Leggere per lavoro: è davvero possibile?

8 tipi di lavoro per chi ama leggere libri

Leggere per lavoro

C i sono lavori ideali per lettori forti, lavori per gli amanti della lettura. Ma è possibile oggi intraprendere una carriera fatta di sola lettura?

A me piacerebbe leggere libri per lavoro. Dei lavori elencati nell’articolo preferisco il primo e il quinto.

Alcuni lavori richiedono competenze specifiche, come lauree e corsi di formazione, e offrono quindi carriere che garantiscono (?) uno stipendio fisso; altri sono lavori da fare a tempo perso, servono quindi per arrotondare.

Uno dei lavori, il 5° del mio elenco, non offre possibilità in Italia. Almeno io non ho mai sentito parlare di qualcuno che nel nostro paese, a tempo pieno o meno, faccia il recensore di libri.

Vi lascio dunque alla mia lista. Buona lettura e buona ricerca del vostro lavoro ideale.

1 – Il lettore editoriale

Creare schede di lettura per le case editrici

Ho scoperto questo lavoro durante il laboratorio editoriale “Di lavoro leggo” organizzato a ottobre 2017 da NN Editore. Si tratta di valutare un manoscritto, ma anche un libro edito in un’altra lingua, per un editore, un agente letterario o un editor.

Dei 3 percorsi formativi di quel laboratorio quello del lettore editoriale era il mio preferito e per fortuna sono stato inserito, per la parte pratica, proprio in quello.

Che cosa fa un lettore editoriale? Come può essere utile per una casa editrice? Come valuta un testo? Il lettore editoriale prepara una scheda da compilare, in cui analizza il testo rispondendo a una serie di domande:

  • Quali sono i suoi punti di forza?
  • È pubblicabile?
  • È un testo di qualità?
  • Ha valore commerciale e letterario?
  • Si inserisce in una precisa collana dell’editore?
  • A quale altro libro pubblicato dall’editore può essere affiancato?
  • A quali lettori si rivolge?
  • Ecc.

Ho letto dei romanzi interessanti in inglese, che non sono stati tradotti in italiano. Chissà che prima o poi non mi decida a preparare una scheda di lettura da inviare a qualche editore.

Nel mondo anglosassone questa figura è conosciuta come “book scout”, lo scopritore di nuovi libri.

Le mie domande e i miei dubbi. Quello che mi chiedo è: ma funziona? Ci sono case editrici che accettano schede di lettura, che accettano come collaboratori i lettori editoriali?
Le competenze per essere lettore editoriale. Saper leggere non basta, suppongo. No, non può bastare. Bisogna essere lettori forti, bisogna conoscere anche il catalogo della casa editrice a cui si vuol proporre la scheda di lettura. Queste, almeno, le prime che mi vengono in mente.

2 – Il redattore editoriale

Altrimenti detto editor

Scommetto che pochi hanno capito subito che quello che tutti chiamano editor è in realtà l’italiano redattore editoriale. Fine polemica.

Il redattore editoriale – ormai voglio chiamarlo così – è una figura amata e odiata dagli scrittori. Alcuni pensano che sia inutile, altri che sia una mano santa. Penso che sia inutile se non entra in sintonia con l’autore, se non capisce come si esprime l’autore e cosa voglia dire.

Il lavoro del redattore editoriale è simile a quello dell’insegnante: se un insegnante non sa come prendere lo studente, quello studente non imparerà nulla. Deve esserci una vera simbiosi fra autore e redattore editoriale.

Ciò che non può fare un redattore editoriale – né un editore – è stravolgere il romanzo di un autore. Uscirsene con “Bel romanzo, ma 800 pagine sono troppe e ne facciamo una trilogia”. Io, sinceramente, non accetterei simili proposte neanche da Mondadori.

Le mie domande e i miei dubbi. Oggi vedo che spuntano editor come funghi e mi chiedo: ma quanti di loro hanno le effettive competenze per esercitare questa professione? Perché nascono tanti editor? Perché oggi sono in moltissimi a voler autopubblicarsi. È una questione di richiesta e offerta, come in tutti i mercati.
Le competenze per essere redattore editoriale. Gli editor che leggeranno questo articolo potranno illuminarmi, perché ho letto diverse teorie sull’argomento. C’è chi dice che è necessaria una laurea in lettere, chi un corso di formazione professionale, chi non ha fatto alcun corso ma è editor. Di sicuro, come basi, un editor conosce benissimo, non bene, la grammatica italiana, ha letto e legge tantissimo.

3 – Il correttore di bozze

O grammarnazi

Nel 2009 ho seguito un corso sulla correzione di bozze, curato da una casa editrice romana, ma era un corso di un solo giorno. Comunque ho imparato molto, ma non credo che basti un corso come quello per lavorare come correttore di bozze.

È anche vero che ho sempre avuto una grande capacità a scovare errori di stampa e grammaticali, rovinandomi ogni volta la lettura (sì, succede con ogni libro e fumetto che leggo). 3001: Odissea finale di A.C. Clarke edito dalla Fanucci è talmente pieno di errori di stampa che neanche immaginate. Almeno uno a pagina. Glielo scrissi, ma nessuno ha risposto. Come m’aspettavo.

Che fa il correttore di bozze? Corregge le bozze, appunto. Corregge tutti gli errori (di battitura, punteggiatura, grammatica e anche i lapsus) che avete commesso nel manoscritto. Che cos’è un lapsus? Alle volte, anziché scrivere “è un posto magnifico”, scrivo “è un post magnifico”. Dannato blogging.

Ma deve anche controllare l’omogeneità del testo. Un giorno parlai delle regole ortoeditoriali, che servono anche a dare coerenza a un testo. Se avete sempre scritto le date in cifre (2018), non potete poi scrivere duemiladiciotto, per esempio.

Le mie domande e i miei dubbi. Le grandi e piccole case editrici usano i correttori di bozze? Se sì, perché continuo a trovare libri pieni di errori di qualsiasi tipo? Se no, perché non ne assumono uno? Perché a tutti sfugge la seconda persona singolare dell’imperativo del verbo dire scritta “dì”, come il sinonimo di “giorno”? Eh?
Le competenze per essere correttore di bozze. L’occhio per gli errori non basta, suppongo. Anche in questo caso qualcuno parla di laurea in lettere e altri di corsi di formazione, altri ancora solo di ottima conoscenza dell’italiano e di gavetta.

4 – L’agente letterario

O l’avvocato degli scrittori

Possiamo dire che l’agente letterario è l’avvocato dell’autore, perché deve curare i suoi interessi. A differenza dell’avvocato, però, che si batte per ottenere il minimo della pena, l’agente letterario deve scucire all’editore il massimo della pena delle royalty per il suo autore.

Che cosa fa in realtà l’agente letterario? Deve negoziare sui vari punti del contratto editoriale, per esempio. Deve controllare che l’editore paghi puntualmente. Rappresenta l’autore, insomma, lo propone al miglior editore per il suo romanzo.

Ma quanto costa un agente letterario? C’è chi lavora a percentuale dopo la pubblicazione e chi chiede centinaia di euro per valutare il manoscritto. Se poi convenga o meno, non posso dirlo.

Le mie domande e i miei dubbi. Oggi conviene affidarsi a un agente letterario per piazzare il proprio romanzo a un grande editore?
Le competenze per essere agente letterario. Non ne ho trovate. Neanche in inglese. Forse ho cercato male, forse non esistono. Qualcuno ha scritto che bisogna fare esperienza in un’agenzia letteraria.

5 – Il recensore

Ovvero: l’ammazza-scrittori

Se c’è una cosa che terrorizza chiunque pubblichi un libro, è trovare una recensione negativa da qualche parte, da Amazon al più sconosciuto blog. Una sola stella su Amazon ti rovina il Natale e le vacanze estive (per poi leggere che ti hanno dato una stella perché Amazon ha spedito un libro con la copertina rovinata).

Vorrei fare il recensore della narrativa di genere. Essere pagato per leggere romanzi e poi scriverne una corposa recensione. Certo, mi farei dei nemici. Ma anche dei compagni di bevute. Dipende dalla recensione.

Le mie domande e i miei dubbi. Chi ti paga per leggere romanzi e scriverci su un’ottima o pessima recensione?
Le competenze per essere recensore. Vado a intuito: profonda conoscenza del genere letterario, ma anche del periodo storico in cui si svolge la vicenda. Abilità nello scovare i punti di forza e di debolezza del libro. Insomma, il recensore, alla fine, è un editor che lavora a posteriori sul testo.

6 – Il traduttore

Come farsi odiare da scrittori e lettori

Ogni tanto nel blog ho parlato male dei traduttori italiani, anzi il primo articolo è stato proprio una breve polemica su alcune discutibili scelte di traduzione. Mi è anche capitato di trovare brani completamente inventati in traduzione, come nel romanzo L’atlante delle nuvole di David Mitchell.

Ovviamente parlo di alcuni casi, così come so che spesso non si può tradurre letteralmente, specialmente quando ci sono di mezzo espressioni tipiche di una lingua.

Però non si può mettere in bocca a Erodoto, autore greco nato nel 484 a.C., la parola francese claque: è un abuso, non solo è anacronistico (2500 anni fa in Grecia dubito molto che si usassero termini francesi), ma esiste il più corretto termine italiano plauditori.

In alcuni casi, poi, alcuni titoli funzionano in una lingua, ma non funzionerebbero in italiano. Proprio mentre scrivo ho parlato con un’amica del film in uscita Macchine mortali, tratto dal romanzo di Philip Reeve Railhead, in italiano Capolinea per le stelle. Chi mai avrebbe comprato un romanzo intitolato Capolinea? Dà forse l’idea di un romanzo di fantascienza?

Il titolo del romanzo di J. D. Salinger Il giovane Holden è The Catcher in the Rye, cioè “L’acchiappatore nella segale”, tanto per fare un altro esempio. Ma anche Furore di John Steinbeck è in originale The Grapes of Wrath, cioè “L’uva dell’ira”.

Insomma, secondo me il traduttore deve mantenersi il più possibile fedele al testo originale, non può modificare le scelte dell’autore. Allo stesso tempo deve sapere quando potersi permettere certe “libertà”.

Le mie domande e i miei dubbi. Chi controlla i traduttori? Troppo spesso ho notato eccessive libertà nelle traduzioni, specie nei classici latini e greci (troppo, troppo libere) ma anche in quelli cinesi. Chi controlla la fedeltà e la correttezza delle traduzioni?
Le competenze per essere traduttore. Come minimo occorre una laurea in lingue. È sufficiente? Secondo me ci vuole anche una buona conoscenza della letteratura del paese di cui si vogliono tradurre le opere e del periodo storico dell’autore.

7 – Il narratore di audiolibri

Solo per belle voci

Un lavoro che non potrei fare. Non penso di avere una bella voce, anzi. Impressione personale, certo. Inoltre non sono mai disinvolto e naturale davanti a una macchina fotografica, figuriamoci davanti a una telecamera, idem con un registratore vicino.

L’audiolibro è una nuova tecnologia, anche se non fa per me. Io preferisco leggere. Nuove tecnologie, nuove professioni, e così nasce il narratore di audiolibri.

Le mie domande e i miei dubbi. Quante ore di lavoro richiede leggere un romanzo, anche di sole 200 pagine? Prove su prove prima della registrazione finale. E quanto ti potranno mai pagare? Un audiolibro è recitato da un solo narratore o ci sono attori per i vari personaggi?
Le competenze per essere narratore di audiolibri. Devi saper leggere, che non significa aver frequentato e superato la prima elementare. Devi saper interpretare il testo, dare le giuste intonazioni. Non devi avere difetti di pronuncia – cosa che invece, chissà perché, viene tollerata nei giornalisti italiani. Non devi avere vistose inflessioni dialettali – cosa che invece, chissà perché, viene tollerata nei giornalisti italiani. Insomma, devo capire alla perfezione ciò che dici, non come ai vari telegiornali che devo spesso intuire ciò che sta dicendo il giornalista di turno. Fine polemica.

8 – Il lettore del “comitato di lettura”

O come lavorare gratis

In diversi siti di case editrici ho scoperto l’esistenza del comitato o gruppo di lettura: giovani volenterosi incaricati di leggere i manoscritti giunti in redazione e darne una prima valutazione.

“Naturalmente il lavoro (o collaborazione) non si intende retribuito”. E allora perché lo chiamate lavoro? Collaborazione: da collaborare, dal latino cum+laborare, ossia lavorare insieme. Claro?

Se poi qualcuno di voi sa dell’esistenza di una casa editrice onesta che paga per leggere i manoscritti, si faccia avanti.

Le mie domande e i miei dubbi. Li ho già esposti: perché nessuno paga per questo lavoro? Perché leggere è un piacere? Quindi se a un muratore piace fare il suo mestiere, sono giustificato a farmi ristrutturare casa gratis? Che dite, ci provo?
Le competenze per essere lettore di un comitato o gruppo di lettura. Essere un lettore forte, essere anche un benefattore, amare il volontariato a favore del guadagno altrui.

Leggete per lavoro?

Finisce qui la mia carrellata semiseria prenatalizia sui lavori in ambito editoriale. Leggere per lavoro è possibile? Non so ancora rispondere a questa bellissima domanda.

Lascio dunque la parola a voi: raccontate nei commenti la vostra esperienza. O il vostro sogno.

36 Commenti

  1. Renzo
    20 dicembre 2018 alle 08:09 Rispondi

    Sono “abbonato” al tuo blog, complimenti per l’articolo. Serio ma nello stesso divertente, peccato che ti limiti a elencare senza dei riferimenti a chi rivolgersi, ma in effetti il tuo è solo un blog.

    • Daniele Imperi
      20 dicembre 2018 alle 12:13 Rispondi

      Riferimenti a chi rivolgersi? Cioè? Si parla comunque di lavori per case editrici, quindi bisogna rivolgersi a loro.

  2. Nuccio
    20 dicembre 2018 alle 08:57 Rispondi

    Non ho mai avuto l’ambizione di lavori in editoria. Certo che una laurea umanistica aiuta (meglio, aiutava!). Oggi non so più cosa sia determinante. Il correttore di bozze non esiste più come figura professionale. E molte altre figure sono riassunte in uno o due persone. La cernita la fanno i comitati di lettura. Mi è capitato x casa di vedere delle copie inviate in lettura a mio figlio che ha esercitato anche quell’attività. Assolutamente sconfortante. Testi banali, scialbi, inconsistenti; a volte buona l’idea, ma pessima la conduzione della narrazione. È stato solo un breve periodo . Chiunque ne sarebbe uscito sconfortato, specialmente perché è sempre gratis. Vale!

    • Daniele Imperi
      20 dicembre 2018 alle 12:14 Rispondi

      Oggi molte figure professionali dell’editoria sono andate scomparendo, e una sola persona si ritrova a fare lavori che non le competono, coi risultati che vediamo.

  3. SILVIA
    20 dicembre 2018 alle 09:21 Rispondi

    Molto interessante questo articolo e anche divertente.
    Per rispondere alle tue domande su come si diventa redattore editoriale e/o correttore di bozze (che, come ben dici tu, sono lavori spesso confusi ma molto diversi), ritengo che attualmente non ci sia una via specifica anche se, per esempio, nella Laurea di specializzazione in Lettere c’è un’orientamento editoriale che tiene conto di questi aspetti. Io credo che, al di là di una buona preparazione di fondo ad ampio raggio (dalle basi dell’ortografia e dalla grammatica in poi), ci voglia molta pratica e un metodo.
    Ultimamente ho frequentato un corso sulla correzione di bozze; mi ha colpita il fatto che la differenza tra un buon correttore e uno mediocre spesso sta nel metodo di lavoro. Per fare un buon lavoro è molto importante dubitare di tutto. Se, per esempio, nel testo viene citato il nome di una piccola cittadina dell’Australia, il correttore si deve fermare e controllare se il nome è giusto e se quel posto è veramente in Australia. Il correttore di bozze non può, ovviamente, sapere tutto, ma deve sapere quando è opportuno controllare.
    Ps. Buone Feste!

    • Daniele Imperi
      20 dicembre 2018 alle 12:16 Rispondi

      Anche al corso che ho frequentato io era stata data importanza a dubitare di tutto. Ricordo che in un testo da correggere sulla biografia di un pittore famoso c’era invece la foto di un altro pittore e nessuno se n’era accorto :D
      Buone Feste a te :)

  4. Maria Pia Rollo
    20 dicembre 2018 alle 09:28 Rispondi

    A me piace la prima opzione, leggere libri per lavoro, ma che sia retribuito!
    per quanto riguarda i titoli dei libri tradotti male ad esempio come non dimenticare che Game of Thrones è stato tradotto come Il trono di spade, ma andava bene anche Il canto del ghiaccio e del fuoco, è così evocativo.
    Capolinea per le stelle è meraviglioso.

    • Daniele Imperi
      20 dicembre 2018 alle 12:18 Rispondi

      Il lettore editoriale credo sia giusto per arrotondare un po’. Ci dissero subito che non garantiva uno stipendio, non potevi viverci insomma.

  5. Ferruccio Gianola
    20 dicembre 2018 alle 09:33 Rispondi

    Io voglio fare lo scrittore, quindi queste professioni le vedo tutte con il fumo negli occhi :-D

    A parte la battuta ho provato a fare il lettore editoriale qualche anno fa e non è stata una bella esperienza. Il redattore editoriale lo trovo come lo hai definito tu: un lavoro simile a quello dell’insegnante, purtroppo ho conosciuto molti insegnanti più ignoranti dei loro alunni. Forse mi piacerebbe fare il lettore di Audiolibri , anche se la professione top sarebbe quella dell’agente letterario. Buone feste Daniele

    • Daniele Imperi
      20 dicembre 2018 alle 12:19 Rispondi

      Eh, anche io vorrei fare lo scrittore, ma resterà un sogno :D
      Perché non hai avuto una bella esperienza come lettore editoriale?
      Buone Feste anche a te.

      • Ferruccio Gianola
        20 dicembre 2018 alle 13:03 Rispondi

        Perché non avevo ricevuto feedback.

        • Kukuviza
          20 dicembre 2018 alle 15:50 Rispondi

          Ferruccio, fai da agente letterario a Daniele!

          • Daniele Imperi
            20 dicembre 2018 alle 15:54 Rispondi

            Allora sì che campa :D

  6. Beatrice
    20 dicembre 2018 alle 15:06 Rispondi

    Dal basso della mia posizione di redattrice editoriale in una piccola CE, vi lascio alcune informazioni relative a ciò che ho imparato negli ultimi anni:

    Lettore editoriale/Bookscout: Funziona? Nì. Dipende. Di solito hai un trascorso lavorativo con la casa editrice, che si fida ciecamente del tuo giudizio e ti gira i manoscritti che le arrivano per ricevere una valutazione. Ma, a quanto mi risulta, solitamente non legge granché, la sua principale occupazione è imprecare per la quantità di ciofeche che gli arrivano. Ragioni per cassare i manoscritti? Il font Comic Sans, le “è” maiuscole apostrofate, i “se io avrei”, un incipit poco coinvolgente o una sinossi sconclusionata. Saper leggere non basta, spesso bisogna avere fiuto. Ho letto 2/3 libri come bookscout, sforzandomi di leggerli tutti fino in fondo perché sono una tipa ligia al dovere… e alla fine sono stata felice di non essere stata scelta come bookscout! Le case editrici che accettano lettori editoriali ci sono, ma nel 90% dei casi il lettore editoriale è l’editor o il direttore editoriale.

    Redattore editoriale/Editor: “Penso che sia inutile se non entra in sintonia con l’autore, se non capisce come si esprime l’autore e cosa voglia dire.” Il rapporto fra autore ed editore il 99% delle volte è molto meno poetico di così… se una cosa non la capisco la chiedo, se su una cosa non sono d’accordo la argomento. Non si tratta di dover capire, ma di arrivare a facilitare l’autore in ciò che vuole dire: se non ci si fida del proprio editor, o se di contro non si parla con l’autore, si rischia di combinare qualche guaio. Quanti editor hanno le effettive competenze per esercitare questa professione? Non lo so, ma le competenze si trovano a questo link //bit.ly/2EDDhXn, che inquadra il profilo delle competenze del redattore di prodotti editoriali, attivo nella mia Regione (Emilia-Romagna). Io sto per ottenere la qualifica grazie al mio ultimo tirocinio formativo.

    Il correttore di bozze: ormai non esiste più, è una figura che è stata assorbita dall’editor e che solitamente prevede un giro anche doppio fra i vari redattori/stagisti presenti, poi l’editor “ufficiale” dà l’ultima occhiata prima di mandare tutto in tipografia. “Perché continuo a trovare libri pieni di errori di qualsiasi tipo?” Perché gli errori di battitura o di uniformità sono difficilissimi da scovare dopo un certo numero di letture, figuriamoci se di lettura se ne fa solo una perché non c’è tempo. “Perché non assumere un correttore di bozze?” Ma perché costa. Meglio farlo fare all’editor, no?? Comunque sia a parte l’impossibilità di lavorare facendo solo ed esclusivamente correzione di bozze, serve un’infinità di gavetta. Ogni volta che inizi a sentirti a tuo agio nel corso della correzione, vuol dire che stai dando per scontato qualcosa o che ti sfugge altro. Fare il correttore di bozze richiede di essere filosoficamente allineati con il “so di non sapere”. La tua legge deve essere “se c’è un dubbio controlla”, non esiste il “non importa”. Inoltre ogni autore ha i “suoi” errori, quindi ogni volta bisogna ricominciare.

    L’agente editoriale: non ne ho ancora incontrati, quindi non ho notizie di prima mano. Ma ho la sensazione che siano quelli che guadagnano di più…

    Il recensore: “Chi ti paga per leggere romanzi e scriverci su un’ottima o pessima recensione?” Dipende dal tuo background e da dove compaiono le tue recensioni. Se sei sul sole24ore della domenica probabilmente sei anche pagato per fare le recensioni. Sicuramente nessun privato ti paga per farsi dire quanto fa schifo il tuo libro, quindi mi verrebbe da dire che per fare il recensore devi rassegnarti a farci la fame, almeno finché non diventi abbastanza famoso da essere considerato un esperto, momento in cui qualcuno potrebbe offrirti una rubrica sulla sua testata o di partecipare a una giuria per qualche concorso, o al massimo la direzione di una collana (ovvero fare le introduzioni a una serie di titoli). Per il resto l’unico vantaggio che hai è che la tua casa nel frattempo si riempie di libri che gli autori e le case editrici ti regalano nella speranza di ottenere una recensione…

    Il traduttore: Non entro nel merito, mi limito a dire che esistono bravi traduttori, traduttori mediocri e pessimi traduttori. Quello che conta, come per ogni altro lavoro “creativo”, è la revisione. Ma la revisione costicchia. Costicchia pure la traduzione eh… e ho visto anche traduzioni pietose di persone poco qualificate venire pubblicate senza battere ciglio da persone che ne sapevano ancora meno. Una volta, in fase di chiusura di una rivista, ho dovuto ritradurre un’intera poesia all’interno di un articolo, perché l’autore italiano aveva completamente travisato i termini adoperati dalla poetessa straniera. Ma se avessi potuto (ero solo una stagista all’epoca), mi sarei avvalsa sicuramente di un traduttore letterario. “Chi controlla la fedeltà e la correttezza delle traduzioni?” Di norma dovrebbe esserci un controllo incrociato da parte di altri traduttori, di concerto con il direttore della collana, che dovrebbe essere un esperto in materia. “Le competenze per essere traduttore?” L’ideale sarebbe avere una laurea dedicata all’ambito delle traduzioni. A Forlì c’è la SSLIMIT e la successiva magistrale per traduttori, che produce professionisti davvero molto capaci (è un Campus UniBo). C’è un’altra università simile a Misano, che ha anche un certo focus sull’ebraico e le traduzioni bibliche.

    Narratore di audiolibri: non ne so nulla, quindi non dico nulla…!

    Il lettore del “comitato di lettura”: quelli relativi ad argomenti scientifici vengono pagati eccome, anche se sono una cosa leggermente diversa (valutano in uscita la correttezza delle cose scritte, in modo che non ci siano errori grossolani), su questi “bookscout” collettivi non so molto.

    Leggo per lavoro? Sì, e non è divertente il 90% delle volte. Anche perché leggere costituisce forse il 30% di quello che faccio di solito e non mi trovo mai a leggere un futuro classico. Il lavoro del redattore editoriale poi non consiste nel leggere manoscritti tutto il giorno, ma nel progettare nuovi libri. Quindi il momento in cui si hanno delle bozze da leggere è sempre minimo rispetto al tempo che si impiega per organizzare tutti i dettagli che stanno intorno al libro. È stata una sorpresa anche per me, ma sono contenta anche così!

    • Daniele Imperi
      20 dicembre 2018 alle 15:17 Rispondi

      Ciao Beatrice, benvenuta nel blog e grazie per le info.
      Sospettavo che il lettore editoriale fosse qualcuno interno a una casa editrice. Spese in meno.
      D’accordo su quanto scrivi sul redattore editoriale. Ma che intendi per “progettare nuovi libri”?
      Riguardo al recensore, che di solito pubblica su importanti quotidiani e riviste, vale secondo me quanto detto sul lettore editoriale: è qualcuno interno.

      • Beatrice
        20 dicembre 2018 alle 15:42 Rispondi

        Grazie mille a te Daniele!
        Per “progettare nuovi libri” intendo questo: una casa editrice non aspetta di avere libri da pubblicare, solitamente è lei che, in base al calendario editoriale e alle collane e alle proposte che ha, decide cosa pubblicare in futuro. Spesso i libri che non sono narrativa pura (saggi, guide, libri di ricette, raccolte, biografie, ristampe di libri usciti dal diritto d’autore) vanno progettati (si devono trovare i materiali, le fotografie o il fotografo che le faccia, si deve stabilire l’impaginazione, si devono chiedere preventivi per capire quale foliazione fare, a volte si ha già l’autore e il testo, ma magari altre volte no quindi lo si deve cercare, incontrare, concordare con lui e il direttore editoriale una somma, stilare i contratti, spiegare ai grafici quali sono le idee e valutare le loro proposte di copertine…) E se proprio si vuole esagerare, bisogna che tutte queste cose siano decise almeno 12, massimo 6 mesi prima dell’uscita del libro vero e proprio, in modo da poter fare un buon battage sui vari media. Quando hai un libro in uscita in libreria, mediamente stai già lavorando da 3/4 mesi su altri 2 libri… :-)

  7. Elena
    20 dicembre 2018 alle 18:18 Rispondi

    Io mi candido per la figura di recensore o recensrice se preferisci. Credo in qualche modo di svolgere già questa professione ma senza salario sul mio blog.
    Devo dire che non è semplice trovare la chiave di lettura interessante di un romanzo che lo renda differente dagli altri. Io mi diverto a cercare il messaggio fondamentale che l’autore vuole veicolare e renderlo esplicito ai lettori.
    In ogni caso si tratta per ognuno di questi ruoli di figure di altra professionalità per cui è bene non improvvisarsi. Studiare non basta,s erve la pratica e l’eperienza sul campo. Per questa purtoppo non c’è alternativa alla gavetta

    • Daniele Imperi
      21 dicembre 2018 alle 07:58 Rispondi

      Recensrice no… Recensore proviene da censore, quindi dal latino censor, che non può essere “femminilizzato”, come si vorrebbe fare oggi con ogni parola.
      Vero, non puoi improvvisarti in nessuno dei ruoli che ho elencato.

      • Elena
        21 dicembre 2018 alle 13:52 Rispondi

        Censor è sostantivo maschile. Dunque si suppone che ve ne possa essere uno femminile. Ai tempi latini la questione di genere non era molto sentita, ma oggi dovrebbe. In ogni caso era un provocazione e la tua riposta è stata molto significativa :)

        • Daniele Imperi
          21 dicembre 2018 alle 13:57 Rispondi

          Non è detto che un sostantivo maschile debba avere un corrisposto femminile e viceversa. Credo poi che il censore non fosse un lavoro femminile all’epoca :D
          La mia risposta anche voleva essere provocatoria, perché oggi si esagera col mettere al femminile ogni parola maschile.

  8. Maria Pia Rollo
    20 dicembre 2018 alle 22:45 Rispondi

    Secondo me le case editrici dovrebbero cogliere questa opportunità: far leggere i manoscritti che ricevono a un team di lettori. Magari, dico magari, avremmo un po’ di qualità in più nella scelta editoriale. Guardate quello che c’è ultimamente sugli scaffali delle librerie ad esempio.

    • Daniele Imperi
      21 dicembre 2018 alle 07:59 Rispondi

      Qualcuna lo fa, ma in che modo li paga? Li paga? E come li seleziona?

      • Maria Pia Rollo
        21 dicembre 2018 alle 08:51 Rispondi

        I lettori si propongono via social o via mail, e se vengono assunti ricevono online i manoscritti, dopodiché a lavoro concluso vengono pagati tramite bonifico.

        • Daniele Imperi
          21 dicembre 2018 alle 09:05 Rispondi

          Per i comitati di lettura, dici? Io ho visto annunci di collaborazione gratuita sui siti di alcuni editori, ma se qualcuno paga, tanto meglio.

    • Nuccio
      21 dicembre 2018 alle 17:16 Rispondi

      C’è un comitato di lettori nelle grosse case editrici. Le piccole si possono affidare ai volontari che sono tutti o quasi laureati in lettere. Di queste parlavo nel mio intervento è riportarvi la desolante impressione che ne ho avuta. Naturalmente a causa degli scrittori e non dei lettori autorizzati a recensire il libro. Quasi la totalità era da stroncare.

      • Daniele Imperi
        22 dicembre 2018 alle 13:04 Rispondi

        Non capisco cosa ci guadagni il volontario a lavorare gratis…

  9. Grazia Gironella
    20 dicembre 2018 alle 22:54 Rispondi

    Non credo che mi piacerebbe trasformare la lettura che amo in un lavoro; anzi, me ne tengo ben lontana! Ho avuto diverse occasioni di leggere testi non ancora pubblicati, anche per le ripetute partecipazioni al torneo IoScrittore, con risultati negativi sul mio umore e anche un certo dispiacere per chi ha scritto cose impubblicabili, ma ci ha comunque messo il meglio di sé. Discorso diverso per la traduzione, che mi piace molto e corrisponde alla mia formazione; ma è difficile arrivare a tradurre narrativa per chicchessia, molto più probabile tradurre istruzioni di macchinari o simili. Comunque trovare il tempo per scrivere diventerebbe un bel problema.

    • Daniele Imperi
      21 dicembre 2018 alle 08:04 Rispondi

      In effetti facendolo per lavoro alla fine forse odieresti leggere :D
      Tradurre narrativa secondo me è difficile, oggi.

  10. L'Orsa
    22 dicembre 2018 alle 20:02 Rispondi

    Si lo faccio. Leggo per lavoro ma lavoro è un parolone! ;) Tuttavia non mi lamento perché i centesimi (letteralmente) che guadagno li spendo tutti in biglietti aerei.
    Sono una grammarnazi ma appartengo alla frangia meno estremista perché da direttive che vengono dall’alto alla grammatica pura devo anteporre l’ottica SEO. La cosa grave è che adocchio immediatamente gli errori degli altri (ad esempio 4 rigo seconda parol…scherzo!) e invece nei miei testi con gli strafalcioni ci si può compilare un bestiario. E’ un guaio perché il cervello dell’autore anticipa e conosce a memoria ogni frase, ogni periodo e non “vede” purtroppo errori/orrori da censura :P
    Ma no, pur facendo il proof da diversi anni tutto sommato non odio leggere anzi, lo “scettro del potere” comincia a piacermi! ;)
    Comunque piacere sono Daniela.
    Buone festività!

    • Daniele Imperi
      24 dicembre 2018 alle 08:06 Rispondi

      Ciao Daniela, benvenuta nel blog. Allora non sono proprio centesimi se li spendi in biglietti aerei :D
      La SEO non prevede di passare sopra alle regole grammaticali. Puoi farmi un esempio?
      Troppi sedicenti SEO hanno pubblicato e fatto pubblicare testi sgrammaticati, ma Google nelle sue linee guida su come creare contenuti online non ha mai parlato di sovvertire le regole della grammatica.

      • L'Orsa
        24 dicembre 2018 alle 09:32 Rispondi

        Hai ragione detta così suona male, prendo le distanze dai sedicenti SEO che citi.
        Spesso i nostri editori hanno l’urgenza di mandare in pasto i contenuti ai crawler di Google e in quel caso noi abbiamo ordine di chiudere un occhio su cosucce tipo l’accento grave su perché, virgola e congiunzione insieme oppure un errore di spaziatura in prossimità della punteggiatura. Su forma, sintassi e gravi errori di grammatica mandiamo immediatamente in revisione anche in caso di urgenza.
        Non hai mai usufruito di quelle promozioni stracciatissime tipo voli a 1 Euro? Ti assicuro che non sono leggende metropolitane ;) L’anno scorso ho potuto visitare la contea di Nottingham con un volo pagato 15,90 :)

  11. Ulisse Di Bartolomei
    25 dicembre 2018 alle 20:32 Rispondi

    Salve Daniele

    Mi trovavo nei dintorni… è parecchio che non visito il tuo blog, sempre molto interessante per l’accuratezza tematica. Peccato non avere più tempo. Buon Natale

    • Daniele Imperi
      27 dicembre 2018 alle 08:20 Rispondi

      Ciao Ulisse, ben tornato e auguri anche a te!

  12. Barbara
    16 gennaio 2019 alle 12:20 Rispondi

    Fosse anche possibile leggere per lavoro, ho già fatto l’errore di trasformare una passione in un lavoro (l’informatica, con gli stessi problemi di capire come acquisire le competenze, dato che lauree non ti insegnano “il mestiere”), arrivando a detestarla. Sbagliare si, sbagliare di nuovo no! :D

    • Daniele Imperi
      16 gennaio 2019 alle 12:45 Rispondi

      Penso proprio di darti ragione. Il lavoro comporta non solo responsabilità, ma anche e soprattutto rogne.
      Meglio lasciare le passioni nella sfera privata :)

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