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Come ho fatto a pubblicare il mio libro – Caso studio

Come ho fatto a pubblicare il mio libro
Storia di una pubblicazione: un viaggio dall’idea al libro in libreria

Questo è un guest post scritto da Laura Tentolini.

Buongiorno a tutti. Scrivo questo post per condividere l’esperienza di pubblicazione del mio libro e, in un certo senso, incoraggiare chi ha abbandonato l’idea di pubblicare.

In tanti mi chiedono quanti editori ho contattato e come ho fatto a pubblicare. La risposta in realtà è semplice: tanto lavoro e capire cosa vuole l’editore prima di proporre il libro.

Pubblicare con un editore tradizionale non è un’impresa impossibile. Al contrario, per me è stato facile e veloce: ho mandato il manoscritto a un unico editore che l’ha accettato subito.

Semplice fortuna? Immagino che il testo fosse abbastanza buono, ma sono alle prime esperienze editoriali e non posso certo definirmi scrittrice eccellente!

Il volume che ho pubblicato è un manuale che spiega a negozianti e venditori come usare la comunicazione non verbale (CNV) per una proficua relazione con la clientela e, in generale, per migliorare le relazioni fra le persone.

Ho scelto quindi la manualistica invece della narrativa; probabilmente questa scelta ha reso più facile la pubblicazione.

Com’è nata l’idea di scrivere il libro

Da anni scrivo a quattro mani con un amico che si chiama Alessandro Muscinelli, consulente, formatore, coach, esperto di CNV. Alessandro mi disse che stava cercando un testo da usare nei suoi seminari di formazione. Il testo doveva avere alcune caratteristiche: proporre i contenuti dei seminari; trattare di vendita e di comunicazione non verbale; essere chiaro e offrire contenuti di qualità.

Avevo i contenuti e la scaletta dei seminari. “Perché allora non lo scriviamo noi?”, mi sono detta. Da qui l’idea di proporre il testo a un editore.

Come ho scelto la casa editrice

Prima ho cercato l’editore, poi ho iniziato a scrivere.

Ho girato per le librerie finché non ho trovato una CE che pubblicasse testi come quello che avevo in mente. Volevo un editore tradizionale, ben distribuito sul territorio. Conoscevo Franco Angeli e i suoi libri mi sono sempre piaciuti: sono chiari, ben impaginati, belli esteticamente, curati nei contenuti. Scegliere la CE, quindi, è stato naturale.

Come ho fatto per far accettare il libro all’editore

Questo forse è stato il passo più semplice. Ho presentato un prodotto finito in linea con le esigenze dell’editore: perché mai avrebbe dovuto rifiutarlo?

Mi sono chiesta come sarebbe dovuto essere il testo per interessare Franco Angeli. Per rispondere a questa domanda è stato sufficiente andare sul sito dell’editore: un bel PDF di 28 pagine spiega in ogni dettaglio come preparare un manoscritto per la pubblicazione (margini, carattere, interlinea, sottotitoli, note e così via) e mostra qualche regola di editing.

Inoltre, da questa pagina si può scaricare il file “I più comuni errori di scrittura da evitare”: errori ortografici o di digitazione, di sintassi e di punteggiatura, errori d’impaginazione. Tutte cose che già sappiamo, ma ripassarle non guasta!

Avevo i contenuti, ora sapevo come presentarli all’editore: non mi restava altro che mettermi a scrivere. Ho iniziato quindi con Alessandro la stesura del libro direttamente nel formato di testo indicato.

In questo modo il nostro lavoro ha preso fin da subito un aspetto professionale. Stampando la bozza sembrava di avere in mano un libro “vero”, già finito. Alessandro ed io ne eravamo entusiasti. Mai per un momento abbiamo dubitato di riuscire a pubblicarlo con Franco Angeli.

Non voglio soffermarmi ora sulla PNL, penso però che, se siamo arrivati fino alla pubblicazione, sia stato proprio perché eravamo convinti di farcela.

Cosa non ho fatto

Non mi sono messa a scrivere contenuti a casaccio, pensando: “Butto giù tutto ciò che ho in testa e poi vediamo cosa ne viene fuori” – stavo scrivendo un manuale sulla comunicazione e seguivo una scaletta logica.

Non ho inviato decine di manoscritti a tutte le case editrici – ho scelto un editore, ho iniziato a scrivere pensando a lui e ho spedito un solo manoscritto.

Non ho atteso con ansia la risposta della casa editrice – sapevo che il testo era in linea con le pubblicazioni di Franco Angeli. Una volta inviato il manoscritto mi sono dedicata ad altri testi senza pensarci più.

Com’è andata la stesura del testo

Scrivere il manuale è stato facile, non ho fatto altro che mettere su carta i temi che Alessandro insegna nei suoi seminari di formazione rivolti a negozianti, gestori di negozio, addetti alle vendite; senza contare che scrivendo a quattro mani ci si aiuta a vicenda.

E così, un capitolo dopo l’altro, e dopo innumerevoli stesure e riscritture – ma questo è inutile dirlo, chi scrive lo sa bene – il testo era pronto. La correzione finale e la bibliografia hanno richiesto un anno di lavoro.

Come sono andati i contatti con la CE

Ai primi di gennaio 2013 ho inviato la proposta editoriale (scheda di presentazione dell’opera, curriculum vitæ e indice del volume). A fine febbraio l’editore si è detto interessato alla pubblicazione e ha richiesto il testo completo, stampato e su CD-Rom. Alla fine di marzo ha confermato la pubblicazione dell’opera nei dettagli: collana, numero di copie, data d’uscita prevista ecc. È poi seguito un giro di correzioni e alla seconda bozza il manuale era pronto per la pubblicazione. Il libro è uscito nel settembre 2013.

Manuale vs. romanzo

Un manuale non è un’opera di fantasia: è un testo che fornisce informazioni su uno specifico argomento; è un testo in cui, chi ha determinate competenze, illustra ai lettori come fare una certa cosa. Per esempio, se volessi riparare da sola un rubinetto che gocciola, potrei andare per tentativi, chiedere a chi ne sa più di me oppure cercare un manuale di “fai da te”.

Lo scrittore di manuali non deve usare la fantasia, destreggiarsi con trame e sottotrame, fra personaggi e colpi di scena. Per scrivere un manuale è sufficiente avere le competenze e la capacità di condividerle con chiarezza.

È più facile scrivere manuali che romanzi? Più che facile è diverso. Il manualista deve essere chiaro; il suo stile comprensibile; deve riuscire a semplificare la materia di cui è esperto per renderla accessibile ai lettori.

Scrivere un manuale è più semplice rispetto al romanzo. Il lavoro di scrittura c’è comunque, però in un manuale manca una trama, non ci sono personaggi, non si deve “agganciare” il lettore per trascinarlo fino alla fine. Niente blocco dello scrittore, quindi!

La soddisfazione dello scrittore

Chi scrive narrativa rivela al lettore la sua visione e il suo mondo interiore; crea ambienti, personaggi e situazioni di fantasia dove esprime se stesso. Forse scrivere saggi o manuali è meno personale e di minor soddisfazione?

Niente affatto, chi scrive manuali condivide “del suo” con il lettore, insegna ciò che sa di una materia di cui è esperto e che ha coltivato in anni di passione, studio ed esperienza sul campo.

Seguire il mercato

La manualistica segue logiche di mercato diverse da quelle del romanzo. Un romanzo vende principalmente all’uscita in libreria, nel momento in cui l’editore e l’autore lo promuovono. Successivamente, immagino che le vendite calino, salvo attuare ulteriori strategie di promozione oppure pubblicare una nuova opera che rilanci quella precedente.

Un manuale, al contrario del romanzo, non segue le mode: è acquistato quando qualcuno ha bisogno delle informazioni specifiche che contiene, quindi può vendere con costanza nel tempo, non solo al momento dell’uscita.

La concorrenza

Per l’autore di narrativa è difficile emergere a causa dell’ampia offerta di titoli. I libri sono tanti e i lettori pochi e un testo di narrativa trova numerosi concorrenti; un saggio, al contrario, è acquistato per i contenuti.

Un testo specialistico si rivolge a una nicchia di pubblico interessata a un tema specifico; difficilmente ci sono saggi uguali e i lettori hanno le idee più chiare su ciò che cercano.

Un romanzo può piacere o non piacere. Per un manuale è diverso: per essere utile deve essere chiaro, deve esprimere idee complesse usando un linguaggio semplice. Se, invece, fornisce contenuti troppo generici, allora non serve.

“Chi scrive in modo chiaro ha dei lettori; chi scrive in modo oscuro ha dei commentatori” diceva Albert Camus.

Durante la stesura di un manuale non esistono momenti di vuoto totale nei quali non si sa cosa scrivere: se si padroneggiano i contenuti il testo è già scritto. Come dice sempre Daniele, si mette giù una scaletta degli argomenti e via, senza pagine vuote, fino alla parola fine.

Gestire la libertà di scrittura

Scrivere narrativa è libertà totale. Lo scrittore di narrativa è come un dio che sceglie tempi e luoghi, decide cosa succede nella storia e stabilisce le sorti dei suoi personaggi.

Tale libertà può spaventare; decidere tutto può essere difficile. In un saggio, invece, l’approccio alla scrittura è più schematico e può essere una buona palestra per esprimersi con chiarezza e abituarsi a seguire un filo logico.

***

Non c’è solo la narrativa, quindi, se si vuole pubblicare. Scrivere un manuale mi ha permesso un’esperienza editoriale completa, con la narrativa sarebbe stato tutto più difficile.

Hai mai preso in considerazione generi differenti dalla narrativa? Hai mai pensato, per esempio, di scrivere un manuale o un saggio su un tema che ti appassiona e di cui sei esperto?

La guest blogger

Laura Tentolini è da sempre appassionata di psicologia, lettura e scrittura; scrive racconti e articoli rivolti alle concessionarie moto e ai negozi in generale. Ha approfondito gli aspetti della comunicazione non verbale, in particolare quelli legati alla professionalità delle figure commerciali.

Ha scritto a quattro mani con Alessandro Muscinelli un manuale intitolato “Vendere senza le parole. Come usare la comunicazione non verbale in negozio”, edito da Franco Angeli.

14 Commenti

  1. animadicarta
    4 marzo 2014 alle 09:57 Rispondi

    Ciao Laura, è stato interessante leggere la tua esperienza di pubblicazione e ammiro la lucidità e la chiarezza di idee con cui l’hai portata avanti.
    Qualche volta mi ha sfiorato l’idea di scrivere un’opera di saggistica, in realtà è un progetto a lunga scadenza che ho con mio marito, ma talmente a lunga scadenza che non so se vedrà mai la luce…
    In ogni caso grazie per aver condiviso il tuo percorso, c’è molto da riflettere su quello che dici, anche riportandolo al mondo della narrazione.

    • Laura Tentolini
      4 marzo 2014 alle 23:35 Rispondi

      Ciao Anima, grazie a te per avermi letto.
      Mi sono concentrata sulla saggistica perché la pubblicazione mi sembrava un obiettivo più facile da raggiungere rispetto alla narrativa, e così è stato.

      La saggistica richiede tanto tempo e lavoro di ricerca, ma non è per forza noiosa e schematica.
      Nel manuale ho riportato numerose situazioni di vita vera di negozio, malintesi fra venditori e clienti, problemi con articoli in garanzia dove mi sono sbizzarrita con dialoghi e colpi di scena. In sostanza, ho fatto anche un po’ di narrativa per rendere il testo scorrevole e divertente!

      Non abbandonare del tutto l’idea di scrivere un saggio: sono sicura che ti permetterà di esprimerti con soddisfazione.

  2. Tenar
    4 marzo 2014 alle 11:11 Rispondi

    La tua esperienza è davvero interessante, anche perché mi ha raccontato un mondo, quello della manualistica, per me sconosciuto.
    Stavo pensando alle differenze con la narrativa. Un manuale, probabilmente nasce già con un suo pubblico e da un’esigenza concreta (in questo caso la mancanza di un testo specializzato), un romanzo è un qualcosa in più di cui nessuno sente la necessità finché non se lo trova tra le mani. Con questo non voglio affatto dire che scrivere buona saggistica o manualistica sia semplice, anzi! Solo che la “necessità” che ha un romanzo di esistere è meno palese e c’è bisogno di uno sforzo diverso per convincere l’editore prima e il lettore dopo che quel libro deve proprio essere letto.
    Mi sembra comunque che la strategia di puntare se non a un solo almeno a una rosa ristretta di editori per la pubblicazione sia sensatissima anche per la narrativa

    • Laura Tentolini
      4 marzo 2014 alle 23:38 Rispondi

      Ciao Tenar, giustissime le tue osservazioni.
      Il tuo commento mi suggerisce una domanda: com’é l’esperienza di chi pubblica narrativa?
      Immagino che i tempi con la narrativa si allunghino a dismisura e che scegliere gli editori più adatti alla propria opera, orientarsi fra le numerose collane editoriali e i titoli già pubblicati non sia per nulla facile.
      Sarebbe interessante fare un confronto fra i due generi.

      • Tenar
        5 marzo 2014 alle 17:09 Rispondi

        I tempi di attesa per la pubblicazione possono essere biblici! La casa editrice per cui ho pubblicato mi ha contattato esattamente un anno dopo aver ricevuto il mio manoscritto e conosco autori contattati anche dopo due/tre anni… A volte capita che si incontri la persona giusta che dice “sai vorremmo pubblicare questo tipo di testo” e tu ne hai proprio in mente uno simile, per cui si lavora quasi a colpo sicuro (salvo poi fallimenti editoriali, cambiamenti di persone chiave…) e in modo simile a quello che hai descritto. Il più delle volte, specie per gli esordienti, si lavora alla cieca, ma sarebbe buona cosa, credo, aver già selezionato una rosa di case editrici a cui, almeno in linea teorica, il nostro testo potrebbe andare bene. È inutile, che so, mandare un fantasy a Giallo Mondadori! Quindi uno studio accurato dei cataloghi editoriali è d’obbligo. Mi dicono che gli editori apprezzano che si invii lettera di presentazione in cui si spiega perché si è scelta proprio quella casa editrice e, magari, si indica la collana per cui la nostra opera sarebbe adatta.

        • Laura Tentolini
          5 marzo 2014 alle 21:48 Rispondi

          Ciao Tenar,
          probabilmente, se dovessi riprendere in mano un mio testo dopo un anno, non ricorderei nulla, che non sarebbe male per una correzione imparziale.

          Sì, in effetti inviare un manoscritto è un po’ come mandare il curriculum vitae a una nuova azienda: dimostrare di conoscere bene l’interlocutore è sempre un ottimo biglietto da visita!

  3. Attilio Nania
    4 marzo 2014 alle 13:15 Rispondi

    Non è il blocco dello scrittore a fare la differenza tra saggistica e narrativa. Se sei in grado di scrivere un manuale senza blocco, farai la stessa cosa anche con un romanzo.

    • Laura Tentolini
      4 marzo 2014 alle 23:40 Rispondi

      Ciao Attilio e grazie per il tuo commento.

      Capisco quello che vuoi dire, anche se, personalmente, con la narrativa ho troppa libertà: continuo a cambiare trama e sottotrame, ad aggiungere e togliere personaggi… non arrivo mai da nessuna parte!
      A te non succede?
      Con un manuale seguo meno la fantasia e arrivo più facilmente alla fine.

  4. Mila Orlando
    4 marzo 2014 alle 14:32 Rispondi

    Ciao Laura, grazie per questo contributo. Anche dalla tua scrittura traspare la decisione e la determinazione con cui hai sviluppato il tuo progetto. E’ vero che per la narrativa è diverso e come ho già letto nei commenti, mentre un manuale risponde a un’esigenza tecnica questo è meno scontato per un romanzo. E se non fosse così? Se anche il romanzo venisse considerato come un prodotto che soddisfa un bisogno? Mi chiedo se sia possibile, soprattutto per incentivare la lettura. Penso a 50 sfumature di grigio, che non reputo un romanzo ma la risposta a una nicchia di mercato ancora vacante. E’ giusto per lo scrittore produrre in base a un target di acquisto e una richiesta di mercato?

    • Laura Tentolini
      4 marzo 2014 alle 23:43 Rispondi

      Ciao Mila, piacere di conoscerti.

      È vero, sono stata molto determinata, ma dalla mia avevo una scaletta di contenuti da seguire, quindi mi è bastato mettermi al lavoro e concentrarmi sulla qualità della scrittura.

      Molto interessante la domanda che poni, se sia giusto per lo scrittore produrre in base a un target di acquisto e una richiesta di mercato.
      Diciamo che non è molto conveniente per lo scrittore mettersi al lavoro su un testo senza avere la minima idea di cosa chiedano i lettori: rischierebbe di non essere mai pubblicato, se non da editori di nicchia.

      Forse l’ideale è una via di mezzo, scrivere ciò che si sente ma con un occhio al mercato!

  5. Grazia Gironella
    5 marzo 2014 alle 13:54 Rispondi

    Hai tratteggiato un quadro molto chiaro, in cui mi riconosco in pieno. Anch’io ho contattato Eremon prima di scrivere il mio manuale di scrittura, chiedendo se potevano essere interessati a un testo di scrittura creativa un po’ diverso dagli altri, di cui fornivo una scaletta. Loro mi hanno dato l’okay, così ho scritto il testo e la cosa è andata in porto. Scrivendo anche narrativa, devo dire che le emozioni e le soddisfazioni sono diverse e in qualche modo complementari, sia mentre scrivi che dopo avere pubblicato. Con la narrativa, però, dopo avere fatto grandi sforzi per produrre qualcosa di buono, ti rendi conto che rischi di sparire come una goccia nel mare. Convincere un buon editore a puntare su di te è davvero un’impresa. Nella saggistica, secondo me, se hai chiaro cosa vuoi dire e a chi vuoi dirlo, e se riesci a offrire un approccio perosnale all’argomento, hai molte più possibilità.

    • Laura Tentolini
      5 marzo 2014 alle 21:57 Rispondi

      Ciao Grazia, hai centrato in pieno.
      Le librerie sono piene di testi sulla comunicazione non verbale, la comunicazione è ovunque e quella non verbale si può applicare in innumerevoli situazioni.
      Se avessi proposto l’ennesimo manuale generico sulla CNV non credo che avrei avuto riscontro positivo da un editore.

      Invece, ho calato le regole della CNV in un ambito preciso – quello della relazione con i clienti – e ne è venuto fuori un testo scorrevole e ricco di spunti da applicare anche nella vita di tutti i giorni.
      Ecco, credo che il segreto sia mettere la propria esperienza e un po’ di se stessi in ciò che si scrive.

  6. Grazia Gironella
    5 marzo 2014 alle 13:56 Rispondi

    A proposito: “scrivere ciò che si sente ma con un occhio al mercato” è un motto perfetto per me! :)

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