presente e attivo nei social network, di impegnarsi in sponsorizzazioni, praticamente di vendersi il libro da solo. E no, non è detto che il cartaceo sia facilmente ordinabile in libreria anche per una piccola casa editrice seria. Mi è capitato di richiedere un libro e l’impiegato non lo trovava disponibile nemmeno presso il distributore, non era prenotabile. Ho chiesto via mail alla casa editrice ed era disponibile solo se lo ordinavo dal loro sito. E allora, cosa cambiava dall’averlo in vendita solo su Amazon?!
    Parliamo di case editrici medio-piccole, perché come hai mostrato in un ultimo tuo post, le grandi hanno chiuso agli esordienti o ci si arriva pagando un’agenzia di rappresentanza, altri costi.
    Se la case editrici chiedono all’autore di investire nel processo, non garantiscono la distribuzione locale e nemmeno la promozione online, in che cosa consiste davvero il loro lavoro?
    Occorre vagliare bene la casa editrice a cui affidarsi, perché a volte il self-publishing risulta persino più vantaggioso!

    • Daniele Imperi
      giovedì, 25 Giugno 2020 alle 12:15 Rispondi

      Sulla promozione dipende da cosa chiedono. Di certo, a spede mie, non me ne andrei in giro per l’Italia, perché mi costerebbe tantissimo e perché viaggiare per lavoro neanche mi piace, senza contare che sono negato a parlare in pubblico.

      Sui social un minimo potrei farlo. Ma non puoi bombardare i social parlando del tuo libro, perché diventi fastidioso.

      Non so se le grandi case editrici abbiano chiuso agli esordienti: io ho mostrato solo di non averne trovati nelle ultime pubblicazioni. Il che può significare tutto e niente.

      Senz’altro sono d’accordo che bisogna scegliere bene la casa editrice.

  4. James O'Near
    giovedì, 25 Giugno 2020 alle 11:21 Rispondi

    Ciao Daniele, seguo da parecchio tempo il tuo blog anche se non sono mai intervenuto. A mio avviso fai un lavoro egregio e il giovedì per me è un appuntamento fisso con Penna blu. Oggi però mi trovi un po’ in disaccordo su alcune affermazioni.
    La difficoltà nel raggiungere un pubblico vasto autopubblicandosi, secondo me non dipende dalla mancanza del canale di vendita delle librerie. A parte il fatto che alcuni servizi di self-publishing garantiscono la vendita del proprio libro (su ordinazione da parte dell’acquirente, sia chiaro) in pressoché tutte le librerie fisiche italiane, credo che il grande problema su questo aspetto sia la difficoltà nella promozione. Con le piccole case editrici però si ha lo stesso problema. Le grandi non ti considerano se non sei già conosciuto (anche se in questo caso forse conviene quasi autopubblicarsi. Si guadagnerebbe di più).
    Per quanto riguarda la modalità di lettura, il mondo dell’autopubblicazione è dominato dagli ebook, è vero, ma secondo me dipende solo da una scelta degli autori che magari non hanno voglia di impegnarsi nella creazione di una versione cartacea o vogliono avere un margine di guadagno maggiore. Le versioni cartacee, invece, sono personalizzabili al massimo. A seconda dei vari servizi, si può scegliere la grammatura e il colore della carta (bianca o crema), se stampare in bianco e nero o a colori, la grandezza (A5, tascabile, quadrato, orizzontale, ecc.), e i formati (spillato, brossurato, cartonato, cartonato con sovraccoperta, e chi più ne ha più ne metta). Si può scegliere anche tra la finitura lucida o opaca per la copertina. Logicamente a seconda delle scelte si avrà un margine di guadagno maggiore o minore. Penso sia questo il motivo per cui quasi tutti scelgono la brossura. Una curiosità: come limiti del Print on demand mi viene in mente solo il periodo di attesa necessario per la stampa (solitamente pochi giorni). Per te ce ne sono altri a cui non ho pensato?
    Sul resto sono d’accordo. Autopubblicarsi vuol dire diventare editori di se stessi, con tutto ciò che comporta, e se si vuole un prodotto professionale bisogna rivolgersi a dei professionisti, con i costi che ne conseguono. A meno che non si preferisca rivolgersi “ammiocuggino”.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 25 Giugno 2020 alle 12:30 Rispondi

      Ciao James, benvenuto nel blog.
      Ogni volta che si pubblica un articolo c’è sempre chi è d’accordo e chi no :)
      Quali servizi di self-publishing ti portano in libreria?
      Con i piccoli editori c’è un problema di promozione e anche di diffusione, siamo d’accordo. Ma sono presenti nelle fiere del libro, cosa che con l’autopubblicazione è impossibile.
      Se ti autopubblichi guadagni di più rispetto al grande o piccolo editore SE vendi di più. Non è automatico.

      Quale servizio di dà la possibile di scegliere anche il cartonato con sovraccoperta?

      La stampa su richiesta a me proprio non va giù: mi sa di prodotto arrangiato. Mi dà la sensazione di un prodotto di poco valore: lo stampo solo se lo compri.

      • James O'Near
        giovedì, 25 Giugno 2020 alle 15:24 Rispondi

        Youcanprint e Streetlib distribuiscono entrambi sia nelle librerie fisiche del gruppo Mondadori che in quelle rifornite da Fastbook, oltre a un altro distributore che non ricordo. Non dico che siano tutte le librerie italiane, ma comunque tantissime. Youcanprint e Lulu danno la possibilità della copertina rigida con sovraccoperta, anche se il secondo non lo ritengo conveniente per il mercato italiano sia per i costi di stampa alti che incidono sui guadagni, sia per le spese di spedizione proibitive per chi acquista. Se non ricordo male anche Streetlib forniva la possibilità di copertina rigida con sovraccoperta, ma ultimamente hanno ristrutturato il loro sito e cambiato un po’ di cose, quindi non sono sicuro. Questi sono esempi, magari mi son perso qualcosa. Per i guadagni, le provvigioni del self-publishing sono mediamente un po’ più alte, quindi a parità di copie vendute si guadagna un po’ di più. Nel caso del personaggio famoso che fa promozione solo scrivendo il suo nome su un qualsiasi prodotto (e che quindi coprirebbe sicuramente i costi di editor, copertina e quant’altro) penso che i guadagni potrebbero essere sensibilmente maggiori. Gli sconosciuti invece, se non stanno bene attenti potrebbero anche andare in perdita perché potrebbero non coprire l’investimento fatto, cosa che non si rischia con le case editrici. Per le fiere del libro non so quanto possano essere utili a scrittori sconosciuti di piccole case editrici, però su questo non ho esperienza, quindi mi fido di te.

        • Daniele Imperi
          giovedì, 25 Giugno 2020 alle 15:53 Rispondi

          Non ho mai visto libri di Youcanprint e Streetlib qui a Roma, ma ovviamente non ho girato tutte le grande librerie. Nel self-publishing le provvigioni sono alte, Amazon credo che dia il 70%. Però devi appunto vendere come se stessi con un buon editore per paragonare i guadagni.
          Sull’utilità delle fiere per gli autori sconosciuti non so dirti, però comunque i loro libri sono esposti e quindi ben visibili. Certo, non basta questo per venderli.

          • James O'Near
            giovedì, 25 Giugno 2020 alle 16:12 Rispondi

            Sono disponibili nelle librerie, ma solo su ordinazione. Non vengono esposti negli scaffali, a meno che la libreria non li richieda in conto vendita. Probabilmente non li hai visti per questo motivo. Forse non sono stato molto chiaro… 😅

            • Daniele Imperi
              giovedì, 25 Giugno 2020 alle 16:16 Rispondi

              Ma perché finisci sempre in moderazione? :|
              Ah, ecco perché non si vedono, allora. Tutto chiaro.

  5. Corrado S. Magro
    giovedì, 25 Giugno 2020 alle 14:55 Rispondi

    Il mercato ha più sfaccettature di un dodecaedro. Schierarssi per una strategia permette di profilarsi ma non è quasi mai esaustivo. È il caso di un’autrice che facendo leva sulle esperienze di una vita d’insegnamento scrive a pubblica a proprie spese e con successo il cartaceo stampato su richiesta nel formato desiderato (cartocino, doppia copertina, brossura). Ha superato agevolmente il migliaio di copie. Oltre a scrivere bene, attiva nei circoli letterari, questi ultimi la supportano e le organizzano presentazioni e incontri inseriti in eventi che richiamano pubblico. I suoi scritti per finire sono stati adottati come libri di testo da diversi istituti scolastici (media primaria). Ebbene, provato senza alcun successo con gli editori, è riuscita a crearsi un mercato di nicchia rivolgendosi all’ambiente in cui vive e di cui parlano le sue storie.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 25 Giugno 2020 alle 15:08 Rispondi

      D’accordo, quello è un caso, ma un caso non fa legge. Anche Andy Weir ha autopubblicato un romanzo, poi scoperto da un editore ed ecco che il suo The Martian è finito al cinema.

  6. Grazia Gironella
    giovedì, 25 Giugno 2020 alle 21:21 Rispondi

    Sono stata per anni a osservare l’evoluzione della pubblicazione indie, mentre facevo i miei tentativi con gli editori tradizionali. A un certo punto mi è diventato chiaro che volere tutto significava, al 99 per cento, non avere niente e smettere di scrivere, mentre l’autopubblicazione mi offriva uno spazio; non quello che avevo sognato quando avevo iniziato a scrivere, ma comunque uno spazio reale, dove il mio modo di lavorare è determinante. Faccio i soldi? Pochi. Vendo migliaia di copie? Decine, semmai, o centinaia. Arrivo in libreria? Diciamo di no, anche se poi dipende dalle iniziative individuali. Se però non mi pubblicassi da sola, molto probabilmente non solo non avrei niente di tutto questo, ma non avrei un solo lettore per le mie storie. Quindi credo che la domanda finale sia: quanto ti interessa raccontare storie a un pubblico? A me interessa molto. Non penso al successo, ma a scrivere e essere letta. Un manoscritto che sta nel cassetto non è niente. Può anche essere un bene non farlo uscire, sia chiaro, ma se io scrivo qualcosa che ritengo degno di essere raccontato, deciderò io se e come pubblicarlo, non il mondo dell’editoria, la sorte o chissà cos’altro. Perché poi non è affatto detto che si debbano spendere soldi per autopubblicare in maniera professionale. Io sono convinta che i miei romanzi siano professionali, e ci ho lavorato da sola. (Qui forse metto in imbarazzo chi pensa il contrario, ma tant’è.) Se si è esigenti e non si ha paura di dedicare tempo al’impresa, si riescono a fare cose egregie anche senza coinvolgere professionisti a pagamento. Magari il risultato non è dello stesso livello, ma non per questo deve essere dilettantesco. Tutto dipende da perché scrivi e quale aspetto dello scrivere consideri più importante. Se lo scopo è avere dei risultati ben precisi e gratificanti, secondo me scrivere rischia di essere tempo perso. Naturalmente ti auguro di fare il botto, perché non si può mai dire; ma questo resta possibile anche per chi si autopubblica. Quella del self-publishing è una scelta priva di effetti collaterali, che non preclude niente. Anche per questo mi piace.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 26 Giugno 2020 alle 8:17 Rispondi

      Dipende infatti dalle aspettative di ognuno. A me non va di accontentarmi e con l’autopubblicazione non otterrei ciò che voglio. O pubblico come dico io o non pubblico affatto.
      Anche a me interessa raccontare le mie storie al pubblico, ma non in un modo che non dà soddisfazione, o almeno che non mi dà la soddisfazione che voglio e che ho sempre voluto.
      E non è una questione di successo, non per me, almeno.

  7. Orsa
    venerdì, 26 Giugno 2020 alle 9:21 Rispondi

    Come faccio a dire con tatto e diplomazia che l’80% del popolo degli autori self pubblica dei grandissimi orrori amatoriali? Ops ormai l’ho detto…
    E come faccio a dire senza offendere nessuno che il fai da te ha il sapore della sfigataggine e graffia come la sabbia dell’ultima spiaggia? Eh ormai ho detto anche questo…
    In quasi tutti i self romanzi che ho letto (ad eccezione dei saggi), la mancanza di un buon casa-editrice-starter-pack purtroppo si è sentita tutta.
    Ma tu non farlo con PU! Non dare il via a “Operazione Bricolage” o ti tolgo il saluto :P Meglio un Frecciarossa1000 con 20 anni di ritardo che un regionale puntuale ma sfigato e sovraffollato.
    PS: non voglio offendere nessuno, parlo per mia esperienza di lettore e, come dice Grazia, ti auguro di fare il botto!

    • Daniele Imperi
      venerdì, 26 Giugno 2020 alle 9:36 Rispondi

      Finora ho letto solo alcune anteprime e, a parte pochi casi, ho visto anche io degli orrori. Non conosco quegli autori. Uno di loro però qualche anno fa mi spammò su Twitter il suo fantasy: le prime due pagine erano zeppe di avverbi in “mente”, usati quasi in ogni periodo.
      Purtroppo ci sono moltissimi manoscrittari e solo pochissimi che sanno scrivere.
      Ma restano anche per me alla fine prodotti a cui manca qualcosa, perché i costi per un lavoro coi fiocchi sono troppo alti da sostenere.
      No, PU o esce con una casa editrice o non esce per niente, ho deciso ormai da tempo :)

  8. Andrea Perin
    venerdì, 26 Giugno 2020 alle 15:51 Rispondi

    Ciao Daniele.
    Eh! Proprio stamattina ho consegnato al commercialista i redditi ”extra” 2019 fuori da quelli aziendali, di cui ovviamente hanno già tutto, per fare la dichiarazione dei redditi.
    Sono anche un self-publisher e avevo uno stampato dei report di Amazon, (niente di che, anche se alle quattro cifre ci sono arrivato), meglio essere in regola… giusto?
    (Anche se qualcuno mi ha detto che i proventi da attività culturali sotto 5 mila non vanno dichiarati… o tassati? Bah…)

    ”Non hai altro? Perché qui risultano delle ritenute d’acconto 2018,” mi chiede il commercialista.
    “No, e non erano di Amazon, erano di un piccolo editore a cui ho chiesto il piacere di non pagarmi più e di tenersi tutto senza mandarmi scartoffie che mi costano più di registrazione, da voi e al fisco, che di royalties.”
    Non è una battuta, anche se ha riso, l’ho detto d’avvero.

    Ma dico: ma chi? ma quale autore self non pubblicherebbe stanotte con Mondadori o la sua CE preferita?

    ”Io così mi sento più libero… io posso supervisionare tutte le fasi di pubblicazione… preferisco avere il controllo su tutti i processi… non mi va di essere censurato… l’editing soffoca il mio stile…”
    Mah!? Io fatico a crederci… l’editor di Marsilio mi ammazza metà trama? Vabbe’, ne scriverò un altro, in tanto pubblicate, pubblicate… pubblicate.

    Avrei anch’io aspettato una buona C.E., ma il mio desiderio di essere letto, di espormi, di condividere, era così forte che ormai la notte non mi faceva più dormire; non avrei resistito e qualcosa dentro di me mi diceva che aspettato invano.

    Per quanto riguarda ”self VS C.E.” , in riferimento ai punti menzionati nel post molto chiaro, (come sempre), aggiungerei delle sfaccettature; ad esempio Amazon ha anche una sua C.E. nazionale e internazionale, che usa gli stessi canali e-book e carta dei self, e anche di promo, ma ovviamente con numeri smisurati, paragonabili alle grandi C.E. …una chimera che ci inghiottirà tutti quanti?

    Ciao! :-)

    • Daniele Imperi
      venerdì, 26 Giugno 2020 alle 16:01 Rispondi

      Ciao Andrea,
      sulla tassazione hanno ragione, ma solo se hai guadagnato in tutto meno di 4800 euro, ho letto, con ritenuta di acconto. Se invece i guadagani sono extra alla tua attività, allora hai fatto bene a dare la documentazione al commercialista.
      Censura? Dipende che intendono. E poi se non ti sta bene la decisione dell’editore, non fai pubblicare il libro.

  9. Nuccio
    lunedì, 29 Giugno 2020 alle 12:18 Rispondi

    Che giungla!😣

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