Scrivere è comunicare

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L’editing e la purezza della scrittura

La purezza della scrittura

Quando ho parlato dei 7 validi motivi per smettere di scrivere, in uno dei commenti, del buon Salvatore, si è parlato di obiettivi e purezza della scrittura. Allora mi sono chiesto: ma quanto resta dello scrittore, della sua opera, una volta che il suo romanzo è stato pubblicato?

C’è chi è contrario all’editing e chi no. Io sono fermamente contrario all’editing forzato, ossia quando un editor, senza nemmeno consultarsi con l’autore, interviene sul testo modificandolo a suo piacimento. Questo non è editing.

Ma dell’editing torneremo a parlare il prossimo anno – spero a gennaio – con un post ricco e succulento. Ora voglio concentrarmi sulla definizione di scrittura pura, quella che non ha subito interventi esterni.

Scrivere: un significato

Intanto stabiliamo cosa vuol dire scrivere per noi. Per me cosa significa? Se scrivo un libro, è perché voglio vederlo pubblicato. Io scrivo per me, ovvio, ma scrivo per farmi leggere dagli altri. Sia nel blog, cosa che sto facendo, sia se riuscirò a finire quei benedetti libri e altri che potranno venire in seguito.

A me la scrittura fine a se stessa non interessa. La lettura è fine a se stessa, in un certo senso, anche perché io leggo per imparare e documentarmi, non solo per puro piacere di evasione.

Date quindi un significato alla vostra scrittura, datele un obiettivo, anche. Una giustificazione. A quel punto la questione editing potrà essere vista sotto una nuova luce.

Pubblicare: uno degli obiettivi della scrittura

L’ho già detto: io scrivo per pubblicare le mie storie, un giorno. Nel blog pubblico, post e racconti. Io ho fatto già la mia scelta, ho delineato già il mio obiettivo. Qual è vostro?

Mentre ci pensate, vi dico che quell’obiettivo cambierà il vostro approccio alla scrittura, cambierà il vostro modo di lavorare, di pensare le storie, di rapportarvi con voi stessi. Il mio obiettivo mi porta a non agire di fretta, a fare le cose con calma e bene.

Sì, perché io voglio mettere un prezzo alle mie opere, vorrei anche che fosse un editore a farlo. A quel punto, capite benissimo, il mio libro, la mia opera assume uno status differente. Quale?

Il libro come prodotto commerciale, oggi

Ne ho parlato più volte nel blog: un libro da pubblicare, sia con editoria tradizionale sia in self-publishing, è un prodotto commerciale. Un tempo non esisteva l’editing, la figura dell’editor non era contemplata.

L’autore scriveva e la sua opera era quella. Qualche settimana fa ho letto le Favole di Fedro e ho saputo che il poeta latino non si preoccupava di controllare le sue fonti, tanto che più volte nelle sue storie scambiava un personaggio politico con un altro. Ma Fedro non aveva un editor che controllasse tutto questo. Non esistevano editor al tempo degli antichi Romani.

Se Fedro avesse avuto un editor, cosa sarebbe cambiato a quell’epoca? Che alcune delle sue favole avrebbero mostrato i nomi corretti di certi personaggi. Oddio, Fedro e Rabelais hanno parecchio in comune e forse qualcuno avrebbe voluto ridimensionare qualche sua favola.

Editing: il perfezionamento del manoscritto

Nessun editing è perfetto. Sappiamo tutti – e credo che lo sappiamo anche gli editor – che se facciamo leggere il nostro manoscritto a dieci di loro, riceveremmo dieci analisi diverse. Magari qualcuna potrebbe coincidere, ma alla fine potremmo avere dieci libri con una serie di differenze. Questo per dire che la parola perfezionamento non è da intendere in senso assoluto.

Cosa cambia oggi rispetto a ieri? Per ieri intendo sia i tempi di Rabelais sia quelli di Fedro. Quanti autori c’erano e quanti lettori? Ben pochi. Il mercato non era quello di oggi.

Non vedo la commercializzazione del libro come qualcosa che minimizza l’arte dello scrivere. Che ne deturpa la bellezza e la poesia. Che la trasforma in un’industria, in una catena di montaggio.

Quando chiediamo un parere a un amico, ci sembra un comportamento naturale. Ecco: l’editing, quello serio, dovrebbe essere così. Soltanto che, in quel caso, il nostro amico è anche qualcuno che conosce il mercato, che sa notare ciò che un comune amico non noterebbe, che sa consigliarci su come migliorare la nostra storia.

La purezza della scrittura

Dopo l’editing, dunque, dopo un intervento esterno, quanto resta dello scrittore? Ricordo che qualche anno fa lessi un articolo di Daniele Bonfanti, era l’editor in chief di Edizioni XII, in cui parlava dell’editing descrivendolo come una chiacchierata fra amici.

Un editing del genere non intacca la purezza della scrittura, ne fa emergere i lati migliori, la esalta, se l’editor è bravo. Ma è sempre lo scrittore a scrivere, non dimenticatelo mai. Siete sempre voi a scrivere, non qualcun altro. Accettando un consiglio dall’editor, state soltanto modificando o riscrivendo da voi stessi un pezzo.

E adesso aspetto le vostre considerazioni in merito: chi ha pubblicato quanto ha visto di diverso rispetto a prima? Vi siete riconosciuti nella vostra scrittura dopo l’editing?

31 Commenti

  1. Michele Scarparo
    23 dicembre 2014 alle 08:05 Rispondi

    Io non ho pubblicato ancora nulla, ma ho già visto alcune cose mie passate per un editor. L’ultima proprio stamattina, corretta da Romina Tamerici. Scrivo il suo nome perché già solo alla prima occhiata ha fatto un lavoro egregio; se la volete trovare basta un giro su Google a caccia del suo blog.
    L’editing è davvero una gran cosa, e chi scrive farebbe bene (imho) ad ascoltare una voce che consiglia sulla propria scrittura. Senza arroccarsi inutilmente. Magari anche i grandi classici sarebbero stati ancora più grandi, con un buon editor. Ma non lo sapremo mai :)
    Piccola nota (da wannabe-editor): “in chief”, non “in chef”. A meno che non curi i libri di Cracco e la Parodi :P

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 13:50 Rispondi

      Romina la conosco, è passata spesso qui.
      Ho corretto in chief, grazie della segnalazione :D

    • Frany
      7 gennaio 2015 alle 16:16 Rispondi

      Senza l’intervento di un professionista non si puo’ correggere adeguatamente un testo. Non basta conoscere la grammatica, la sintassi. E’ necessario lo sguardo di una persona capace di arricchire stilisticamente. Io l’ho fatto fare e sono soldi ben spesi.

      • Daniele Imperi
        7 gennaio 2015 alle 17:14 Rispondi

        Ciao Frany e benvenuta nel blog.
        Sono convinto anche io che grammatica e sintassi non bastino. Quelle sono solo le basi di partenza. Ti è costato molto l’editing?

  2. Serena
    23 dicembre 2014 alle 08:15 Rispondi

    Editing professionale non ne ho mai avuto, letture da beta Reader più o meno esperti invece tantissime. Nel testo lascio quello che mi convince, sempre. Il libro cui sto lavorando al momento, invece, viene – credo – ad un livello diverso di preparazione mia, almeno teorica, e avrà un editing fatto da me. Mi ci sto preparando da mesi leggendo e studiando tutto ciò su cui riesco a mettere le mani. Sarà comunque roba mia, e per quanto mi riguarda sono disposta a riscrivere da zero, anche più di una volta… Sai, ho un editor cattivissimo XD. Non ambisco alla pubblicazione da una CE tradizionale ma ad essere letta, quindi non credo che farò mai l’esperienza dell’editing di qualcun altro. Questo sarà farina del mio sacco, una parte della creazione, quindi parte di un processo creativo che amerò, immagino. Scusa, ti scrivo da cellulare con un umano di piccola taglia drappeggiato addosso.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 13:53 Rispondi

      Secondo me l’editing fatto da sé ha poco senso, ti sfuggono sempre dettagli che un altro vedrebbe. Ma parlo di un editor, non di lettori beta, che comunque valgono perché ti segnalano sempre cosa potrebbe non andare.

  3. LiveALive
    23 dicembre 2014 alle 10:20 Rispondi

    Non ho mai subito un editing, ma ne ho visti tantissimi, se dico più di mille non credo di andare lontano dal vero. Così ho iniziato a farne pure io: per dei racconti nei forum (ma via internet è sempre difficile: non si può discutere punto-punto in tempo reale), per alcuni amici che mi fanno vedere i loro lavori; e ora sto facendo un editing lineare a un romanzo completo.

    L’editor è come l’allenatore di un nuotatore:
    1- non è che nuoti meglio del nuotatore, se no nuoterebbe lui; semplicemente, sa il suo mestiere (lo dico perché si sente spesso “se questo è tanto bravo, li scriva lui i libri”)
    2- non è che nuoti al posto del nuotatore, in piscina è comunque il nuotatore ad andare, e del nuotatore è l’eventuale gloria (lo dico perché c’è chi ha paura che il lavoro di editing sminuisca i suoi meriti e renda tutto meno “farina del suo sacco”)
    3- non è che l’allenatore faccia tutto di testa sua: deve capire i bisogni e i limiti del nuotatore per fargli fare il giusto allenamento (lo dico perché c’è chi crede che l’editor applichi la sua visione e il suo gusto a priori, senza cercare di capire cosa voleva l’autore)

    …insomma, non intacca la purezza dell’arte della scrittura. Ma non è solo questione di rendere il libri adatto al mercato; è questione di capire cosa si voleva comunicare davvero. L’importante è vedere l’arte come una lettera: è necessariamente diretta a un destinatario (come può esistere l’arte, se nessuno la fruisce?) e bisogna fare attenzione che la capisca. Che poi questo voglia dire mettere il libro nel mercato è tutto da vedere.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 13:56 Rispondi

      Concordo in pieno. Dove hai visto tutti questi editing? Io vorrei fare un corso da editor, ma non per diventare editor, bensì per scrivere meglio.

      • LiveALive
        23 dicembre 2014 alle 14:19 Rispondi

        Gli editing, li ho visti un po’ dappertutto. Se cerchi su internet qualche file da scaricare lo trovi (sul sito della bottega di narrazione trovi un editing di Mozzi da scaricare). Poi ci sono quelli americani. Esistono dei video anche: spesso sono limitati, ma ne trovi. Altra cosa utile è controllare i forum di scrittura: ce ne sono alcuni (pochi, ma ci sono) dove gli utenti fanno commenti molto elaborati quasi frase per frase (non sono editing professionali, ma sono comunque editing). Se poi riesci a collaborare con qualche CE, o a conoscere qualche editor che ti mostra il su lavoro, sei a cavallo.

      • Bruno Vartuli
        28 dicembre 2014 alle 04:58 Rispondi

        Per me che ho tentato di scrivere la mia sperienza di vita all’estero in Inglese, secondo il mio punto di vista l’editor adatto per la mia scrittura ne ho trovato un paio ma in realta’ scoprivo ch’ erano cugini intemi ai predetore specializzati. Perche? Secondo me un editore deve essere esperto al suo ramo. Un medico in chirurgia non e’ un medico oculista. Per me
        penso di trovare un buon editore che se ne intende non solo di scrittura ma anche di vita che vuol dire vivere: ” As a Forigner” I do not like to have my story butchered.

        Bruno

        • Daniele Imperi
          28 dicembre 2014 alle 09:59 Rispondi

          Ciao Bruno e benvenuto nel blog.
          Non ho capito la prima parte del tuo commento, quella sui cugini interni.
          Riguardo al ramo, siamo d’accordo. Un editor (editor, non editore) deve conoscere anche l’argomento del libro.

  4. Grazia Gironella
    23 dicembre 2014 alle 12:25 Rispondi

    Sono molto d’accordo con te: l’editing – quello vero – non va vissuto come una sconfitta dell’autore e una vittoria dell’editor, o viceversa. Il rapporto dovrebbe essere dialettico: tu mi segnali che qualcosa può essere migliorato (e magari mi indichi come), e io cerco di vedere le cose dal tuo punto di vista e proporre una soluzione che vada bene anche a me. Naturalmente non va sempre così. Credo che gli editor bravi non siano tanti e non vengano assegnati agli esordienti. Ti vedi proporre anche errori di grammatica e virgole fuori posto che cambiano il senso della frase, oltre che paragrafi dove armonia e stile non sono mai passati. Che vuoi farci? Io in questi casi mi impunto serenamente. Non pretendo che l’editor sia perfetto, visto che non lo sono io, ma non voglio trovarmi a firmare frasi di cui mi vergogno.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 14:02 Rispondi

      Esattamente: segnalazione del problema e risoluzione secondo il punto di vista dell’autore. Ho sentito di una ragazza su Twitter che si lamentava degli interventi di un editor, mi pare avesse accentuato un sacco di parole…
      Farò anche io come te: certe cose non passano e basta. Sono pronto a rinunciare alla pubblicazione, ma non faccio uscire un romanzo di cui mi vergognerei.

  5. helgaldo
    23 dicembre 2014 alle 13:38 Rispondi

    Se tutti i grandi scrittori hanno un editor, e lo ringraziano nel libro come vedo fare spesso, a qualche cosa serve. Però stiamo parlando del rapporto tra due professionisti. Per chi ha una scrittura giovane, per chi è al primo libro, l’editor è fondamentale. Un esperto per quel libro che lo segua nelle varie revisioni fino alla pubblicazione. Se vuole intervenire sul testo, non mi sembra la strada giusta. Un bravo editor suggerisce, fa maturare lo scrittore, e di questo lo scrittore dovrebbe ringraziare l’editor. Meglio se l’editor non è scrittore, quelli bravi bravi di solito non aspirano ad esserlo, Calvino faceva l’editor. Voglio vederlo l’esordiente che dice a Calvino, no grazie va bene come l’ho scritto io. In realtà si sentono tutti o l’editor di Carver o il nuovo Proust. Baricco è stato massacrato e costretto dalla sua editor all’inizio, poi si è vendicato e ha ripudiato la figura dell’editor, poi ha aperto una scuola di scrittura che fa l’editing agli esordienti. Ognuno la gira come vuole. L’unico fatto certo è che il libro pubblicato perfetto non esiste. Trovo refusi negli Adelphi di oggi e di vent’anni fa. E se prendete una pagina di un libro e ci lavorate un po’ riuscite a migliorare qualche frase, qualche espressione meno azzeccata.
    Quello che si dimentica è che non esiste solo la narrativa. L’editor serve soprattutto per altri tipi di testi. Perché non è detto che un sociologo, un medico, un ingegnere, un informatico sappiano scrivere un libro con la scioltezza di uno scrittore. Se poi uno scrittore si esprime nel gergo medico-informatico-sociologico-ingegneristico l’editor è irrilevante, bisogna proprio buttare il libro…

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 14:08 Rispondi

      Finora ho visto ringraziare gli editor soltanto nei libri americani e inglesi. I refusi si trovano sempre e non mi spiego perché.
      L’editor serve e basta, pensa che Cormac McCarthy ha fatto da editor per un libro sulla Fisica.

  6. gianni
    23 dicembre 2014 alle 16:41 Rispondi

    per ora l’unico editing che ho avuto è stato per un libro che ho pubblicato con mursia; poi ho perso il suo indirizzo mail e una volta che ho pubblicato il libro avrei voluto anche ringraziarlo se non nel libro, in privato. ma, credo essendosene andato dalla casa editrice (forse era solo un collaboratore esterno), ha subito la dannatio memoriae…non sono riuscito a farmi dare nemmeno l’indirizzo mail…comunque riguardo a quello di cui si parla, è stato utile, eccome…

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 17:01 Rispondi

      Come si è svolto l’editing? Consigli su cui potevi anche non essere d’accordo? O riscrittura da parte sua?

  7. Tenar
    23 dicembre 2014 alle 17:38 Rispondi

    Completamente d’accordo. Un buon editing non è invasivo e valorizza il testo è come dare una bella lucidata a una gemma rimasta nella polvere. Io poi da dislessica ho un incidenza di refusi maggiore rispetto ad altri. Un editing professione mi è indispensabile!

    Non ho mai avuto esperienza di frasi stravolte. Al massimo mi hanno spostato un soggetto per farlo capire meglio o mi hanno sostituito un vocabolo con un sinonimo più adatto all’epoca in cui il racconto era ambientato. Per l’editing di un racconto pieno di periodi ipotetici ricordo che io e l’editor siamo rimasti al telefono per mezz’ora, ciascuno con in mano la propria grammatica di riferimento per far tornare tutto, facendoci anche delle grasse risate.
    Il mio rammarico è di non aver un editor di riferimento perché fino a questo momento ho partecipato a tanti progetti slegati tra loro, devo dire di essermi sempre trovata bene, ma mi piacerebbe avere una figura a cui fare sempre riferimento, ovviamente senza doverla pagare io (per la serie “i sogni impossibili degli autori”…)!

    PS: ne approfitto per fare gli auguri di buon Natale.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 18:26 Rispondi

      In che senso ti hanno spostato e sostuito parole? Hai trovato le modifiche o ti hanno suggerito di farle?
      Un editor di riferimento sarebbe il massimo, ma questo significa due cose:
      1: pubblichi sempre con lo stesso editore
      2: pubblichi in self-publishing e ti scegli tu la persona

      Altrimenti è impossibile.

      Auguri anche a te :)

      • Tenar
        23 dicembre 2014 alle 20:44 Rispondi

        Almeno in due casi le ho viste sul testo stampato, ma si trattava davvero di una parola spostata di posizione (e in effetti la frase risultava più chiara) in un racconto e di due termini sostituiti in un altro. I racconti erano intorno alle 40000 battute, quindi la modifica era davvero un’inezia, forse per questo non hanno chiesto conferma. In tutti gli altri casi invece sono state proposte modifiche, poi il file è stato rimandato a me e alla versione definitiva siamo arrivati insieme (questo non ha salvato il mio ultimo romanzo da un problema di conversione/impaginazione nell’ultimo passaggio verso la stampa, per la serie la sfiga è onnipotente). Le antologie di Mondi Incantati (legate al premio Trofeo Rill) hanno alle spalle secondo me un lavoro particolarmente accurato sull’editing (il racconto ricontrollato al telefono era per una di queste antologie)

  8. Luciano Dal Pont
    23 dicembre 2014 alle 18:02 Rispondi

    Il mio romanzo d’esordio, una volta terminato, l’ho letto e riletto almeno cinque volte apportando ogni volta qualche modifica di dettaglio, oltre alle parziali riletture e relative correzioni avvenute in corso d’opera, poi l’ho fatto leggere a una mia amica, appassionata lettrice di ogni genere di libri, che mi ha suggerito alcune ulteriori modifiche davvero azzeccate e opportune, e solo a quel punto l’ho mandato alle case editrici.
    A quel punto il lavoro di editing da parte dell’editore è stato minimo, con pochi aggiustamenti qua e la ma senza mai intervenire in maniera sostanziale nel testo, senza mai modificare il senso di una frase. Una volta completato questo lavoro, mi ha fatto pervenire il file con le modifiche apportate, che ho potuto analizzare con calma, e solo in un caso, solo su una di queste modifiche, non mi sono trovato d’accordo e glie l’ho fatto presente, vedendomi riconosciuto il mio diritto di esigere che il testo rimanesse quello originale. Sulle altre invece ero d’accordo, e il libro è andato in stampa.
    Ecco, questo secondo me significa editing. Il primo editor deve essere lo stesso autore, nel senso che è buona norma rileggere la propria opera anche dieci volte se necessario, prima di mandarla agli editori o a una piattaforma per il self publishing; in questa fase dovrebbero essere trovati e corretti anche eventuali refusi o i più banali errori grammaticali; a quel punto, l’intervento di editor dovrebbe essere mirato solo a quelle poche migliorie di dettaglio che possono sfuggire all’autore, senza alcuno stravolgimento del testo né tanto meno del senso e dei significati che si vogliono esprimere. L’editing, per quanto mi riguarda, si ferma qui. Tutto ciò che va oltre è ingerenza, è violenza, è sopraffazione. E sono d’accordo con chi si è espresso in questo senso, anch’io, di fronte a una cosa del genere, non darei il mio benestare e piuttosto rinuncerei alla pubblicazione.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 18:29 Rispondi

      In che modo sono intervenuti? Ti hanno dato consigli o hanno sistemato loro? A quanto ho capito hanno fatto da sé: no, secondo me non è così che va fatto, così viene a mancare il dialogo fra autore e editor.

  9. enri
    23 dicembre 2014 alle 18:28 Rispondi

    Mi piace molto il commento di LiveALive e soprattutto il suo incipit “…non ho mai subito”. E’ quel subìto che mi piace. Come na mannaia in coppa :-)
    Se un pittore, anche principiante, non dovrebbe mai accettare che il “maestro” dia l’ultima pennellata, credo anche che non sia giusto accettare, per uno scrittore, che la sua opera venga modificata senza il suo consenso. Ammesso che i docenti/editor non siano – non ne abbiano il tempo – grandi scrittori, ciò non vuol dire che questi non conoscano l’arte di scrivere. Proprio come l’allenatore sa come si nuota e soprattutto ti vede dal di fuori, sono essenziali per l’editor “CapitanMannaia” sia la comunicazione con l’autore, che lo scambio aperto di idee.Con questo non può che venire fuori un buon lavoro, credo, che accontenta tutti. Non so come sia il “mercato” degli editor… mi informerò.
    Un augurio a tutti.

    • Daniele Imperi
      23 dicembre 2014 alle 18:30 Rispondi

      Infatti secondo me non di devono essere interventi, ma solo suggerimenti. Gli interventi, le modifiche, è l’autore a farli.

  10. Giordana
    24 dicembre 2014 alle 01:23 Rispondi

    cito: “… quando un editor, senza nemmeno consultarsi con l’autore, interviene sul testo modificandolo a suo piacimento. Questo non è editing.”

    Be’, aggiungo che oltre non essere editing è tirannia.

    • Daniele Imperi
      24 dicembre 2014 alle 07:57 Rispondi

      Esatto. Sono atteggiamenti che dimostrano quanto poco sia considerato l’autore nella casa editrice.

  11. Salvatore
    24 dicembre 2014 alle 06:32 Rispondi

    Dipende dal tipo di editing. Se è leggero, limitato alla forma, e simile a una chiacchierata fra amici, allora ci sta. Se invece è teso a stravolgere lo scritto secondo i gusti, o le idee di mercato, dell’editor, allora no. Per nulla.

    P.S. grazie per la citazione.

    • Daniele Imperi
      24 dicembre 2014 alle 07:58 Rispondi

      In quel caso significa che la casa editrice vuole confezionare un romanzo ad hoc per il mercato, fregandosene dell’originalità, delle idee dell’autore e dell’autore stesso.
      PS: ti ho perfino definito buono :D

  12. Chiara (Appunti a Margine)
    30 dicembre 2014 alle 19:21 Rispondi

    Sfondi una porta aperta, con questo post!
    Io vorrei un “personal editor” che diventi la mia ombra, ma purtroppo non è possibile. :)
    Attendo con ansia il post ricco e succulento :D

    • Daniele Imperi
      31 dicembre 2014 alle 08:36 Rispondi

      Anche per me sarebbe ottimo avere un editor fisso, ma a quel punto le strade sono due:
      1: pubblichi sempre con lo stesso editore che ti affida allo stesso editor
      2: pubblichi in self-publishing e hai un editor fisso che ti segue

  13. Fabiola
    20 aprile 2015 alle 20:27 Rispondi

    Io ho avuto modo di pubblicare ben due volte. La prima volta mi è stato affidato un editor in casa editrice e, devo ammettere, che per quanto i suoi consigli si siano rivelati talvolta giusti, non ho apprezzato il modo di lavorare, l’editing è stato abbastanza pesante, la comunicazione pessima. A libro ultimato mi sono state mosse critiche riguardo la tenuta stilistica del romanzo derivate da correzioni che mi erano state imposte in fase di editing. Poi ho scoperto uno studio editoriale che si chiama 42Linee e mi sono trovata benissimo: lavoro impeccabile nel rispetto dell’opera e comunicazione perfetta. Li ho scelti dalla scheda di valutazione, molto attenta e professionale. Ora forse riuscirò a pubblicare nuovamente, ma ho chiarito subito all’editore che preferirei lavorare con il mio editor (esterno). Chi trova un editor, trova un tesoro. Almeno, per me è stato così!

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