L’influenza delle nostre letture sulla scrittura

Scrivere fra ispirazione e modelli letterari

L’influenza delle nostre letture sulla scrittura

Chi scrive si rifà spesso a qualche autore amato in passato. Ma per crescere bisogna separarsi dalla voce degli altri autori e trovare la propria.

Se ripenso ai miei primi racconti, posso benissimo risalire a quali autori e quali romanzi, e generi narrativi, mi ero ispirato. O, meglio, da quali mi ero lasciato influenzare. Perché il termine corretto è proprio questo: autori, libri e generi letterari avevano “agito in modo determinante sulla mia volontà”.

In realtà il primo racconto in assoluto che ho scritto, “Il ritorno del cavaliere”, una storia medievale scritta in prima persona e di una noia disarmante, credo fosse nato così, su ispirazione del momento. Stavo facendo i compiti, come al solito, e avevo trovato qualcosa di meglio da fare per passare il tempo, come al solito.

Ma per gli altri racconti sono 3 i nomi che hanno avuto influenza sulla mia scrittura della prima ora.

Poe, Lovecraft e Terry Brooks: il trio influente

Avevo letto un’edizione degli anni ’60 di alcuni racconti di Edgar Allan Poe. Per me furono una novità, soprattutto nell’approccio alla storia: erano qualcosa di diverso, che non avevo mai letto.

Gli incipit mi avevano colpito: quasi sempre Poe sembrava prendere il largo, prima di avvicinarsi alla storia vera e propria. Ma poi capivi che invece non se n’era allontanato per niente.

Per me, all’epoca, bisognava iniziare un racconto proprio a quel modo.

Poi il fantasy fece il suo ingresso nelle mie letture, con il romanzo più volte citato La Spada di Shannara di Terry Brooks. Da quella lettura a progettare il “grande romanzo fantasy di Daniele” il passo è stato breve.

E anche il plagio. Perché il mio romanzo, per fortuna appena iniziato e poi abbandonato, era una brutta copia di quello di Brooks.

Infine nelle mie letture entrò, per caso, Howard Phillips Lovecraft. Acquistai pian piano tutti e 4 i volumi dei suoi racconti, dal 1897 al 1936, e ne rimasi affascinato. Se l’orrore di Poe era psicologico, quello di Lovecraft era materiale.

E così mi dissi: “È in questo modo che bisogna scrivere racconti dell’orrore”. E presi sul serio a scrivere racconti di case stregate, di fatti inspiegabili, di cose spettrali e via dicendo.

C’è stata anche una parentesi tolkieniana: dopo aver letto Il Signore degli Anelli ho voluto emularne la monumentalità con un mio romanzo fantasy, riempiendo decine di fogli di appunti che ora stanno ingiallendo dentro qualche busta. E continueranno a ingiallire, per quanto mi riguarda.

Quando autori e generi letterari diventano una prigione

Ripensando alle mie trascorse avventure scrittorie, non posso che vedere quegli autori e quei generi letterari come una vera prigione in cui mi ero rinchiuso, togliendomi la possibilità di altre e interessanti letture, ma soprattutto la possibilità di creare un mio stile personale di scrittura.

Sentire l’influenza di un autore è normale, qualsiasi scrittore si sente influenzato da altri scrittori. Ma quando quell’influenza prende il sopravvento, quando ci impedisce di crescere, di affinare la nostra arte, allora diventa una catena.

E quella catena va spezzata.

C’è voluto qualche anno, e qualche decina di libri, per spezzare quella catena. E poi nelle mie letture sono entrati altri autori: Camilleri, J.K. Rowling, G.R.R. Martin, Twain, London, Bernard Cornwell, E.L. Doctorow, Harry Harrison, Frank Herbert, Kipling, Walter Moers e decine e decine di altri.

Stavo scoprendo un mondo di stili, di approcci, di storie, di voci, di personaggi, di luoghi. Da allora è cambiato tutto, perché ho iniziato a leggere di tutto. Eccetto i romanzi d’amore, ovvio. Ha fatto eccezione I promessi sposi di Manzoni, ma continuo a vederlo solo come un romanzo storico.

Aveva ragione Stephen King

Per imparare a scrivere bisogna leggere tanto e scrivere tanto. Ha detto più o meno così, una volta. Avessi avuto quel consiglio fin dall’inizio, le cose sarebbero andate diversamente. Non sarei finito in prigione, di sicuro.

In quel “leggere tanto” io vedo la soluzione: diversificare le letture, diversificare gli autori, diversificare i generi letterari. Più voci entrano nella testa, più evitiamo il rischio di emulare, di imitare, di essere qualcun altro e non noi stessi.

È ovvio che qualsiasi libro che leggiamo in un modo o nell’altro ci influenza, ma più autori e più generi leggiamo e più quella singola influenza è diluita, fin quasi a essere invisibile.

Come hanno influenzato la scrittura le vostre letture?

3 nomi: 3 autori che vi hanno intrappolato e hanno segnato le vostre prime storie. O anche solo uno, se siete stati più fortunati di me.

O anche 3 titoli di romanzi che vi hanno fatto dire: “È proprio così che si deve scrivere un romanzo”.

Qual è stata la vostra prigione letteraria?

31 Commenti

  1. Elisa
    giovedì, 21 Maggio 2020 alle 9:40 Rispondi

    Pirandello, Saramago, Kafka.

    Credo però che Saramago sia quello per me più facile, nel senso che il suo stile mi sembra il più semplice da seguire (inteso come scrittura. Forse un po’ meno come lettura).

    E’ vero che leggo di tutto. Terry Brooks e il ciclo di Shannara; Margaret Weis eTracy Hickman con la saga dei Draghi… i libri di Marion Zimmer Bradley.

    E Conan Doyle? E Agatha Christie?

    Forse il fatto di non finire mai uno scritto è dato proprio da leggere generi tanto diversi tra loro?

    Può essere un motivo.
    Ci rifletterò sopra.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 21 Maggio 2020 alle 13:13 Rispondi

      Di Kafka ho letto solo Metamorfosi, ma sinceramente non m’ha colpito. Le novelle di Pirandello mi sono piaciute molto.
      Non credo c’entri il fatto che leggi generi diversi. Se non finisci quello che inizi a scrivere, i motivi sono altri. Forse ti stufi presto della storia?

      • Elisa
        venerdì, 22 Maggio 2020 alle 9:42 Rispondi

        Non saprei. In realtà, leggendo le cose a distanza, mi piacciono anche (cosa strana).

        Di Kafka (se posso…) è bellissimo il processo. Io lo leggo una volta all’anno. Se poi leggi lo straniero di Camus e fai un paragone, la cosa diventa davvero interessante.
        Ma sono solo i miei punti di vista.
        Però il processo vale!

        • Daniele Imperi
          venerdì, 22 Maggio 2020 alle 9:46 Rispondi

          Il processo infatti vorrei leggerlo. E anche il romanzo di Camus, che più di qualcuno m’ha consigliato.

  2. Miriam Donati
    giovedì, 21 Maggio 2020 alle 9:43 Rispondi

    La mia prigione letteraria: Ursula K. Leguin: I reietti dell’altro pianeta, La mano sinistra delle tenebre e Il mondo della foresta.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 21 Maggio 2020 alle 13:15 Rispondi

      Ecco, a me quell’autrice non è piaciuta invece. Ho letto solo ‎Il mago di Earthsea, anche se ho tutta la pentalogia.

  3. Orsa
    giovedì, 21 Maggio 2020 alle 10:39 Rispondi

    Anche io apprezzo gli autori che nell’incipit padroneggiano l’arte di corteggiare “da lontano”.
    Un solo nome per me: il compianto Clive Cussler. Con lui sono al 41-bis.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 21 Maggio 2020 alle 13:19 Rispondi

      Di Clive Cussler ho letto solo Il cacciatore, ma non m’è piaciuto.
      Il 41-bis cos’è? Un nuovo decreto?

      • Orsa
        giovedì, 21 Maggio 2020 alle 13:33 Rispondi

        No infatti, nemmeno io l’ho apprezzato quel titolo. Fa parte del nuovo filone di personaggi creati sulla falsa riga del mitico duo Pitt&Giordino.
        É con loro due (Dirk Pitt e Al Giordino) che Cussler era Cussler!
        Tu parlavi di prigione letteraria… il 41-bis è il cosiddetto regime di carcere duro.

        • Daniele Imperi
          giovedì, 21 Maggio 2020 alle 13:38 Rispondi

          Quella storia funziona, non dico il contrario, ma non mi ha lasciato nulla.
          Tom Clancy l’hai letto? Ho 2-3 romanzi.
          Ecco dove hai sentito il 41-bis :D
          Sei messa peggio di me, allora.

  4. Marco
    giovedì, 21 Maggio 2020 alle 10:46 Rispondi

    Di certo se non avessi trovato Carver… Ero intrappolato con Dostoevskij e nei classici in generale, quindi (per esempio), evitavo con cura i racconti. Il che è una follia, ma l’ho capito piuttosto tardi, purtroppo. Ed è una follia anche per la scrittura perché alla lunga finisci col pensare e scrivere “in quella maniera”.
    Anche King è stato fondamentale per uscire da quel guscio.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 21 Maggio 2020 alle 13:21 Rispondi

      I classici è bene leggerli, ma assieme ai moderni, se anche quelli diventano una prigione.
      Ma anche King lo diventa, se leggi solo lui :)

  5. Corrado S. Magro
    giovedì, 21 Maggio 2020 alle 10:51 Rispondi

    Verga, Eco, Silone. I nomi negli scaffali sono però tanti. Ho sempre diversificato (Camus, Kafka, Vitali, Pirandello, Dante, Boccaccio ecc. ecc.). Abbandonato per motivi congiunturali il sentiero umanistico – letterario, per decenni ha mi sono nutrito di manualistica tecnica e di gestione (non in italiano). La narrativa italiana era “lettura da letto”. Ripresa la penna, estraevo solo roba indigesta (stile prolisso, arcaismi ecc.). Il rimedio: “Leggere , leggere, leggere in ITALIANO”. Grazie alla cura di una amica editor (esperienza pluriennale con Feltrinelli, Mondadori, Angeli ed altri), diversificando, mi sono “riciclato” e rivestito di un Mix personale sullo sfondo (dicono gli altri) di un moderno realismo verghiano, radicato in tanti isolani anche se non hanno mai letto Verga.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 21 Maggio 2020 alle 13:22 Rispondi

      Se dovevi leggere per studio o lavoro, allora la narrativa finiva sul letto, per forza.
      Però tutti quegli autori che hai citato sono già una bella diversificazione.

  6. Corrado S. Magro
    giovedì, 21 Maggio 2020 alle 10:52 Rispondi

    per decenni mi (senza ha)

  7. Emilia Chiodini
    giovedì, 21 Maggio 2020 alle 11:06 Rispondi

    Tra gli dei immortali dell’Olimpo: Leopardi prosatore, A. Manzoni, I.Calvino. Fra i loro eredi: Dacia Maraini, Lidia Ravera, Michele Serra.
    Lo stile è consonanza tra musica e racconto.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 21 Maggio 2020 alle 13:23 Rispondi

      Di Leopardi ho letto poco. Ma assieme a Manzoni e Calvino sta sì nell’Olimpo.
      Gli altri 3 non li ho mai letti.

  8. MikiMoz
    giovedì, 21 Maggio 2020 alle 11:24 Rispondi

    Ma guarda, io posso estendere il discorso anche alle visioni e ai fumetti. E oggi al quotidiano.
    Nel senso… spesso la mia scrittura ha omaggiato (e, da piccolo, ha ripreso) certi linguaggi telecinematografici più che di scrittura. Paradossalmente.
    Però capisco benissimo quando parli del tuo passato e delle influenze, credo sia normale.
    Tutti avranno provato a scrivere il proprio LOTR dopo aver letto Tolkien.
    Il fatto è che la maturità, in questo campo, non arriva certo a venti anni… ma dopo tante letture (e visioni, aggiungo sempre)… e ci si affina, e si scopre CHI SIAMO NOI.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      giovedì, 21 Maggio 2020 alle 13:25 Rispondi

      Succederà anche ai giornalisti in erba, scrivere emulando i grandi giornalisti che amano.
      La maturità viene tardi, certamente, però certi tempi si possono accelerare, leggendo di tutto fin da subito.

  9. Barbara
    giovedì, 21 Maggio 2020 alle 16:07 Rispondi

    Difficile limitarsi a tre… Stephenie Meyer per le emozioni, Jack Ritchie per la sagacia, Diana Gabaldon per tutto il resto e di più. Un tempo avrei detto Agatha Christie, Sophie Kinsella, Isabel Allende, ma più leggi e più capisci che tipo di storie vuoi raccontare. Io sono ancora sul confuso… :)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 21 Maggio 2020 alle 16:15 Rispondi

      È che vero che più leggi e più capisci che storie vuoi raccontare. O, meglio, capisci qual è il tuo vero indirizzo. La confusione non c’è più, ma la ricerca e le letture continuano.

  10. Grazia Gironella
    giovedì, 21 Maggio 2020 alle 21:51 Rispondi

    Non credo che mi sia capitato di essere influenzata pesantemente da uno specifico autore o libro letto, ma l’influenza esiste comunque, non può essere altrimenti. Chi ama il fantasy classico, per esempio, come fa a non sentire in se stesso gli echi di Tolkien (se lo ama)? Come dici tu, variare autori, generi e periodi aiuta a non legarsi troppo a nessuno.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 22 Maggio 2020 alle 8:04 Rispondi

      Sì, l’influenza c’è sempre. Ma c’è appunto anche per i generi letterari. Se leggi sempre gialli, è impossibile non esserne influenzato se ami scrivere. O sarai influenzato dall’autore che più apprezzi del genere.

  11. von Moltke
    giovedì, 21 Maggio 2020 alle 22:44 Rispondi

    Continui ad inanellare un articolo interessante sulla scrittura dopo l’altro.
    Penso proprio che il consiglio di King sia fra i suoi più azzeccati. E questo nonostante non lo legga più da molti anni: il signore sa scrivere, per lo meno. Sì, leggere tanto (ovviamente leggere autori, e romanzi, degni di questo nome) è una condizione necessaria per imparare a scrivere. Necessaria, ma non sufficente: poi ci vuole anche il talento, la stoffa. Anche quest’anno, per dire, partecipo al torneo letterario IoScrittore, e mi son dovuto leggere dieci incipit di altrettanti romanzi di aspiranti scrittori. La maggior parte non raggiunge la sufficenza, alcuni in modo così desolante da far pensare che si siano messi a scrivere un romanzo senza averne mai letto uno. (Ma ben tre mi hanno stupito con un talento decisamente fuori dal comune)
    Quanto a me, mi riconosco nelle tue origini: a sedici anni, dopo aver letto “Il 5 Maggio”, mi misi in testa di scrivere un poema in versi su Gustavo II Adolfo di Svezia (ti risparmio il perché). A diciassette, dopo aver letto Wilbur Smith, presi a scrivere un romanzo a sfondo storico ambientato nella Grecia e nel Vicino Oriente del dopo Alessandro Magno. Fortunatamente, in entrambi i casi non sono andato oltre le prime pagine. Poi, lungo iato sino ai quarant’anni, spesi soprattutto a leggere. Quando ho iniziato seriamente a scrivere, ovviamente avevo i miei punti di riferimento: Perez-Reverte, Dumas, e (molto alla lontana) sempre il Wilbur Smith delle origini. Ma non credo di aver rischiato il plagio, anche perché di scrittori che ho amato e che mi avranno, magari più cripticamente, influenzato, ce ne saranno a decine. Vero è che il tipo di storia chiama un certo tipo di influenze: uno dei miei tre lettori mi ha detto di aver pensato ad Eco quando scrivo di temi medievali, e un’altra a Benni quando ho composto un racconto lungo umoristico. Non lo nego: questi sono stati autori che mi hanno accompagnato per molti anni, è del tutto plausibile che qualcosa sia filtrato, anche involontariamente. Tutto questo senza però mai essermi sentito in una “gabbia”: anche perché, quando scrivo, tratto dei miei temi preferiti e mi sento davvero libero di esprimermi come meglio credo.
    Tre romanzi “perfetti”? Non saprei dirti, a parte citare proprio le opere dei tre che più hanno contribuito a formare il mio stile.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 22 Maggio 2020 alle 8:08 Rispondi

      Grazie. Certo, leggere e scrivere tanto non basta. Anche io sono convinto che serva il talento e quello non te l’insegna nessuno né puoi impararlo.
      Volevo partecipare anche io a quel torneo, ma senza arrivare alla pubblicazione finale, solo per curiosità.
      Gustavo II Adolfo di Svezia? E come l’hai pescato? :D
      Non romanzi perfetti, ma solo 3 libri che ti hanno influenzato molto.

  12. Elena_bookpractist
    venerdì, 22 Maggio 2020 alle 11:39 Rispondi

    Per molti anni sono stata in soggezione nello scrivere anche solo due righe che non fossero di diario, dal momento che i miei autori di riferimento sono i classici dell’ottocento e dell’inizio novecento: da Dickens, ai russi Tolstoij e Dostoevskij, da Henry James a Virginia Woolf. Ammetto di essermi sempre sentita inadeguata nel confronto con tali maestose figure, ma chi non lo è o non lo sarebbe? Anna Karenina, Delitto e Castigo, David Coperfield…Romanzi incredibili. Ma la scrittura per me è un bisogno, quasi fisico. E scrivere per se stessi, non basta. Non scriviamo mai per noi stessi, diceva Umberto Eco. Giusto la lista della spesa. So bene come dovrebbe essere scritto un grande romanzo: ne ho letti moltissimi. Oggi, scrivo e basta. Senza pensare troppo al confronto, che non può che risultare impietoso. Solo scrivendo si può migliorare la propria scrittura. Certo non si migliora passando il tempo a sentirsi inadeguati.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 22 Maggio 2020 alle 12:44 Rispondi

      Ciao Elena, benvenuta nel blog. Sul confronto con simili autori mi trovi d’accordo. Inutile farlo. Però non deve esserci nemmeno soggezione: in fondo quegli autori, prima di pubblicare, erano perfetti sconosciuti come noi.
      Sentirsi inadeguati non migliora la situazione. Nel mio articolo, preciso, almeno parlando della mia situazione, non volevo passare per inadeguato: semmai reputo inadeguati, alla pubblicazione, alcuni miei racconti.

  13. Andrea Venturo
    domenica, 31 Maggio 2020 alle 6:56 Rispondi

    Ciao Daniele, pian pianino mi sto rimettendo in pari. Sul fatto di leggere e leggere tanto sì: è un consiglio che seguo fin da quando ero giovincello. Ora leggo favole, ma servono anche quelle.
    Per me la “trappola” è stato il genere: mi ero fissato con Fantasy, Fantascienza e Horror e di là non uscivo. Belle storie, certo, ma mancava qualcosa. Voglio dire: prendi Poe, c’è poesia in quasi tutto quello che scrive. Lovecraft? Ambientazioni da urlo (a volte in senso proprio) e personaggi caratterizzati molto bene, specie quando cominciano a impazzire ^_^
    Meglio con Asimov dove alla ricchezza dell’ambientazione si aggiunge il suo talento visionario, ma ancora una volta i personaggi erano poco definiti. Per trovare delle scene di sesso in Asimov devo arrivare a “Fondazione e Terra” e qualche vago accenno in “Destinazione Cervello”, ma niente di più. Viceversa nei Romance, che tanto detesto, è una cosa abbastanza normale. Non solo: spesso le trame dei romance sono appena abbozzate e tutto sommato prevedibili. L’arco di trasformazione dei personaggi è quasi scontato e segue in maniera pedissequa i cliché più beceri. Tipo: lui odia lei e passano 1/3 della storia a farsi i dispetti. Sai già da pagina 2 che finiranno a letto insieme e vivranno per sempre felici e contenti. Rimane da capire come. Oppure: Lui e Lei si amano alla follia, finché non compare l’altro. O viceversa l’altra. Anche qui i cliché si sprecano, e mai una volta che qualcuno gridi “LA GEOMETRIA NON È UN REATO!” e si chiuda la storia con un bel triangolo. Va be’, per quello c’è la fantascienza. Quello però che trovo in queste storie e che ho faticato a trovare altrove è la “Trama di relazione” vale a dire quell’intreccio di storie relativamente semplici, ma che raccontano la vita di relazione dei personaggi. Per trovare qualcosa di simile nella “letteratura mainstream” devo scomodare IT (ci sono sette protagonisti che interagiscono in modo molto convincente) o qualcosina di Paul Anderson (tre cuori e tre leoni, gli Immortali e poco altro) e Michael Scott Rohan… lui dava importanza ai rapporti tra i personaggi e alcune delle sue storie sono raccontate proprio attraverso i rapporti tra essi. Mi viene in mente il ciclo della Spirale e L’impero degli incanti.
    Anche Turtledove, ora che ci penso, dava il giusto peso a questo elemento. Tanto nel ciclo della Legione Perduta che in quello dell’Invasione compaiono elementi relativi le relazioni dei personaggi. Però non è facile apprendere da questi maestri. Così mi sono ritrovato con un romance tra le mani e mi sono detto “va be’, quel che non uccide rende più forti”. Così mi sono ritrovato tra le mani un “Se tu non fossi qui” di B. Anderson e A. Guerrini dove al figaccione di turno capita un’eredità favolosa e in più si ritrova con una storia d’amore (ovvio) di quelle che i cliché a confronto sembrano originali. Bene, era proprio quello di cui avevo bisogno. Il libro era scritto bene, nel senso che refusi assenti, impaginazione e tutto il contorno di buon livello, e uno stile privo di fesserie (tipo ripetizioni a manetta o abuso di luoghi comuni tipo “occhi azzurro cielo”, forme perfette o turgidità sospette) mi hanno permesso di mandar giù il testo senza soffrire troppo. Niente astronavi, niente orrori cosmici o maghi contro cavalieri nerboruti, niente a parte la relazione tra due personaggi e il lieto fine che, a quanto so, è un must di questo genere. Ho provato a leggere qualcos’altro e mi è arrivato “L’accusa del Sangue” di Giovanna Barbieri. Storico con romance in sottofondo e qui mi son divertito di più perché ai due piccioncini si aggiunge un bel giallo in salsa medievale con due tre cosette azzeccate su inquisizione e rapporti tra diverse confessioni (cristiani ed ebrei). Forte dell’esperienza maturata con il romance di prima stavolta mi sono anche divertito. Il piatto forte della storia era sempre la storia d’amore tra Lui e Lei, ma stavolta si aggiungevano anche altre trame che riguardavano i trascorsi di alcuni dei personaggi, tra i quali l’assassino. A parte una piccola ingenuità che ha un po’ rovinato la trama principale (un giallo investigativo) il resto mi ha dato un bel po’ di elementi su cui pensare. Riprendo Turtledove perché in quella poderosa opera che è Invasione (otto volumi tra invasione e colonizzazione) perché al di là dell’ambientazione ben curata tanto dal punto di vista storico che scientifico, i personaggi vivono e le loro azioni sono dettate anche dalle relazioni che si stabiliscono tra alcuni di loro. La cosa sorprendente è che la rete che si stende tra le relazioni dei vari personaggi, arriva ad avvolgere più mondi… e bon, te la finisco qui. Finora quello che ho scritto è molto incentrato sulla trama, sulla crescita dei personaggi e la loro trasformazione, ma praticamente zero circa le relazioni tra essi. Magari nell’ultimo romanzo pubblicato c’è qualcosa sul rapporto padre-figlio, ma è quasi distaccato dalla trama. Se non avessi letto qualcosa del genere che meno prediligo non me ne sarei mai accorto.

  14. Daniele Imperi
    lunedì, 1 Giugno 2020 alle 12:56 Rispondi

    Mah, non credo che sia necessario leggere romanzi d’amore per trovare una buona caratterizzazione dei personaggi. Riguardo a scene d’amore e erotiche, nella narrativa di genere non sono necessarie e sinceramente a me dà proprio fastidio leggerle, proprio perché sono scene del tutto inutili alla storia.

  15. Rebecca Eriksson
    martedì, 2 Giugno 2020 alle 17:09 Rispondi

    Non ti citerò libri o autori ma ti racconto di un mio incontro.
    Durante un’uscita in compagnia ho conosciuto uno scrittore con cui ho iniziato a dialogare, arrivando a parlare delle nostre letture. Ad un certo punto gli citai un libro che gli consigliai di leggere: mi disse che in quel momento non avrebbe potuto leggerlo, perchè stava scrivendo un racconto con uno stile ben definito. In quel momento poteva approcciarsi solo ad autori che avessero quello stile, in modo da non essere influenzato.

    • Daniele Imperi
      mercoledì, 3 Giugno 2020 alle 8:04 Rispondi

      Mah, a te non sembra un’esagerazione?

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