Oggi presento un piccolo libro di poesie che non esiste in commercio. Fu pubblicato nel 1956, al prezzo di lire 500, presso una tipografia di Tivoli, in provincia di Roma. A scrivere quelle poesie fu un mio zio, Elia Imperi, appunto, a cui dedicarono una piazza nel paese dove è nato.
Il libricino è diviso in tre parti, Sentimento di Primavera, L’avventura grigioverde e Sentimento d’Autunno, per un totale di 27 canti. Le poesie sono state scritte fra i primi anni ’40 e il 1954, alcune a Rijeka, nel Montenegro, e a Selenica, Albania, nel 1943, dove mio zio era in guerra.
Ne propongo tre, di quelle create duranti gli anni di guerra.
ULTIMO ASILO
A finestre di bianche camerate
mi cogliessero i vesperi ciociari,
o per tacite strade di campagna;
quando ineffabilmente m’annoiavo
di preghiere sermoni sillogismi,
coi reverendi Padri Gesuiti;
oltre la linea glabra dei Lepini,
all’orizzonte, sempre balenare
una Città fantastica travidi.
Era il segreto mio rifugio! Dove
reginelle che – il dilicato corpo
stretto in corazza e in elmo il capo biondo –
verso l’amor cavalcano e la morte,
m’ebbi compagne di ventura; e maghe
che, argute in una molle ombra di grotte
o su letti di fior gnude riverse,
attendono l’eroe che le conosca…
Ma da che le petraie d’Albania
arsero ai soli occidui – svigorito
da tanto folle errare e nelle inani
speranze della voluttà deluso –
se pur m’appaia ancora e ancor m’arrida
la Città vagheggiata, non vi scorgo
che un asilo di pace ultima. E i morti
compagni invidio, che di dolce oblio
si pascono fra le sue torri d’oro.
Di là – s’io cada – alcuno che più amai
mi venga incontro a stringere la mano
con la mano fraterna; e i molti (i troppi!)
ch’abbia offesi, non sdegnino guardarmi.
Ho anch’io sperato indarno e indarno amato:
circonfusa di luce e di silenzi,
dopo l’aspra parentesi terrena,
voglio questa dolente anima anch’io!
(Rijeka 1943)
MONTE CALVARIO
Stasera, sotto il bel cielo maggese,
per l’erta del Calvario, non un lume
arderà – certamente – al mio paese:
la guerra ignora ogni gentil costume,
o spregia!.. Ma con tanta ansia protese,
come dalle sanguigne onde del fiume
ch’or le rapina, forse mai le offese
genti furono al Cristo: Egli le assume
nella Sua pace vera!.. Anch’io, se vento
ebbro di rose e di peccato smetta
di stordirmi e piegarmi a tradimento,
innanzi a Lui, sulla serena vetta
flettere voglio le ginocchia: sento
che da troppo lassù mi chiama e aspetta!
(Selenica – Albania, 3 Maggio 1943)
POST FATA
Grigioverde – o malia di primavera,
che tutti tutti i camerati morti
avvolgi in te come in una bandiera,
e d’immortale gioventù conforti;
or noi vivi, che il fuoco e la trincera
pure sfidammo in te e di te più forti,
vegetar stoltamente innanzi sera dovremmo,
d’una quiete arida ai porti!
Ah, mai non sia!… Chiunque, o venerando
panno, t’abbia ai suoi freschi anni vestito,
l’arda d’un Ideal sempre il bisogno.
Per me, io seguo a muovere – cantando
i vecchi eterni amori – incontro a un lito
che splende ai lacrimati orli del sogno.
(1945)
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Michela
Allora questo della scrittura è un fatto genetico.
Complimenti, devi essere orgoglioso di tuo zio.
Addirittura una piazza?
Daniele Imperi
Sì, ma in un paesino di 2000 abitanti, mica a Roma
Gian_74
Davvero belle! Complimenti, si vede che la genetica non è un’opinione!
Daniele Imperi
Grazie Gian
luigi
ciao daniele,sono anch’io nipote di Elia,figlio della sorella Angela e voglio congratularmi con te per questa opportunità che mi dai, dopo tanti anni,di scoprire in maniera del tutto nuova e coinvolgente la sensibilità poetica e umana di nostro zio anche se ho vissuto la presentazione di quelle poesie(ho 65 anni);
grazie e complimenti
Daniele Imperi
Ciao Luigi,
zio Elia era zio di mio padre. Ho saputo che stanno cercando altre poesie scritte da lui per riunirle. Ne scrisse una per mia madre, che conserva ancora il testo originale autografo.