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Scrittura creativa vs. scrittura per il web

Scrittura

La scrittura è un’arte che si presenta sotto diversi aspetti, secondo la sua funzione. Ma è comunque una forma di comunicazione, che ha regole diverse in base a ciò che deve rappresentare.

La scrittura creativa – nome che mi dice poco, perché ogni tipo di scrittura ha un suo momento di creatività – deve comunicare una storia, deve raccontare. La scrittura per il web – e qui rientrano i post del blog, gli articoli, i comunicati stampa, le pagine web – deve invece informare i lettori, deve diffondere nozioni, informazioni, argomenti.

Uno scrittore, esordiente o meno, sembra conoscere – almeno nella maggioranza dei casi – quali siano le regole da seguire nella scrittura creativa. Regole che non si limitano alla conoscenza del linguaggio italiano e della grammatica. Queste regole sono comuni a ogni tipo di scrittura.

Ciò che invece ignora sono le regole della scrittura per il web. Gli scrittori, sia professionisti che emergenti, tendono a scrivere sul web come se stessero scrivendo un loro racconto o romanzo. Hanno inventato un ibrido: la scrittura creativa per il web. Un ibrido che non funziona.

Scrittura creativa

Quando si scrive una storia, racconto o romanzo non fa differenza, si deve ricreare un mondo e mostrarlo al lettore attraverso le scene, i personaggi e le loro azioni, i dialoghi. È una scrittura creativa perché si basa tutta sulla creatività dello scrittore, sulla sua fantasia ma anche sulla sua capacità di narratore.

Per non perdere l’attenzione del lettore, l’autore deve raccontare una vera storia, deve anzi fare in modo che ciò che narra sia una storia. Nel suo racconto deve quindi succedere qualcosa. Il protagonista deve trovare delle difficoltà nel raggiungimento dei suoi obiettivi. Deve incontrare un antagonista. Deve lottare, per arrivare alla fine della storia. Deve subire un cambiamento, dobbiamo trovarlo diverso, perché gli eventi hanno lasciato un segno sulla sua personalità.

Lo scrittore sa che la sua storia deve avere un inizio, uno svolgimento e infine un epilogo. Lo scrittore sa che il titolo della sua storia va scritto in modo che il lettore possa anche non capire di cosa tratti.

Il romanzo I promessi sposi che cosa ci avrebbe comunicato a quel tempo? Poco o nulla. E Cuore? E Incompreso? E Una stagione selvaggia? Talvolta possiamo intuire il tema, ma altre volte non capiamo assolutamente nulla perché il titolo è troppo generico, vedi La strada, o perfino poetico, La luna di carta.

Titoli come questi funzionano. Hanno un senso e questo loro significato ci apparirà durante la lettura. Il lettore non bada molto al titolo, perché leggerà una scheda tecnica del libro, perché conosce l’autore e di lui leggerebbe perfino la lista della spesa, perché troverà quel libro in uno scaffale, in un sito.

Nella scrittura creativa anche i titoli sono creativi. Ed è giusto che sia così. Devono comunicare sensazioni, più che informazioni. E quando svelano apertamente il tema, vedi L’ultimo giorno di un condannato a morte, sono sempre titoli che dicono tutto e niente. Bisogna leggere la storia, per dare senso al titolo.

Scrittura per il web

Quando si scrive per il web, si deve abbandonare la fantasia e abbracciare l’informazione. Non si sta più inventando un mondo, si sta scrivendo per un mondo che già esiste e che segue regole differenti. È una scrittura informativa, perché si basa tutta sull’informazione, sulle conoscenze personali o professionali che ha l’autore del testo.

Per non perdere l’attenzione del lettore, si deve comunicare subito l’argomento del suo testo. Anche nella scrittura per il web esiste un inizio, uno svolgimento e una fine, ma l’autore già all’inizio deve dire molto di ciò che sarà il contenuto dell’articolo.

Il blogger deve imparare che il titolo del post va scritto in modo che il lettore capisca immediatamente di cosa tratti. E la ragione di questo è che non si sta scrivendo per la carta stampata, che segue canali di ricerca differenti, ma per il web, dove la ricerca maggiore avviene attraverso, appunto, i motori di ricerca.

Titoli di articoli come Ce l’ho fatta, Poteva andare peggio, Quasi finito e simili, cosa ci dovrebbero comunicare? Per l’occasione ho inventato questi titoli, ma ricalcano alla perfezione quelli che ho letto in parecchi blog di scrittori o aspiranti tali. E non sono certo stato invogliato a leggerli.

In che modo saranno trovati nella rete? Forse a questi blogger basta la loro cerchia di lettori o essere presenti nella lista di siti amici di altri blog. Il titolo di una pagina web rappresenta uno degli elementi fondamentali per essere trovati coi motori di ricerca. E il titolo deve essere attinente all’argomento trattato.

Ce l’ho fatta parla di uno scrittore che ha appena terminato il suo lungo romanzo. Ma potrebbe significare anche tantissime altre cose. Un titolo come Il mio romanzo è finito o anche Ho finito di scrivere il romanzo sarebbe stato meglio. Dice subito al lettore l’argomento del post e contiene parole chiavi attinenti al tema del blog.

Poteva andare peggio, invece, parla del lavoro di editing del romanzo. L’editor ha avuto poco da ridire e correggere e lo scrittore se la caverà con poco lavoro per perfezionare la sua opera. Ma in realtà quel titolo non significa nulla. Un editing accettabile avrebbe avuto un effetto migliore.

Mi capita di vedere altri scrittori che non sanno impaginare i loro articoli e li presentano in un blocco unico di testo come se fosse una pagina di un romanzo. La lettura a schermo ha bisogno di paragrafi corti e separati da uno spazio.

Conclusione

  1. Se scrivete narrativa, allora stupite i vostri lettori e proponete titoli poetici, fantasiosi, bizzarri. Non dite subito al lettore cosa sta per succedere, ma arrivateci pian piano, con scene che aumenteranno il suo interesse.
  2. Se scrivete per il web, non avete bisogno di stupire nessuno. Proponete titoli chiari, più brevi possibile e che introducano già al tema dell’articolo. Dite subito al lettore qual è l’argomento del post. Il vostro articolo deve essere trovato in rete, in mezzo a miliardi di altre pagine web. Date una mano a chi vi sta cercando.

Quanti di voi blogger scrivono per il web come se scrivessero narrativa?

6 Commenti

  1. Il meglio di Penna blu – Giugno 2011
    1 luglio 2011 alle 09:11 Rispondi

    […] Continua a leggere Scrittura creativa vs. scrittura per il web. […]

  2. Scrittura per il web: breve corso online
    15 settembre 2011 alle 05:02 Rispondi

    […] settimana fa ho pubblicato un articolo in cui mettevo a confronto la scrittura per il web e quella creativa, spiegando quali caratteristiche differenziano i due tipi di scrittura. Questo perché molti […]

  3. Massimo Vaj
    24 dicembre 2011 alle 15:49 Rispondi

    Questo dare consigli che propongono sempre le solite banalità su come devono essere i racconti per attirare l’attenzione dei lettori serve a poco. Non è affatto vero che occorra la lotta contro un antagonista: non vorrai suggerire che tutte le storie siano incontri-scontri vero? Schematizzare significa erigere steccati e recinzioni che limitano la creatività. Per ogni individuo si aprono orizzonti inaspettati che non dovranno essere condizionati dalla tua visione di ciò che può interessare oppure no. È una storia vecchia che si ripete con poche varianti, come la rifrittura dai krapfen. Come potrebbe essere intrigante qualcosa che ricalca vecchi schemi?
    Lo scrivere deve essere espressione della libertà individuale, e la libertà ha la qualità che le è data dal livello intellettivo di chi si esprime attraverso il proprio vivere. Un vivere che è conseguenza di valori personali. In definitiva si deve dire che per diventare dei buoni scrittori può non essere necessario essere delle buone persone, ma per elevarsi allo stato di veri uomini occorrono valori altrettanto veri e indiscutibili, universali dunque, in mancanza dei quali importerebbe poco saper scrivere di cose che intrigano gli stupidi.

    • Daniele Imperi
      24 dicembre 2011 alle 15:57 Rispondi

      Perché non ti sforzi di capire ciò che ho scritto, anziché criticare con quel tono da saccente, che io fra l’altro non ho usato? Chi ha mai parlato di uno scontro fisico o di un nemico da uccidere?

  4. Sheyla Bobba
    5 maggio 2016 alle 15:31 Rispondi

    Scrivo da anni, circa 20. Libri, giornali, web… Ho fatto radio e tv, ma non mi stanco mai di leggere e approfondire, continuo a prendere spunti da qualsiasi altro blogger e comunicatore… Sabato terrò il II modulo della mia accademia e ti ringrazio Daniele Imperi, sto usando anche i tuoi scritti per formulare al meglio il programma della lezione, le slide e le dispense. Buon lavoro.

    • Daniele Imperi
      5 maggio 2016 alle 15:40 Rispondi

      Ciao Sheyla, benvenuta nel blog. Mi fa piacere ti siano stati utili i miei scritti :)

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