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Sessismo linguistico

Sessismo linguisticoDa diversi anni, in alcuni manifesti politici, leggo parole inutilmente ridondanti, che vogliono sottolineare un tentativo di evitare quello che viene definito il sessismo linguistico. Alcuni termini, come sappiamo, per convenzione si usano al maschile, ma il significato è collettivo, includono sia il genere maschile sia il femminile.

Ed ecco che i testi abbondano di “Ciao a tutti/e”, “Cittadini/e”, “molti/e”, ecc., con un gran spreco di parole e inchiostro e con l’unico risultato di rendere il testo poco leggibile e poco discorsivo.

Credo che parlare di sessismo nella lingua italiana sia esagerato. Un comportamento del genere è anche presente in molti blog americani, in cui si alterna il pronome “he” (lui) a “she” (lei), tanto per non relegare le donne a un angolo nascosto e renderle partecipi della discussione.

In questo modo la sensazione che ho avuto è stata una piccola confusione: prima si parlava di lui e dopo qualche paragrafo diventava una lei. Trovare altre soluzioni, come quella di trasformare il concetto in forma impersonale, forse era troppo difficile.

Tornando alla lingua italiana, scrivere semplicemente “Ciao a tutti”, “Cittadini” e “molti” crea forse una confusione nel lettore? C’è davvero qualcuno/a (non ho resistito…) che può capire ci si stia riferendo solo agli uomini e non alle donne? Mi sembra ridicolo pensare una cosa del genere.

È stato perfino scritto un saggio sul potere discriminatorio delle parole. E è nata una petizione, di cui si può leggere nell’articolo Dalla parte delle donne, con un occhio all’italiano, sul blog dei dizionari Zanichelli.

Sessismo linguistico: è davvero reale secondo voi? Percepite, uomini e donne, questo sessismo nella lingua italiana? Considerate un’esagerazione specificare maschile e femminile nei testi, a discapito della leggibilità?

8 Commenti

  1. Romina Tamerici
    28 agosto 2012 alle 09:47 Rispondi

    Io ho letto un saggio una volta in cui le parole erano scritte così “molt*”, “Cittadin*”… Non ricordo se veniva usato l’asterisco o un altro simbolo, comunque il senso era questo. Lo scopo era dichiarato all’inizio e questo stratagemma veniva usato in tutti i casi in cui mettere una lettere finale avrebbe significato rivolgersi a uomini o donne. Io lo trovo un messaggio significativo, ma il risultato era comunque poco leggibile. Secondo me, è bene ogni tanto dire qualcosa come “buongiorno a tutti e a tutte”, male non fa ed è un gesto cortese nei confronti di noi donne che siamo comunque più della metà della popolazione mondiale, stando alle statistiche! Ah! Eccedere però (scrivendo continuamente “molti/e” per esempio) non serve a nulla. Io poi sono sempre dell’idea che fino a che si parlerà di quote rosa in politica e fino a quando si dovranno tutelare in modo diverso e più mirato i diritti delle donne questo significherà che tali diritti non sono considerati al pari di quelli degli uomini. Io sogno un mondo in cui le persone vengano rispettate per quello che sono e tutelate in quanto esseri umani e a quel punto serviranno a ben poco le parole politicamente correte con le loro barrette. Lo so, mi sono un po’ persa. Ultimamente ho avuto varie discussioni su questi temi e ho scoperto che gli off-topic sono poco graditi, ma credo che tu abbia imparato a sopportarmi, ormai!

  2. Lucia Donati
    28 agosto 2012 alle 11:48 Rispondi

    Non percepisco sessismo nella lingua italiana se si declina tutto al maschile. Sinceramente non è una cosa su cui mi sono mai soffermata per più di cinque minuti.

  3. Daniele Imperi
    29 agosto 2012 alle 15:21 Rispondi

    Romina Tamerici,

    Quel saggio mi pare davvero illegibile!

  4. Maluanis
    30 agosto 2012 alle 19:17 Rispondi

    Non credo proprio che il rispetto per le donne si possa valutare o giudicare dalla desinenza di una parola.
    Sono una donna. Convinta, innanzitutto, che in Occidente dovremmo smettere di parlare di sessismo, figurarsi del sessismo linguistico.
    Non nascondiamoci dietro le parole e impariamo a meritare il rispetto che vogliamo.
    Maluanis

  5. Salomon Xeno
    6 settembre 2012 alle 12:36 Rispondi

    La comunità LGBT (e simpatizzanti) usa spesso gli asterischi per sopperire all’assenza di un genere neutro. Non è il massimo, ma lo trovo più leggero dei vari “tutti e tutte”, fino al più classico “signori e signore”… se solo ci fosse modo di pronunciarlo! Il punto però è che la comunità LGBT non si riferisce solo al sesso, ma all’identità sessuale, e quindi necessita di una forma più inclusiva dei due generi canonici (o tre, in alcune lingue).
    C’è anche un documento parlamentare sul sessismo nella lingua, piuttosto completo, mi pare fosse “Linee guida (?) per un uso non sessista della lingua italiana”. Però è ovvio che il problema è insito nella lingua, e ha radici molto profonde. O si cambia lingua, oppure ci sarà sempre chi si troverà a disagio per qualche frase da lui ritenuta infelice.
    Una curiosità: le parole, in esperanto, non hanno genere tranne quando è necessario specificare il maschio/femmina, e viene fatto con un apposito suffisso. Può sembrare macchinoso, ma almeno parole come “sasso” e “sedia” non hanno sesso, come è giusto che sia.

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2012 alle 12:57 Rispondi

      Mah, usare gli asterischi comporta una difficoltà di lettura, di pronuncia anche. Per me sono problemi da nulla. La lingua è questa e bisogna accettarla.

  6. Carlo
    9 settembre 2012 alle 11:09 Rispondi

    Sinceramente mi sembra un falso problema. La lingua italiana ha elle regole sull’utilizzo del maschile e del femminile, forse discutibili ma che funzionano. Non bisogna per forza vederle in chiave sessista. Il sessismo mi sembra ben altra cosa, non sono regole pensate un anno fa o un mese fa, sicuramente discendono da una cultura e da una tradizione che vedeva il predominio dell’uomo e dunque del maschile nel declinare sostantivi e aggettivi.

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