Lavorare come blogger

Bellezza e dannazione di chi scrive per il web

Lavorare come blogger

Che cosa significa essere blogger professionista? Com’è la vita lavorativa del blogger? Tutta rose e fiori? Non direi proprio.

Scrivo per il web per necessità. Perché per tanti anni ho cercato lavoro senza che nessuno dei miei CV inviati ottenesse mai una risposta. E quando dico mai, significa zero risposte in assoluto per quasi 18 anni. Pare che non sia stato adatto neanche a lavorare in un supermercato. Eppure sono una persona molto ordinata.

Ma è un vizio italiano quello di non rispondere alle richieste di lavoro, perché dalla Norvegia anni fa due comuni mi hanno spedito una comunicazione cartacea per avvisarmi di aver ricevuto la mia candidatura per email.

Alla fine ho dovuto inventarmi un lavoro, altrimenti sarei stato disoccupato a vita.

Scrivo per il web perché so scrivere per il web, perché ho iniziato a farlo 20 anni fa, quando ho studiato come funziona il web, cosa si nasconde dietro alle belle (e spesso brutte) grafiche dei siti. Ho imparato a leggere e scrivere il codice HTML e a creare i fogli di stile, a realizzare da me i miei siti e anche ai clienti, poi ho abbandonato il lavoro da web designer perché ci ho guadagnato soltanto stress.

Non ho frequentato corsi per scrivere per il web: mi sono formato sul campo, scrivendo centinaia di testi per i miei siti e i miei blog, prima di creare delle pagine di servizi qui su «Penna blu». Finché sono arrivati i primi clienti.

Non avrei mai pensato di fare il blogger

I miei propositi erano altri: pilotare aerei da guerra. Un sogno che ho inseguito fin da bambino, poi naufragato a 19 anni, quando non superai l’orale di matematica all’Accademia Aeronautica. Ma almeno il sogno di pilotare un aereo, seppur piccolo, è stato esaudito, grazie a un corso di cultura aeronautica frequentato l’ultimo anno di liceo.

A quel tempo non esistevano i blog, quindi neanche i blogger, anche se il pallino della scrittura era sempre presente in me: fra uno studio e l’altro, alle medie e superiori prima e all’università poi – facoltà di Geologia – mi divertivo a scrivere racconti, poesie, brani, diari, barzellette, inizi di romanzi fantasy, filastrocche.

Nel web sono approdato tra la fine del 1999 e l’inizio del 2000, quando iniziai a creare siti web per curiosità. Ma i blog ancora non c’erano. Almeno in Italia.

Poi la parola blog cominciò a circolare. Qualcuno aprì un blog nel proprio sito. E dopo un po’ lo feci anche io. Da allora non ho più smesso (di creare blog sì, 30 aperti bastano e avanzano, ma di scrivere per blog miei e altrui no).

Non solo blogger

In realtà non scrivo soltanto come blogger, ma anche come il cosiddetto “web writer” – brutta espressione che a pronunciarla sembra l’abbaiare di un cane – che poi sarebbe il redattore web, chi scrive testi per siti. Anche se la maggior parte delle commissioni che ricevo riguardano l’attività di blogger, una parte non trascurabile è scrivere testi per siti aziendali e più raramente redazionali e comunicati stampa.

A questo aggiungo la correzione di bozze, attività che ho sempre apprezzato per via del fastidio che provo ogni volta che incontro errori di ogni tipo nei libri.

È comodo lavorare da casa scrivendo?

Sento molti dire che è comodo lavorare stando a casa. Ma è davvero così? Ve lo dico subito:

  • Non ho ferie pagate: se voglio staccare ad agosto, devo lavorare il doppio a luglio
  • Non ho permessi pagati: se devo assentarmi, poi devo recuperare
  • Non ho malattia: se mi ammalo, non lavoro e magari rischio di perdere un cliente
  • Non ho tredicesima né quattordicesima
  • Non ho lo stipendio fisso a fine mese
  • Nessuno mi paga gli straordinari (ma neanche ne faccio, proprio perché nessun cliente me li pagherebbe)
  • Talvolta devo sollecitare i clienti al pagamento delle fatture (uno ha impiegato 9 mesi per pagarmi 4 soldi)
  • Non ho nessuna garanzia per il futuro
  • Non avrò pensione, perché gli anni di disoccupazione e precarietà non valgono di certo (ma questo è un problema mio)

Sì, è comodo lavorare da casa, in generale. Non devo viaggiare ogni giorno, non devo spendere soldi per mezzi pubblici/auto e pranzo. Non devo perdere tempo per andare al lavoro e tornare a casa.

Ma il lavoro, per come la vedo io (e magari è la maniera sbagliata di vedere le cose), il lavoro non deve essere per forza comodo né piacevole: deve permetterti di vivere e avere tempo libero.

“Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua”, dice una frase erroneamente attribuita a Confucio, ma in realtà di un anonimo americano del 1982. Be’, a me è sempre sembrata una scemenza: il lavoro comporta responsabilità, scadenze e, appunto, lavoro.

Se lavori, stai lavorando, non te ne stai con le mani in mano. Io lavoro come blogger, scrivendo ciò che altri mi chiedono di scrivere, e lo faccio perché mi serve lavorare e cerco di farlo bene, altrimenti perdo clienti e mi ritrovo di nuovo disoccupato.

Che cosa significa lavorare come blogger?

  • Inventarsi ogni giorno il lavoro: da zero devi creare un prodotto.
  • Lavorare continuamente al proprio sito: circa il 94% delle visite mi arriva dalle ricerche su Google e, a parte rari casi, i clienti mi arrivano tramite «Penna blu». Questo significa che le pagine dei miei servizi devono stare in prima pagina (tanto per ribadire quando sia importante la SEO, se ti serve per lavorare).
  • Trovare i testi ritoccati dal cliente: se un cliente mi affida la scrittura dei testi, è perché non sa come scriverli. Dunque mi chiedo: con che criterio fa le modifiche? E tu a rivedere quei testi e a correggere errori grammaticali.
  • Sollecitare il pagamento delle fatture: è fastidioso farlo, ma va fatto. C’è gente che non capisce che una fattura non pagata significa denaro che non arriva. E su quella fattura, una volta emessa, l’Agenzia delle Entrate pretende una percentuale. Senza parlare del rispetto per chi lavora.
  • Trovare ancora clienti che pretendono articoli a pochi euro: cioè da 5 a 8 euro ad articolo. Ma anche altri che pagano da 12 a 25 euro articoli di oltre 2000 parole. Tutto questo significa lavorare per 2-3 euro l’ora (anzi meno, tolta la famosa percentuale). Se vado a chiedere l’elemosina, guadagno di più. Non scrivo per questa miseria, non lavoro sottopagato.
  • Non ricevere risposte ai preventivi non approvati: ma, come ho detto sopra, è un vizio nostrano non rispondere. Qualcuno lo fa, beninteso, ringrazia e dice di pensarci/pensava di meno/le farò sapere/ecc. Il 90% e oltre sparisce senza lasciare traccia.

Le mie lacune come blogger

Naturalmente non sono un blogger perfetto, nessuno lo è. La mia principale lacuna sono i social media: praticamente non li uso per lavoro, quando dovrei. Ma proprio non riesco.

  • Essere presente sui social costantemente significa fare i protagonisti e a me non piace, non fa parte della mia personalità.
  • Significa creare contenuti ad hoc per ogni tipo di social, e non solo limitarsi a condividere i propri articoli, e questo richiede tanto tempo da sottrarre a quello libero. E a me non va.

Un’altra lacuna è rappresentata dagli interventi in pubblico. Quindi corsi in aula come docente e interventi in conferenze come relatore. Parlare in pubblico non fa per me, non so farlo e neanche voglio imparare a farlo. Semplicemente non è qualcosa in cui rendo – come non rendevo alle interrogazioni a scuola.

Se non avessi queste lacune, guadagnerei di più. Ma come dice il proverbio: chi s’accontenta gode.

Se potessi scegliere, che lavoro farei?

Il romanziere. Scrivere ogni giorno e tutto il giorno quello che ti piace scrivere è senz’altro più piacevole (e sempre di lavoro si tratta), ma ovviamente deve ripagare: cioè, ci devo campare, detto senza mezzi termini.

Per ora questo non è possibile e forse non lo sarà mai, quindi continuo a scrivere quello che i clienti mi chiedono di scrivere e nel tempo libero quello che a me piace scrivere.

Lavorereste nel campo della scrittura?

O vi piace il vostro attuale lavoro?

23 Commenti

  1. Michela Milani
    giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 7:19 Rispondi

    Oggi sei andato a pescare un argomento che sento mio in ogni mia sfumatura, forse perché gli ultimi anni per me sono stati un continuo cambiamento sotto il punto di vista economico e lavorativo. Io volevo vivere di scrittura fin da piccola, certo, allora non avevo le idee chiare sul significato di tutto questo, dicevo semplicemente che avrei fatto la giornalista. Questo però non è stato possibile e con la mia famiglia ci siamo dovuti completamente reinventare perché nel 2012 ben quattro di noi su cinque hanno perso il lavoro. Un bel record vero? Abbiamo aperto una pizzicheria, certamente non era il mio sogno ma ci permette di vivere tranquilli e oggi come oggi non è una cosa da poco. Nel frattempo ho cercato lavoro nel mio settore di studi. Però trovavo sempre lavori sottopagati o da 12 ore al giorno, dopo un po’ non ce l’ho fatta a reggere quel ritmo. Come dici te, ho inviato migliaia di curriculum ma o non ricevevo risposta oppure mi consideravano troppo qualificata. Che scemenza, che vuol dire, troppo qualificata? Da quando esiste un limite alla preparazione? Poi è arrivato il periodo di “età da marito”, termine che ha utilizzato più di qualche mio potenziale datore di lavoro, che col senno di poi, meno male che è rimasto soltanto potenziale, vista la scarsa considerazione delle donne. Nel mio caso le offerte di lavoro importanti, tutte dall’estero, sono arrivate nell’unico periodo in cui non ho potuto accettarle, perché ero incinta. Ho aperto il mio blog quasi due anni fa. Per un anno, lo ammetto, ho fatto un casino. Articoli su articoli che non servivano a niente e di discutibile qualità, perché mi ero lasciata prendere la mano e davo troppo retta ai sedicenti esperti Seo, che dicono di pubblicare tutti i giorni. Ma io non ho tutti i giorni qualcosa di interessante da raccontare. Poi per carità, ci sono anche esperti Seo che lo sono realmente, ma bisogna distinguere dalla massa. In questo secondo anno invece sto ingranando e comincio a far mio un modo di scrivere che non è quello proprio della carta. Ho appena iniziato qualche collaborazione retribuita, ma da qui a vivere di blogging ce ne passa. Per fortuna, il mio essere qualificata che qualcuno ha disprezzato tanto, mi permette di diversificare le entrate e continuare a investire sul blog. Sono d’accordo con te sull’uso dei social network. Richiedono tanto tempo, troppo nel mio caso, infatti stavo proprio pensando di abbandonarli per un po’ e concentrarmi solo sul blog per vedere come va. Aggiungo un’ultima cosa sul lavorare da casa. Dico che è difficile far capire agli altri che fare il blogger professionista è un lavoro a tutti gli effetti. Ti guardano mai con l’occhio intenerito, pensando “poverino, si è inventato un lavoretto su Internet”, quando racconti di avere un blog?

    • Daniele Imperi
      giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 13:16 Rispondi

      Un bel record davvero 4 disoccupati in un colpo in famiglia…
      Di esperti SEO ce ne sono troppi e alla fine se ne salva appena qualcuno. Non è scritto da nessuna parte che devi pubblicare ogni giorno.
      Sul lavoro da blogger m’è capitato di esser guardato come un alieno, come a dire: “E che lavoro sarebbe?”
      Ma io questo ho, di lavoro, e inventarmene un altro a oltre mezzo secolo di età non mi va.

  2. Emilia Chiodini
    giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 8:55 Rispondi

    Interessanti i tuoi cenni biografici. Ci sono gli ingredienti giusti per un romanzo storico. Immagina se tu fossi diventato pilota di aerei da guerra, dove saresti andato a finire?

    • Daniele Imperi
      giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 13:18 Rispondi

      Sarei andato a finire in Iraq, Afganistan e dintorni :D

  3. Ferruccio
    giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 9:22 Rispondi

    Ho sempre lavorato nel mondo dell’informatica e ho sempre tenuto associato a questa attività anche la scrittura, il tutto mi ha permesso di poter “vivere” ora “direttamente” di scrittura. Seguo e curo (scrivendo contributi e come consulente) diversi blog di aziende. Cosa che mi permette di portare avanti anche le mie passioni personali legate alla scrittura (Racconti, romanzi) e all’arte. dove mi trovo a curare dei siti di professionisti musicali e altri legati al mondo dell’arte.. Io però mi vedo come romanziere e come un promotore delle bellezza artistica a 360 gradi. Ho un solo social che mi aiuta (linkedin) gli altri per me sono soltanto roba da “cazzari” passami il termine. E trovo molto superficiale e ruffiano larga parte del mondo del blogging quando non ha una direttiva professionale a monte.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 13:20 Rispondi

      E insomma facciamo lo stesso lavoro: nell’arte ci sto in mezzo anche io, ma saltuariamente, quando mi capita di disegnare vignette per qualcuno.
      Da Linkedin finora ho avuto solo 2 brevi collaborazioni.

      • Ferruccio
        giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 13:37 Rispondi

        Più o meno. Io non uso il mio nome, ma mi servo di una società per svolgere attività di blogging. Con il mio nome e il mio blog voglio promuovere me stesso come scrittore anche se ogni tanto ci infilo qualche collaborazione e qualche articolo più di stampo “bloggeristico”.

        La mia esperienza su linkedin mi dice che va usato in modo molto mirato, con tutti i campi completi, ma dirlo a te mi pare superfluo… Io sono in ballo addirittura per la traduzione e la vendita di un paio di racconti per una rivista americana, la faccenda è un po’ complicata a causa del lockdown e prosegue ma sono molto contento e fiducioso. Mio fratello grazie a linkedin fa lezioni di chitarra su skype con una persona di Chicago e due indiani.

        • Daniele Imperi
          giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 13:40 Rispondi

          Ghostwriting, quindi?
          Su Linkedin bisogna essere attivi scrivendo contenuti, ma l’ho fatto solo pochissime volte.

          • Ferruccio
            giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 14:15 Rispondi

            Credo sia un discorso un po’ complesso. Diciamo che ho iniziato una decina di anni fa a farlo e per eliminare il rischio di non farmi pagare, mi sono fatto assumere da una società informatica di cui sono socio. e che mi permette di lavorare in part-time quasi sempre da casa, a parte il lavoro dal cliente.

  4. Orsa
    giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 11:40 Rispondi

    Io invece “da piccola” volevo entrare nella Forestale e sognavo di prestare servizio a cavallo tra i boschi dell’Alto Adige.
    La Forestale oggi neanche esiste più. Fine di una breve storia triste.
    Nemmeno io avrei mai pensato di scrivere contenuti per il web, proprio io che a scuola tremavo davanti al foglio bianco del tema d’italiano.
    Lavorare da casa evoca immediatamente l’immagine della comodità. Andiamoglielo a dire agli altri che invece risucchia gran parte delle energie quotidiane! Per non parlare della piaga dei clienti che non pagano subito/e pagano 4 soldi, e di tutti gli altri disagi che giustamente hai elencato. Noi il cartellino non lo timbriamo, siamo operativi tutto il giorno e non abbiamo neanche lo straccio di un sindacalista che si batta per noi :P Invece io quelle non le considero affatto lacune.
    Sì, sembra l’abbaiare di un cane, è vero… in più io sento anche i cavalli nitrire (cit) 😂
    Ti auguro di cuore che PU faccia la magia di cambiarti la vita: da web writer (hhiiiiiiiii-🐎🐴) a romanziere!

    • Daniele Imperi
      giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 13:22 Rispondi

      L’eliminazione della Forestale è uno dei tanti danni fatti all’Italia.
      Non parlarmi dei temi in classe: per me erano un incubo. Per racimolare una colonna e un quarto dovevo sudare.
      Grazie per gli auguri :D

  5. Maria Teresa Steri
    giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 13:52 Rispondi

    Inventarsi un lavoro è rischioso ma direi che ci sei riuscito benissimo. Purtroppo lavorare per conto proprio comporta i vari disagi che hai elencato, ma ti auguro che a comunque questo tipo di attività ti regali qualche soddisfazione, anche se non è emozionante come pilotare aerei da guerra :D
    Io invece un lavoro simile non potrei mai farlo, o meglio lo odierei, perché detesto correggere testi scritti da altri. Quando mi è capitato di doverlo fare per lavoro, è stata una tortura.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 14:04 Rispondi

      La soddisfazione in questo lavoro, per me, sta nell’avere un lavoro e continuare a ricevere richieste di preventivi :)
      Correggere testi è una tortura perché leggi cose che non leggeresti mai e anche per i vari strafalcioni che trovi. Ma non è un lavoro creativo, quindi non toglie energie cerebrali.

  6. MikiMoz
    giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 15:44 Rispondi

    Mi ha colpito molto la tua frase: il lavoro deve farti vivere e avere tempo libero.
    Io ho sempre sostenuto che lo stipendio migliore è il tempo libero che ci resta… anche per spendere i soldi guadagnati!
    Abbiamo una storia analoga: sono approdato sul web tra il 1998 e il 1999 (in questa data ebbi la connessione personale); ho iniziato a scrivere per il web il 6 gennaio 2002, per un sito di cui nel giro di pochi anni sono diventato curatore della sezione contenutistica.
    Poi è arrivato il blog, e veniamo al punto: lavoro come blogger? No, ma…
    Ma il blog mi ha spesso permesso di far nascere altre cose, altri progetti… ovviamente pure lavorativi. E talvolta hanno proprio incluso il blogging.
    Vero, anche io ho una situazione lavorativa simile alla tua (tutto quello che elenchi, esattamente così), ci si deve arrangiare ogni giorno a inventarsi cose nuove…^^
    Quanto ai social, io ho riscoperto Facebook: ormai ripulito dalla massa sciocca (riversatasi su TikTok), se si evita qualche categoria di persone, puoi trovare ottima risonanza nei gruppi e nelle pagine, popolate da gente esperta e competente.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 16:14 Rispondi

      Il tempo libero è sacro. Ho letto di molti freelance che si lamentavano che non esistevano domeniche, Natale, ecc.: a me è sempre sembrato strano.
      I miei primi contenuti risalgono al 2000, quando ho progettato il mio primo sito, sulla mia collezione di etichette della frutta :D
      Il blog serve anche a quello: a far nascere progetti che prima non avevi considerato.
      Ma su Facebook sono ancora scettico e poi, una volta cancellato, non mi metto certo a iscrivermi da capo :)

      • MikiMoz
        giovedì, 3 Dicembre 2020 alle 17:31 Rispondi

        Cavolo, bello il progetto delle etichette!
        Comunque, su Facebook ho trovato quella cosa che definisco “nicchia della nicchia” :)
        Sicuramente è attualmente più valido di quel che fu G+ coi gruppi^^
        Buona serata!

        Moz-

  7. Massimiliano
    venerdì, 4 Dicembre 2020 alle 18:06 Rispondi

    Ciao Daniele
    Sono un lettore non ho un blog e ti leggo spesso ormai da anni.
    Non mi sono mai fatto avanti prima perché il tuo blog è molto settoriale e dedicato soprattutto a gente che ha un blog o a chi ha interesse verso la scrittura…finalizzata suppongo a realizzare un progetto letterario.

    Conosco molti blogger tra quelli che ti commentano e di quelli che hanno pubblicato un libro, l’ho pure acquistato.
    Aspetto quindi con molta curiosità il tuo romanzo.
    Volevo ringraziarti perché finalmente mi hai levato una grossa curiosità che avevo da anni.
    Leggendo tanti blog appunto mi son sempre chiesto per certe dinamiche che ho osservato e da alcuni pure subito ( ti dico che non son un grande simpaticone perché ho l’abitudine di dire sempre quello che penso e credo negli anni di essermi creato pure qualche antipatia da parte di qualche blogger) se effettivamente queste dinamiche fossero legate al fatto che ci guadagnassero con il loro blog.
    Anzi mi son sempre chiesto se un blogger ci vive con il suo blog.
    Per essere più chiari se ci si arriva a fine mese solo con un blog.
    Perché quando uno scrive che di professione fa il blogger per me significa che ci campa con il suo blog.
    Poi metti che nella descrizione del profilo ci sia pure web editor , web writer ecc..un po’ di sana curiosità l’ho sempre avuta riguardo a cosa significassero questi paroloni e te adesso me l’hai soddisfatta.
    Ammetto che credevo il lavoro di blogger più solido e non così legato a tutte quelle variabili che hai elencato.
    Penso questa sia una cosa molto comune a tutti quelli che lavorano in proprio.
    Con Moz una volta nel suo blog in una discussione è intervenuto un tizio dicendo che con il suo blog riusciva a monetizzare.
    Alla fine dopo un po’ di interventi ha detto che grazie alle affiliazioni Amazon a fine mese riusciva a prendersi qualche videogioco o i suoi fumetti preferiti.
    Capisci che per me guadagnarci con un blog non intendo proprio quello.
    Per essere sinceri Moz è stato il primo a dirmi che con i blog si può parlare di guadagno solo se sono aziendali.
    Un po’ quello che fai te …lavori anche per blog aziendali e questi contribuiscono al tuo stipendio a fine mese ma il tuo Blog personale da quello che capisco non ti fa campare o ho capito male io?
    Diciamo che i blog amatoriali come amo definirli io possono essere intesi come degli investimenti si spera non troppo a lungo termine , almeno per quelli che oltre a scrivere solo per pura passione sperano di investire in un progetto.
    Buona serata e complimenti
    Massimiliano.

    • Daniele Imperi
      sabato, 5 Dicembre 2020 alle 8:36 Rispondi

      Ciao Massimiliano, benvenuto nel blog, anche se mi leggi da anni 😊
      Con un blog puoi guadagnare in 3 modi:
      1) monetizzando il blog, quindi affiliazioni e annunci Google, ma per viverci devi avere un traffico notevole.
      2) Diventando un blogger famoso, tanto che le aziende ti pagano fior di quattrini per pubblicizzare i loro prodotti. Ma devi fare tantissima gavetta e scrivere di argomenti che attirano il grande pubblico e avere poi ovviamente un traffico elevato.
      3) Scrivere per blog aziendali e questo è il mio caso. Il blog mi serve per farmi trovare dai potenziali clienti.

  8. Corrado S. Magro
    venerdì, 4 Dicembre 2020 alle 18:40 Rispondi

    Che strano! Anni 60 ho pilotato un caccia a reazione prima di essere “defenestrato” per avere minacciato seriamente un capitano pilota. Si infranse uno dei sogni più belli della mia vita. Che dire di un blogger. Non ne ho la stoffa! Fanno difetto diplomazia e conoscenze e ammiro chi è capace di tirarsi d’impiccio. Su Facebook, e non solo, nutro le tue stesse opinioni. Sull’impegno che comporta, ogni persona che offre un servizio da indipendente, deve essere pronta a recepire stimoli, richieste ed esigenze di mercato e sapere fare buon viso a cattivo giuoco. Conosco cosa signifca perché ero in una situazione analoga negli anni 90 anche se operavo in un campo e un terreno diverso.

  9. Daniele Imperi
    sabato, 5 Dicembre 2020 alle 8:38 Rispondi

    Un altro pilota!
    La diplomazia non appartiene neanche a me.

  10. Massimiliano
    lunedì, 7 Dicembre 2020 alle 10:53 Rispondi

    Ti ringrazio per la risposta , sei molto gentile.
    Non ho mai commentato prima perché non ho un blog e non mi interessa scrivere un libro.
    Ma come ti ho scritto mi piace leggere quello che ti scrivono gli altri.
    La cosa che apprezzo di un blog è la trasparenza e te mi sembri molto “trasparente “.
    Già rendere pubblico il numero delle letture dei tuoi articoli ti fa onore.
    In una blog sfera dove lo sport preferito di tanti blogger è l’auto celebrazione e l’egocentrismo insensato trovare blogger così umili come te con il coraggio di essere controcorrenti è quasi un’eccezione.
    A presto
    Massimiliano

  11. Barbara
    mercoledì, 9 Dicembre 2020 alle 10:26 Rispondi

    Lavorerei nel campo della scrittura, ma dipende con quale ruolo/mansione, non vorrei che mi rovinasse poi il tempo dedicato poi alla mia scrittura. Mi piace il lavoro che faccio (analista informatico) dal punto di vista concettuale, un po’ meno organizzativo, e del resto lo faccio da sedici anni. No, vent’anni ormai… !!
    I problemi del lavoro autonomo toccano anche gli informatici, a rincorrere il cliente per farsi pagare, clienti che non concepiscono il valore del sito a preventivo, fino a quando non trovano il cugggggino che glielo fa per meno, ma gli consegna un sito malfunzionante e esteticamente inguardabile. Allora poi ritornano alla carica e si scandalizzano se gli dici che no, non c’è sconto, e che i soldi del cugggino li hanno proprio buttati dalla finestra. Il sito costa sempre quello che è a preventivo, e a te non interessa che abbiano già speso altri soldi per un sito spazzatura.
    A ben vedere comunque sono discorsi che valgono per qualsiasi libero professionista e ho amici che sono stati costretti a passare ad un lavoro subordinato dopo essersi trovati con 30-40 mila euro di lavori non pagati. Per iniziare una procedura di recupero in tribunale occorreva anticipare completamente l’IVA, col rischio di rimetterci anche quella.
    Sono però d’accordo con Moz sopra: il lavoro deve farti vivere e avere tempo libero. Al momento non ho tempo libero, rubato dall’ultimo CCNL Commercio che per i primi 4 anni dei nuovi contratti (io ho cambiato da 1 anno) ha tolto i permessi retribuiti. Una furbata pensata per far ripartire l’economia, che invece toglie ai dipendenti il tempo di spendere il denaro guadagnato…

  12. Daniele Imperi
    mercoledì, 9 Dicembre 2020 alle 12:51 Rispondi

    Quei discorsi valgono anche per altri lavori in proprio, certo, non solo per i blogger.
    Realizzare siti mi ha portato solo stress, e non rifarei più quel lavoro: il cliente medio non capisce e non vuol capire come si debba realizzare un sito.

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