Scrivere per pubblicare

Risorse per autori e blogger

Il budget per il web writing

Budget web writing

Da sempre vedo una scarsa attenzione ai testi per il web, di qualsiasi tipo, dalle pagine del sito aziendale agli articoli per il blog. Ma non è soltanto colpa dei “clienti”, spesso lo è anche delle agenzie di comunicazione.

Per fare un esempio: non si può redigere un preventivo a un cliente per sviluppare il suo sito e non considerare il lavoro che dovrà svolgere il web writer. Perché accade anche questo. C’è un budget a disposizione, ma che comprende soltanto la realizzazione del sito e la SEO. Da quel budget si scansa qualcosa per chi dovrà scrivere i testi.

La comunicazione online è un puzzle di competenze

Puzzle
Una che si incastra all’altra perfettamente. Così, almeno, dovrebbe essere. Si parte da un progetto, ma che sia serio e che comprenda l’intera comunicazione dell’azienda nel web, non solo la creazione del sito, ma anche la SEO, i servizi di web marketing e di social media marketing, i lavori di web writing, la gestione dei profili sociali e delle comunità di fan.

È una squadra, quella che deve muoversi per trasportare in rete l’intera azienda. E ogni professionista ha il suo costo. Da qui la domanda: qual è il budget a disposizione? È stato previsto il web writing?

3 euro per un articolo non è un budget, ma elemosina

5 euro

Quello che ho sempre pensato è che non può esistere, per certi lavori, un budget fisso. Se io non ho i soldi per comprare qualcosa, non la compro. Posso trovarla a un costo inferiore? Forse, o forse no. Forse non la trovo di qualità e allora è inutile spendere soldi.

Ma non posso ancora sentirmi dire “il mio budget per quei testi è di 3 euro ad articolo o al massimo 5”, perché è un discorso che non sta in piedi, che non tiene conto della tipologia e della lunghezza di quei testi, di come dovrà lavorare il web writer e anche di come dovranno lavorare quegli articoli.

Perché i testi che scriviamo e pubblichiamo in rete, quei testi stanno lavorando per noi ogni giorno, 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno. Offrire 3 euro significa valutarsi 3 euro.

Può esistere un tariffario?

Tariffario

Qualche giorno fa Valentina Falcinelli ha proposto su Google Plus di ragionare su un possibile tariffario per servizi di web writing e grafici. Ne abbiamo discusso un po’, con me nella parte dello scettico.

Scettico perché non so quanto sia fattibile un tariffario, perché il rischio è di non essere comunque apprezzati per il lavoro che facciamo, di sparare prezzi troppo alti, di non considerare tutte le sfaccettature dei lavori, ecc.

Ma ho dato la mia disponibilità per provarci. Non ci costa nulla.

La scrittura professionale non è univoca

Al di là del tariffario, stiamo comunque parlando di web writing, di una scrittura professionale che, specialmente nel mondo online, permette all’azienda di esistere. Senza contenuti non si va da nessuna parte. E chi scrive quei contenuti?

Il web writing non ha un unico significato, comprende tantissimi servizi di scrittura. Quindi “articoli a 3 euro” non può avere alcun senso. Se quello è un budget – e non lo è – è stato creato senza pensare allo scopo di quegli articoli da scrivere. Senza pensare a se stessi, anche.

Può esistere un budget per il web writing?

Che ne pensate? Qual è la vostra esperienza sui lavori di scrittura?

8 Commenti

  1. Riccardo Esposito
    21 giugno 2014 alle 18:45 Rispondi

    In passato ho tentato di definire un tariffario base. Ho rinunciato. Troppe variabili da considerare. Però ho definito un prezzo base sotto al quale non scendo, e che può solo salire in base alle richieste del cliente.

    • Daniele
      23 giugno 2014 alle 07:42 Rispondi

      Faccio anche io così: ho un prezzo base, che sale in funzione della complessità del testo da scrivere.

  2. Ludovica De Luca
    21 giugno 2014 alle 20:50 Rispondi

    Ciao Daniele!
    E ciao anche a te Riccardo! A mio avviso stabilire un tariffario base è piuttosto complicato poiché, proprio come scrive Riccardo, sono tanti i fattori che contribuiscono a determinare il valore di un testo, non ultimi l’argomento trattato, il tempo da dedicare all’informazione e quello necessario per la stesura.
    E, comunque, anch’io ho deciso un compenso minimo al di sotto del quale non scendo: sono una fautrice del “non svendersi”, come sostengo sempre sul mio blog.

    A presto,
    Ludovica

    • Daniele
      23 giugno 2014 alle 07:43 Rispondi

      Ciao Ludovica, benvenuta nel blog :)

      Hai introdotto un’altra variabile: la documentazione, che quasi nessuno considera, specialmente quelli che vogliono pagarti 3 euro ad articolo.

  3. Giulia Manzi
    1 dicembre 2015 alle 22:54 Rispondi

    Non solo sono necessarie fantasia e conoscenza del prodotto (e conseguente documentazione, se non si è esperti dell’oggetto da pubblicizzare), ma anche la voglia e l’energia di “litigare” con il cliente che cerca sempre di farti scendere al di sotto del tariffario: “Tanto devi mettere giù due righe, ci impieghi cinque minuti”.
    Per quelle “due righe” da “cinque minuti”, in media sputo sangue una settimana tra documenti da studiare, prove fallimentari e discussioni continue.
    Purtroppo il lavoro indispensabile del copywriter è sottovalutato. A livello di tariffario, ormai mi sono rassegnata ad inserirlo in un pacchetto con altri servizi (SEO, web design, marketin plan, ecc…) così da ricevere il giusto compenso. Ogni volta che mi richiedono esclusivamente il servizio di copywriting, valuto con molta attenzione la richiesta e stabilisco un tariffario a seconda che richiedano articoli, slogan o (addirittura) post su facebook.

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2015 alle 16:43 Rispondi

      Ciao Giulia, benvenuta nel blog.
      Il problema del cliente spilorcio c’è sempre, purtroppo. Io ho deciso di non scendere sotto un certo costo, altrimenti non mi conviene scrivere.

  4. simone
    19 dicembre 2018 alle 09:23 Rispondi

    Io provengo da una situazione a questo punto privilegiata e riesco a non svendermi. Ormai non faccio più preventivi, e lavoro quasi esclusivamente con agenzie a cui mando fattura una volta concluso il lavoro. Ormai nella mia città sanno tutti che opero così, e sono felice di aver perso quei clienti “truffa” che fanno solo perdere tempo per lavori da 200 euro. Ammetto di potermi permettere tale atteggiamento perchè sono anche un docente e uno stipendio fisso non mi manca, ma almeno in questo modo non alimento il processo di svilimento della professione. Devo dire che la mia fortuna tra l’altro sono stati proprio quei copy che lavorano a poco, perchè poi il cliente è insoddisfatto e accetta di spendere di più per raggiungere l’obiettivo, sempre abbia un obiettivo. Quelli che l’obiettivo no ce l’hanno…….allora non mi interessano. La situazione tipica, per me, è stata questa: un cliente si rivolge a un’agenzia indicando un budget basso per servizi copy, l’agenzia mette al lavoro la copy stagista con triennale in comunicazione, quest’ultima sclera e alla fine l’agenzia di rivolge a me per gestire l’emergenza in pochi giorni. Come senior sono più veloce e centro il problema, a quel punto il prezzo lo faccio io. E, in ogni caso, non prendo in considerazione di mettermi al lavoro per meno di 50 euro l’ora, come compenso minimo. Preferisco fare pochi lavori ben pagati piuttosto che tanti elemosinati.

    • Daniele Imperi
      19 dicembre 2018 alle 10:24 Rispondi

      Ciao Simone, benvenuto nel blog. Io non faccio preventivi in base all’ora, ma a cartella editoriale e a difficoltà del lavoro.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.