Plurali sovrabbondanti

Plurale

Questo è un guest post scritto da Romina Tamerici.

Un sostantivo normalmente ha un unico plurale, ma, in rari casi, ciò non avviene e dunque si parla di plurali sovrabbondanti. Queste eccezioni linguistiche sono dovute alla scomparsa del genere neutro nel passaggio dal latino all’italiano. Il latino, infatti, prevedeva tre generi per i sostantivi (maschile, femminile, neutro) che nel passaggio all’italiano sono diventati due. Il neutro, che riguardava gli esseri inanimati, è scomparso e, per i sostantivi che prima erano neutri, è stata utilizzata la declinazione del genere maschile. Il neutro, però, non è scomparso del tutto e, ancora oggi, alcune parole maschili singolari che terminano in –o presentano due plurali: uno maschile in –i e l’altro femminile in –a (relitto del plurale neutro latino, trattato come femminile perché in italiano la desinenza in –a è quella tipica del femminile).

Sapere dell’esistenza dei plurali sovrabbondanti è importante perché spesso ci sono frasi che ci lasciano perplessi, ma che, in realtà, sono formalmente corrette, come per esempio:

Aveva i diti indice di tutti puntati.

Non suona bene, sembra sbagliata, ma non lo è. Mi è sembrato significativo ribadirlo, dato che l’idea di questo post è nata proprio da una discussione sui diti.

La specializzazione dei significati

Ogni lingua punta sempre sull’economia dei termini, quindi, se esistono due parole diverse, nella maggior parte dei casi queste hanno significati o sfumature di significati diversi. Questo avviene per i sinonimi e anche per i plurali sovrabbondanti, quindi occorre far molta attenzione nel loro utilizzo.

Per esempio, osso ha due plurali: ossi e ossa (sono quelle umane). Potete dire:

Ho dato degli ossi al cane.

Vi consiglio, però, di evitare:

Ho dato delle ossa al cane.

Sempre che il vostro cane non vi stia dando una mano a far sparire le tracce di un omicidio…

Esempi di plurali sovrabbondanti

Passiamo ora a ricordare alcuni dei casi più utilizzati, oltre a osso e dito.

Non vi annoierò con delle definizioni copiate dai dizionari (che riportano quali accezioni valgono per uno o per l’altro plurale per evitare errori). Ho scelto di evidenziare le differenze tra i due plurali in alcune frasi di un breve brano, per vedere nella pratica come usare i plurali sovrabbondanti.

Braccio: Bracci e Braccia

Marco sfiorò il braccio di Anna, incapace di fermarla e, allo stesso tempo, senza il coraggio di lasciarla andare. Lei rimase impietrita come colpita da un incantesimo e aprì le braccia pronta ad accogliere, per l’ultima volta, l’abbraccio dell’uomo che doveva lasciare per sempre. Intanto due bracci di mare avvolgevano la spiaggia come a voler partecipare a quel doloroso addio.

Ciglio: Cigli e Ciglia

Poche ore dopo, sul ciglio del dirupo, pronto a volare, Marco, ormai rimasto solo, non aveva lacrime tra le ciglia, mentre dai cigli delle strade vicine, la gente lo incitava a desistere dal folle intento.

Urlo: Urli e Urla (vale anche per Grido: Gridi e Grida)

Le urla confuse della gente non lo turbarono minimamente e a stento le sentì. Nemmeno gli urli strazianti della sua povera vecchia madre lo fecero desistere, mentre dentro di lui l’urlo della disperazione si faceva via via più intenso.

Membro: Membri e Membra

Marco non si sentiva più un membro del paese. Neppure i membri della sua squadra di pallone, la sua seconda famiglia, avrebbero potuto fargli tornare la voglia di vivere. Gli sembrava che nemmeno le sue membra ormai gli appartenessero più e presto la sua anima si sarebbe liberata di quel peso che le impediva di andarsene da lì, di fuggire lontano.

Filo: Fili e Fila

Marco aveva perso il filo della sua vita, il senso del suo esistere, la sua profonda essenza. Era come un involucro vuoto, un burattino senza fili. Morire, però, era così semplice e non c’era bisogno di chiedere permessi, fare la fila, chiedere congedi o autorizzazioni: bastava solo volare.

Fondamento: Fondamenti e Fondamenta

Anna era il fondamento della sua vita, il modiglione che l’aveva sorretto fino a quel momento, che l’aveva tirato fuori da tutti i suoi problemi e i suoi perché. Gli aveva insegnato i fondamenti della vita, quelle frasi fatte dette così spesso da essere vere. Ora, senza di lei, si sentiva crollare come un palazzo senza fondamenta.

Con lo sguardo fisso, Marco indugiava, osservando il vuoto a un passo da lui.

Si butterà o non si butterà? Se volete, potere cercare una bella conclusione sfruttando altri plurali sovrabbondanti. Di esempi, infatti, ce ne sono ancora tanti.

In ogni caso, spero di aver evidenziato il tema dei plurali sovrabbondanti e come sia importante verificare bene l’accezione che si intende utilizzare… ci si può anche buttare da delle ciglia (potrebbe anche essere una bellissima espressione poetica) ma bisogna sapere cosa si sta facendo! Attenzione all’uso dei plurali sovrabbondanti!

La guest blogger

Romina Tamerici, autrice di “Voliamo Insieme con la Fantasia” e “La mia amica Clorinda”, scrive poesie, racconti, favole per bambini e brevi romanzi. Alcune sue poesie sono state inserite in antologie di premi letterari nazionali. Frequenta il secondo anno del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria e ama fare animazioni creative per bambini. Da luglio ha aperto anche un blog per parlare dei suoi libri e di scrittura in generale.

Categoria postPublicato in Guest post, Scrittura - Data post23 novembre 2011 - Commenti11 commenti

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Commenti
  • Lisa Corradini 23 novembre 2011 at 18:11

    Grazie Romina per i tuoi insegnamenti sempre ben graditi.
    Anche se farò fatica ad usare “diti” nel giusto contesto in quanto mi suona molto fantozziano, farò uno sforzo nel ricordarmi la tua lezione.
    Complimenti per il post.

  • Ivano Landi 23 novembre 2011 at 20:03

    Ciao Romina. A proposito di espressioni poetiche e buttarsi dalle ciglia, il grande poeta giapponese Takahashi ha scritto (traduzione mia): “Moltitudini si lanciano dalle punte dei peli delle narici…”
    Grandezza della poesia che tende all’indicibile!

  • Daniele Imperi 23 novembre 2011 at 20:31

    Un altro interessante articolo sulla nostra lingua. Romina trova argomenti che sembrano essere conosciuti, ma in realtà presentano parecchi lati oscuri.

  • henryx 23 novembre 2011 at 22:52

    dita, ciglia, braccia, ossa: è curioso osservare come gran parte degli esempi abbiano attinenza con il corpo umano.

  • Romina 24 novembre 2011 at 00:24

    Per prima cosa scusatemi tutti per il ritardo nella mia risposta ma sono tornata a casa solo ora!

    @Lisa: Lo so, è davvero difficile usare “diti”, però, puoi fare una cosa divertente: usa “diti” correttamente, aspetta che qualcuno si agiti indignato per questo tuo “strafalcione” e poi raccontagli tutta la verità!!! Forse, non ti crederà nemmeno!

    @Ivano: Non conosco quell’autore, però, il concetto è simile… almeno vuol dire che l’esempio era credibile!

    @Daniele: Grazie a te per avermi ospitata ancora! Non potevo certo lasciare questa questione in sospeso, altrimenti chi sarebbe riuscito a dormire la notte?

    @Henryx: Non ci avevo mai pensato, ma dato che nulla in una lingua avviene solo per caso, credo che ci sia qualcosa sotto… se scopro qualcosa lo condividerò qui, perché credo sia un argomento interessante. Grazie per lo spunto!

    Grazie a tutti per i complimenti e i commenti e scusate ancora per il ritardo… è stata una lunga giornata e ho ancora molto da fare!

  • Enzo 28 agosto 2013 at 15:24

    Ro’ ciao,
    c’è pure un’altra parola degna di nota.
    Il muro, le mura, i muri.
    O no?
    Daniele che ne dici?

    • Romina Tamerici 28 agosto 2013 at 15:33

      Certo, Enzo, questo è un altro validissimo esempio.
      Con “le mura” si intendono in genere le mura delle città o di un castello.
      Con “i muri” si intendono quelli di una casa o di un palazzo.

  • Enzo 28 agosto 2013 at 15:41

    Esempio.
    ” Tra noi, mura invisibili a dividerci”.
    O muri?

    • Romina Tamerici 28 agosto 2013 at 15:46

      Poeticamente parlando preferisco la parola “mura”, però dipende dal contesto e da cosa si intende per quelle “mura/muri invisibili”.

      In genere il plurale più diffuso è “muri”, dato che “mura” ha un’accezione più ridotta, tuttavia è spesso largamente utilizzato in senso figurato come nel caso che tu proponi qui.

  • Enzo 28 agosto 2013 at 16:03

    Io, quando questo plurale è astratto, preferisco ‘muri’.
    «Alzo muri invisibili tra noi, – con timbro sommesso la mia voce – troppo diversi noi.»

    • Romina Tamerici 28 agosto 2013 at 16:15

      In questa frase direi che avrei accettato entrambe le forme se fossi stata armata di matita rossa.

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