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Scrivere poesie

PoesieDa quand’ero ragazzo mi sono dilettato a scrivere poesie. Ricordo alcune scritte perfino in latino, al liceo, e poi altre per bambini, una specie di filastrocche a rima baciata. Un giorno avevo provato a scrivere un poema, una storia fantasy di non so più quanti canti, ma dopo quattro, per un totale di 400 versi in rima, lasciai perdere.

Non ho mai approfondito la scrittura in versi, so appena cosa sia un endecasillabo e non capisco nulla di ritmi o altro, le mie poesie erano semplici pensieri buttati su carta.

C’è poi stata una lunga interruzione e infine, nel 1994, ho ripreso. Ma da quel periodo ho iniziato a scrivere poesie macabre. Parlavano di morte, di fantasmi, di anime perdute, di tombe. Insomma erano versi liberi, niente più in rima, lugubri e angoscianti.

Iniziai così una raccolta, che terminò dopo diversi anni con 47 poesie, che avevo intitolato Obscura, scritte senza avere in mente una scadenza, ma solo quando sentivo qualcosa di tenebroso da dire. A quelle ne sono seguite alcune altre, una manciata appena, ma sempre dello stesso stampo, per una ipotetica altra raccolta, che mai finirò.

Ne pubblico alcune qui, scelte fra le più significative, prese da Obscura. Tutte le poesie hanno il titolo in latino.

Mater

Io sarò là

dove giace il mio corpo,

figlio perduto senza ragione.

Sarò dove urlano i corvi,

sotto fredde lapidi e infami cumuli,

vegliato da lacrime di sangue e lame spezzate.

Sarò senza nome

e non avrò veste,

sarò carne smembrata sotto cieli sconosciuti.

Sarò là,

dove nessuno vuole andare,

nella terra della follia

e sarò lontano e irraggiungibile.

Non avrò pace

perché dove sarò non ce n’è.

Sarò solo,

irriconoscibile e deluso.

Sarò stanco d’attendere conforto,

sarò stanco di menzogne.

Sarò là,

alla deriva in un deserto di morte,

sarò deriso e non compianto.

Sarò accanto a me,

non lascerò che muoia nel silenzio

e nella notte vuota

griderò il mio nome al vento,

così che possa sentirlo,

così che possa strappare un sorriso

al mio corpo che svanisce.

Io sarò là,

dove vivrò l’ultimo istante,

dove l’ultimo respiro

mi chiamerà madre.

(13 Febbraio 1999)

Odium

Che il mio corpo,

lordo di peccati,

bruci pure in eterno.

Mai invocherò perdono

né rimpianto alcuno

proverò nel tormento.

E il sapore dell’odio

stagnerà sulle mie labbra,

vivo e maledetto,

per non farmi dimenticare.

(4 Febbraio 2002)

In Haec Hora

Ora che nell’ombra notturna

l’ultima campana scocca

l’ora tarda del mio destino,

muovo i miei passi, lento,

verso l’estrema fossa

che m’attende,

ultimo rifugio d’un’anima incompresa.

Ora che attorno a me

s’è fatto il vuoto,

ora che tutti son scomparsi,

che le porte si son chiuse,

volgo il mio sguardo indietro,

verso i lontani ricordi

d’una vita d’illusioni.

Non vedo che menzogne,

che falsi sorrisi,

che parole di compatimento,

non vedo che ipocriti tentativi

di rafforzare vane speranze nel mio cuore.

Non vedo che avvoltoi volare sul mio corpo

e farlo a pezzi giorno per giorno.

Ora che scorgo il mio capezzale,

nel deserto dell’indifferenza,

non ho più lacrime da versare,

né parole da pronunciare,

né richiami né richieste né preghiere,

nulla più.

In questa ora, nell’ultima ora,

è la mia fine decretata,

il tagliente abbandono,

il più cupo tradimento.

In quest’ora muoio infine

d’insipida morte.

(20 aprile 2008)

10 Commenti

  1. Lucia Donati
    25 giugno 2012 alle 14:53 Rispondi

    A me è capitato di scrivere poesie e, in seguito, di utilizzare qualche passo interessante per costruirci dei racconti. C’è qualcosa della prima poesia che mi ricorda un tuo racconto( o forse più di uno, adesso non ho ben presente: ne ho letti molti). Nello specifico, dove si dice: “senza nome”, e, forse “griderò il mio nome al vento” (?). Forse è un’impressione perché, comunque, molte delle tue narrazioni richiamano argomenti lugubri. Ti è capitato di utilizzare almeno una delle tue poesie (o una sua parte) per ricavarne uno scritto in prosa (anche una di queste?). Il titolo “Obscura” mi richiama un mio post di qualche giorno fa sul fascino delle storie oscure (l’hai letto?).

  2. Daniele Imperi
    25 giugno 2012 alle 18:55 Rispondi

    No, non ho mai scritto racconti basati su poesie. Quel tuo post devo ancora leggerlo.

  3. Romina Tamerici
    25 giugno 2012 alle 20:27 Rispondi

    Secondo me sono delle belle poesie. La tematica macabra le rende particolari e non banali. E sono più comprensibili “Dei sepolcri” senza offesa per il mio amatissimo Foscolo! Hai mai pensato di mandare questa raccolta a “I sognatori”, secondo me, potrebbe rientrare nelle loro corde. Pensaci su. Mai dire mai.

  4. Daniele Imperi
    25 giugno 2012 alle 20:37 Rispondi

    Grazie :)
    Non conosco I sognatori, ma andrò a dare un’occhiata.

  5. Romina Tamerici
    26 giugno 2012 alle 14:05 Rispondi

    Vedrai che sapranno stupirti! Ovviamente (se vuoi) tienimi informata in caso di sviluppi, perché come al solito sono curiosa!

  6. animadicarta
    14 gennaio 2015 alle 16:03 Rispondi

    Mater mi piace molto, la userei volentieri come intro al romanzo che sto scrivendo… :)

    • Daniele Imperi
      14 gennaio 2015 alle 16:05 Rispondi

      Grazie, usala allora :)
      È un romanzo macabro?

      • animadicarta
        14 gennaio 2015 alle 16:14 Rispondi

        Grazie, allora la userò, firmata si intende :)
        Beh, è più un noir con elementi soprannaturali. Però alcuni versi mi sono risuonati, soprattutto “dove urlano i corvi”…

        • Daniele Imperi
          14 gennaio 2015 alle 16:26 Rispondi

          Allora ci sta bene :)
          Ora ti è chiaro il mio lato lugubre?

  7. animadicarta
    14 gennaio 2015 alle 16:42 Rispondi

    Oh, sì, chiarissimo :)

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