Quando vanno in pensione gli scrittori?

Quando vanno in pensione gli scrittori?

Una notizia di qualche mese fa – risale a marzo scorso – ma che ho letto soltanto da due giorni, mi ha lasciato abbastanza perplesso: lo scrittore di romanzi fantasy Terry Brooks ha deciso di ritirarsi. Va in pensione.

In un articolo del suo blog del 9 marzo, dal titolo quasi criptico “Easy Come, Easy Go” (“Tutto passa”?), dopo aver riassunto la sua carriera che lo vede con circa 50 libri pubblicati, ha scritto:

Scrivo ancora regolarmente, ma di recente ho notato che le mie capacità fisiche e mentali sono diminuite.

Terry Brooks ha 81 anni, per chi non lo sapesse.

… la mia resistenza, la mia concentrazione, la mia capacità di attenzione e la mia memoria non sono più quelle di una volta.

Mi ha fatto venire in mente l’intervista che diversi anni fa ho avuto la fortuna di ottenere da Andrea Camilleri:

DI – Il Re di Girgenti è un bellissimo romanzo storico, una sorta di “classico” dei tempi odierni. Ha in programma di scrivere altri romanzi storici di quella portata?

AC – Ci ho messo cinque, anzi quasi sei anni a scrivere il romanzo, di conseguenza ad ottantadue anni faccio abbastanza fatica a mettere in programma un altro libro simile a “Il re di Girgenti”…

Quel romanzo è del 2001 e comunque in seguito Camilleri ha pubblicato oltre un centinaio di libri mentre era in vita e 9 postumi, che magari non saranno al livello del Re di Girgenti, ma sono sempre tantissimi.

Tornando a Terry Brooks, l’autore ha specificato che il suo sarà un semipensionamento. Il suo ultimo romanzo, Galaphile, sta per uscire in Italia, ma dal prossimo Brooks non figurerà più come autore, bensì si avvarrà dell’aiuto di una scrittrice fantasy sua amica, Delilah Dawson.

Brooks resterà coinvolto nella lunghissima saga di Shannara e aiuterà la Dawson quando ne avrà bisogno.

Gli artisti non vanno mai in pensione (?)

Ho sempre pensato che un artista non vada mai pensione o, meglio, la pensione è la dipartita. Eppure Brooks non è l’unico ad aver deciso di farsi da parte: Len Deighton, un autore che ho sempre apprezzato, si è ritirato nel 2016, a 87 anni.

Di Brooks rispetto la sua decisione: ha detto che era meglio ritirarsi e non essere ricordato per uno scrittore che ha scritto troppo a lungo oltre le sue capacità, pubblicando libri non all’altezza dei precedenti.

Non mi vengono in mente altri scrittori che si siano ritirati in pensione.

Riguardo, invece, alla dipartita, non sono pochi gli autori scomparsi prima del tempo, quando avrebbero potuto sfornare altri capolavori. Mi vengono in mente Edgar Allan Poe, morto a 40 anni, Giacomo Leopardi a 39, Ippolito Nievo a 29, Thomas Wolfe a 38, Alain-Fournier a 28, Virginia Woolf a 59, Cesare Pavese a 42, Charles Dickens a 58, Jack London a 40. La Woolf, Pavese e London si sono suicidati.

Affidare le proprie creazioni ad altri: una scelta condivisibile?

Se da una parte sono d’accordo che Terry Brooks abbia agito bene a ritirarsi, dall’altra non condivido la sua scelta di affidare la saga di Shannara a Delilah Dawson. La saga di Shannara, arrivata a 36 volumi, potrebbe benissimo concludersi.

Ma il punto non è quello, non è l’eccessiva lunghezza di una saga. Il punto è che non riesco a immaginare come si possa affidare una propria creazione letteraria a qualcun altro.

Non è necessario pubblicare un libro all’anno – anche se è un ottimo modo per non farsi dimenticare. Credo che sia pesante all’età di 81 anni scrivere un romanzo l’anno, anzi in meno di un anno, perché dobbiamo contare anche l’editing, che richiederà almeno un paio di mesi. E almeno un mese per avere le copie stampate dalla tipografia.

Stando alla lunghezza degli ultimi libri pubblicati, Brooks potrebbe impiegare un massimo di 8-9 mesi, forse meno, per scrivere un romanzo fra le 300 e le 500 pagine, con un paio di punte che hanno superato le 600.

Perché non scrivere un romanzo ogni due o tre anni? O anche ogni quattro? Se andiamo a guardare la lista dei romanzi di Brooks, sono tutti trilogie, una dilogia, due tetralogie e un solo romanzo singolo. Questo significa uno sforzo mentale maggiore rispetto a un romanzo autoconclusivo.

Non ho mai pensato al “pensionamento” letterario. Ogni tanto aggiorno la lista di ciò che mi piacerebbe scrivere – col timore di diventare uno scrittore di elenchi – e non penso che più si allunga quella lista e più si accorcia il tempo che mi resta a disposizione per scrivere tutto quello che mi viene in mente.

Prima o poi dovrò smettere. Di allungare la lista e di scrivere.

Ma intanto vediamo di iniziare.

4 Commenti

  1. Grazia Gironella
    giovedì, 30 Ottobre 2025 alle 8:44 Rispondi

    Ho sempre avuto la percezione che tutto è in costante cambiamento, quindi credo che gli autori possano stufarsi della scrittura e di tutto quello che comporta, in particolare quelli di successo, che si trovano sempre legati nelle loro scelte. Gli editori chiedono una produzione costante, e chi vuole uscire dal giro? Ma può diventare un peso, così come a un appassionato di fotografia può succedere di viverla in modo meno entusiastico, una volta scelto di fare foto ai matrimoni per avere entrate regolari. Dal mio punto di vista la libertà – quella materiale e interiore – ha un valore inestimabile. Però anch’io farei terminare la produzione insieme alla voglia di… produrla, senza cercare qualcuno che raccolga il testimone. (Lo “scrittore di elenchi” è meraviglioso!)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 30 Ottobre 2025 alle 14:12 Rispondi

      Len Deighton ha fatto quella scelta, anche se a 87 anni. In un’intervista ha detto chiaramente che non amava essere uno scrittore e che si viveva bene anche senza scrittura.
      Se non ce la fai più, se non hai più energie né idee, è meglio chiudere, anziché continuare o, peggio, passare il testimone.

  2. Franco Battaglia
    giovedì, 30 Ottobre 2025 alle 10:29 Rispondi

    Credo si vada in pensione quando la vena artistica è esaurita, e ad una eventualità del genere cosrrisponde anche la fatica di alzare una penna, il preferire un’alba ad uno scrittoio (o ad un monitor), il pensiero non più lineare.. questo credo e immagino..

    • Daniele Imperi
      giovedì, 30 Ottobre 2025 alle 14:13 Rispondi

      Quando la vena artistica si esaurisce è bene chiudere (come hanno fatto i REM in musica), anche se molti invece continuano. Bisogna avere quel coraggio, che è anche segno di maturità.

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