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Come organizzare il lavoro di scrittura

Come organizzare il lavoro di scrittura

C’è ancora chi crede che sia possibile scrivere un romanzo di getto, ma io continuo a chiedermi come faccia. Lo stesso Stephen King, nel suo saggio On Writing, sostiene di non pianificare nulla, ma sinceramente sono un po’ restio a credergli.

Quando si scrive un romanzo, si sta sviluppando un progetto. Lo so bene, perché ne sto scrivendo uno, come da barra di progressione che vedete in home page. Non è il primo che scrivo, il mio primo tentativo fu nel 1994, ma è robaccia da buttare. Scritto di getto a partire da una vaga idea.

No, non è così che si può scrivere un romanzo. Ho più volte accennato a K., un romanzo sempre di genere fantastico, ma che proporrò a un editore. Ebbene, sono ancora in fase di stesura… della trama. Ho scritto oltre 10.000 caratteri di trama e non ho ancora finito.

Come sviluppo la mia idea?

Per me questo è un passo fondamentale: conoscere che forma prenderà il mio romanzo. Quando finirò P.U., sarà la volta di Rottami, che nel frattempo ha cambiato titolo, per il self-publishing. E anche in quel caso io ho stabilito come ripartire la materia.

Quello che voglio dire è che ogni storia, secondo me, deve avere il giusto formato di narrazione. Non parlo dell’uso della prima o della terza persona – anche quello è da decidere – ma di come suddividere la storia in capitoli e parti.

Perché credo che anche questo dia il giusto ritmo alla narrazione, così come stabilire se è meglio scegliere una linearità o creare invece trame e sottotrame e intrecci di vario tipo.

Creare un programma di lavoro

Quello che ho visto nella mia esperienza è che scrivere in maniera discontinua non porta a nulla. L’ho fatto per alcuni anni e infatti non sono riuscito a completare alcun romanzo. Ne iniziavo uno, ma senza progetto definito, per poi interromperlo e passare a un altro.

Non so se dipendesse dal fatto che non ci credevo fino in fondo o la storia non mi prendeva, o entrambe le cose. Alla fine ho deciso: scrivo P.U. e faccio un esperimento di self-publishing. Ma anche quel romanzo, come ho detto la settimana scorsa, è stato interrotto due volte perché lo ritenevo troppo complesso per le mie capacità.

Ma ci credevo in quella storia e questo è importante. Era una sfida per me e volevo tentarla. Però un romanzo non può essere scritto soltanto quando vi va, ma in maniera continua. Ecco perché ho voluto impormi di scrivere ogni giorno.

Scrivere non significa solo scrivere

Qualcuno potrebbe obiettare che ci sono momenti in cui proprio non riesci a scrivere, che la storia non va avanti e non riesci a continuare. Ma una storia non è fatta solo di scrittura, ma anche di altro, come lo sviluppo dei personaggi, di qualche sottotrama futura, della scelta dei nomi, della rilettura.

Quindi, quando vedo che non so come continuare per qualche misterioso motivo, allora mi dedico ad altro, che è pur sempre andare avanti con la storia. Magari non ho definito tutte le sue parti e così ne approfitto per svilupparle meglio. O quel personaggio ha un nome che non mi convince e così ne cerco uno più appropriato.

Il fattore tempo

Quando mettersi a scrivere? Ognuno ha la sua vita da vivere, che si snoda fra lavoro, famiglia, studio se è universitario, fatti personali, varie e eventuali. In tutto questo casino dobbiamo infilarci la scrittura, il nostro romanzo.

Durante la giornata ho deciso di dedicare due ore al romanzo, due ore fisse, che ovviamente non sono 120 minuti di scrittura continua, altrimenti avrei già finito da un pezzo. Ma vorrei, un giorno, quando e se riuscirò a vivere come voglio, scrivere al mattino molto presto guardando un paesaggio bucolico dalla finestra e sentendo suoni e rumori ben distanti da quelli urbani.

Il fattore tempo ha però anche un altro significato: quello di analizzare la propria velocità di scrittura o, meglio, di avanzamento dell’opera. Ho calcolato quanto tempo è passato dalla fine della prima parte della mia storia alla fine della seconda e ho visto, con orrore agghiacciante, che, continuando con quella velocità, il romanzo sarà finito nel febbraio 2015.

Un mese di gestazione prima della rilettura completa. L’invio, poi, all’editor, che si prenderà qualche altro mese di sicuro. Il lavoro mio di riscrittura dopo i consigli dell’editor. Arriva così l’estate del 2015 e la pubblicazione slitta come minimo a settembre del prossimo anno.

No, non ci siamo proprio, vero? Almeno per me, chiaro. Quindi devo velocizzare la mia scrittura, trovare il momento adatto per scrivere, il giusto ritmo, per accorciare al massimo quei tempi e non diventare il George Martin di turno.

I vostri consigli per l’organizzazione della scrittura

Che altro potete aggiungere per organizzare al meglio il lavoro di scrittura?

33 Commenti

  1. Chiara
    16 luglio 2014 alle 08:59 Rispondi

    Concordo con te per il fatto che un romanzo non si possa scrivere di getto, però credo che un’eccessiva programmazione preliminare possa diventare un alibi per non affrontare la “paura di mettersi in gioco”: lo so, perché l’ho vissuto. Più volte mi sono trincerata dietro il “non sono ancora pronta”.
    Poi, ho trovato il giusto equilibrio. La progettazione preliminare si basa su uno studio approfondito dei personaggi e sul fissare le linee guida della trama. Man mano che procedo, mi soffermo per definire alcuni aspetti. Proprio ora mi sono resa conto che mi serve un personaggio femminile disturbante, per movimentare la trama. Ci sto lavorando e, nel frattempo, mi occupo di altre scene.
    È vero che il lavoro di scrittura non comprende solo la scrittura vera e propria e questo aiuta molto, perché ci sono lavori meno impegnativi che si possono fare anche nei tempi morti. Se mal comune mezzo gaudio, anche io sto procedendo con lentezza esasperante. Non faccio nemmeno il conto di quando potrei finire procedendo in questo modo perché rischio di deprimermi. Cerco di sfruttare al massimo i momenti liberi, e conto anche sui 20 giorni di ferie, dal momento che passerò anche un po’ di tempo nella mia città (la fortuna di vivere in una località di mare!) con i pc a disposizione… 2 ore di lavoro sul romanzo al giorno sarebbero meravigliose, credimi. Per ora cerco di fare almeno un’ora in settimana e un po’ di più al weekend, ma non sempre riesco. Basta un impegno fuori programma come un aperitivo o una cena per scombinare i piani. Ma è giusto così, perché sennò si rischia di alienarsi…

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2014 alle 19:21 Rispondi

      Vero anche per l’eccessiva programmazione, l’ho sperimentato.

      Neanche io faccio il conto del tempo, non riesco a darmi una scadenza.

  2. Tenar
    16 luglio 2014 alle 10:57 Rispondi

    Credo che i problemi che hai descritto siano comuni a tutti. Da insegnante precaria sono (più o meno) signora e padrona di due mesi all’anno (non vacanza, disoccupazione), che cerco di sfruttare il più possibile.
    Quest’anno sono arrivata a luglio con la sinossi pronta e primi capitoli abbozzati. Cerco di scrivere anch’io almeno due ore al giorno, che non è comunque così facile con la casa a cui badare e tutte le incombenze rimandate durante l’anno scolastico. Se riuscissi a tenere un ritmo di 5 capitoli a settimana per fine agosto potrei aver finito la prima stesura. Poi però i tempi di revisione possono allungarsi a dismisura…

  3. MikiMoz
    16 luglio 2014 alle 10:59 Rispondi

    Io mi appunto delle piccole frasi, che sono un po’ il concetto che voglio esprimere in un episodio, o il fulcro dell’episodio stesso. Il resto davvero viene da sé.
    Quindi a King ci credo XD

    Moz-

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2014 alle 19:22 Rispondi

      E come riesci a far combaciare tutto?
      King ha scritto anche romanzi molto lunghi…

      • MikiMoz
        17 luglio 2014 alle 11:08 Rispondi

        Il tutto combacia perché è come un flusso… senti che ogni casella si mette al suo posto: forse era già tutto dentro di te.
        Una volta ho fatto un esperimento estremo, sul mio blog: un racconto in dieci episodi dove i primi erano scollegati nello spazio e nel tempo, e anche come personaggi. Alla fine sono riuscito a far combaciare tutto alla perfezione ;)

        Moz-

  4. franco zoccheddu
    16 luglio 2014 alle 11:18 Rispondi

    Qualche volta la fase di programmazione può corrispondere all’intera esperienza di vita o professionale. Nel mio caso è come se avessi programmato da sempre.

  5. LiveALive
    16 luglio 2014 alle 11:19 Rispondi

    Io ti ho già parlato dei miei metodi. Prima ho provato a scrivere senza progetto e senza orari fissi, e ho finito per non completare il lavoro perché non sapevo dove stavo andando. Poi ho provato a scrivere perdendo mesi nel fare il progetto più dettagliato possibile, e anche così non è andata perché poi non mi andava più di scrivere davvero. Ora faccio una via di mezzo: scrivo uno scheletro, che poi mi impongo di sviluppare ogni giorno. E per la riscrittura, stampo il file e lo cancello dal computer, perché la vera revisione si può fare solo riscrivendo manualmente ogni singola parola. Se questo metodo funzionerà, però, non lo so.

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2014 alle 19:24 Rispondi

      Perché cancelli il file? Diventa un lavoraccio. Ma non credo poi sia sempre necessario riscrivere tutto.

      • Salvatore
        16 luglio 2014 alle 20:30 Rispondi

        Mi piace il tuo metodo, Live, di cancellare il file e riscriverlo. Ci vuole solo tanto tanto coraggio, ma mi piace!

  6. Marco Amato
    16 luglio 2014 alle 11:36 Rispondi

    Due ore al giorno non sono per nulla poche. Quante pagine avrà il romanzo? Immagino almeno 500 visti i tempi che hai indicato.

    Il problema spesso è l’essere pronti e caldi all’appuntamento con la scrittura. La vita a volte è così caotica che quando ti siedi lì, alla scrivania, sei poco produttivo perché non riesci a concentrarti. Mentre in altri momenti della giornata, quando ti senti il fuoco fra le dita, sei costretto a essere altrove.

    In compenso per darmi forza ho appiccicato sul monitor una citazione dello scrittore americano Peter Devries (tradotta da me, in quanto in Italia è sconosciuto).

    “Io scrivo solo quando sono ispirato.
    E faccio in modo d’essere ispirato alle 9 di ogni mattino”

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2014 alle 19:26 Rispondi

      Non saprei quante. Ma almeno 300-350.
      Infatti non riesco a concentrarmi molti, per via dei tanti pensieri e del casino della città, anche.

      La citazione è buona :)

  7. Enzo
    16 luglio 2014 alle 12:26 Rispondi

    Nessun valore aggiunto, nessun buon consiglio. Solo una dichiarazione.
    Sono convinto che una buona pianificazione di un lavoro, seppur “artistico”, non toglie nulla alla spontaneità creativa. Può solo aggiungere valore aggiunto all’opera che ci si appresta a comporre.

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2014 alle 19:26 Rispondi

      Hai ragione, programmare, fare schemi, ecc. è sempre un lavoro creativo, in fondo.

  8. Oreste
    16 luglio 2014 alle 12:32 Rispondi

    Grande Dani!
    Concordo. Io di getto non riesco neanche a scrivere un racconto breve; studio, mi informo, mi documento, strutturo e poi finalmente si scrive.
    Ho un sacco di appunti, cartacei e digitali, dove annoto tutto, collego, ritocco…
    Anche io, come sai, sto lavorando ad un romanzo, da mesi, e sono ancora alla trama.

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2014 alle 19:27 Rispondi

      Grazie, Oreste :)

      Ancora alla trama? Forza, che aspetti a scrivere? :D

  9. Salvatore
    16 luglio 2014 alle 13:46 Rispondi

    Strano, ho scritto sul mio sito un articolo quasi identico. La divisione degli scrittori (anche degli aspiranti tali) fra chi scrive di getto e chi scrive programmando, è vecchia quanto la scrittura (creativa) stessa. Stephen King scrive di getto, così dice e non vedo perché non credergli. Anche Martin dice lo stesso. Sono quasi sicuro che tutti gli scrittori di gialli o thriller invece facciano un immenso lavoro preparatorio prima, dove la stesura vera è propria alla fine si limita solo o quasi a un lavoro di compilazione.
    Io scrivo di getto la prima bozza (come dare una prima mano di vernice a un muro) e poi, almeno nelle intenzioni visto che non ci sono ancora arrivato, tutto il lavoro di coerenza, di ragionamento, di limatura e tessitura, lo lascio alla riscrittura. Infatti nella mia “strategia” lavorativa, la prima bozza deve essere assolutamente istintiva, magari ingarbugliata, ma scritta d’impulso. Per la riscrittura invece prevedo un lavoro di stratificazione logica che altrimenti avrei dovuto fare all’inizio (quando si progetta come dici tu), senza però avere neanche scritto una parola (con intento creativo). Personalmente preferisco prima scrivere e poi ragionare su una base già presente. Le differenze fra le due tecniche le ho già illustrate nel mio post, se ti va di perdere tempo buttaci un occhio. Ci sono vantaggi e svantaggi da entrambe le parti. Conoscendo me stesso, so che se perdessi troppo tempo a pianificare finirei per annoiarmi e non inizierei nemmeno. In questo modo perderò molto tempo a riscrivere, perché è come riscrivere da capo, ma non da zero. È questa la differenza essenziale. Una volta che ho la storia, anche incoerente e con molte parti da eliminare o ampliare, riscrivere con logica è più facile.
    Il mio ritmo, nonostante le trappole che una scrittura d’impulso semina sulla strada, è di 2000 parole al giorno. Vale a dire dai 12 ai 15 mila caratteri. Come puoi notare dalla homepage del mio sito la barra (grazie a proposito per l’idea) avanza senza sosta e a una velocità mostruosa. Però nella sua ampiezza ho riservato dello spazio anche per la riscrittura. Ho diviso la barra in tre parti: i primi due terzi sono per la stesura della prima bozza, l’ultimo terzo per la riscrittura. Ho pensato che dovesse essere più corta perché quello che porta via più tempo secondo me non è il tempo che impiegano le dita a digitare tasti, ma il cervello a creare immagini. ;)

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2014 alle 19:32 Rispondi

      Qual è il post?

      Per gialli e thriller anche secondo me serve parecchia preparazione.

      2000 parole al giorno è buono, io non riesco sempre a scriverle. Di narrativa, almeno.

      Io per la revizione farò un’altra barra e una ancora per l’editing.

      • Salvatore
        16 luglio 2014 alle 19:57 Rispondi

        Il link è questo: http://www.paginestrappate.it/products/scrivere-di-getto-o-pianificando/

        Scusa se lo posto, ma è più semplice così. Cancellalo pure senza offesa.

        Arrivo anche a scrivere quasi un capitolo al giorno, ma solo perché siamo in estate e il lavoro pressa meno. La compagna è andata al mare. Io sono solo e svaccato. Insomma, così ne scriverei anche tre di libri al mese, con il giusto allenamento. Il difficile è quando la vita va a pieno regime.

        Sulle barre per le revisioni, l’editing, ecc. Ho preferito di no. Perché quando vedo quella barra arrivare a fine corsa, non voglio più sentirne parlare. Al massimo una rilettura con scopo di correzione bozza prima di spedire il manoscritto in giro per il mondo.
        Nella mia strategia il lavoro di editing corrisponde e si fonda con quello di riscrittura. :)

        • Daniele Imperi
          17 luglio 2014 alle 07:25 Rispondi

          Il link va bene, te l’ho chiesto io :)
          Più tardi lo leggo.

  10. Francesca
    16 luglio 2014 alle 13:54 Rispondi

    Penso che molti di questi fattori siano molto soggettivi, e dipendano sia dal carattere che dalle circostanze ed i ritmi quotidiani di ciascuno.
    Io ho fatto per il mio romanzo attuale un errore completamente opposto: ho dedicato troppo tempo alla pianificazione. “Troppo”, perchè adesso mi ritrovo con un sacco di informazioni dettagliate (riguardo alla backstory o all’ambientazione per esempio) che non mi servono davvero a nulla e non potrò mettere da nessuna parte; inoltre spesso i personaggi vanno da tutt’altra parte alla fine, e stravolgono quello che avevo progettato.
    Gli sforzi che devo fare adesso si rivolgono quindi verso il lato spontaneo della scrittura: essere concentrati, presenti, “sentire” la storia, e lasciarsi anche un po’ andare. Spesso quando mi incaglio non è la progettazione a salvarmi, ma la storia che “da sola” (datemi per buona questa espressione un po’ magica :) ) mi conduce ad un punto di svolta.
    Ieri un mio personaggio è diventato cieco senza avvisarmi. Si vede che doveva andare così.

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2014 alle 19:34 Rispondi

      Vero, è tutto soggettivo.

      Magari quelle informazioni ti serviranno più in là, non puoi saperlo. Non buttarle, comunque.

      Quella del personaggio che diventa cieco senza avvisarti è da segnare :)

  11. Mila
    16 luglio 2014 alle 14:16 Rispondi

    Il mio primo romanzo l’ho scritto senza nessun tipo di pianificazione del lavoro e questo mi ha permesso di essere molto presente sulla storia, che dovevo rileggere di continuo per evitare che la trama andasse in contraddizione e per cercare nuovi spunti. Per cui credo che si possa lavorare “a braccio”. Per il secondo romanzo, però, ho modificato il mio approccio. Non ho ancora iniziato a lavorarci, ma ho già schematizzato la trama ipotizzando una prima suddivisione in capitoli. Ho voluto cambiare approccio per verificare se in questo modo riesco a ottimizzare il lavoro e fare meno fatica sull’editing. Anche perchè ho meno tempo a disposizione per scrivere rispetto a prima, purtroppo. Io credo che non esista una regola base, ma che ognuno crei la sua in base al tipo di storia e all’approccio che ha con la scrittura.

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2014 alle 19:35 Rispondi

      Penso anche io che ci siano diversi approcci secondo la storia. Hai fatto bene a cmabiare, così scopri come ti troverai meglio.

  12. LiveALive
    16 luglio 2014 alle 23:27 Rispondi

    È vero, non è sempre necessario riscrivere, però, Pensaci: quando a scuola dovevi riscrivere il testo a mano facevi grandi cambiamenti, perché tanto dovevi riscrivere; sul computer, invece, quasi ci dispiace dover cambiare un paragrafo, e così le correzioni sono sempre molto superficiali. Quindi, cancello tutto per due motivi: 1- perché sono costretto a rallentare, e così ragiono di più, 2- perché così sono più portato a fare grandi cambiamenti senza dispiacermene

    • Daniele Imperi
      17 luglio 2014 alle 07:26 Rispondi

      Sì, può essere un buon metodo, certo. Però potresti fare una copia e non guardarla.

  13. Lisa Agosti
    17 luglio 2014 alle 09:39 Rispondi

    Vorrei sfatare il mito del paesaggio bucolico in mezzo alla natura.. Anch’io ho sempre pensato che avrei scritto un libro all’anno non appena avessi avuto la baita e il silenzio, invece adesso che per casualità sono finita a vivere sperduta nei boschi spesso mi sento sola, senza stimoli, non ho voglia di rovistare nei ricordi perché mi viene nostalgia, e perdo più tempo di quando sono in Italia e non ho tempo. Vedere le mie amiche e farmi una risata mi dà sicuramente più energia e motivazione degli aceri e dei cerbiatti (il coyote in giardino invece mi ha elettrizzato per una settimana, ne uscirà una bella storia…)

    Per quanto riguarda il programama di lavoro, prendo spunto da ciò che leggo, non per quanto riguarda i contenuti ovviamente, che voglio siano originali e non scopiazzati, ma per tutto il resto. Per esempio, ho appena letto e amato “Mr Gwyn” di Alessandro Baricco. L’impaginazione, la lunghezza dei capitoli, la forma con cui sono costruiti i dialoghi rendono la lettura fluida e coinvolgente. Il romanzo è breve ma non troppo, la copertina semplice ma irresistibile. Ho calcolato il numero delle parole e se mi autopubblicherò su lulu saprò esattamente che format e che font voglio per la mia storia!

    • Daniele Imperi
      17 luglio 2014 alle 13:39 Rispondi

      Facciamo a cambio, Lisa? Tu te ne vieni nel caos del centro romano e io nei tuoi boschi :D

      Struttura, format, caratteri sono infatti importanti, perché influenzano in qualche modo la lettura.

  14. Severance
    18 luglio 2014 alle 20:51 Rispondi

    King esplica del tutto il suo modo di scrivere in BUICK 8, dove ci sono anche foto dei manoscritti (illeggibii per altro). Evento, ispirazione, mesi di riflessione, quindi si butta come un ossesso a scrivere quella cosa. Il suo scrivere “on the fly” significa questo. Ha dei punti fermi (ad esempio in Buick 8 la macchina, la stazione di polizia, l’incidente e come finisce), ma non ha chiaro come riempire gli spazi vuoti. I pieni li conosce perfettamente, una cosa come Under The Dome non la scrivi di getto: tredici personaggi e venti sottotrame collegate non le fai in impromptu.
    Dopo si tratta di stipendio e scadenza. A noi non danno anticipi per le opere con clausole per il ritardo di consegna.

    Probabilmente scrivere sempre, ma secondo la contingenza, aiuta ad essere produttivi. Sempre King, che lo nicchia, dice di “dieci pagine al giorno”, ma se fai i conti Stagioni Diverse è stato scritto mentre faceva altro ;).
    Possono essere dieci pagine del romanzo in scadenza, dieci del romanzo da proporre, dieci per l’antologia breve… E via così.

  15. Giuliana
    21 luglio 2014 alle 22:25 Rispondi

    Io, invece, vado a periodi. Ci sono settimane in cui scrivo tantissimo, di getto, senza inceppi, anche un capitolo al giorno se ho la giornata libera. E settimane in cui rimango completamente paralizzata, come se la mia mente si fosse di colpo svuotata e le idee esaurite. Poi riparto, di nuovo a scrivere scrivere scrivere. E poi di nuovo il blocco.
    Trovo che questo modo di vivere la scrittura rispecchi in parte la mia personalità, attimi di estrema creatività e apertura mentale alternati a momenti di penombra e leggera introversione. E forse è così per tutti, forse la scrittura è come noi siamo, è ciò che noi siamo, e il modo in cui vi ci approcciamo è in fondo il nostro modo di essere e di sentire.
    Io trovo che essere incostante e troppo organizzata non mi aiuti. Scrivo tanto, scrivo veloce, ma poi mi blocco e non riesco a proseguire, e quando riprendo spesso non riesco a riprendere da dove ho mollato, e devo ripartire da un nuovo progetto, tutto da capo, fino allo stop successivo.
    Mi aiuta, invece, organizzare ma non troppo, tracciare a grandi linee e improvvisare nel mezzo. Cercare di essere costante, di ritagliare una o due ore al giorno per la scrittura, che sia blog, che sia libro o che siano riflessioni casuali. Ho visto che le pause troppo lunghe non mi aiutano, fanno involvere e regredire lo stile, lo rendono meno fluido e più insicuro. Perciò, cerco di scrivere sempre e comunque, ogni giorno almeno un po’.
    Quando invece proprio non ce la faccio, leggo. Anche un libro al un giorno, se ho tempo. Quest’ultimo week-end ne ho letti due. Leggere aiuta così come scrivere, le due cose si completano a vicenda e un buon libro può far sbocciare nuove idee e nuovi spunti di scrittura. Trovo che leggere-scrivere-leggere-scrivere sia un binomio vincente e stimolante, perciò ho integrato anche questa abitudine tra quelle utili per lo scrivere.
    Dunque, recapitolando, per me ciò che funziona può essere riassunto in:
    1) Organizzare, ma non eccessivamente; tracciare delle linee guida ma lasciare comunque spazio allo spirito creativo
    2) Sforzarmi di essere costante, scrivendo comunque anche in mancanza di stimoli, per rimanere in esercizio
    4) Alternare scrittura e lettura, in un ciclo continuo che si autoalimenta
    Il mio metodo non è esente da difetti, devo lavorare ancora sul mio eccessivo perfezionismo, sulla mania di rileggere di continuo ciò che scrivo e sulla mia eterna insoddisfazione. Però ogni passetto avanti è un passo in più verso la meta e comprendere i propri punti di forza e i propri limiti aiuta molto in questo senso.

  16. Giuliana
    21 luglio 2014 alle 22:35 Rispondi

    … oops, noto solo ora che il punto 3 e n’è andato, non so dove, ma se lo trovo ti faccio sapere ;)

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