Editing: un lavoro essenziale per la pubblicazione

Un editor può davvero salvare il nostro libro?

Editing: un lavoro essenziale per la pubblicazione

Quanta fiducia dare a un editor e quante modifiche accettare durante l’editing di un romanzo?

… uno dei grandi insegnamenti che mi ha dato [Antonio Franchini] è che il grande lavoro con l’autore è dialogare con la sua personalità, “tirargli fuori” le cose.
Ginevra Bompiani, “Il dilemma degli editor: «Troppo mitizzati». «No, essenziali»”

Un tempo c’erano autori che temevano l’editing, perché circolava lo spauracchio della riscrittura di parti del manoscritto. Ci sono senz’altro editor che “lavorano” in questo modo, ma non è quella la funzione dell’editing.

Adesso, a quanto ho letto nell’articolo citato, alcuni autori sono convinti che l’editor possa migliorare il testo a prescindere dalle sue condizioni. La filosofia del “tanto ci pensa l’editor” rischia di prendere piede fra i cosiddetti aspiranti autori.

L’editor non è un mago (e l’editing non è magia)

L’editor non è l’aggiustatutto. Se la scrittura è sciatta, al massimo l’editor può dire all’autore di riscrivere da capo il libro (e magari di leggere e di esercitarsi di più) e poi tornare. Ma non può fare miracoli.

Se sai scrivere, l’editor può migliorare il testo. Se non sai scrivere, devi avere il coraggio di lasciar perdere.

Il vero scopo dell’editing

Lo deduciamo dal brano citato all’inizio: tirare fuori il meglio dall’autore. Ma dentro quei testi dev’esserci davvero un autore, perché l’editor non può certo inventarselo.

Ricordo ancora – e ne parlai anni fa nel blog – di un concorso per romanzi in cui gli autori avrebbero dovuto accettare un “editing pesante”. E è subito chiaro l’intento di quella casa editrice: produrre romanzi adattabili a un certo mercato editoriale.

Il mercato editoriale esiste, su questo siamo d’accordo. Ma non si può inventare un autore, perché è quello il risultato dell’editing pesante: l’editor usa il manoscritto come fosse una sorta di traccia su cui scrivere una storia. Di chi sarà quel romanzo, dell’autore o dell’editor? Di nessuno dei due.

Ma qui stavamo parlando del vero scopo dell’editing: “dialogare con la personalità dell’autore” è un’espressione che mi piace, perché riassume davvero il lavoro dell’editor, così come quel “tirargli fuori le cose” riassume i risultati che si aspetta dall’autore.

Per “tirar fuori le cose” dagli autori l’editor deve trovare qualcosa in quegli autori, altrimenti cosa potrà mai tirare fuori? Deve aver letto manoscritti che promettono, narrativamente validi.

Ricordate sicuramente l’espressione comune di certi insegnanti alle interrogazioni: “Ho dovuto tirargli fuori le parole”. Lo studente aveva studiato, quindi quelle parole c’erano dentro la sua testa. A me invece non sono riusciti a tirar fuori nulla a certe interrogazioni… perché non c’era proprio nulla da tirar fuori.

Morale della favola: se hai studiato, sai rispondere a un’interrogazione; se hai scritto un buon libro, potrai migliorarlo con l’editing.

Il libro perfetto non esiste

Abbiamo già detto che l’editing non è magia: questo non significa che sia inutile, perché il libro potrebbe non piacere, ma non significa neanche che può assicurare il successo.

I lettori giudicano il libro come vogliono e come possono: stroncano successi editoriali e autori famosi e osannano libri sgrammaticati. Succede di tutto, là fuori.

Non esiste il libro perfetto: esiste – può esistere – il libro che si presenta al meglio della sua forma. Ma per presentarsi al meglio deve essere sempre e comunque un buon libro. E un libro vendibile, anche, ché nessuno produce per beneficienza.

Editing: cosa dobbiamo accettare e cosa no?

Ci sono alcuni punti fermi su cui un autore non deve cedere, secondo me:

  • L’editing non può stravolgere lo stile dell’autore.
  • L’editor non può imporre personaggi né modificarne la natura.
  • L’editor non può suddividere il romanzo per farne una trilogia.
  • L’editor non può effettuare censure di alcun tipo.
  • L’editing non prevede la riscrittura del testo.

Vi vengono in mente altri punti su cui non cederete mai con un editor?

21 Commenti

  1. Franco Battaglia
    giovedì, 29 Aprile 2021 alle 9:42 Rispondi

    A me piacerebbe essere sottoposto ad un editing anche “pesante”. Perché scriviamo sicuramente col paraocchi del nostro stile e occhi “altri” potrebbero scorgere dettagli che non vediamo, che non valorizziamo; ma non solo pagliuzze, anche intere travi. Sarei curioso di vedere il risultato, scoprire sentieri celati dal nostro procedere troppo spediti, vie di fuga che non avremmo mai contemplato, soluzioni estetiche e grammaticali che magari, anche solo la fretta o l’irruenza, ci fanno perdere di vista.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 29 Aprile 2021 alle 13:17 Rispondi

      Altri occhi vedono cose che noi vediamo, ma un editing pesante implica che lo scritto faccia acqua da ogni parte.

  2. stefano
    giovedì, 29 Aprile 2021 alle 9:57 Rispondi

    Mi piacerebbe molto lavorare con un editor per capire veramente di cosa si tratta.
    Parlo da ignorante ma credo che vedere i tagli o le modifiche sulle proprie cose deve essere un’esperienza non facile ma anche bella. Chi l’ha vissuta sulla propria pelle?

    • Daniele Imperi
      giovedì, 29 Aprile 2021 alle 13:19 Rispondi

      Io l’ho vissuta in alcuni racconti. Nel primo caso è stato stravolto totalmente il mio racconto (ma era una storiella di 200 caratteri per un concorso) e il risultato era peggiore del mio.
      Per 2 racconti per beneficienza, per il terremoto, mi sono trovato bene, invece.

  3. Ferruccio
    giovedì, 29 Aprile 2021 alle 10:12 Rispondi

    L’editor al giorno d’oggi credo sia fondamentale, però preferirei essere uno scrittore più che affermato e avere un editor al mio servizio che essere un signor nessuno e dare il mio dattiloscritto in mano a un editor. A parte le battute (per modo di dire) sono d’accordo con te nel non cedere sui punti che illustri.

    P. S. – Io certi lavori di King e Dostoyevsky li avrei fatti a pezzi.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 29 Aprile 2021 alle 13:24 Rispondi

      Per diventare uno scrittore più che affermato devi prima dare il tuo dattiloscritto in mano a un editor :D
      Finora un paio di romanzi di King li avrei fatti a pezzi anche io.

  4. Corrado S. Magro
    giovedì, 29 Aprile 2021 alle 11:34 Rispondi

    Ho conosciuto anche un altra razza di “editor”: L’editore (che non merita essere chiamato tale) che pubblica solo dopo avere intascato per eseguire l’editing. D’accordo se lo avesse fatto. Gliene sarei stato riconoscente. Rileggendo (santa pazienza) lo scritto, sorpresa delle sorprese, trovo che dove ha messo o lasciato mettere le mani, ha non solo fatto errori madornali di grammatica, ma non ha capito un ficosecco, senza nemmeno riuscire a distinguere il discorso diretto dall’indiretto e la metafora. Il versamento ormai eseguito, chi s’è visto s’è visto. Ecco perché se m’imviano uno scritto valido che necessita l’editing, lo rispedisco al mittente pregandolo di farlo eseguire da terzi. Evito di fare sorgere il dubbio di volerci speculare.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 29 Aprile 2021 alle 13:26 Rispondi

      L’editore non dovrebbe intascare per l’editing. Io la chiamo editoria a pagamento, quello è.

      • Corrado S. Magro
        giovedì, 29 Aprile 2021 alle 15:36 Rispondi

        Sì, gratis se si tratta di interventi “leggeri”. Va da sé perché quasi nessuno scritto è esente da errori anche dopo essere stato rivisto.

  5. Orsa
    giovedì, 29 Aprile 2021 alle 12:13 Rispondi

    Buongiorno.
    Per me l’editor è sempre stata una figura misteriosa. Ho sempre immaginato l’editor come le famose asciugamani e l’acqua calda che tutti si affannano a cercare durante un parto. Ma a che diavolo servono? Eppure nei film sembrano essere così fondamentali e imprescindibili… altrimenti la creatura non nasce :P Concepisco di più la figura del correttore di bozze, che si limita alla correzione, e non mira a stravolgimenti coercitivi in base ai propri gusti. Chi sono, che competenze hanno, dove si formano gli editor? Alla luce di quello che sta succedendo all’editoria nell’ottica dell’inclusione… temo e tremo al pensiero di un esercito di piccoli editor censori.
    A parte gli scherzi, mi sono sempre chiesta come faccia l’editor a sapere fin dove possa spingersi. Quali sono i criteri (se non quelli puramente soggettivi) per mettere mano su un’opera letteraria? E per opera letteraria ovviamente non intendo il romanzo scritto dalla moglie del pescivendolo di fiducia o dal tuo amministratore di condominio.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 29 Aprile 2021 alle 13:29 Rispondi

      In teoria un bravo editor “non mira a stravolgimenti coercitivi in base ai propri gusti”: non può stravolgere, altrimenti significa che il testo non è buono, e non dovrebbe dare consigli in base ai gusti, ma in base a ciò che funziona.
      Hanno competenze nell’editoria e ci sono corsi di formazione.
      Se qualche editor si azzarda a suggerire modifiche sulla base della cosiddetta “inclusione”, lo faccio a pezzi :D
      I criteri dovrebbero essere – meglio usare sempre il condizionale – quelli della funzionalità della storia.

  6. Rebecca Eriksson
    sabato, 1 Maggio 2021 alle 2:50 Rispondi

    Non ho mai avuto rapporti diretti con editor e me ne dispiace. Non tanto per usufruire della loro consulenza, ma per parlare del loro lavoro. L’idea che mi sono fatta è la stessa di uno psicologo: serve per sollecitare la riflessione nell’autore, aiutandolo anche nel comprendere il suo pubblico.
    Un buon consulente insomma, che porta sulla buona strada, ma deve essere l’autore a decidere se percorrerla o meno.
    Proprio leggendo un articolo di un editor mi sono resa conto di come nel mio modo di scrittura tendo a pensare delle singole situazioni piuttosto che favorire una visione complessiva, perdendo di fluidità. Ci sono cose difficili da notare da soli, è necessaria la presenza di altri per capirle.

    • Daniele Imperi
      domenica, 2 Maggio 2021 alle 10:12 Rispondi

      L’editor come consulente: sono d’accordo. Ma dovresti provare a lavorarci, è diverso che parlarne.

  7. Massimiliano
    mercoledì, 5 Maggio 2021 alle 11:03 Rispondi

    Ciao.
    Guarda ho cercato per curiosità nel web la differenza tra correttore di bozze e editor per capirci qualcosa di più.
    E ho trovato un articolo interessante di una scrittrice indipendente, editor , ghostwriter esperta di Selfpublishing e book marketing che aiuta le persone a realizzare il loro sogno di scrivere e pubblicare un libro ( un po’ come te no?).
    Secondo lei un correttore di bozze freelance si avvicina al campo dell’editor non essendo legato a nessuna casa editrice.
    L’editor chiaro che ha bisogno di far incassare soldi alla casa editrice per cui lavora ma dovrebbe restare in un certo senso nascosto dietro lo stile dell’autore .
    Chiaro che come scrivi te il manoscritto deve essere revisionato e aggiungo pensato a soddisfare il pubblico.
    Cosa che l’autore scrivendo essenzialmente per se stesso forse non tiene conto…o comunque non ha il distacco necessario a giudicare con imparzialità quello che ha scritto.
    L’editor deve essere una specie di personal trainer che affianca l’autore e lo supporta.
    Ma la chiosa del discorso di questa scrittrice è quello che mi ha colpito di più: ha fatto un distinguo tra rendere pubblico e pubblicare.
    Perché un qualsiasi testo reso pubblico alla lettura di altre persone come lo può essere una lettera aperta , un articolo per un giornale , una relazione di lavoro e pure un post per un blog dovrebbero essere controllati prima di essere diffusi.
    Penso che quando parla di blog si riferisca a quelli professionali.
    Io però estenderei l’editor anche ai post dei blog amatoriali…soprattutto a quelli che giocano a fare gli scrittori.
    Alcuni di loro avrebbero veramente bisogno di un editor esterno che ridimensionasse un pochetto il loro ego.
    Pubblicherebbero post migliori.
    Vabbè è un sogno -:)

    • Daniele Imperi
      mercoledì, 5 Maggio 2021 alle 13:16 Rispondi

      Il correttore di bozze può anche essere legato a una casa editrice, come l’editor.
      In che senso l’editor deve far incassare soldi alla casa editrice? Se accetta un manoscritto pietoso, la casa editrice non vende, quindi non incassa.
      Gli articoli vanno revisionati prima di pubblicarli nel blog, certo. Lo fanno tutti o quasi. Ma non li mandi a un editor, non ha senso.
      E l’ego non c’entra nulla con l’editing, poi.

  8. Massimiliano
    giovedì, 6 Maggio 2021 alle 8:39 Rispondi

    Nel senso che se è legato/ stipendiato dalla casa editrice deve curarne i suoi interessi.
    Dovrà seguire la linea editoriale..di chi lo stipendia.
    Finalizzata ad un pubblico che ci si aspettiamo possa compra il libro.
    Non mi pare d’aver scritto niente di diverso da quello che mi ha risposto te -:)
    Sull’ego c’hai ragione da vendere.
    Ci vorrebbe un editor o chiamalo come vuoi per ridimensionarlo.
    Però stiamo sempre parlando di blog amatoriali, quindi come si dice lasciamoli annegare nel loro brodo di giuggiole ( scusami la divagazione) sti egocentrici.
    Una cosa mi verrebbe da chiederti ma nell’autopubblicazione come interagisce la figura dell’editor?
    Ho letto che pure Amazon usa ste figure per visionare i manoscritti..non so forse ho un po’ di confusione…

    • Daniele Imperi
      giovedì, 6 Maggio 2021 alle 14:41 Rispondi

      Bisogna vedere cosa prevede la linea editoriale. Inoltre non credo sia l’editor che accetta i manoscritti, forse in alcuni casi sì.
      Nell’autopubblicazione c’è chi ingaggia un editor e chi no. In che senso come interagisce? Non cambia nulla rispetto a una casa editrice. L’editor ti consiglia cosa cambiare.
      Non so se anche Amazon offra servizi editoriali.

  9. Massimiliano
    venerdì, 7 Maggio 2021 alle 11:26 Rispondi

    Per servizi editoriali ti riferisci a un editor?
    Non so.
    Conosco due blogger che hanno auto pubblicato con Amazon .
    Una ha semplicemente messo in un libro i suoi post.
    Quindi non penso abbia fatto fare un lavoro di revisione a qualcuno ( i post son uguali a quelli presenti nel libro)
    L’altro ha scritto un romanzo e nel suo blog diceva che certe parti del romanzo gli erano tornate indietro per correggerle da Amazon …si riferiva a citazioni verso altre opere presenti nel romanzo.
    O chiedeva il permesso alle case editrici per pubblicarle ste citazioni o doveva riscriverle sotto altra forma.
    Ha scelto la seconda opzione.
    Ecco non so se te intendi questo per servizi editoriali

    • Daniele Imperi
      venerdì, 7 Maggio 2021 alle 11:54 Rispondi

      No, non sono servizi editoriali. Inoltre le citazioni sono consentite, a livello di frasi. Di certo non puoi inserire una pagina intera senza chiedere il permesso.

  10. Massimiliano
    sabato, 8 Maggio 2021 alle 18:50 Rispondi

    Non ha inserito pagine intere ..erano citazioni , ha risolto inserendo delle parafrasi altrimenti avrebbe dovuto pagare i diritti d’autore alle case editrici.
    Erano citazioni da opere di Rimbaud ,Stephen King per dirti dei nomi.
    E quindi che intendi per servizi editoriali di Amazon?

    • Daniele Imperi
      lunedì, 10 Maggio 2021 alle 8:49 Rispondi

      Hai scritto tu che Amazon usa “figure per visionare i manoscritti”: si chiamano servizi editoriali, che comprendono correzione di bozze, copertina, impaginazione, editing, ecc. Ma non so nulla al riguardo, non avendo mai autopubblicato su Amazon.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.