
Correggendo bozze di manoscritti – romanzi, racconti, ma anche articoli – mi sono accorto che non è raro trovare autori in vena di creatività o di originalità, pensando di abbellire il testo con tutto ciò che la tecnologia mette a disposizione per creare effetti particolari o per espedienti narrativi.
Quando impaginiamo un testo dobbiamo avere in mente soltanto la sua leggibilità, ma soprattutto conoscere la funzione dei vari elementi dell’impaginazione.
Stili tipografici: tondo, corsivo, neretto, sottolineatura
- Tondo: è lo stile normale del testo, quello a cui siamo abituati a leggere, lo stile più chiaro e leggibile. Si inizia a scrivere in tondo (ossia quello che vedete in questo momento).
- Corsivo o italico: è un testo inclinato verso destra. Il corsivo in narrativa va usato con una certa moderazione, ma soprattutto quando è davvero necessario, per esempio per parole straniere non di uso comune (leitmotiv, Weltanschauung, paella, moussaka, shrapnel), per enfatizzare una parola o una frase, per rendere le onomatopee, per esprimere i pensieri dei personaggi, per titoli di canzoni, opere letterarie, musicali e artistiche, nomi di navi.
- Neretto o grassetto: il neretto, come vedete, ispessisce una parola, rendendola più scura ed evidente nel testo. Si usa il grassetto in narrativa? No, sostengo io. Una mia cliente l’aveva usato per mostrare il cambiamento di un personaggio, per esempio, ma le ho spiegato che non è quella la maniera valida per comunicare ai lettori che il personaggio si è evoluto.
- Sottolineatura: una parola sottolineata potrebbe non essere ben leggibile, come soqquadro, gualdrappa, spiga, pugile, spiegare, perché la sottolineatura è troppo vicina alla linea di base delle lettere e si interrompe al contatto con il gambo delle lettere p, g e q. Ma che bisogno c’è di sottolineare una parola in un romanzo? Nessuna. Per l’enfasi si usa il corsivo.
Maiuscolo e maiuscoletto
Indubbiamente una parola in MAIUSCOLO risalta nel testo, ma perde anche di eleganza. Di rado ho visto usare (e usato) parole in maiuscolo in narrativa per rendere un dialogo ad alta voce:
«FERMO! POLIZIA!»
«AIUTO!»
«NO!»
Lo stesso effetto si può rendere con un semplice punto esclamativo – è stato chiamato così perché alla fine della frase denota, appunto, un’esclamazione:
«Fermo! Polizia!»
«Aiuto!»
«No!»
Ritengo che scrivere parole completamente in maiuscolo sia poco professionale, se non davvero amatoriale.
Diverso, invece, è l’uso del cosiddetto maiuscoletto: ossia un maiuscolo, ma con lettere più piccole. Si può usare per esprimere i secoli (xix secolo), per le sigle (dia, fbi, fiat, urss), per i nomi di sovrani e papi (Enrico viii, Giovanni xxiii).
Il maiuscoletto è utile anche per rendere un messaggio scritto in maiuscolo:
Lesse il cartello attaccato al cancello:
attenti al cane e al padrone:
è armato e non ha scrupoli
Sorrise, ma preferì non avvicinarsi e tornò indietro.
Dimensione del testo: quale usare?
Molti consigliano di impostare il testo di un manoscritto in Times New Roman con corpo 12. I titoli dei capitoli vanno resi invece con le intestazioni, che trovate nei vari programmi di scrittura.
Ma per il testo dei paragrafi va usata una sola dimensione. Provate a leggere un testo scritto così:
Uscì di casa. Quindi rientrò. Uscì di nuovo, per ricordarsi che era in pantofole.
È raro trovare casi simili, finora mi è capitato una sola volta. Ma cosa penserebbe un editore vedendo un testo scritto a quel modo?
Come impostare i paragrafi: allineamento, interlinea, rientro di riga
C’è chi sostiene che il testo non vada giustificato per inviare un manoscritto a una casa editrice e c’è chi dice il contrario. C’è chi consiglia il corpo 12 e chi addirittura il 14. Chi dice che vada usata un’interlinea doppia e chi di 1,5.
A chi dare retta?
Talvolta sono le stesse case editrici a fornire indicazioni su come impaginare un manoscritto: è d’uopo seguirle. Negli altri casi penso non ci siano problemi a presentare un manoscritto in Times New Roman con corpo 12, interlinea di 1,5 e testo allineato a sinistra.
Il testo giustificato potrebbe dare dei problemi: alcune parole potrebbero infatti apparire molto distanziate rispetto alle altre.
- Allineamento: possiamo allineare un testo a sinistra, a destra, centrarlo o giustificarlo. L’allineamento più comune è quello a sinistra; il giustificato si usa per avere una visione d’insieme del testo (per gli articoli lascio l’allineamento a sinistra, per la narrativa preferisco scrivere con testo giustificato); l’allineamento a destra è opportuno per le citazioni o le dediche; l’allineamento centrato si usa per la copertina o per il frontespizio o, al limite, come nell’esempio più sopra, per riportare un messaggio su un cartello.
- Interlinea: è la distanza fra due righe. In narrativa uso un’interlinea di 1,5.
- Rientro di riga: la prima riga rientrante di un paragrafo permette una migliore leggibilità, perché si notano meglio i vari capoversi. Di solito è di 0,5 mm.
La semplicità premia sempre: scrivere è un’arte, ma per impaginare un manoscritto non occorre essere artisti.
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Grazia Gironella
Adotto le tue stesse impostazioni, a parte il giustificato, che esteticamente mi lascia dubbiosa. Se scrivessi un flusso di coscienza (cosa che non mi succede), sicuramente sceglierei l’allineamento a sinistra, perché trovo insopportabili pagine intere di caratteri senza respiro. Dove i paragrafi sono brevi e ci sono dialoghi, però, preferisco ancora il giustificato. La parola in maiuscolo è diventata, anche per l’uso comune su WA e sui social, un urlo belluino piuttosto che un’esclamazione, quindi no, grazie. E poi non mi piace il modo in cui spicca nel testo, a prescindere.
Daniele Imperi
Il giustificato a me dà anche un altro problema: crea degli spazi che in realtà non ci sono.
Il fatto è che soltanto nell’impaginato il testo giustificato è uniforme.
La parola in maiuscolo in un testo sta veramente male!
Antonio Zoppetti
Mandare all’editore un testo giustificato a pacchetto non ha alcun senso, perché tanto sarà nella fase di impaginazione che verrà formattato con inserimento degli a capo e con il carattere scelto per la stampa, dunque è un doppio lavoro inutile che fa perdere tempo sia all’autore sia all’impaginatore. Inoltre non consente di trovare i doppi spazi che sono errori da elimare, visto che lo spazio è un carattere vuoto ma con una sua occupazione.
Va detto però che siamo in una fase di transizione tecnologizzata dove queste cose si possono risolvere in modo automatico, dunque non sono così gravi come in passato.
Daniele Imperi
In che senso “inserimento degli a capo”? Nel manoscritto ci sono già.
Comunque, sì, basta selezionare tutto e rendere allineato a sinistra anziché giustificato, prima di impaginare.
Antonio Zoppetti
Nel senso che fino a 10 anni fa un testo impaginato a bandiera non prevedeva di spezzare le parole e in passato era l’impaginatore a gestire questo aspetto facendo in modo che le righe contenessero delle spaziazioni equilibrate. Ma i nuovi programmi di scrittura sono avanzati ed elastici, hanno automatizzato questi processi con nuove modalità, per cui forse oggi la questione perde di importanza.
Kukuviza
E che dire di quelle edizioni in cui autori/pseudografici si sbizzarriscono a emulare chat, bigliettini scritti a mano usando ogni sorta di carattere, colore, dimensione? che poi tra l’altro a volte sono al limite della leggibilità (tipo bianco su nero ecc.)
Daniele Imperi
Finora non mi è capitato, per fortuna, ma ho visto inserire in un romanzo il Booom onomatopeico dei fumetti, con tanto di esplosione.
Per emulare chat, bigliettini scritti a mano, ecc. è sufficiente usare il corsivo e indentare il testo.
Kukuviza
Dici bene “è sufficiente”, ma questi vogliono proprio andare oltre, rendere i romanzetti oggetti da guardare e soprattutto da instagrammare!