Pinocchio: una storia perfetta

Pinocchio

Sono sempre stato affezionato alla storia di Pinocchio, per me la migliore favola al mondo. Ho anche una piccola collezione di 10 libri, che un giorno aumenteranno. Quand’ero bambino mi fu anche regalato un pupazzo – che ancora posseggo integro – che parlava tramite un disco e a cui si allungava e arrossava il naso quando diceva bugie. Tecnologia pura anni ’70.

Ma che cosa rappresenta Pinocchio? Secondo me la storia perfetta, quella da manuale, quella che contiene tutti gli elementi che una vera storia dovrebbe avere. In questo articolo ho voluto mettere in risalto questi elementi, che Fabio Bonifacci ha individuato nelle sue lezioni sulla scrittura creativa, aggiungendo del mio.

Un incipit originale

Pinocchio

«C’era una volta…

- Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.

No ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.»

Ce lo ricordiamo tutti, no? Chi può essere così pazzo da prendere come protagonista un pezzo di legno? Quel pazzo – anzi, quel genio – ha un nome: Carlo Lorenzini, in arte Collodi.

L’incipit di questa storia funziona proprio per la sua unicità. Per non parlare, poi, della zuffa fra Geppetto e Mastro Ciliegia.

Il desiderio del personaggio

Pinocchio

Che cosa desidera Pinocchio più di ogni altra cosa? Spassarsela, come tutti i bambini. Collodi dà corpo ai sogni di ogni bambino – guarda caso i suoi lettori: fa odiare la scuola a Pinocchio, gliela fa marinare, lo fa divertire in tutti i modi.

Un desiderio è importante in una storia, ha ragione Bonifacci. Un desiderio spinge il personaggio all’azione, gli fa compiere un percorso e, lo sappiamo bene tutti, nessun desiderio è tale se non è difficile da raggiungere.

L’incidente scatenante

Pinocchio

Il desiderio, però, non basta. Perché, come dice Bonifacci, è l’incidente scatenante che deve mettere a fuoco il desiderio. Mi spiego: l’incidente è l’occasione che aspettiamo per soddisfare il nostro desiderio.

E l’occasione, che fa l’uomo – ma anche il burattino – ladro, arriva nella forma e nella persona – ops, no, negli animali – del Gatto e della Volpe. La loro truffa attecchisce nella mente di Pinocchio, anche se nel Campo dei miracoli le monete del burattino non attecchiscono e non fruttano altri soldi.

Ostacoli e problemi

Pinocchio

Sono tanti in Pinocchio e ognuno lascia il segno. C’è la disavventura nel Teatro delle marionette, il serpente incontrato lungo la strada, la sua stessa impiccagione, la sorpresa scoprendo le monete sparite nella buca, la sua trasformazione in ciuchino…

Spesso nel Fantasy i problemi e gli ostacoli sono inseriti per allungare il brodo e generare quella suspense che fa continuare la lettura, ma in Pinocchio credo abbiano tutti un loro peso e una loro missione.

Il nemico

Pinocchio

Potrebbero essere il Gatto e la Volpe, nemici mascherati da amici. O potrei citare Mangiafuoco o ancora il Direttore del circo che lo fa esibire da asino. Ma in realtà Collodi ha creato un nemico difficile da battere: Pinocchio stesso.

Sì, penso che il vero e più grande nemico di Pinocchio sia lui stesso, come accade che siamo proprio noi i nostri peggiori avversari: l’altra faccia di noi stessi che non ci permette di vivere bene. Che ne pensate?

La resa e la sconfitta

Pinocchio

La prima grande resa è quando i due aguzzini – il Gatto e la Volpe, ricordate? – impiccano Pinocchio. E qui finisce la storia, sì, perché Collodi l’aveva interrotta a quel punto, se non fosse stato per le lamentele dei lettori. Ci sono personaggi che non devono morire, lo sappiamo.

Penso però che la resa più pesante sia stata quando Pinocchio è diventato un asino. Con la morte passa tutto e non ti ricordi più di nulla. Ma la consapevolezza di vivere nel corpo di un asino, sfruttato per sempre, credo che sia più pesante da sopportare.

L’apice di consapevolezza

Pinocchio

Ma è quando Pinocchio finisce nello stomaco del pescecane – no, non era una balena, come dicono molti – e incontra anche il suo babbo Geppetto che capisce che cosa sta perdendo. Questo da Bonifacci è chiamato apice di consapevolezza, quando il personaggio decide di lottare e di dare una svolta agli eventi. E Pinocchio ci riesce, fugge assieme al padre sulla schiena di un tonno.

È quindi il punto in cui inizia la riscossa del protagonista: quando, in un modo o nell’altro, dice basta e si ribella al destino.

L’arco di trasformazione del personaggio

Pinocchio

Ci avviciniamo alla conclusione del post e anche della storia di Pinocchio. Come cambia? Ne parlai in un altro post, ma credo lo sappiate. Pinocchio si rimbocca le maniche, lavora e studia insieme, si prende cura di Geppetto e… alla fine diventa un bambino vero.

Un personaggio cambia nel corso nella storia, cosicché la storia ha davvero senso, anzi può definirsi a maggior ragione storia. Perché? Perché una storia è una sequenza di eventi che vale la pena raccontare, dunque deve succedere qualcosa di grosso.

E certi eventi ti segnano, c’è poco da fare. Ti cambiano, come si suol dire.

La mia storia è finita, ringrazio Collodi per l’aiuto e i grandi illustratori per i disegni. E voi per averla letta.

Ma ora ditemi: quale ricordate come la storia perfetta fra le vostre letture?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post3 maggio 2014 - Commenti18 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Alessandro Pozzetti | APclick 3 maggio 2014 at 08:29

    Buongiorno Dan!

    Sì, spesso e volentieri, il primo ostacolo da superare, siamo proprio noi stessi.
    Le nostre paure ed i nostri desideri, ci possono maledettamente bloccare o compiere gesti fuori dal nostro carattere.

    Buon week-end ;)

  • Fabio Amadei 3 maggio 2014 at 08:58

    E’ vero. Di solito i nostri limiti o difetti sono il nemico peggiore. Fino a quando diciamo basta e allora c’è il cambiamento vero, profondo che ci fa crescere come uomini più responsabili e consapevoli.

    • Daniele Imperi 3 maggio 2014 at 13:12

      E ci lasciamo alle spalle il burattino che eravamo, mosso dalla cattiva coscienza :)

  • MikiMoz 3 maggio 2014 at 12:14

    A me Pinocchio piace anche per tutte le letture che ne hanno dato nel corso degli anni: ora storia massonica, ora cristiana e così via.
    Di certo è che racchiude perfettamente i cliché di una grande storia al punto che… ognuno ne fornisce una personale chiave di lettura.

    La mia storia perfetta è ancora in corso di pubblicazione (Berserk), mentre per le opere terminate, credo che la perfezione per me stia nelle poche pagine de Il Barile di Amontillado.

    Moz-

    • Daniele Imperi 3 maggio 2014 at 13:13

      Sì, hai ragione, ne hanno dato tante letture. Perché berserk è ancora in corso di pubblicazione ?

      Il barile di Amontillado è uno dei più bei racconti di Poe ;)

  • violaliena 3 maggio 2014 at 12:24

    Ho letto Pinocchio quando ero molto piccola e dire che ne fui terrorizzata e disgustata è dir poco!
    Ricordo che mi evocò angosce fortissime, che trovavo alcune scene davvero crude o spaventose.
    E ne ricordo tante: la morte, l’orripilante trasformazione in ciuchino, Melampo, il povero grillo spiaccicato, l’inquietante Mangiafuoco, la cattiveria del Gatto e la Volpe, la balena che inghiotte tutto.
    Ho apprezzato l’articolo notando che ci sono anche tanti messaggi positivi. Forse dovrei rileggerlo, ma fu un’esperienza così sgradevole che me ne sono sempre tenuta alla larga da allora.
    Eppure adoravo le favole!
    Preferivo i sogni irrealizzabili della Sirenetta, la trasformazione di Cenerentola, l’astuzia del Gatto con gli stivali.

    • Daniele Imperi 3 maggio 2014 at 13:15

      Addirittura disgustata? Di certo è una favola cruda e anche oscura, per certi versi. Io l’ho letto da adulto e quindi mi ha fatto un altro effetto. Cenerentola, la Sirenetta e il Gatto con gli stivali, invece, non mi sono piaciute.

  • Giuliana 3 maggio 2014 at 13:57

    La mia favola perfetta è una favola di cui non ricordo il titolo, che parlava di due ragazze. Una, buona e gentile, lavorava come cameriera in casa di gente cafona, l’altra era la figlia cattiva e snob della padrona. La ragazza buona cade in un pozzo e si ritrova in un paese fatato e sconosciuto. Incontra delle persone e delle creature magiche cui fa delle gentilezze, e loro la ricambiano ricoprendola di doni e ricchezze. Quando torna a casa dei padroni e loro scoprono cos’è successo, decidono di buttare nel pozzo la figlia snob e cattiva, affinché anche lei torni ricoperta di gioielli e altri preziosi. Ma la ragazza è cattiva con tutti quelli che incontra, quindi ne ottiene solo sporcizia e insetti. Non ricordo come finisce, ovviamente alla ragazza buona va a finire bene. Quand’ero piccola mi piaceva tanto, sia perché trovavo divertenti le avventure delle due ragazze nel paese fatato, sia perché ero contenta che la ragazza buona e gentile venisse ricompensata per i suoi gesti gentili e che quella maligna non ottenesse altro che disprezzo. La trovavo una cosa giusta e, dacché sono sempre stata una che lotta contro le ingiustizie, gongolavo ogni volta che lo rileggevo :)
    Ora, naturalmente, non posso non leggere Il barile di Amontillado, anche se il titolo mi suona familiare e potrei anche averlo già letto in passato senza ricordarmene…

    • Daniele Imperi 3 maggio 2014 at 14:40

      Non conosco questaq favola… ma è interessante perché anche io con le ingiustizie ce l’ho a morte.

  • Giuliana 3 maggio 2014 at 14:13

    “Si voltò verso di me e mi guardò negli occhi con due globi vitrei che distillavano le lagrime dell’ebbrezza”

    Bello, il racconto. Mi ero dimenticata di quanto fosse bravo Poe. Letto troppi anni fa, devi proprio rimediare.

  • Giuliana 3 maggio 2014 at 14:14

    devo, pardon ;)

  • Loredana Gasparri 4 maggio 2014 at 15:10

    Che meravigliosa analisi di una favola un po’ data per scontata come Pinocchio. Non l’avevo mai vista così, e mi piace un sacco. Applausi! Per quanto riguarda la storia perfetta secondo me, mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Sono in un periodo di letture confuse, che mi hanno disorientato i pochi neuroni che ancora funzionavano, almeno a metà regime.

    • Daniele Imperi 5 maggio 2014 at 07:29

      Grazie, Loredana :)
      Anche io ho attraversato un periodo di confusione nella lettura. Passerà.

  • violaliena 4 maggio 2014 at 22:14

    Daniele Imperi
    Addirittura disgustata? Di certo è una favola cruda e anche oscura, per certi versi. Io l’ho letto da adulto e quindi mi ha fatto un altro effetto. Cenerentola, la Sirenetta e il Gatto con gli stivali, invece, non mi sono piaciute.

    Magari ero ipersensibile ma mi fece davvero un effetto molto brutto. Lo lessi in un tempo lungo e mi fece compagnia a lungo. Il ricordo sgradevole è rimasto. Ho dimenticato di citare le storie perfette.
    Se valgono metterei il “Piccolo Principe” di Saint- Exupery e il “Gabbiano Jonathan Livingstone” di R Bach

    • Daniele Imperi 5 maggio 2014 at 07:41

      Ho sentito lodare tanto Il piccolo principe e alla fine l’ho letto, ma non mi ha lasciato nulla.

  • Alessandra 6 maggio 2014 at 16:39

    Daniele, non l’avevo mai interpretata in questo modo e ti ringrazio per averlo fatto.
    Ho rivissuto tutte le emozioni di questa storia…partendo da quel meraviglioso e spiazzante incipit, passando per i sogni di Pinocchio nei quali i piccoli potevano immedesimarsi, attraversando gli ostacoli sul suo cammino e incontrando il suo nemico (perché hai ragione, spesso i veri nemici siamo noi stessi)…finché non mi sono ritrovata sulla schiena del tonno a fuggire insieme a Pinocchio!

    In fondo tutti, almeno una volta, siamo finiti dentro lo stomaco di un pescecane e ci siamo dovuti rimboccare le maniche per uscirne e riprendere in mano la nostra vita, combattendo quel nemico che si nascondeva dentro gli specchi nei quali ci riflettevamo…

    Sì, hai davvero ragione: è Pinocchio la storia perfetta…non solo di parole, ma anche di vita.

    • Daniele Imperi 6 maggio 2014 at 17:11

      Vero, siamo finiti qualche volta nello stomaco del pescecane: e trovare il tonno che ci riporta a riva non è sempre facile.

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