Il problema odierno di chi pubblica un libro

Le difficoltà di farsi notare in un mercato saturo

Il problema odierno di chi pubblica un libro

Si parla spesso di un eccesso di libri in vendita, considerando il numero di libri pubblicati ogni anno. Si dice anche che c’è sempre più gente che scrive rispetto a quella che legge. E magari è anche vero.

Secondo l’ISTAT, nel 2022 sono state pubblicate “86.174 opere librarie a stampa”, il che non significa soltanto romanzi, ma anche antologie di racconti, poesie, saggi, biografie, manuali, cataloghi, carteggi, classici, ristampe, libri illustrati per bambini, fumetti – se non ho dimenticato qualcosa.

Sono oltre 7.000 libri al mese, 236 libri pubblicati al giorno. Un numero enorme. Incredibile. Ma è così. E questa è la situazione editoriale tradizionale, a cui vanno aggiunti i libri autopubblicati.

Ricevo gli aggiornamenti da diversi siti di case editrici e mi rendo conto da solo del grande numero di libri che escono ogni anno.

È un problema?

Per noi lettori no, perché abbiamo una vastissima scelta di libri da leggere.

Per noi scrittori sì, perché abbiamo una piccolissima possibilità di essere letti.

Vogliamo pubblicare in un mercato editoriale saturo.

Come farsi notare in un mercato di libri saturo?

I consigli degli esperti sono sempre gli stessi:

  • Creare una buona “piattaforma autore”, vale a dire sito, blog, newsletter e avere una presenza sulle principali piattaforme sociali
  • Identificare il proprio pubblico
  • Ottenere recensioni: cioè chiederle…

Il fatto è che sono sempre gli stessi consigli che girano da anni, ma non possono essere più validi in un mondo, specialmente quello virtuale, che cambia ogni giorno.

Il problema della “piattaforma autore”

Pensate alla difficoltà, oggi, di partire da zero per creare un blog o una propria presenza su Facebook, X, Instagram, TikTok, Youtube, ecc. per presentarsi come autori. La difficoltà di ottenere un seguito, quindi un pubblico.

Non tutti sono in grado di creare un sito o un blog professionale, ma ci sono spazi gratuiti per farlo e fra chi mi segue c’è chi li usa e ha costruito col tempo un suo pubblico di lettori.

La questione di Facebook, X, Instagram, TikTok, Youtube e chissà cos’altro è diversa e forse anche più complessa: ormai sono piattaforme invase dalla pubblicità e è sempre più difficile seguire chi vogliamo perché le piattaforme stesse ci spingono a vedere i contenuti che propongono, a discapito di quelli che vogliamo realmente vedere.

Tanto per fare un esempio che vivo di persona: a che mi serve seguire gente su Instagram se la prima immagine che vedo è una pubblicità e poi ogni due immagini ne arriva un’altra (anche due di seguito) e in mezzo a questo guazzabuglio ci sono le immagini suggerite?

Senza contare gli algoritmi. Studiati per tenerci impegnati a fare qualcosa che, in fondo, non abbiamo bisogno di fare.

Il problema di identificare il proprio pubblico

Qual è il mio pubblico di lettori?

Io non ho un pubblico di lettori ben definito.

  • Se scrivo fantascienza, i miei lettori sono gli amanti della fantascienza.
  • Se scrivo un romanzo storico (come in questo periodo), i miei lettori sono gli amanti del romanzo storico. Vero in parte, perché dipende anche dal periodo storico. A me, per esempio, non piace leggere romanzi ambientati in ogni periodo storico. Preferisco il Medioevo, la storia dall’Ottocento al Novecento, la preistoria, l’evo antico. Va be’, quasi tutto, alla fine…
  • Se scrivo un saggio storico, i miei lettori sono gli amanti dei saggi storici. Vero in parte, come sopra.
  • Ecc.

Basta considerare i primi due libri che ho pubblicato: un saggio sul blogging e un inedito di Marinetti. Qual è il mio pubblico di lettori?

Il problema è che, almeno nel mio caso, a me piace variare, non riesco a fossilizzarmi in un genere preciso, né nella scrittura né nella lettura. Quindi diventa difficile, se non impossibile, definire un mio pubblico di lettori.

Per alcuni autori è più semplice. Pensate a chi scrive soltanto romanzi fantasy (Terry Brooks, Brandon Sanderson), o dell’orrore (Stephen King, un classico), o polizieschi (Tana French, Maurizio De Giovanni, Donato Carrisi), o di fantascienza (China Miéville, Andy Weir, John Scalzi, James S.A. Corey).

In quei casi il pubblico di lettori non è soltanto ben definito, ma anche affezionato.

Il problema di ottenere recensioni

Ve la sentite di chiedere una recensione ai libri che avete pubblicato o che pubblicherete?

Io no.

Non sono “favori” da chiedere, perché le recensioni non saranno mai al 100% obiettive. Pensate al caso estremo:

  • A chiede una recensione del suo romanzo a B
  • B legge il romanzo, ma non l’apprezza per niente
  • B scrive una recensione negativa (1 stella) su Amazon, Ibs e Goodreads
  • A legge la recensione e si offende
  • A e B non si parleranno più

Non dico che avvenga sempre questo, ma le probabilità che si verifichi una situazione del genere sono molto alte.

C’è anche un altro caso estremo:

  • A chiede una recensione del suo romanzo a B
  • B legge il romanzo, ma non lo gradisce quasi per niente
  • B, non volendo offendere A, scrive una recensione positiva (4 stelle, ma avrebbe voluto metterne solo 2) su Amazon, Ibs e Goodreads
  • A legge la recensione e ringrazia B sorridendo a 32 denti
  • A e B continueranno a parlarsi

Di nuovo, non dico che avvenga sempre questo, ma le probabilità che si verifichi una situazione del genere sono ancora molto alte.

Preferisco una recensione negativa ma spontanea e genuina a una positiva ma “forzata”.

Chiedere recensioni è imbarazzante sia per chi le chiede sia per chi se le sente chiedere.

Il problema odierno di chi pubblica un libro

Noi che siamo attivi da anni con un sito, un blog, qualche profilo sociale qui e là, siamo avvantaggiati rispetto a chi debba partire da zero e sta scrivendo un libro. Ma siamo anche svantaggiati perché comunque vogliamo pubblicare libri in un mercato saturo di libri.

Come farsi notare oggi?

Non ho una risposta. E voi?

11 Commenti

  1. Grazia Gironella
    giovedì, 1 Maggio 2025 alle 9:02 Rispondi

    La mia risposta è: ho smesso di scrivere. La mia esperienza – ovviamente non è la Verità con la maiuscola – è che l’efficacia del dimenarsi per essere letti è nulla, perciò inutilmente frustrante in una vita che non offre solo rose. Nel “dimenarsi” includo blog, un po’ di social (non mi piacciono, perciò non potrei essere costante), richieste a blog di recensioni, agenti letterari, proposte dirette agli editori, autopubblicazione, pubblicità su Amazon, libri in conto vendita nelle librerie e negli alberghi, presentazioni… Cosa avrò dimenticato? Senza dubbio qualcuno ha un’esperienza diversa. Per esempio io parto da una cerchia di primi lettori pari a zero, niente parenti che mi leggano, né amici. Mi devo stupire che non si accenda la magica scintilla che mi può portare avanti nel percorso, non dico al successo? In realtà sì, mi stupisco un po’. Ma prendo atto.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 1 Maggio 2025 alle 13:20 Rispondi

      Hai smesso di scrivere?
      Il blog, per essere costanti, implicati tante energie e anche tempo. Sui social sono incostante perché neanche a me piacciono. Non mi ci sono mai trovato bene. E poi sono asociale di natura.
      Dell’elenco non hai dimenticato nulla, credo, ma comunque è già tantissimo…
      I libri che hai autopubblicato come sono andati?

      • Grazia Gironella
        venerdì, 2 Maggio 2025 alle 9:07 Rispondi

        Male, grazie. ;) Scherzi a parte, tutto dipende dalle aspettative, ma fatico a considerare vendere 40-50 copie un risultato, figurarsi un “buon” risultato, soprattutto pensando a quanto lavoro su ogni storia. Un anno, un anno e mezzo di stesure e revisioni… al momento mi sembra una follia. Sentire le opinioni favorevoli dei lettori rende la situazione ancora più frustrante (una lettrice ha persino riletto un mio libro che aveva già letto, incredibile!). Quella di smettere di scrivere non è comunque una decisione definitiva, ma di fatto è quanto sta accadendo.

        • Daniele Imperi
          venerdì, 2 Maggio 2025 alle 9:43 Rispondi

          40-50 copie vendute non sono infatti un buon risultato, ti do ragione.
          Le aspettative devono essere sempre realistiche: se pubblichi con Mondadori, ovviamente ti aspetti di vendere centinaia di copie, ma questo non significa aspettarsi di venderne una manciata.

  2. Corrado S. Magro
    giovedì, 1 Maggio 2025 alle 11:31 Rispondi

    Ho un sito web, pubblico letture brevi/racconti godibili gratis (non gli ebook) e abbastanza gettonati, zero reazioni alla richiesta di commenti positivi o negativi da parte di chi legge, anche gl’incipit degli ebook “sembrano” interessare, non chiedo e non pago recensioni “ad hoc” che considero una presa per i fondelli per chi legge e chi scrive, non sono conosciuto, ho smesso di guazzare come una pulce dentro gli argini di un bicchiere d’acqua ma continuo a scrivere per quel pubblico sconosciuto che mi legge e che per proteggere la propria inesistente “privacy” (sono quasi sicuro che lo troverei su tutti i canali delle reti sociali) sparisce se chiedo d’indentificarsi.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 1 Maggio 2025 alle 13:22 Rispondi

      Il tuo caso, che mi avevi raccontato in qualche commento, è strano: tanti che leggono ma nessuno che commenta.

      • Corrado S. Magro
        giovedì, 1 Maggio 2025 alle 13:29 Rispondi

        È strano sì ma non mi travaglia più di tanto. Ho smesso di pormi domande.

  3. Nicola Schiavulli (e non Schiavelli; in precedenza avevo commesso un refuso sul mio cognome)
    sabato, 3 Maggio 2025 alle 15:13 Rispondi

    Insomma, più mi documento, più cerco case editrici piccole e medie serie, più leggo sul selfpublishing, più divoro commenti… e più mi deprimo! Ma non esiste proprio un piccolo spiraglio, per noi scrittori in erba (tale mi definisco io), di poter essere notati? Sì perchè, anche lo scrittore, come il musicista, lo scultore, l’attore, scrive non solo per sé, ma anche per un potenziale pubblico. Ho scritto un romanzo (dopo anni di dedizione alla poesia) e se non otterrò risposta favorevole dalle case editrici cui l’ho inviato, finirò con l’orientarmi verso il selpublishing con l’ausilio di una qualche società specializzata. Almeno così il romanzo potrà vedere la luce!

    • Daniele Imperi
      sabato, 3 Maggio 2025 alle 15:54 Rispondi

      Più che spiraglio io vedo soltanto la dedizione a scrivere e provare a pubblicare. Personalmente a me non interessa autopubblicare narrativa.

  4. paola sposito
    giovedì, 8 Maggio 2025 alle 12:09 Rispondi

    Ciao Daniele. Bella domanda: come farsi notare? Me lo chiedo anch’io che appena un anno fa creai un blog con WordPress che ha pochi contenuti dentro e altrettanti pochi lettori. Non mi lascio scoraggiare da questo anche perché so che scrivere in maniera sporadica e discontinua (come faccio io) non migliora certo la situazione! Ma non mi arrendo e con estrema lentezza continuo a scrivere i miei racconti, a volte qualche post ma sempre legato ai libri e alla letteratura. Ma perché se rinunciassi a scrivere credo che mi ammalerei. Una storia per bambini la volli pubblicare anni fa a tutti i costi con il self publishing per risollevarmi da un periodo critico. E per risparmiarmi un rifiuto da un editore non presi nemmeno in considerazione l’idea di sottoporlo al giudizio di un esperto. Mi piace tanto invece leggere le pagine dei blog di scrittori con anni di esperienza perché vi trovo sempre contenuti interessanti, intelligenti e a volte anche utili. Fra di essi ci sei ovviamente anche tu, che oltre a rivelarmi la bellezza dei saggi mi hai fatto riscoprire il piacere della scrittura a mano. Comunque si, ci sono molti più scrittori che lettori e in questo marasma di libri a volte tutti uguali, a volte un po’ bruttini si può forse provare a sollevare la testa con garbo e gentilezza per ritagliarsi uno spazietto che, possibilmente, piaccia anche ad altri.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 8 Maggio 2025 alle 12:54 Rispondi

      Ciao Paola, purtroppo la discontinuità non dà risultati. Meglio pochi contenuti, ma periodici, anche solo uno al mese. Se poi sono più racconti che articoli, allora, almeno per me, sarebbe più difficoltoso essere continuativo coi contenuti. Un racconto richiede più tempo rispetto a un articolo.

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