I limiti dell’autopubblicazione

Quanto conviene davvero il cosiddetto “self-publishing”?

I limiti dell’autopubblicazione

Perché oggi molti autori scelgono di autopubblicarsi?

Per la semplicità e la velocità che questa nuova forma di editoria offre? Perché non vogliono attendere i tempi quasi geologici dell’editoria tradizionale? O per guadagnare di più?

Molti difensori dell’autopubblicazione si soffermano proprio sul guadagno: se ti autopubblichi, guadagni di più rispetto a quanto ti pagherà una casa editrice. Ma questo è vero soltanto a parità di copie vendute.

È anche vero che pubblicare con una casa editrice non dà certezza di guadagnare quel poco previsto, perché ci sono editori che dopo anni non hanno ancora pagato nulla agli autori.

Sui tempi di risposta hanno ragione, bisogna ammetterlo. Ormai le case editrici si prendono almeno 60 giorni lavorativi, che significano quasi 3 mesi di tempo. E non assicurano quasi mai una risposta.

La semplicità dipende dalla piattaforma scelta. La velocità dipende invece da come l’autore intende lavorare.

Editoria: che significa?

Oggi la frase “Diventa editore di te stesso” è diventata quasi una formula di persuasione. Ma il significato di editoria è industria, in relazione alla produzione e distribuzione di libri e ebook.

L’autore che diventa editore di se stesso è un imprenditore. Né più né meno.

Non si fa imprenditoria a occhi chiusi o senza un minimo di conoscenza del mondo editoriale, né lavorando senza quella professionalità che permette di costruire un prodotto di qualità.

Per diventare editori di se stessi con l’autopubblicazione bisogna prevedere tutto ciò che comporta pubblicare con una casa editrice, non saltare alcuni passaggi previsti.

La questione del “filtro editoriale”

I difensori dell’editoria tradizionale condannano l’autopubblicazione perché manca il cosiddetto filtro editoriale. Ma il filtro editoriale non esiste.

Avete visto quanti personaggi dello spettacolo, dello sport e della politica stanno pubblicando libri, ultimamente? Hanno di sicuro aggirato il problema dei 60 giorni lavorativi o più per avere una risposta.

Una casa editrice è imprenditoria: investe se ha buone probabilità di guadagnare. E con i personaggi famosi e conosciuti di spettacolo, sport e politica sa che ci guadagna, perché ha vendite assicurate.

Nessun editore pubblicherà mai il vostro (e il mio!) diario personale in cui non succede nulla di eclatante, di eccitante, di insolito, di interessante. Sarebbe pazzo, perché ci andrebbe in perdita. E saremmo pazzi noi a proporlo.

Non esiste il filtro editoriale, esiste una certa possibilità di vendite.

Nell’autopubblicazione l’autore rischia per qualcosa di suo, se ha speso soldi per creare un libro di qualità. Nell’editoria tradizionale la casa editrice sta rischiando per qualcosa di altri. Ovvio che ci vada coi piedi di piombo.

Quali sono i limiti dell’autopubblicazione?

Secondo me sono questi:

  • Distribuzione: se pubblichi con Amazon e dai l’esclusiva, aumenti i guadagni per ogni vendita, ma il libro è escluso da tutte le altre librerie online.
  • Non esiste il cartaceo: come dicevo nell’articolo di Marco Freccero “Il self publishing è un colossale fallimento?”, il cartaceo è stampa su richiesta, altrimenti i costi sarebbero proibitivi. E già questo ti esclude dalle librerie. E dalle biblioteche.
  • Spesa: se parliamo di autopubblicazione di qualità, l’autore deve spendere per editing, correzione di bozze e grafica di copertina, come minimo.
  • Pubblico: i punti 1 e 2 (distribuzione e cartaceo) si riflettono sul numero di lettori raggiungibili, minori rispetto a quelli che si possono raggiungere con i canali di una casa editrice.
  • Diffidenza: che piaccia o meno, c’è ancora diffidenza nei libri autopubblicati.

Conviene autopubblicarsi?

Non sta a me rispondere, non avendo autopubblicato nulla. Ma ho l’impressione che per molti sia una scelta di comodo: entrare nel mondo editoriale passando per la porta di servizio.

Ho corretto le bozze di manoscritti destinati all’autopubblicazione e ho letto storie che avrebbero avuto bisogno di un pesante editing. La correzione di bozze dovrebbe essere l’ultimo passaggio.

Dicono che sempre più autori scelgano di autopubblicarsi, ma questo per me non è indice del successo di questa forma di editoria, bensì soltanto della relativa facilità che permette oggi a un autore di pubblicare un libro e dei tempi ridotti di pubblicazione.

12 Commenti

  1. Marco Freccero
    giovedì, 24 Marzo 2022 alle 7:27 Rispondi

    Se conviene autopubblicarsi?
    Dal punto di vista finanziario, di guadagni: no (nel mio caso). Ci sono alcuni casi di autori indipendenti che sono riusciti nell’impresa di guadagnare per davvero, proprio affrontando la faccenda nel modo corretto. Vale a dire facendo imprenditoria. Ma è una bella fatica perché non vuol dire solo investire soldi. Credo che prima di tutto occorra avere una mentalità capace di adattarsi a nuove esperienze, nuovi modi di proporsi, di agire. E non è per nulla facile.
    D’altra parte anni fa mi dissero chiaramente che i miei libri erano troppo di nicchia, che forse (forse) sarei riuscito a pubblicare qualcosa con una casa editrice locale ma niente di più. Per me l’autopubblicazione è stato l’approdo più ovvio.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 24 Marzo 2022 alle 15:14 Rispondi

      Sono rari quelli autopubblicati che hanno guadagnato molto. O che poi sono stati notati da importanti case editrici.
      Avevi provato con la casa editrice locale?

  2. Corrado S. Magro
    giovedì, 24 Marzo 2022 alle 12:32 Rispondi

    Anni or sono, spinto da lettrici e lettori della cerchia, ho proposto alcuni scritti a diverse case editrici. A parte la Sellerio, chapeau, che dopo alcuni mesi mi comunicò la difficoltà di iniserire un mio lavoro (definito meritevole) in una collana adatta, nessuno si è mai degnato di rispondere. Chissà poi come, si sono fatte vive le editrici a pagamento. A questo punto, dopo esperienze poco felici, ho aperto un sito per pubblicare in digitale e non solo roba mia. È stata ed è un’esperienza particolare. Pubblico gratis in assoluto, non pretendo esclusività, faccio a metà con il ricavato netto dalle vendite, ma pretendo che almeno si rispetti la grammatica e si fornisca una copertina. Chi ne ha tenuto conto e si è dato da fare ha avuto qualche soddisfazione. Chi utilizza il sito solo per essere in vetrina perché le o gli è stata raccomandata, preferendo promuovere il cartaceo, o per altri motivi, non vanta numeri. In ogni caso devo ammettere che il digitale alle nostre latitudini è rimasto un prodotto di nicchia. Per il semplice fatto che non è cartaceo, il 99 per cento pretende averlo gratis. A dimostrazione le svariate centinaia di utenti di scritti brevi fruibili gratuitamente e in anonimato.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 24 Marzo 2022 alle 15:17 Rispondi

      Anzi che ti ha risposto…
      L’ebook gratis no, ma a prezzi molto più bassi del cartaceo.

  3. Orsa
    giovedì, 24 Marzo 2022 alle 14:07 Rispondi

    Io penso che tu debba (per completezza d’esperienza) affacciarti almeno una volta, ma un passetto, giusto entrarci per un mezzo metro, in quella porta di servizio. Sì, io nei tuoi panni (se avessi un progetto minore, non un cavallo di razza, ma un bel ciuchino grazioso e ammaestrato) il pensiero ce lo farei. La stampa su richiesta potrebbe essere un giusto compromesso. Diffidenza? La diffidenza non è contemplata nel tuo caso, il tuo nome è conosciuto, sei un’autorità nel mondo del blogging e della scrittura :) E poi mi pare di capire che sulla bilancia pesino di più i lati negativi dell’editoria classica rispetto ai lati negativi dell’autopubblicazione. La cosa che diversi editori non abbiano mai pagato nulla in tanti anni mi sconcerta. E dove vanno a finire i guadagni? Ma un aspirante scrittore, nel frattempo, dove andrebbe a mangiare, a casa dell’editore? Non lo so… a me però piacerebbe essere titolare di una casa editrice :P

    • Daniele Imperi
      giovedì, 24 Marzo 2022 alle 15:19 Rispondi

      Grazie, ma non sono assolutamente un’autorità :)
      Nessun autore può pensare di campare, almeno in Italia, scrivendo libri… sarebbe pazzo.
      Le case editrici sanno bene che gli autori hanno un lavoro, quindi se ne fregano se pagano in ritardo o per niente.
      Anche a me piacerebbe fondare una casa editrice. In un’altra vita.

  4. Luciano
    martedì, 29 Marzo 2022 alle 19:26 Rispondi

    Tra i vantaggi del self publishing aggiungerei anche il fatto di poter pubblicare il tuo romanzo come vuoi tu, senza che qualcuno arrivi, faccia un sacco di tagli e ti cambi titolo e finale. Questo non vuol dire che non ci si debba affidare a un buon editor, soprattutto per i primi lavori, (ma probabilmente anche per quelli successivi), perché serve un altro occhio che analizzi il tuo romanzo prima di pubblicarlo, meglio quindi se esperto e che possa darti i giusti contributi. Tu stesso dici che molti si rivolgono a te solo per correggere gli errori, con la presunzione che il resto sia tutto a posto, inconsapevoli del fatto che scrivere un libro é una fatica immensa, che il rischio di errori narrativi é altissimo, e che lo devi rivedere tante e tante volte prima di essere abbastanza soddisfatto per darlo in pasto agli altri. L’autopubblucazione può anche essere un modo per farsi notare da una casa editrice, perché no, magari più che un manoscritto in mezzo a tanti che rischia di non essere mai letto. Di certo con il self publishing ti devi industriare, perché altrimenti rischi davvero di vendere solo sette copie. Pubblicizzare bene il tuo prodotto su internet e in tutti i luoghi dove il tuo genere può interessare, partecipare a eventi e fiere. Facile a dirsi… Resta il fatto che chi scrive romanzi lo fa per amore della scrittura, lo facesse per soldi non comincerebbe mai.

    • Daniele Imperi
      mercoledì, 30 Marzo 2022 alle 8:17 Rispondi

      È vero che la casa editrice può cambiare il titolo, per esempio, ma l’autore deve essere d’accordo. Può sempre rifiutare la pubblicazione.
      Si rivolgono a me per la correzione delle bozze perché non sono un editor, anche se un corso di editing vorrei farlo.
      Quanti editori cercano autori fra i libri autopubblicati?
      Partecipare a eventi e fiere ha un costo, specie se devi andare fuori regione. Non so quanto ne valga la pena.

  5. Marianna
    lunedì, 4 Aprile 2022 alle 7:53 Rispondi

    Salve, è da un po’ che seguo il blog, ma è la prima volta che commento. Sono un po’ emozionata.
    Ho pubblicato il mio primo volume con una casa editrice, a seguire una raccolta di poesie nello stesso modo. Con il terzo libro ho voluto provare l’auto publishing. Che dire… Secondo me ci sono falle in tutt’e due i sistemi.
    Certo è che una casa editrice, anche se tralascia le scadenze se non ampiamente sollecitata, è comunque un bel pilastro a cui appoggiarsi. Dalla correzione, all’editing, alla distribuzione. Per il mio prossimo libro ho scelto un’altra casa editrice. Ci vuole più pazienza e, sicuramente, bisogna essere disposti a rivedere alcuni punti e mettersi in gioco. C’è anche da dire, però, che una casa editrice ha sicuramente una visione più chiara e vasta di ciò che è il mercato e le proposte di modifica potrebbero avere un senso in questi termini.
    Poi ci sta, un libro è un pezzo di cuore. Apportare cambiamenti potrebbe essere un po’ doloroso, ma il risultato finale ne vale lo sforzo.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 4 Aprile 2022 alle 8:28 Rispondi

      Ciao Marianna, benvenuta nel blog. Di sicuro ci sono falle in entrambi i sistemi, sono d’accordo. In teoria una casa editrice dovrebbe avere una visione più chiara del mercato editoriale… dico dovrebbe perché, a quanto ho constatato, alcuni piccoli editori non ce l’hanno, visto come lavorano.
      I cambiamenti vanno accettati se davvero migliorano il testo.

  6. Roberto
    sabato, 9 Aprile 2022 alle 19:25 Rispondi

    Ho fatto una certa gavetta (forse la sto ancora facendo?), passando dalla prima pubblicazione con una c.e. locale e poi, col tempo, approdando al self-publishing. In tutto questo ho dovuto lavorare molto per editare i testi spesso da solo, fare un editing il più accurato possibile perché é la cosa più importante. Nel frattempo ho avuto e continuo ad avere numerosi rifiuti dalle case editrici anche di una certa importanza, e i motivi sono sempre gli stessi (quando ti fanno la cortesia di spiegarteli): non sei nessuno, non hai un pubblico e quindi non sei vendibile. Solo i colossi editoriali spendono molti soldi per promuovere il “fenomeno” del momento o chi ha già un nome conosciuto o semplicemente chi è raccomandato. Ecco perché a mio avviso non conviene pubblicare con un qualunque editore disposto a offrirci un contratto (non a pagamento) poiché non potrà (o vorrà) mai spendere soldi per promuoverci e distribuirci, quindi come potrò farmi conoscere da un nuovo pubblico? Non potrò se non con i miei mezzi molto modesti, di conseguenza la scelta più sensata è autopubblicarsi e gestire tutto in proprio. Lo faccio da anni e mi trovo molto bene.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 11 Aprile 2022 alle 8:17 Rispondi

      Ciao Roberto, benvenuto nel blog. L’editing non è un lavoro che l’autore può fare da sé.
      Che un editore non spenda per promuovere i libri che pubblica è vergognoso: è nel suo interesse promuoverli.
      Riguardo ai nomi famosi, purtroppo è una triste verità. Quelli assicurano un numero sufficiente di vendite da far guadagnare la casa editrice.

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