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Cosa può imparare uno scrittore dalle soap opera

Dallas

Niente. Dovrei concludere così questo post, ma è meglio spiegare perché una soap opera non può essere d’aiuto a uno scrittore, a differenza di una serie TV.

È capendo come è strutturata una soap opera, quanto dura e come procede che uno scrittore può trovare elementi da evitare nelle sue storie.

A lungo andare la credibilità scema

Non ho mai visto Dallas, ho però “subito” Beaufitul. A casa mia dal 1990 hanno cominciato a vedere quella robaccia a pranzo e io da allora ho pranzato alla velocità della luce, in 10-15 minuti, per sottrarmi il prima possibile a quelle scene strazianti per il mio cervello.

Era dunque il 1990 quando è arrivata in Italia. E ora siamo al 2013. 23 anni. Credo non ci sia altro da dire. Come può una storia essere ancora credibile dopo 23 anni? Si può davvero portare avanti – tediando lo spettatore/lettore – una storia per tutto questo tempo e mantenere alta la qualità? Lo stesso discorso va fatto anche per quei fumetti che si ostinano a continuare per centinaia di albi.

La continua sfortuna dei protagonisti

Ai protagonisti delle soap opera succede sempre qualcosa. E questo è un bene perché, se non accadesse nulla, non ci sarebbe una storia da raccontare. Ma quando alle stesse persone succede sempre di tutto, allora vengono completamente riscritte le leggi sulla probabilità.

Uno scrittore non può pensare di accanirsi così spesso e così continuamente con un protagonista e credere che il lettore si beva la sua storia senza sollevare obiezioni.

Le situazioni impossibili

È normale che chi sta in alto – chi è ricco, quindi – abbia “problemi” differenti da noi gente comune, problemi che gli fanno incontrare persone particolari, senza scrupoli anche, vivere situazioni inusuali.

Ma quanto può essere credibile una donna che sposa un uomo, poi suo padre, poi ancora l’uomo, poi suo fratello, poi chissà chi altro, alla fine ho perso il conto. Situazioni impossibili, mai viste neanche fra i più eccentrici divi hollywoodiani.

I matrimoni infiniti e collegati fra loro sono solo una delle situazioni incredibili che si verificano in una soap opera. Uno scrittore dovrà considerare bene come costruire il passato e il presente dei propri personaggi, per non urtare l’intelligenza del lettore.

L’inverosimiglianza

Ho trovato più naturali le storie su Harry Potter che alcune puntate di soap opera e non a causa della sospensione dell’incredulità, ma proprio a causa del fatto che le prime erano più verosimili delle seconde.

In ogni soap opera aleggia lo spirito dell’inverosimiglianza. Forse è proprio per questo che hanno seguito? Preferisco scrivere storie verosimili, fantastiche ma verosimili, che offrire a un lettore una storia che lo farebbe tremare dal ribrezzo.

L’abuso del lettore

Come una soap opera abusa dello spettatore e del suo tempo – ok, c’è gente a cui piace subire questi abusi – così una storia che contiene gli elementi su esposti abusa del lettore.

Una storia deve offrire un intrattenimento ragionato, deve contenere un valore, altrimenti è solo un modo per sottrarre soldi. Questa, almeno, è la mia idea.

Cosa potete imparare dalle soap opera?

Avete mai seguito una soap opera? C’è da imparare qualcosa da scrive spazzatura? Siete d’accordo con quanto ho scritto?

7 Commenti

  1. Paolo Guido
    25 febbraio 2013 alle 06:36 Rispondi

    Si vede che non è il tuo mestiere. Un terzo degli sceneggiatori italiani di serie viene da “Un posto al sole”. L’altro terzo da “Un medico in famiglia”. L’ultimo da “Centovetrine”. E alcuni decani da “Quelli della Terza C”. Ora, si può discutere sulla qualità del prodotto, ma senza sottovalutare la funzione formativa di quella roba lì. Tu che serie hai scritto?

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2013 alle 09:27 Rispondi

      Che c’entra che serie ho scritto? Nessuna, ovviamente, ciò non toglie che non possa criticare le serie TV italiane. Quelle che hai menzionato, poi, sarebbero la formazione? Ci credo allora che le serie TV italiane siano un prodotto scadente.

  2. Davide Q.
    25 febbraio 2013 alle 09:30 Rispondi

    Secondo me è possibile mantenere la qualità sul lungo tempo… ma solo a patto che si rinunci ad una cadenza regolare.

  3. KINGO
    25 febbraio 2013 alle 10:23 Rispondi

    Per quel che ne so, la prima soap opera non è stata trasmessa in televisione, ma è stata scritta su carta. Sto parlando dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Il successo di questa commediola spaccacervelli ha ispirato centinaia di “sceneggiatori” negli anni a venire, che via via hanno peggiorato sempre di più il genere. Con l’arrivo della televisione, si è raggiunto lo stadio finale di questa evoluzione all’incontrario. Se non altro, almeno l’Orlando Furioso ha un finale.
    La lunghezza, comunque, non è il peggior difetto delle soap. Mi sembra impossibile, come dice Davide Q., che esse mantengano la qualità sul lungo tempo, semplicemente perché la qualità non c’è proprio. Già alla prima puntata viene voglia di cambiare canale.
    Le soap opera, italiane e straniere, hanno una specie di codice di riconoscimento, una specie di cattivo odore che si sente da lontano. Non so voi, ma quando io faccio zapping e finisco su un canale in cui c’è una soap, mi basta sentire un paio di battute per capire di che cosa si tratta. Sarà l’atmosfera, sarà il modo in cui i personaggi si guardano e si parlano, ma è impossibile non riconoscere subito quella robaccia. Addirittura, se qualcun altro sta facendo zapping e io mi trovo nella stanza accanto, riesco ugualmente a riconoscere una soap non appena sento un personaggio aprir bocca.
    C’è un qualcosa di magico in queste trasmissioni, anche se mi ci impegnassi non riuscirei mai a carpire il segreto di tanto disgusto. Forse, però, un’idea ce l’avrei.
    Avete presente Facebook? Io lo considero il regno della morbosità, il luogo dove impera l’arte di farsi i fatti degli altri. Ebbene, da quando c’è questo social network a tenere banco, pare che lo share delle soap opera si sia quasi dimezzato.

  4. Cristiana Tumedei
    25 febbraio 2013 alle 10:40 Rispondi

    Non ho mai seguito una soap opera perché credo sia un genere che poco si addice al mio spirito iper critico. Detto ciò, ritengo che il loro problema non sia tanto la lunghezza esasperata o la scarsa verosimiglianza. Penso che ciò che le rende così forzatamente finte sia l’ostinazione degli sceneggiatori nel cercare necessariamente il colpo di scena. L’elemento che ne giustifichi la prosecuzione. Il risultato è un prodotto generalmente poco interessante che finisce, inevitabilmente, per cadere nel ridicolo. Un susseguirsi di eventi spesso contraddittori che non permettono allo spettatore di trarre alcun vantaggio reale nel seguirle.
    Ad ogni modo, le soap hanno un pubblico nutrito e fedele. Vi siete mai chiesti il perché? Io l’ho fatto e ho desunto due ragioni principali, assolutamente rivedibili: l’esasperazione di stereotipi banali, che consentono una facile immedesimazione, e la presenza di elementi così irreali da permettere allo spettatore di allontanarsi dalla quotidianità per qualche minuto e di sognare.
    Per quanto tempo queste dinamiche continueranno ad avere successo sugli schermi televisi non lo so, ma sono certa che non vorrei ritrovarle in un libro.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2013 alle 13:21 Rispondi

      Secondo me fanno presa su un certo tipo di pubblico, che si accontenta di poco e che magari ha poca cultura.

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