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Viaggio nel realismo magico. Dai Caraibi alle Alpi

Viaggio nel realismo magico
Da #Marquez a #Buzzati: la letteratura del realismo magico

Questo guest post è stato scritto da Bruna Athena.

Realismo magico: cosa indica esattamente questa espressione che altro non è che un ossimoro?

Come puoi constatare anche attraverso una banalissima ricerca su Wikipedia, il realismo magico è un’espressione coniata da Franz Roh (Magischer Realismus), negli anni ’20, con la quale si riferiva ad una corrente pittorica sorta in Germania, la Neue Sachlichkeit. Tale corrente pittorica aveva tutto un modo suo di ricreare la realtà delle cose, una maniera post-espressionista. Non sono un’esperta di pittura, così preferisco dirottare immediatamente il discorso sulla letteratura.

Il realismo magico in letteratura s’è affermato negli anni ’60, principalmente nell’America meridionale. Troverete sul web un elenco di autori, anche non latini, piuttosto famosi che vengono ricondotti a questa corrente: Gabriel Garcia Marquez, primo fra tutti, Isabell Allende, il nostro Dino Buzzati, Günter Grass, Milan Kundera, Frank Kafka e molti altri.

Il realismo magico dalla pittura alla letteratura

Cos’è questo realismo magico, in realtà? Ufficialmente, una corrente letteraria, che qualcuno fa confluire nel postmodernismo e qualcuno no, i cui autori tendono a rappresentare la realtà con dovizia di particolari, aggiungendo l’introduzione di un elemento magico nel racconto.

No, Harry Potter non è realismo magico e ti spiego perché.

Il realismo magico non ha nulla a che vedere né col fantasy, né con il genere fantascientifico: in questi due generi letterari, l’autore inventa un altro universo oppure parla del nostro universo del futuro.

Il realismo magico non è sempre quello di un romanzo in cui accade qualcosa di impossibile. A volte, non ha nulla a che vedere nemmeno con il surrealismo, almeno non strettamente.

Mi piacerebbe andare ben oltre le definizioni accademiche o le non sempre affidabili enciclopedie on-line. Preferisco fare leva sulle esperienze dirette di lettura.

Non hai letto Cent’anni di solitudine, di Márquez, o La casa degli spiriti, di Isabel Allende? Leggili o leggi quanto meno il primo dei due: gli autori di questi due meravigliosi romanzi sono entrambi sud-americani, a riprova del fatto che deve esserci davvero una certa affinità tra realismo magico e Sud del mondo. Ma non voglio darmi nemmeno un limite geografico, ché mi sta stretto pure quello. Ad ogni modo, è fuori di discussione che le due opere sopra citate del realismo magico sono un vero e proprio manifesto. Se l’hai letti, hai trovato la magia? Io no! E anche se Frank Kafka viene ricondotto al genere, non trovo nulla che appartenga al realismo magico ne Le metamorfosi, ad esempio. E il realismo magico allora cos’è?

Il realismo magico in tre parole

Realismo magico è essenzialmente tutto quello che può essere ricondotto (mai ridotto, perché le riduzioni sono sempre piuttosto semplicistiche) a tre parole: connessioni, labilità, immortalità.

Le connessioni

Il mondo del realismo magico è un mondo dalla fisicità esuberante, aggressiva. Hai presente Caravaggio? I corpi sono così realistici da incantare, anche respingendo con la loro corporalità spudoratamente mostrata, e la loro visione ti incatena. Ecco, il realismo magico ti incatena; nel suo universo le persone sono connesse, strette in vincoli che non possono essere sciolti. Non è un vincolo per forza fisico o formale – come il matrimonio –, è piuttosto un vincolo che si nutre della forza della mente, del sentimento, della volontà. E ogni essere è connesso con il mondo stesso, nel quale è immerso, sommerso completamente. Leggi il De Vinculis di Giordano Bruno e scoprirai la magia dei vincoli degli universi.

La labilità dei confini

Il mondo del realismo magico ha confini sottili tra razionalità e non razionalità (leggi pure tra razionalità e razionalità altre), tra mondo dei vivi e mondo dei morti, tra ragione e sentimento. È un mondo di pluralità, in cui non ci si stupisce se lo spirito parla, se può essere qui ed anche altrove, perché tutto è connesso e il vincolo non si scioglie mai, è eterno. Sottile, quasi inesistente, la linea di demarcazione tra corpo e mente: non sei corpo e non sei mente, sei tutti e due. Il realismo magico realizza appieno la logica della complessità, portandola all’estremo.

L’immortalità

Il mondo del realismo magico è il mondo delle relazioni eterne, immortali, quelle che del corpo se la ridono, tanto c’è l’animo o la volontà o le comuni intenzioni.

Vedo il mare e sento cantare Lucio Dalla, non so tu…

Per comprendere il realismo magico, qualora si abbia l’intenzione di approfondire, bisogna arrivare ad Ernesto De Martino, quello de Il mondo magico. Qui non si parla di magia, di maghi con la bacchetta. Si parla di culture che, non limitate dalla logica aristotelica del principio del terzo escluso, sono giunte a logiche altre.Culture che hanno fatto della labilità dei mondi e del proprio essere la loro forza: potenza delle connessioni.

Non dirmi che adesso sei sconvolto: nel 2014, dobbiamo anche perder tempo con i giochini voodoo? Certo che no, ma…. chi non conserva in un cassetto qualcosa che è appartenuto ad una persona cara? Se la conservi non la getterai mai, perché quella cosa che gli/le è appartenuta per te fa la presenza stessa della persona che ami o hai amato. Pensaci.

Il realismo magico che non ti aspetti

Vuoi sapere chi ho trovato magicamente realistico, a costo di sembrare blasfema?

L’algido Thomas Mann! La montagna incantata, lo conosci? Riscuote, generalmente, anche meno successo de I Buddenbrook, perché è un romanzo molto riflessivo, filosofico. Al di là di ciò, perché la montagna è incantata? Non è una questione di bellezza della natura, piuttosto si tratta della magia di quel particolare vincolo che stringe Hans Castorp con Leo Naptha e Lodovico Settembrini. Sette anni trascorrono nel sanatorio di Davos, laddove Hans non aveva programmato che un soggiorno di sole tre settimane. Il tempo si dilata magicamente, mentre Castorp si immerge in questo mare di relazioni, in tal caso puramente intellettuali, con i due altri ospiti del sanatorio.

Vuoi sapere chi è stato un magico realista nella realtà? Carl Gustav Jung. Ma come, uno scienziato? Ebbene sì! Consiglio di leggere Ricordi, Sogni, Riflessioni, che non è un saggio ma una raccolta di pensieri del famoso studioso svizzero.

Senza dover andare nel merito del pensiero, può bastare sapere che Jung vedeva connessioni e legami, davanti alle quali Freud era assolutamente cieco. I due film Prendimi l’anima e A Dangerous Method, molto diversi per quanto riguarda le intenzioni – entrambi si riferiscono alla relazione amorosa tra Jung e la sua paziente Sabina Spielraum, ma il secondo dà maggiore rilievo al rapporto tra Jung e Freud, esaltando le differenze di pensiero tra i due – mettono in mostra questa caratteristica del dottor Jung. Animo sensibile, intelligenza acuta, Jung era in grado di guardare oltre, di percepire la sottigliezza delle pareti che reggono questo nostro mondo, tutto ancora imbrigliato in una razionalità, a volte, limitante.

Realismo magico: avvicinati con cautela

Il realismo magico non è semplicemente surrealismo o presenza di un elemento di fantasia, bensì qualcosa di molto più complesso. Del resto, la complessità stessa è una rete di relazioni, talvolta inaspettate. Un mondo i cui aspetti realistici sono a volte crudi, brutali e primitivi, ma sublimati dalla bellezza e dalla profondità dei vincoli senza tempo.

Se lo desideri, immergiti anche tu. Fai attenzione, perché una volta entrato/a non puoi svincolarti più.

La guest blogger

Amo il mare e viaggiare, preferibilmente con un libro in mano e il lettore mp3. Volevo fare l’astrofisico, ma poi ho scelto la filosofia, per rimanere tra gli uomini. Sono approdata sul web, perché mi piace navigare scrivendo. Puoi farlo con me leggendomi su athenabrunap.wordpress.com

22 Commenti

  1. Luca.Sempre
    13 maggio 2014 alle 16:35 Rispondi

    Anni fa lessi le prime 100 pagine di Cent’anni di solitudine e poi lo abbandonai. L’ho trovato un gigantesco esercizio di stile e di elucubrazioni fantasiose fine a se stesse che spesso sfociano nel manierismo.

    Non so. Questione di gusti ;-)

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2014 alle 16:46 Rispondi

      Io lo leggerò a breve, forse riesco a iniziarlo proprio oggi. Ti saprò dire se mi farà lo stesso effetto :)

    • Athena Bruna
      13 maggio 2014 alle 22:19 Rispondi

      @ Luca.Sempre: è sempre una questione di gusti. Il fatto che quel romanzo sia considerato il principale esempio di realismo magico, non significa che debba per forza piacere.
      @Nani: in verità anche io ho letto Cent’anni di solitudine moltissimo tempo fa e dovrei proprio rileggerlo: è per questo motivo che non ne ho parlato più largamente; ricordo invece molti dettagli su La casa degli spiriti; il realismo magico ha più a che fare col folklore e, appunto, con razionalità differenti dalla nostra: Jung ne aveva intuito le particolarità, ma credo che nessuno lo relazionerebbe con il realismo magico; per quanto riguarda la Yoshimoto, non so dire, poiché ho letto poco di suo e, basandomi su questo poco, non mi sento di dire che possa essere ricondotta a questo genere.
      @Lisa Agosti: questa definizione non è mia, bensì è quella corrente; Kafka viene ricondotto a questo genere, ma almeno io ci vedo più surrealismo che realismo magico.

  2. Ivano Landi
    13 maggio 2014 alle 17:23 Rispondi

    Splendido articolo che mi coinvolge direttamente perché a chiunque mi chieda che genere di narrativa scrivo, rispondo senza esitare: “realismo magico”. E (anche) le cose che ho appena letto qui mi confermano che non sto dando la risposta sbagliata. :)

  3. Nani
    13 maggio 2014 alle 18:25 Rispondi

    Perdonami, Bruna Athena, anch’io lessi taaaanto tempo fa Cent’anni di solitudine, anch’io solo le prime 100 pagine, e lo gettai sul ripiano piu’ alto della libreria, quello dove solo la gatta ci arriva. Ma ero estremamente giovane e mi ricordo una scrittura corale (nessun personaggio, ma mille voci che scorrono nel tempo generazionale senza aver il tempo di delinearsi efficacemente) che non mi ha mai fatto impazzire. Ripeto, e’ stato taaaaanto tempo fa, quindi non so nemmeno se ricordo bene.
    Ma, alla fine, il realismo magico e’ quel genere che racconta di credenze un po’ superstiziose di spiriti che vivono e comunicano tra e con noi? E poi Jung: ma non era quello degli archetipi? E allora c’entrano anche le credenze popolari, le favole, le leggende? Il patrimonio culturale di popoli semplici e “primitivi”, lontani dalla moderna razionalita’ asettica, quelli che conservano una conoscenza piu’ istintiva del mondo, allora, e’ il soggetto di questo genere.
    Se e’ cosi’, ho capito cosa si intende. E ti pongo una domanda: secondo te, Kitchen e altri di Banana Yoshimoto possono essere categorizzati come opere di realismo magico?
    Se non e’ cosi’, mi sa che devo incastrare nelle mie letture almeno una Allende.

  4. Lisa Agosti
    13 maggio 2014 alle 18:57 Rispondi

    Bruna, non ho ben capito perché non ritieni Kafka un esponente del realismo magico… il suo eroe va a dormire uomo e si sveglia scarafaggio… direi che rispecchia perfettamente la tua definizione di “introdurre un elemento magico nella vita reale”!

  5. homobruno
    13 maggio 2014 alle 20:48 Rispondi

    Un articolo molto bello, che apre scenari che fino a poco fa pensavo di condividere da solo. A me personalmente non piace la definizione di Realismo magico, preferisco fantastico e basta. Ma non è importante è solo una mia idea… fantastica :-))

  6. franco battaglia
    14 maggio 2014 alle 04:18 Rispondi

    Quando citi connessioni, labilità e immortalità apri varchi pazzeschi dove si infilano da Baricco a Walt Disney lasciando spazio al mondo. Questo e pure quello altrosistemico narrato praticamente da tutti. La dicotomia reale/fantastico fa parte della nostra vita quotidiana. Sia nelle superstizioni come nelle fedi e nelle speranze. Viviamo abbeverandoci alla fonte del futuro. E’ magia anche quello che sto scrivendo ma è realmente pulsante di pixel a video. Abbi paura ogni volta che ti specchi: potrebbe comparire quel mostro che nutri ogni giorno ;)

  7. Athena Bruna
    14 maggio 2014 alle 07:57 Rispondi

    A me piace poco l’espressione perché “magico” è fuorviante, però apprezzo l’ossimoro. Ad ogni modo, bisogna sempre essere flessibili, anche nelle definizioni (sempre che non siano strettamente scientifiche!). E m’è piaciuto di formare connessioni inaspettate, altrimenti come alleno la mente complessa? ;)

  8. Katia Anna Calabrò
    14 maggio 2014 alle 14:26 Rispondi

    Bellissimo post. :-)

    Non concordo con Luca Sempre. Cent’anni di solitudine è l’universo di Marquez all’ennesima potenza. Per nulla esercizio di stile ma al contrario, espressione massima di uno stile. Unico aggiungerei.

    L’ho letto due volte. La prima volta a 18 anni.
    La seconda volta ne avevo 26. Ed ero appena tornata da un viaggio di lavoro in Colombia. San Andres, poi Bogotà e Paipa. In quei luoghi, io Macondo l’ho anche incontrata dal vero. :-)

    Mi rendo però conto che è questione di gusti e percezioni soggettive.

    Grazie per il post, Athena Bruna. E grazie a Daniele

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2014 alle 14:38 Rispondi

      Ciao Katia, io l’ho appena iniziato Marquez, ho letto giusto poche pagine, e mi sta piacendo. Ti saprò dire a fine libro :)

  9. Athena Bruna
    14 maggio 2014 alle 14:32 Rispondi

    Grazie a te!

  10. Grazia Gironella
    14 maggio 2014 alle 15:02 Rispondi

    Post molto interessante e ben trattato. Non è facile destreggiarsi tra le definizioni che finiscono sempre con lo strizzare i sgnificati. Per la mia ignoranza è un bel colpo: finalmente riesco a dare un nome a qualcosa che amo e sento mio. Grazie Athena.

    • Athena Bruna
      14 maggio 2014 alle 15:12 Rispondi

      Ho trovato giusto fare riferimento a definizioni, ma ho cercato di superarle e dare qualche spunto ulteriore :)

  11. franco zoccheddu
    14 maggio 2014 alle 19:39 Rispondi

    Ahimé: temo che paesi che hanno passato molti periodi politicamente, socialmente e storicamente estremamente problematici e “disordinati”, come la nostra cara Italia, l’Argentina, il Brasile, il Vietnam e tanti altri che quasi in automatico associamo con giudizi molto contraddittori come “persone calorose e accoglienti”, “genti capaci di accettare e sopportare corruzione e disagio sociale”, etc etc, bene, sarò banale e scontato però spesso sono questi popoli che esprimono una letteratura variegatissima, che riesce a penetrare l’intimità della natura umana, raccontandola anche attraverso lo stile di cui Bruna ci ha così appassionatamente parlato.
    Detto questo, mentre Marquez mi colpisce dritto nel più intimo dei neuroni, purtroppo l’unico romanzo che ho letto della Allende (Il piano infinito) a tal punto mi ha lasciato indifferente che non sono mai stato motivato a leggerla ancora.
    Credo sia la “sindrome dell’unica visita”: come quell’unica volta che vai dal nuovo medico specialista e ti sbaglia diagnosi. Magari le azzecca sempre, ma per te quel medico vale come in quell’unica volta. Anche questo è decisamente molto umano.

    • Athena Bruna
      14 maggio 2014 alle 21:28 Rispondi

      Credo che sia come dici, cioè che ci sia appunto un nesso tra storia sociale, politica e culturale di quei paesi e la loro produzione letteraria in questa direzione, ma sono dinamiche molto complesse. Mi spiace che Allende non ti sia piaciuta, ne sono una lettrice piuttosto fedele e posso dire che Il piano infinito non è tra i miei preferiti. Di tutt’altra tempra sono La casa degli spiriti ed Ines dell’anima mia.

      • franco zoccheddu
        15 maggio 2014 alle 19:39 Rispondi

        Proverò a superare questo pregiudizio per conoscerla meglio. Buon lavoro!

  12. Alessandra
    15 maggio 2014 alle 10:52 Rispondi

    Veramente un bell’articolo, chiaro e conciso nelle spiegazioni, oserei dire didattico e proprio per questo utilissimo. Complimenti a Bruna Athena: ho scoperto proprio adesso il tuo blog su WP, certamente verrò a visitarti.

    • Athena Bruna
      15 maggio 2014 alle 12:56 Rispondi

      Grazie Alessandra, mi fa molto piacere che ti sia piaciuto e che lo abbia trovato chiaro. A presto!

  13. Maria Grazia
    16 maggio 2014 alle 23:49 Rispondi

    Un post interessante, molto ben fatto. E poi finalmente qualcuno che si ricorda di Buzzati, un autore meraviglioso di cui ormai si trova solo qualche racconto nelle antologie di scuola media (sezione “genere fantastico”). Peccato averlo soltanto citato.

    • Athena Bruna
      17 maggio 2014 alle 20:08 Rispondi

      Grazie Maria Grazia! Non conosco in modo molto approfondito Buzzati ed è stato per tale motivo che mi son limitata a citarlo. Penso che ne leggerò qualcosa in più, così saprò farmene un’idea più chiara.

  14. La connessioni nella quotidianità #2: il realismo magico | Il Mondo di Athena
    4 giugno 2014 alle 13:08 Rispondi

    […] qualcosa di più del realismo magico e di come le connessioni agiscano tra persone, in letteratura, inizia il tuo viaggio su Penna blu e fammi […]

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