Le ambientazioni facili… ma non troppo

Le ambientazioni facili... ma non troppo
Quando ambientare una storia può essere davvero facile?

In un commento a un mio post – che non sono riuscito a ritrovare (o era un’email?) – una lettrice sosteneva che ambientare una storia nel passato comporta tanta documentazione e che, quindi, è preferibile ambientarla nel futuro o in luoghi inventati.

Quando scriviamo una storia medievale, per esempio, o ottocentesca o anche sulla Seconda Guerra Mondiale, sono tanti i dettagli da considerare:

  • sistema politico del tempo e del luogo
  • alimentazione
  • società
  • abitudini
  • scienza e tecnologia
  • linguaggio

Certo, occorre tempo, ma non possiamo scrivere un romanzo ambientato nel 1359 senza sapere come funzionava la vita a quell’epoca. E non possiamo neanche dire che nella storia non entrano in campo re e regine, ma solo contadini, perché la vita delle persone è sempre stata condizionata dai governanti.

Esistono ambientazioni facili?

No. Secondo me nessuna ambientazione lo è. Ma in realtà il problema non è la difficoltà di scrivere una storia ambientata nel passato, quanto di riuscire a trovare tutta la documentazione che ci serve. Quindi, per come la vedo io, una storia ambientata nel futuro o in luoghi inventati è esattamente come le altre.

Ambientare una storia nel futuro

Che non significa per forza fantascienza. Il futuro e la fantascienza possono essere due cose differenti. Fra due secondi è futuro, ma non è certo fantascienza. Stabiliamo quindi prima che cosa intendiamo per futuro.

Se scrivo un racconto che si svolge nel 2018, fra 4 anni, è ambientato nel futuro, ma a parte i cellulari più potenti di quelli di adesso, non credo proprio che viaggeremo nel tempo o potremo smaterializzarci. Dunque: ambientazione facile, perché la conosciamo.

Se invece intendiamo fantascienza, allora il discorso cambia e credo anzi che come ambientazione sia più difficile delle altre. Nella fantascienza dobbiamo inventare, ma con cognizione di causa. È troppo facile scrivere “l’astronave atterrò”, anche un bambino è capace di farlo. Ma non si limita a quello la fantascienza.

Nel mio ebook in lavorazione, il solito dal titolo provvisorio P.U., c’è una storia ambientata in un futuro remoto e un’altra in uno impensabile. Certo, sto inventando, ma anche definendo due società lontanissime nel tempo, con linguaggi e abitudini diversi dalle nostre. Ci riuscirò? Non lo so, vedremo l’effetto che farà nei lettori, se ce ne saranno.

Il futuro non è una scappatoia. Non è stato inventato per facilitare il compito agli scrittori, semmai il contrario.

Ambientare una storia in un luogo immaginario

Se volete leggere un perfetto esempio di luogo immaginario, allora leggete Perdido Street Station di China Miéville. O le opere di Walter Moers. Due generi diversi, opere del Fantastico in entrambi i casi, ma esempi concreti di come si debbano creare mondi alternativi ai nostri.

C’è stata documentazione? Sì, senz’altro, specialmente in Perdido. Il fatto che siano storie ambientate in luoghi e epoche immaginari, non significa che la loro creazione sia stata indolore per gli autori, anzi. Storie come quelle richiedono tempo e ingegno, secondo me.

Ma non dobbiamo andare troppo lontano per leggere storie ambientate in luoghi inesistenti. Mai letto Camilleri? La sua Vigata, come Montelusa, non esiste mica. Ma le storie di Montalbano sono storie odierne e italiane, quindi devono rispettare la nostra realtà.

Tolkien prima, Brooks più tardi, Martin di recente hanno inventato i loro mondi. Forse l’ambientazione più semplicistica è quella di Shannara, perché la Terra di Mezzo e i Sette Regni sono abbastanza complesse.

Ambientare una storia in un luogo immaginario non vi solleva dalle stesse responsabilità che avete quando ne create un’altra qualsiasi. I luoghi inventati devono comunque rispecchiare una realtà, altrimenti addio credibilità e anche spessore.

Quali sono le ambientazioni facili per voi?

Esistono? Sono quelle futuristiche o dei luoghi immaginari?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post8 maggio 2014 - Commenti38 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • LaLeggivendola 8 maggio 2014 at 10:17

    Mah, secondo me l’unica ambientazione facile è quella che rispecchia la realtà in cui si vive, altrimenti bisogna documentarsi un sacco o costruire un mondo con tutte le sue regole. E non so quale delle due sia la versione più semplice.

    • Daniele Imperi 8 maggio 2014 at 15:05

      Vero. E nessuna delle due ambientazioni che hai citato è più facile dell’altra.

  • Manu 8 maggio 2014 at 11:36

    Condivido. Non amo la storia e documentarmi mi costerebbe tantissimo tempo. E le ambientazioni fantastiche ti obbligano a fare uno sforzo mentale sovrumano, per creare qualcosa di alternativo ma credibile (ammetto che se è troppo assurdo io il fantasy non riesco a leggerlo).
    Anche qui dipende se uno è più portato alla ricerca o all’inventiva…

    • Daniele Imperi 8 maggio 2014 at 15:06

      Hai parlato di qualcosa a cui non avevo pensato: essere portati per l’inventiva. E penso anche io che un mondo fantastico alternatico sia molto difficile da creare.

  • Salomon Xeno 8 maggio 2014 at 11:39

    Sì che esistono. L’ambientazione casalinga è facile, perché non hai bisogno di documentazione – ti sei documentato, vivendola, per anni!o
    Però è vero, c’è l’impressione che un’ambientazione immaginaria, che sia fantasy o fantascientifica in un futuro remoto, sia più semplice. C’è però un dettaglio da non trascurare: va bene inventare, ma ciò che costruiti deve reggersi in piedi. Se la difficoltà di un’ambientazione realistica sta nella documentazione, nel fantastico è richiesto un analogo sforzo per creare una struttura solida e le condizioni al contorno. Non credo sia più facile; è uno sforzo che può essere minore o maggiore anche a seconda di come lavora la nostra immaginazione.

    • Daniele Imperi 8 maggio 2014 at 15:08

      Sai che noia con le ambientazioni casalinghe :D

      Per una buona ambientazione fantastica ci vuole tempo e ci vogliono anche capacità. Non è per niente semplice.

  • Attilio Nania 8 maggio 2014 at 11:54

    Secondo me sta tutto nella parola facile, che è un concetto relativo.

    Incominciamo col precisare che “facile” è l’opposto di difficile, mentre “semplice” è l’opposto di complesso.

    Una cosa è complessa quando richiede per la sua realizzazione operazioni lunghe, laboriose e che necessitano di molta attenzione. Una cosa è complessa quando bisogna stare attenti a non commettere disattenzioni o leggerezze.
    In questo senso tutte le ambientazioni richiedono un lavoro complesso, anche quelle di una storia che si svolge ai giorni nostri. Perché se io che vivo in Toscana ambiento i mio romanzo in Calabria non faccio meno fatica che ad ambientarlo alla corte di Carlo Magno.
    Ecco, l’unica ambientazione semplice che mi viene in mente è casa mia. Se ambiento la storia entro le quattro mura in cui vivo e uso come protagonisti i componenti della mia famiglia, allora ho un’ambientazione semplice.

    Riguardo alla parola “facile”, che è l’opposto di difficile, il discorso è diverso.
    Qualcosa è difficile quando per la sua realizzazione è richiesto un notevole sforzo logico.
    La parola difficile per me non è da accostare alla scelta delle ambientazioni in una storia, né a nessun altro aspetto della scrittura.
    Se per qualcuno scrivere è difficile, è meglio che non scriva proprio.

    • Daniele Imperi 8 maggio 2014 at 15:09

      Pensiero estremo, ma condivisibile. Giusto quello che dici sul parallelo Toscana-Calabria: io dovrei documentarmi anche sulla mia regione, Lazio, perché non ne conosco tutti i posti.

  • violaliena 8 maggio 2014 at 11:58

    Che ci lanci nel passato armati di documentazione o ci si alloggi nel futuro sostenuti da fantasie creative, i conti vanno fatti con la coerenza e la funzionalità dello scenario preparato. E’ difficile in entrambi i casi e va studiato anche se con armi diverse. Restare ai nostri giorni sembrerà più banale ma è di sicuro più semplice.

    • Daniele Imperi 8 maggio 2014 at 15:11

      Coerenza e la funzionalità: esattamente, non devono mai mancare.

      I giorni nostri, però, sono più semplici se rapportati alla nostra realtà geografica. Prova a scrivere una storia su qualche popolo sperduto.

  • MikiMoz 8 maggio 2014 at 13:21

    Forse non esistono ambientazioni facili, se vuoi scrivere bene.
    Mi spiego meglio: per puro gusto, ambiento le mie storie “qui e ora”, quindi non ho bisogno di sapere chissà cosa, si dirà.
    E invece, premesso che devi documentarti su argomenti che conosci poco -pena la figura di emme-, se vuoi che una storia di genere slice of life (come si usa dire nell’ambiente che ama ‘sti termini) ambientata nella quotidianità attuale funzioni a dovere col lettore devi gestir bene vari aspetti popolari, e quindi anche documentarti su questi :)

    Moz-

    • Daniele Imperi 8 maggio 2014 at 15:13

      Sì, lo penso anch’io. Non possiamo conoscere tutti gli aspetti del nostro mondo odierno. Io, per esempio, non posso scrivere una storia di alunni senza prima documentarmi sulla scuola materna attuale, che è di sicuro diversa da quella che ho frequentato io… decenni fa :D

  • micaela 8 maggio 2014 at 13:53

    Credo che anche solo immaginare una stanza di una casa, o di un albergo, porta portare i suoi problemi. Secondo me, oltre al problema di avere materiale sufficiente a scrivere un racconto bisogna farlo vedere e vivere al lettore. Io devo ambientare un lago, che non esiste nella realtà, in India. Ho immaginato isole della Grecia con le sue tante stradine, che non ho mai visitato ma solo visto materiale su internet. Ho creato stanze d’albergo a Milano e case in riva al mare in California.
    La domanda forse da porci è: riesce una persona che legge il nostro racconto a immaginare quello che noi vediamo e che scriviamo?

    • Daniele Imperi 8 maggio 2014 at 15:15

      La mia domanda è un’altra: un lettore che conosce bene quei posti, riuscirà a trovare conferme quando ci legge?

  • Moonshade 8 maggio 2014 at 14:55

    Di base ritengo che scegliere la via che “si considera scorciatoia” produca solo storie di bassa qualità. Nel senso: Se l’autore/rice in primis ritiene che può affrontare un genere saltando la preparazione dell’ambientazione, allora non ha capito né letto molto di quello che sta per fare. Non è necessario che siano fantasy o sci-fi, quello rende solo più evidente la povertà e il disinteresse che l’autore/rice stess* non ha voluto colmare -e spostare l’azione del futuro pensando di fare la furbata per saltare il passato non rende: non hai nulla da studiare, devi inventare tutto di tutti gli aspetti, dalla società ad una timeline ai costumi… Succede anche coi romanzi ambientati “qui/ora”: ho visto scegliere località a casaccio per ambientare fondamentalmente cose un po’ alla sex&city, drammi familiari e urban fantasy un po’ faciloni, ma poteva essere N.Y come Bovisio Masciago. Per me è “facile” pensare ad una situazione più storica, per un altro sarebbe facile invece creare un poliziesco, ma non è la naturale attitudine ad un genere che rende la sua gestione “facile”; senza ricerca diverrebbe solo stereotipo, perché si baserebbe su elementi già noti.
    Non sono per il nozionismo stra preciso e oltre i confini delle lauree che crea descrizioni di millebanana pagine, ma ritengo che il documentarsi faccia parte della curiosità, che dovrebbe essere propria di un mestiere creativo come la scrittura, perché solo con il documentarsi si hanno tutti gli elementi necessari per creare dinamiche personali e magari trovare nozioni che sono più interessanti magari di quelle preassoldate. Se vuoi scrivere una storia fantasy ma non hai letto nulla di mitologia e mi descrivi la campagna inglese, se vuoi scrivere uno sci-fi ambientato in un sistema stellare preciso e non ti prendi lo sbatti di almeno conoscere la differenza tra una luna ed un asteroide beh… non mi prenderei lo sbatti di comprarti il libro.

    • Daniele Imperi 8 maggio 2014 at 15:19

      Penso anch’io che la documentazione deve essere propria della creatività dello scrittore. Se ti disinteressi a tutto, allora è meglio lasciar perdere la scrittura.

  • Tenar 8 maggio 2014 at 15:06

    L’idea che esistano ambientazioni “facili” è deleteria perché porta a scrivere senza il dovuto studio e la dovuta cura (tanto è facile) e il risultato sono testi illeggibili! Che si ambienti la storia oggi, nel passato nel futuro o in un altrove all’ambientazione va dedicata un’attenzione maniacale. E non è detto che ambientare una storia qui e ora semplifica la vita. C’è una scena di attentato in un aeroporto? Devo sapere il più possibile sui sistemi di sicurezza, sul lavoro dei singoli professionisti, sul funzionamento dei macchinari… Mica facile!

    • Daniele Imperi 8 maggio 2014 at 15:20

      L’esempio dell’attentato all’aeroporto calza alla perfezione. Ma ce ne sarebbero di esempi da fare sul mondo di oggi.

      • luisa 8 maggio 2014 at 20:39

        Io penso che per qualsiasi ambientazione occorra documentari molto. Il mio romanzo che sta per essere pubblicato è ambientato a Milano che conosco abbastanza bene ma in ogni caso, dal momento che c’è di mezzo la Questura come base delle indagini di un delitto, ho dovuto andarci di persona e parlare con il direttore della polizia scientifica.
        L’altra località dove la protagonista è nata si trova in Sicilia e per descriverla meglio ho approfittato di un viaggio in quella regione, scegliendo nona caso il paese di Fiumefreddo, così ho potuto vederlo con i miei occhi e descriverlo meglio.
        Certo non è pensabile scorazzare per il mondo intero se le ambientazioni sono troppo lontane, ma documentarsi è necessario, altrimenti è meglio dedicarsi ad altro.

        • Daniele Imperi 9 maggio 2014 at 08:10

          Direi che hai lavorato bene, andando di persona. Dov’è possibile farlo, anche secondo me va fatto, altrimenti oggi con internet è molto facile documentarsi.

  • Gabriele Mercati 8 maggio 2014 at 20:39

    Ho gia scritto diverse storie ambiantate nel passato il medioevo senza documentarmi più di tanto, l’unica cosa che ho verificato e l’ordine gerarchico dei nobili, perché, Daniele, come affermi tu non si può parlare solo dei servi, tralasciando i governanti e viceversa. La vita di un tempo che fu va documentata in toto. Non mi ritengo affatto bravo, per non essermi documentato sulla storia, mi è bastato ricordare i tanti libri letti sul tema, riminiscenze scolastiche e qualche trucco! Ovvero inventarmi tutto dal territorio ai personaggi, questo senza tralasciare un connubio fra fantasia e realtà. Ne è venuto fuori un romanzo di 380 pagine ricco di tantissimi eventi, battaglie, amore, arroganza di certi governanti, rivendicazioni, l’ottusità religiosa, la prosperità di quei popoli. Se non fosse così il mio lavoro non sarebbe da ieri in esposizione al Salone del libro di Torino.
    Ma non ho scritto solo riferito al passato, ma anche al futuro, e al presente. Quello che conta è chiudere gli occhi e immergere la mente nell’evento: Vivere i personaggi vederli in azione, sentire i loro dialoghi come fossero lì al tuo fianco. Se dovo descrivere due giovani che amoreggiano in un bosco: da prima descivo il luogo, (un prato di una radura coperta di fiori, l’ombra di una grossa quercia) le sensazioni che la natura ci trasmette (La brezza che stuzzica le nerici col profumo dei fiori, il canto degli uccelli, il cielo terso) insomma prima di immergere i due protagonisti creerei nella mente del lettore un immagine, per portarlo all’interno della scena. E questo si può fare in qualziasi ambientazione, il periodo non conta, cambieranno le situazioni.
    Gente occorre far correre la fantasia e buttarsi a capo fitto.
    Ciao tutti
    Gabriele

    • Daniele Imperi 9 maggio 2014 at 08:05

      Non sono molto d’accordo sulla fantasia e sul buttarsi a capo fitto. Se scrivi di un evento passato, allora devi documentarti molto su quell’epoca. Non basta ricordare i libri letti.

  • Grazia Gironella 8 maggio 2014 at 20:51

    Se scrivi della tua realtà di tutti i giorni, la conosci sì, ma riscattarla dalla banalità non è facile, e non è affatto detto che l’occhio più ravvicinato sia quello che coglie meglio i dettagli.
    Se scrivi romanzi storici devi stare ben attento a non inserire stupidaggini, ed è difficile calarti davvero nell’atmosfera del periodo.
    Se scrivi fantastico devi essere accurato nell’inventare e doppiamente efficace, perché il tuo meraviglioso mondo parte essendo una lavagna bianca per il lettore.
    Per questo credo che le ambientazioni facili siano quelle scritte male. Ultimamente penso spesso al peso che hanno, e a quanto sia forte il rischio di essere approssimativi.

    • Daniele Imperi 9 maggio 2014 at 08:07

      Infatti anche io penso che non sia facile scrivere della nostra realtà, proprio per quello che dici tu: devi riuscire a riscattarla dalla banalità. Non puoi scrivere della tua vita, perché nel 90% dei casi non hai fatto nulla di eclatante.

  • Ladyghost 9 maggio 2014 at 09:01

    ho sempre trovato difficile in effetti ambientare i miei scritti nel passato, perchè documentarsi è sempre difficile e inevitabilmente trovi gente che ne sa più di te…il rischio, concreto, è di fare delle gran brutte figure…per cui ambiento i miei scritti nel presente, ma in un presente del tutto inventato!

    • Daniele Imperi 9 maggio 2014 at 09:43

      Quel rischio si corre sempre. Ma, a meno che tu non debba scrivere la biografia di un personaggio storico, credo che fra libri e risorse online puoi cavartela.

  • GiD 9 maggio 2014 at 11:37

    Premesso che ogni ambientazione ha bisogno della debita cura, va detto che comunque un’ambientazione di fantasia risulta spesso essere meno vincolante e soprattutto più semplice da gestire dal punto di vista della documentazione.
    Se decidi di ambientare la tua storia a Mussomeli (CL), e tu a Mussomeli non ci sei mai stato, è un bel casino: C’è una piazza? Le strade sono strette o larghe? Quante chiese ci sono? La fanno la processione del Venerdì Santo? C’è gente che gira in bici per le strade? E così via.
    Ci sono tantissime informazioni che sono difficili da reperire e, in seconda battuta, da gestire.
    Se invece scegli come ambientazione una cittadina siciliana immaginaria, come la Vigata di Cammilleri, le cose si semplificano. Le informazioni ti servono, ma sono informazioni più generiche. Se conosci la vita di provincia siciliana puoi ricrearla senza problemi, adattando i particolari della cittadina a quello che è funzionale alla tua storia. Sei tu che decidi usi e costumi dell’ambientazione, rifacendoti solo sommariamente a ciò che già conosci. Hai più spazio di manovra, e questo rende il tutto sicuramente meno complicato.

    • Daniele Imperi 9 maggio 2014 at 12:08

      Vero quanto dici per Vigata, ma sempre dovrai documentarti per qualcosa. E sì, è più gestibile un’ambientazione fantasy, nel senso che sei libero di fare come vuoi, ma tutto deve stare in piedi e essere coerente.

  • Luca.Sempre 9 maggio 2014 at 14:44

    Tralasciando saloni del libro con libri in esposizione e commenti sgrammaticati di bravissimi autori dalla fantasia tanto incredibile quanto imbarazzante…

    … direi che la documentazione presenta lo stesso grado di difficoltà, sia che tu scriva romanzi storici, sia che tu scriva opere fantastiche.

    Forse direi che il fantastico richiede uno sforzo in più, perchè comunque devi inventarti di sana pianta sistemi politici, militari e sociali che necessariamente debbono obbedire a delle logiche coerenti e credibili, mentre per il romanzo storico “l’architettura” del tempo in cui è ambientato il romanzo è già lì. Devi solo studiarla a fondo.

    Io, personalmente, sono affascinato dalle ucronie… Un ottimo esempio di romanzo storico che sfocia però nel fantastico.

    Al momento sto costruendo da zero, di sana pianta, l’architettura di un multiverso ucronico. Se presa dal verso giusto, anche la documentazione narrativa può risultare affascinante, ricca di spunti, e tutt’altro che noiosa ;-)

    • Daniele Imperi 9 maggio 2014 at 14:52

      Anche io credo che il fantastico, se lo fai bene, sia più difficile. L’ucronia piace anche a me.

      Multiverso? Sto lavorando anche io a qualcosa del genere :)

  • franco zoccheddu 9 maggio 2014 at 19:14

    Si, non c’è dubbio: conoscenza approfondita del “mondo” in cui si ambienta la storia. Sorrido di tutti quei film e romanzi di fantascienza nei quali si descrivono viaggi interstellari, a velocità prossime a quella della luce o addirittura oltre (e guarda che non me ne perdo uno!!).
    Gli autori (certo, tranne grandi come Asimov o Clarke) spesso ignorano completamente la realtà: l’effetto Doppler relativistico, quando ti avvicini molto alla velocità della luce, rende la radiazione fossile di fondo cosmico un’ondata pericolosissima di raggi X e poi gamma che fonderebbero probabilmente qualsiasi nave spaziale. Quindi è una stessa caratteristica dell’Universo a rendere impossibili viaggi a velocità davvero utili ad attraversare distanze, non dico cosmologiche, ma almeno stellari. Altro che velocità curvatura…
    Attendo con ansia e speranze il nuovo “Interstellar” di Cristopher Nolan,
    un mago nel far apparire realistico ciò che è in effetti assolutamente fantastico. Perchè c’è analisi, studio, e moltissima conoscenza tecnica.

    • Daniele Imperi 9 maggio 2014 at 20:39

      Secondo me certe storie di fantascienza dovrebbero scriverle quelli come te, io ignoravo un dettaglio del genere…

      Interstellar non me lo perderò ;)

  • Seagal93 9 maggio 2014 at 20:02

    Ottimo Post :)
    Secondo me, tutte le ambientazioni hanno il loro elevato grado di difficoltà.
    Diventa semplice se sei un Dan Brown o un Ken Follet, i quali vengono aiutati da un vero e proprio “team” di collaboratori che svolge il lavoro di ricerca al posto loro.

    p.s
    Ma quando uscirà P.U. ? eheh :)

    • Daniele Imperi 9 maggio 2014 at 20:41

      Grazie Seagal :)

      Ecco, a me questi “team” di collaboratori stanno proprio sulle scatole…

      P.U. lo sto scrivendo, giuro! :D
      Ho quasi finito i 6/39° della storia…

  • violaliena 10 maggio 2014 at 00:33

    6/39? che strana unità di misura!
    Ma passato, futuro o presente che sia il periodo in cui si svolge una storia, credo che nessun autore riuscirebbe a documentarsi a sufficienza su ogni cosa.
    Tutti abbiamo una sorta di macchie cieche e diamo per scontate alcune cose che andrebbero invece messe in dubbio.
    Perciò credo che un certo grado di libertà all’immaginazione dell’autore bisogna permetterlo. L’approssimazione grossolana è triste, ma quella che residua unita a passione e lavoro invece si smorza enormemente. La cura e lo studio emergono insomma. In fondo un po’ di sospensione dell’incredulità la regaliamo volentieri ad una storia che merita.

    • Daniele Imperi 10 maggio 2014 at 08:21

      Beh, la storia è in un certo senso divisa in 39 parti, tutto qui :)

      Concordo che sia impossibile avere una visione totale e concreta di ogni epoca e che dobbiamo anzi lavorare sull’immaginazione. Ma ci scriverò un post, grazie dell’idea ;)

  • Donatella 16 maggio 2014 at 19:19

    I concetti di facile e difficile e di semplice e complesso sono del tutto relativi. Per chi è appassionato di storia non è difficile ambientare una storia in un periodo storico, oppure per chi ha l’accesso ad alcune informazioni o per chi vive accanto alla biblioteca nazionale o a qualche altra fonte le cose non sono complesse, ma semplici. Per esempio tempo fa ambientai una storia durante un bombardamento realmente avvenuto per Natale quando tutte le persone erano a tavola con le loro famiglie in una cittadina della Toscana. Oppure un altro racconto l’ho ambientato in Africa perchè ho avuto modo di conoscerla e di starci anche 40 giorni per più volte. Insomma tutto dipende dalla propria condizione, ma comunque anche un romanzo ambientato fra le mura familiari e in un ambiente che si conosce bene non è semplice e implica lo stesso una grande capacità di scrittura e di fantasia. Un esempio? Jane Austen descrive ambienti medio e alto borghesi della sua cerchia familiare e della sua cerchia di amici, ma ha scritto dei capolavori come Orgoglio e Pregiudizio o come Emma e altri ancora, certo questo è un classico della letteratura.

    • Daniele Imperi 16 maggio 2014 at 20:57

      In un certo senso penso tu abbia ragione, ma anche se conosci la storia, comunque non puoi conoscere tutti i dettagli.

      In un romanzo storico sono tanti gli elementi che richiedono un’attenta documentazione: come mangiavano, cosa mangiavano, come vestivano e si spostavano, usi e tradizioni, festività, parlata, nomi, vita sociale, nomenclatura degli oggetti, delle scene, ecc.

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