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Il concetto di binomio narrativo

La situazione che dà il via alla storia

Il binomio narrativo

Quando ho parlato del binomio della fantasia, o binomio fantastico di cui ha scritto Gianni Rodari, avevo puntato l’attenzione sulla funzionalità di quei binomi: romanzi erotici con dinosauri, vampiri nella fantascienza e western dell’orrore.

Oggi voglio invece focalizzarmi sull’importanza della situazione come impulso alla storia: l’elemento fondamentale per avviarla. Non per scriverla, sia chiaro: ma per sapere di cosa scrivere.

Per me ogni storia deve partire da una precisa situazione, che, per trasformarsi in storia vera e propria, deve contenere poi un misto di tutti quegli elementi tecnici della storia che abbiamo visto giorni fa. Non tutti saranno d’accordo su questo punto e io stesso, in un certo senso, mi sono smentito proprio l’altroieri quando ho analizzato alcune eccezioni nella narrazione.

La situazione che dà il via alla storia è l’idea stessa, o almeno è così che la intendo io: il pensiero immediatamente successivo all’ispirazione.

Alcuni giorni fa ho rivisto su Netfix Super 8: c’è una scena in cui lo sceriffo consulta in macchina una cartina geografica. Quella è stata l’ispirazione per scrivere un racconto fantastico o, meglio, è stata l’ispirazione che ha creato una situazione: un maresciallo dei Carabinieri trova una specie di contadino in possesso di una cartina dell’Italia inconsueta. Che cosa accadrà? Se scriverò il racconto, lo saprete, perché apparirà qui nel blog.

“Non è un paese per vecchi”: un esempio di binomio narrativo

Giorni fa ho letto questo romanzo di Cormac McCarthy, l’ultimo che mi mancava delle sue opere, e la sera stessa in cui l’ho finito ho rivisto il DVD che avevo da tempo e visto la prima volta 2 estati fa. È meglio il romanzo, devo dire, il film non ha saputo valorizzarlo e hanno tagliato e modificato scene che dovevano restare invariate.

Quel romanzo, e anche quel film, è un bell’esempio di situazione che dà l’avvio a una storia, un binomio narrativo, come ho voluto chiamarlo: un tizio trova un mucchio di soldi sporchi e decide di tenerseli. Che cosa accadrà?

Non so se McCarthy abbia ragionato così, ma poniamo che lo abbia fatto. È su quella domanda che si è concentrato per sviluppare la sua storia. Okay, hai deciso di far tenere i soldi a un tizio qualunque che passava di lì per caso, ma adesso questa situazione, lo sai bene, innesca una serie di eventi inevitabili:

  1. La polizia indagherà su tutto quel macello
  2. I padroni del denaro cercheranno il furbo
  3. il furbo dovrà trasferirsi e far perdere le sue tracce

Fin qui non sappiamo ancora nulla della storia, di come si evolva e si concluda. Forse non lo sa nemmeno l’autore. Anzi, è meglio che lo ignori, secondo me, perché così può creare una storia più credibile.

Dal binomio narrativo allo sviluppo degli eventi inevitabili

La nostra situazione non basta per scrivere una storia: abbiamo appena visto che quel binomio non rappresenta altro che due elementi necessari per darle l’impulso. Il binomio fa scattare alcuni avvenimenti.

Sono gli eventi che, in fondo, scatenano la storia. Nel romanzo Non è un paese per vecchi l’incidente scatenante è il ritrovamento di quei soldi e la decisione di prenderli: eccolo qui il binomio narrativo.

Coincide quindi con l’incidente scatenante? Sì, e rientra nella prima categoria di incidenti scatenanti che avevo illustrato un anno e mezzo fa: “Desiderio o aspirazione del protagonista”. Avevo fatto alcuni esempi di incidenti scatenanti, anzi alcuni esempi di desideri del protagonista che avrebbero scatenato la storia:

  • un quindicenne che vuol scappare di casa
  • un uomo che vuol sposare una donna
  • una ragazza che vuol diventare attrice
  • un alpinista che vuole scalare l’Everest in solitaria senza ossigeno come Messner
  • un giornalista che vuole intervistare il leader di una cellula terroristica
  • una donna che vuole diventare Presidente della Repubblica

Se notate bene, sono tutti binomi che danno il via a una serie di azioni:

  • il quindicenne scappa di casa: cosa accadrà? I genitori ne denunciano la scomparsa, la polizia indaga, loro anche indagano, lui dovrà trovare un rifugio e cavarsela.
  • Un uomo corteggia una donna perché ne è innamorato: che succederà? La inviterà a uscire, si dichiarerà, riceverà una certa risposta e si comporterà di conseguenza.
  • Una ragazza vuol fare l’attrice: frequenta un corso di recitazione, risponde ad annunci di lavoro in cui si ricercano attori, fa dei provini, ecc.
  • Un alpinista vuole emulare Messner: si allena, parte per il Nepal, inizia la scalata, arrivano i primi problemi, ecc.
  • Un giornalista vuole intervistare il leader della cellula terroristica: si reca sul posto, prende dei contatti, viene preso per una spia e quasi ammazzato, riesce a fuggire, ecc.
  • Una deputata vuole diventare la prima Presidente della Repubblica italiana e dovrà scontrarsi coi pregiudizi dei suoi colleghi e cercherà alleati in altri partiti.

Ho scritto le prime cose che mi venivano in mente: ma credo che siano eventi logici che partono dalla situazione che abbiamo in mente per la nostra storia. Eventi logici e credibili.

Non importa che il lettore si aspetti certi eventi: un conto è aspettarseli e un altro è sapere come reagiranno i vari personaggi durante quegli eventi e come questi eventi evolveranno. Se però un ragazzo scappa di casa, tutti ci aspettiamo che i genitori si rivolgano alle autorità e facciano anche ricerche per conto proprio.

Azione e reazione: la fisica ci viene in aiuto anche nella scrittura creativa.

Le azioni mettono in campo altri personaggi (polizia, sherpa, soldati, ministri, impresari, ecc.) e obbligano lo scrittore a documentarsi di volta in volta.

Per me il binomio narrativo resta un elemento indispensabile per poter creare una storia. Magari un’altra volta vedremo come creare gli eventi inevitabili e logici.

Voi che ne pensate? Usate questo binomio narrativo?

34 Commenti

  1. Grilloz
    7 aprile 2016 alle 06:49 Rispondi

    Stephen King in on writing dice che una storia nasce da un personaggio è una situazione, secondo te può essere considerato un sottoinsieme dei binomi di cui parli? Sapresti fare degli esempi di Bonomi dei quali il personaggio non è parte?

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2016 alle 11:28 Rispondi

      Non ricordo questo pezzo del libro di King. Una situazione, però, non implica sempre dei personaggi? Altrimenti che storia potremmo scrivere?

      • Grilloz
        8 aprile 2016 alle 08:52 Rispondi

        Sì, ovvio, la mia paura è di fare confusione tra personaggio/motivazione e binomio narrativo.
        Immagino siano due cose differenti e che quindi del binomio possa non far parte il personaggio, ad esempio potrebbe essere abbientazione/incidente.

        • Daniele Imperi
          8 aprile 2016 alle 08:59 Rispondi

          Ho capito. Il binomio è in pratica una situazione, però non mi viene in mente come si possa escludere il personaggio. Dici ambientazione/incidente. E cioè?
          La motivazione è diversa. Io posso creare la situazione, come nell’esempio del romanzo di McCarthy, “un tizio trova per caso un mucchio di soldi della malavita: che succede? Se li tiene”.
          Questa è la situazione che fa scattare la storia. La motivazione, almeno in questo caso, è facile: vuol smettere di lavorare e fare una bella vita.

          • Grilloz
            8 aprile 2016 alle 09:04

            Esempio: in un futuro non troppo lontano uno scenziato riesce a clonare dei dinosauri e li mette in un parco di divertimento (ambientazione) ma qualcosa va storto (situazione)
            sempre in un futuro prossimo viene creato un parco di divertimenti con robot umanoidi (ambientazione) ma i robot si ribellano (situazione)
            Ho preso due esempi abbastanza famosi, creato l’ambiente e la situazione poi gli autori ci hanno messo dentro dei personaggi per far muovere la storia.

            La cosa interessante è che dalla discussione scaturiscono le idee, mica ci avevo pensato prima :D

          • Daniele Imperi
            8 aprile 2016 alle 09:15

            Giusto, Jurassik Park e Il mondo dei robot :)
            Però i personaggi sono comunque coinvolti, anche se all’inizio non li nomini. Voglio dire che comunque nel binomio devi considerarli, perché la storia la fanno i personaggi. In Jurassik Park il casino si scatena perché i dinosauri sono un pericolo per l’uomo e nell’altro film al posto dei dinosauri ci sono i robot. Non cambia nulla nei 2 film, se ci pensi bene.
            In questi 2 casi, però, se è questo che volevi dire, i personaggi sono in un certo senso secondari. In altri film no, come in quello del mio esempio. Se a trovare i soldi fosse stato un poliziotto onesto, la storia sarebbe stata diversa. Nei film citati da te, invece, dinosauri e robot sono un pericolo per tutti e quindi la storia, diciamo così, ha dei binari obbligati, almeno all’inizio.

          • Grilloz
            8 aprile 2016 alle 09:46

            L’idea era quella di cercare dei binomi che non coinvolgessero i personaggi, poi per fare la storia ci vuole un personaggio ed è bene anche che sia carismatico (anche più di uno, pensa a certi romanzi collettivi come l’ombra dello scorpione di King o a certi film come indipendence day)

          • Daniele Imperi
            8 aprile 2016 alle 10:12

            Ho controllato i libri letti negli ultimi anni e non ho trovato nulla paragonabile, come binomio, ai 2 film. Al cinema forse è più facile: pensa a The Mist.

          • Grilloz
            8 aprile 2016 alle 10:37

            Giurassic park però è tratto da un libro di Crichton

          • Daniele Imperi
            8 aprile 2016 alle 11:27

            Ahah, hai ragione, m’ero dimenticato di un piccolo particolare :D

          • Grilloz
            8 aprile 2016 alle 12:01

            :P Capita anche ai migliori

  2. Chiara
    7 aprile 2016 alle 08:44 Rispondi

    Credo che questo post possa essere molto utile per razionalizzare i vari passaggi della storia. Penso infatti che sia molto utile – nel caso di trame lunghe – per definire sia la trama principale sia sottotrame e momenti diversi all’interno del romanzo. Credo che proverò a utilizzare questo metodo. Nel frattempo, posso farvi ricorso per comprendere l’incidente scatenante del mio romanzo, per il valore che può avere in una trama che copre un arco di tempo di quindici anni. :)

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2016 alle 11:30 Rispondi

      Sì, credo che vada bene anche per le sottotrame. In fondo sono microstorie in una storia più grande.
      Anche se la storia dura 15 anni, c’è comunque stato qualcosa che l’ha avviata, spero :D

      • Chiara
        8 aprile 2016 alle 11:00 Rispondi

        Sì. Volevo anche scrivere l’incidente scatenante usando il tuo binomio, ma poi ho temuto che mi rubassero l’idea. Sono la regina delle paranoie! :D

  3. Salvatore
    7 aprile 2016 alle 09:52 Rispondi

    Bel post, Daniele. Il prossimo mese anch’io ho in programma un articolo sul dispositivo drammatico. Per quanto riguarda l’argomento che hai affrontato tu oggi, mi viene in mente ciò che lessi negli anni novanta su una dispensa di consigli per scrittori che trovai in edicola. Il consiglio era il seguente: se vuoi scrivere una storia, c’è una sola domanda che devi porti: che cosa succederebbe se…? Dopo il “se” puoi mettere qualsiasi cosa. Ad esempio: Che cosa succederebbe se le macchine si ribellassero all’uomo? (Terminator). :)

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2016 alle 11:31 Rispondi

      Grazie. Il dispositivo drammatico mi interessa, perché non l’ho capito appieno.
      Il consiglio che hai letto è il famoso “what if” :)
      Per me è uno dei più grandi consigli sulla scrittura.

  4. Nuccio
    7 aprile 2016 alle 11:28 Rispondi

    Come la mettiamo con Raymond Carver? Per lo più sono storie aperte, senza personaggi incisivi. O, meglio, con personaggi grigi di tutti i giorni. Eppure ha avuto i suoi riconoscimenti anche se alla fine della sua breve vita (conosco la storia del suo editor, ma…chissà!).

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2016 alle 11:33 Rispondi

      Non ho ancora letto Carver. Ma le eccezioni ci sono sempre. La storia dell’editor che in pratica ha riscritto molto delle sue storie la conosco. Se è vera, allora quelle sono storie di Carver e dell’editor.

    • Grilloz
      8 aprile 2016 alle 08:54 Rispondi

      Un uomo di vedute chiuse e anche un po’ geloso incontra un vecchio amico cieco della moglia (personaggio-situazione) ed esce uno dei suoi migliori racconti ;)
      No, anche Carver non sfugge a certe “regole”, solo sono più sottile ;)

  5. Stefania
    7 aprile 2016 alle 12:13 Rispondi

    Alcuni lo chiamano anche “conflitto”; sempre di un cubo verde CONTRO un cubo azzurro si tratta. Oppure di un mega cubo che dentro ha tanti cubicini che COZZANO l’uno contro l’altro. Perché hai detto bene: la fisica ci viene in aiuto, e se non c’è nessuna “schicchera” data ad almeno uno dei cubi per farlo traballare e, magari, andare addosso all’altro cubo, c’è la stasi.
    Le storie di Carver: se le guardi in toto c’è la stasi, forse sì. Del resto, descrivere quella stasi è il suo obiettivo (anche). Però i cubi dentro ci si muovono eccome, sotto la spinta di tante piccole, fastidiose “schicchere”, ecco. Perché anche quando si descrive, si sceglie, e si organizzano i cubi nella foto in un modo ben preciso e determinato. E di solito proprio mettendoli l’uno contro l’altro.
    Certo, nelle sue storie (e in quelle di molti altri) manca lo “Schiccherone”, ma avanti ci si va comunque, e alla fine un messaggio lo si dà.
    Allora forse lo “Schiccherone” di quelli come Carver è proprio il messaggio?
    Non so, ci penso.
    Io comunque ho studiato l’editing di Lish su “Perché non ballate?” (un racconto che, per inciso, parte da una DOMANDA: più schicchera di questo segnetto di interpunzione… ¿¿??) e, in quel caso specifico, secondo me quella è una storia DI Carver tirata fuori da lui DALL’editor. Opinioni. GrazieS per l’articolo. E saluti.

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2016 alle 12:33 Rispondi

      I cubi li ho scelti per puro caso :)
      Però vedo che ho fatto bene. La schicchera serve eccome. Quando leggerò Carver vedrò se noterò quanto hai detto.
      In che senso è una storia tirata fuori dall’editor?

    • Grilloz
      8 aprile 2016 alle 08:55 Rispondi

      Posso chiederti dove hai trovato l’editing di Lish? Sarei curioso di vederlo ;)

      • Stefania
        9 aprile 2016 alle 14:13 Rispondi

        Ciao Grilloz. Sì, puoi chiedermelo; ma io posso risponderti che non me lo ricordo? ;-)
        In realtà me lo hanno passato durante un corso di editing che ho frequentato, però ricordo anche che, per lavorare meglio sul testo che era in versione jpg, lo cercai su internet come una dannata per poi poterci lavorare su trasformandolo in versione word, e alla fine lo trovai. Quello che non mi ricordo è dove e come.
        Quindi possiamo fare 2 cose:
        1) posso rimettermi a cercarlo come una dannata / o puoi farlo te ;-)
        2) posso più rapidamente passarti quello che ho sul mio computer, per via privata
        Oppure anche (mi viene in mente) se Daniele pensa che sia una cosa che possa interessare anche a lui e magari ad altri iscritti al blog, posso anche condividerlo con tutti. Ricordo pure che, a suo tempo, per quell’esercizio scrissi un commento dettagliato del perché e per come secondo me l’editing in questione aveva migliorato il testo, e dove e perché, invece, quelli di Lish erano stati (sempre a mio parere eh) interventi superflui o dettati dal semplice gusto personale.
        Tutto ciò sono sicura di poterlo ritrovare facilmente perché sul mio computer c’è! ;-)

        • Grilloz
          9 aprile 2016 alle 15:18 Rispondi

          Sentiamo cosa dice il padrone di casa ;)
          Poi se sei così gentile da girarmi i tuoi appunti (mi ricorda i tempi dell’università :P) la mia mail è
          grillo.davide(at)gmail.com

          • Stefania
            9 aprile 2016 alle 16:27

            Senz’altro. Intanto te li giro. Così, semmai, a lezione puoi fare il secchione in prima fila che alza la mano ogni tre per due ;-)

        • Daniele Imperi
          12 aprile 2016 alle 08:47 Rispondi

          Penso che sia interessante, vedi se riesci a trasformarlo in un post e lo possiamo pubblicare.

          • Stefania
            14 aprile 2016 alle 12:28

            Eh, ci provo. Non sarà facile. Per ora, rileggendolo, è da rifare perché è troppo tecnico.
            Prima magari mi spulcio tutti i tuoi post su cosa non fare e cosa sì quando si scrivono post, e poi mi faccio viva.
            Se poi proprio mi incasino, ti chiedo consigli e bacchettate, e al massimo ci dai di CANC SUP DEL ed ELIMINAZIONE della “cósa” totale e globale ;-)

  6. Stefania
    7 aprile 2016 alle 12:49 Rispondi

    I cubi cubano sempre a cubere! W i cubi! :-)
    Per esempio, nel senso che il minimalismo tipico di Carver, nella versione di Carver, è mooooolto più ridondante, confuso e generico. Ma del resto è più che normale, un editor serve anche a quello: a fare il Poliziotto Cattivo e Razionale della situazione.
    Poi sai, è una mia personalissima opinione eh. E comunque Carver resta Carver lo stesso, per carità.
    Solo che questo ha corroborato un’idea che ho da sempre: cioè che, spesso, le cose si fanno meglio in due (o anche in tre, o in tanti… dipende dalle cose) piuttosto che da soli. Tutto qui, ognuno osservando “la cosa” dal suo punto del prisma, e ognuno facendo agli altri le DOMANDE giuste. Cioè, creando un conflitto, appunto ;-)

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2016 alle 13:12 Rispondi

      Che l’editor serva sia d’accordo, ma se l’editor riscrive parecchio, allora ciò che io leggo non è più dell’autore, ma di due persone.

      • Stefania
        7 aprile 2016 alle 13:27 Rispondi

        E se l’editor FA riscrivere parecchio…? Comunque stiamo deragliando (credo) dall’argomento del tuo articolo che ho apprezzato per quello che mette in luce: il conflitto del binomio dei cubi e delle schicchere ;-)
        Quindi torno a bomba, ti faccio i complimenti e mi ricolloco seduta prima della “schicchera”. Ciao ciao.

  7. Alberto Lazzara
    7 aprile 2016 alle 12:49 Rispondi

    Forse le storie (lunghe) che nascono da ispirazioni che si esauriscono in situazioni iniziali o binomi narrativi (metto il personaggio in una situazione fuori dall’ordinario e vedo che succede) sono quelle che hanno meno chance di essere portate a termine. L’autore conosce la situazione di partenza, ma tutto il resto deve “scoprirlo” cammin facendo secondo uno schema eccessivamente lineare e quindi più insidioso.

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2016 alle 13:13 Rispondi

      Non è detto, secondo me. L’autore mette il personaggio in una certa situazione, poi studia a tavolino che cosa accadrà. Se inizia a scrivere senza sapere dove arriverà, è naturale che potrebbe non finire la storia.

  8. Emiliano
    9 aprile 2016 alle 09:33 Rispondi

    Veramente un bel post, a mio avviso nessuna storia può vivere senza un elemento scatenate, come ogni sottoinsieme della storia stessa. Situazione-causa /effetto. In effetti un altra cosa che non può mancare in questo binomio è che ogni situazione-causa/effetto deve essere svolta con la legge delle 5 w del giornalismo. L’esclusione del personaggio non credo possa avvenire, un personaggio può essere una persona, come un anello (tipo il Signore degli anelli), come qualsiasi altra cosa che vive, soffre agisce (avviene di conseguenza se vogliamo escluderlo credo). Il “se…succede …” anche in situazioni astratte e lunghe oltre che complesse, possono essere svolte agevolmente secondo uno schema logico che sviluppo con l’intercedere della storia, senza questo schema (tipo mappa mentale evoluta) credo che chiunque si perderebbe nelle prime 50 o 100 pagine. Se non sai da dove parti non sai dove arrivi e viceversa. Ti ringrazio perché con questo post mi hai fatto notare che in alcune guide questa cosa non l’ho specificata in maniera chiara, mi hai dato un idea nuova a cui non avevo pensato, come è successo a te con la mappa.

    • Daniele Imperi
      12 aprile 2016 alle 08:46 Rispondi

      Grazie. Anche nel caso dell’anello, però, c’è sempre il personaggio di mezzo.

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