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4 motivi per pubblicare con un editore

Scegliere un editore

L’editoria tradizionale continua a ricevere consensi, lo vediamo dal numero di libri pubblicati – sinceramente sto vedendo anche nomi nuovi – e da ciò che leggiamo nei siti delle case editrici. Molti blogger scrittori sono in cerca di editori.

Perché dunque affidarsi ancora a una casa editrice e non preferire la via del del self-publishing? La scorsa settimana ho parlato di 4 motivi validi per autopubblicarsi, ora vediamo perché scegliere un editore per la divulgazione della nostra opera.

#1 – Prestigio

Pubblicare con una casa editrice aumenta sicuramente il prestigio dell’opera. Naturalmente stiamo parlando di editori professionisti e di opere di qualità. Un libro pubblicato con un marchio alle spalle dà allo scrittore sia sicurezza nelle proprie forze sia motivo di vanto, senza scadere nello snobismo.

L’opera pubblicata riceve tutte quelle attenzioni che lo scrittore da sé non potrà darle: come un editing, un design professionale, una veste editoriale e una cura che sono frutto del lavoro di personale qualificato.

#2 – Pubblico maggiore

Una casa editrice può offrire allo scrittore una diffusione del libro ampia, grazie ai suoi contatti, al marketing e alla rete che ha creato negli anni, come la partecipazione a eventi e fiere, la collaborazione con giornali e riviste, le presentazioni, ecc.

Un editore può arrivare là dove lo scrittore, da solo, non riesce. Una casa editrice è presente nelle librerie di tutta Italia, l’opera è quindi visibile a chiunque. Non è certo scritto da nessuna parte che il fatto che un libro sia in libreria venga venduto, ma l’esposizione che riceve è senza dubbio grande.

#3 – Limitazione del lavoro

Lo scrittore deve occuparsi soltanto di scrivere il suo romanzo e, in caso di accettazione da parte della casa editrice, di effettuare le modifiche con l’aiuto dell’editor. Il suo lavoro è quindi scrivere.

Impaginazione, design di copertina, scelta dei caratteri, della carta, marketing, distribuzione, vendita: tutto questo lavoro – che non è poco, anzi è più impegnativo della scrittura – spetta a una squadra di tecnici e professionisti.

#4 – Maggiore credibilità

Presentarsi al pubblico con una o più opere pubblicate da una casa editrice dà certamente una credibilità maggiore che mostrare alcuni ebook autopubblicati. Non che quegli ebook non abbiano valore, ma il lettore che non conosce lo scrittore non sa come sono stati creati quegli ebook.

Scrivere e pubblicare un libro da sé e farlo pagare al pubblico comporta una serie di responsabilità, prima fra tutte la qualità dell’opera. Se da una parte sappiamo tutti che alcune case editrici non pubblicano opere di qualità, dobbiamo comunque fare i conti con la massa, che preferirà acquistare un libro con un “marchio” piuttosto che uno “fatto da sé”.

Ritengo che uno scrittore debba effettuare le sue scelte in funzione dell’opera da pubblicare e degli obiettivi che si pone: per alcune mie storie preferisco rivolgermi a un editore, per altre invece sceglierò l’autopubblicazione.

I vostri motivi per scegliere l’editoria tradizionale

Questi sono i motivi per i quali io sceglierò una casa editrice. Quali sono i vostri? Perché preferireste affidare la vostra opera a un editore e non pubblicarla per conto vostro?

18 Commenti

  1. Marco
    9 maggio 2013 alle 08:31 Rispondi

    Aggiungerei però questo. Ci sono case editrici che pubblicano quasi qualunque cosa, pur di crearsi un catalogo. Capisco che faccia una certa (buona) impressione avere un mucchio di scrittori in scuderia. Però se butti un’occhiata alla qualità delle storie, ti rendi conto all’istante che non ci siamo. Se lo fa una grande casa editrice, d’accordo, non va affatto bene ma ha le risorse per sopravvivere (oppure effettua i tagli, e sopravvive comunque). Ma una piccola, si spara nei piedi. E purtroppo in giro di piccoli editori che pubblicano a raffica, ce ne sono.

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2013 alle 09:28 Rispondi

      Su questo hai ragione e ho avuto modo di constatarlo. Naturalmente i punti 1 e 2, prestigio e credibilità, sono strettamente legati alla qualità di opere che la casa editrice pubblica.

  2. Neri Fondi
    9 maggio 2013 alle 09:49 Rispondi

    Articolo interessante, ma che presuppone l’esistenza di case editrici impegnate seriamente nel loro lavoro. O meglio, che presuppone l’esistenza di grandi case editrici che facciano il loro lavoro con passione e “giustizia”.
    Il problema è che quelle grandi e famose lavorano “cum mentula” (latinismo del mattino), quindi danno visibilità etc, ma poi in fin dei conti scelgono solo gli autori che, meritevoli o meno, fanno vendere. Le piccole realtà molto spesso lavorano bene, selezionano accuratamente, ma alla fine non riescono mai a dare un grande pubblico all’autore, che ogni tanto si ritrova frustrato.
    E questo è un peccato…

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2013 alle 10:20 Rispondi

      Neri, sono sempre sottintesi i presupposti di serietà e qualità, validi tanto nell’editoria tradizionale quanto nel self-publishing.
      Sul fatto che la visibilità sia maggiore per le grandi case editrici, a prescindere dalla qualità dell’opera, che per le piccole, hai ragione.

  3. Glauco
    9 maggio 2013 alle 10:17 Rispondi

    Tu scrivi:
    “L’opera pubblicata riceve tutte quelle attenzioni che lo scrittore da sé non potrà darle: come un editing, un design professionale, una veste editoriale e una cura che sono frutto del lavoro di personale qualificato.”

    Ma a giudicare di molte pubblicazioni recenti, anche di grossi editori, tutta questa attenzione a impaginazione, editing, copertine, etc etc non si vede. Tutt’altro. Noto copertine tutte uguali, gravi errori grammaticali, innumerevoli refusi, impaginazione a volte discutibili (mi è capitato un libro, addirittura, in cui si saltavano 10 pagine, per poi ritrovarle verso la fine! Ed era un editore con la E maiuscola!).

    Insomma… per calare il prezzo dei libri stampati, a causa della concorrenza degli ebook, gli editori tagliano sulla qualità… guarda caso come fa anche il nostro governo, che taglia in cultura, sanità, e servizi.
    Senza contare poi che tutto ciò si sviluppa per rendere concorrenziale il libro tradizionale contro l’ebook, che gli stessi editori pubblicano a prezzi assurdi, e con il testo identico a quello cartaceo, ovvero pieno di errori e quant’altro.
    Ed è buffo, penso io, visto che carta e elettronico dovrebbero completare il servizio, non fare a gara su chi vince e chi perde.

    Per fortuna ciò di cui parlo è ancora eccezione rispetto alla regola, ma questa eccezione diventa sempre più… comune, e di conseguenza regola.
    Esiste persino un blog che propone i libri differenti che utilizzano la medesima copertina. Alla faccia della cura di impaginazione, copertina, etc etc…

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2013 alle 10:24 Rispondi

      Io devo ancora leggere un libro senza refusi o errori vari di stampa :)
      Credo di aver trovato libri perfetti da quel punto di vista nel catalogo di Edizioni XII: non ricordo proprio di aver scoperto errori.

      Sulle copertine uguali siamo d’accordo: ne vedo parecchi che agiscono così, sia grandi sia piccoli nomi. E conosco il blog Copertine di libri ;)

      Forse dovevo aggiungere al post che tutto quanto ho scritto prevede la qualità, ma pensavo fosse comprensibile. Qui nel blog ho scritto qualche post in cui criticavo l’operato di grossi editori, traduzione in primis che spesso diventa una riscrittura a discrezione del traduttore.

    • Lapo Ferrarese
      9 maggio 2013 alle 13:26 Rispondi

      @Glauco: “mi è capitato un libro, addirittura, in cui si saltavano 10 pagine, per poi ritrovarle verso la fine! Ed era un editore con la E maiuscola!).” Purtroppo quello è un problema di stampa, responsabilità quindi dello stampatore, l’editore non c’entra niente, anzi ne è vittima. Lavorando con la carta e con le macchine da stampa sono cose che possono succedere, e sono anche difficili da scoprire in tempo finché il libro non viene sfogliato da un lettore. Peccato, certo, ma è un problema che sempre esisterà (ovviamente si spera in percentuali basse). Per il resto sono d’accordo con te! Saluti.

  4. KINGO
    9 maggio 2013 alle 12:01 Rispondi

    Voglio citarti una delle piu’ famosi massime della Signora in Giallo:
    “Il successo e’ dentro di noi, non va cercato negli altri”

    Con questo credo di aver detto tutto.

  5. Lapo Ferrarese
    9 maggio 2013 alle 13:21 Rispondi

    Sono assolutamente d’accordo con la tua chiusa: “Ritengo che uno scrittore debba effettuare le sue scelte in funzione dell’opera da pubblicare e degli obiettivi che si pone: per alcune mie storie preferisco rivolgermi a un editore, per altre invece sceglierò l’autopubblicazione.”
    Sinceramente non ho mai capito la battaglia “ideologica” tra editoria tradizionale e self-publishing / book on demand, con fanatismi da ambo le parti. Ben vengano invece più soluzioni per pubblicare (presupponendo, giustamente, serietà e qualità in ognuna, altrimenti il problema è altro), poi starà a ognuno decidere quale sia meglio adottare per i propri lavori e i propri scopi. Ci sono in ballo troppi parametri per poter dare una risposta assoluta che sia sempre valida: voglio puntare a guadagnare tanto per ogni vendita (che poi ci riesca è altra cosa) o preferisco puntare ad avere un editore alle spalle? Voglio farmi soltanto esperienza? Ho competenze di impaginazione o grafica? Mi fa fatica/ho poco tempo da dedicare alla mia promozione? Preferisco affidarmi a professionisti o desidero imparare qualcosa di nuovo? E via dicendo… Credo che più possibilità ci sono per un autore e meglio sia, poi eventuali problemi purtroppo possono capitare sia nell’editoria tradizionale che nel self-publishing. Saluti e complimenti per il blog che seguo sempre. :-)

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2013 alle 13:29 Rispondi

      Sono d’accordo anch’io sull’insensatezza di questa battaglia, come pure per quella fra libri cartacei e ebook.
      Grazie per seguire il blog :)

  6. Lucia Donati
    9 maggio 2013 alle 13:43 Rispondi

    (Daniele, anche oggi ho avuto il problema di ieri!).
    Per quel che riguarda la visibilità, dipende: non sempre gli esordienti che pubblicano con casa editrice di marchio hanno tutta questa visibilità e distribuzione. Dipende dal contratto e da clausole varie. E da accordi con le librerie. Cosa si vede entrando in libreria? Soliti libri, soliti noti. Solita noia. Però non è detto (siamo ottimisti…). Altro sull’editoria lo trovi sul mio post di qualche gg fa…

  7. Lucia Donati
    9 maggio 2013 alle 13:48 Rispondi

    Comunque d’accordo che per certe opere ci si può autopubblicare, per altre conviene contattare editori che “facciano il lavoro dell’editore”: proporre un contratto serio e distribuizione capillare con visibilità garantita.

  8. Elisabetta
    9 maggio 2013 alle 18:10 Rispondi

    Guardate, ho pubblicato sia con un editore “vero” (seppur di riviste: Guido Veneziani Editore), sia in proprio; la mia esperienza è presto detta: dal primo i soldi li ho ricevuti solo in parte (una rivista pagava, l’altra ha smesso e ho tuttora un credito insoluto); con l’autoproduzione ogni mese ricevo il mio bonifico. Non sono cifre grandi, ma per cominciare vanno benissimo.

  9. Glauco
    11 maggio 2013 alle 15:55 Rispondi

    Avevo intuito che davi per scontato che la qualità debba essere messa in primo piano nei tuoi 4 punti, ma… io volevo sottolineare che oggi essa sta scomparendo in favore di prezzi più bassi. Prova a sondare il mercato degli editor, vedere quanto vengono pagati e quanto tempo a disposizione hanno per poter sistemare un testo… ne conosco un paio e ti assicuro che quando consegnano un lavoro lo fanno frustrati perché son riusciti a dare una semplice limatina superficiale.

    Così come i problemi di stampa… (@Lapo) oggi, nonostante l’informatizzazione, i problemi sembrano essersi moltiplicati. Ci si affida alle macchine e non si controllano più le bozze (sempre che si facciano). Quando arriva il testo… a intuito… lanciano le rotative senza neppure preparare qualche campione. Tutto ovviamente in virtù di ridurre i costi… ma a scapito della qualità. Problemi del genere, negl’anni 80, capitavano rarissimamente tra i grandi editori. Ci si poteva aspettare una rilegatura approssimata da Fanucci e Nord, ma non da Einaudi, Mondadori, Feltrinelli etc etc. Oggi son tutte uguali, anzi, le piccole fanno molta più attenzione ai dettagli, vedi XII, ma poi… XII che fine ha fatto? :(

  10. Elisabetta
    11 maggio 2013 alle 16:34 Rispondi

    Ciao Daniele, di solito tengo il cartaceo su Lulu e l’e-book su Amazon. Pagano puntualmente entrambi.

  11. L.Nembi
    16 maggio 2013 alle 10:11 Rispondi

    Supponendo anche che davvero esista questo lavoro di editing effettuato da un equipe di professionisti, e che ci sia davvero una grande pubblicizzazione dell’opera (ho visto che questi due elementi sono già stati commentati ampiamente), ci sono altri aspetti dell’editoria che mi frenano dal propormi. Prima di tutto, ci sono case editrici a cui non interessa la qualità dell’opera, interessa solo che dia loro i soldi per poterti pubblicare, poi l’editing te lo devi fare da solo e non si occupano nemmeno di creare una copertina decente. In questo modo l’autore paga di tasca per vedere la sua sudatissima opera trasformata in un prodotto di scarso valore venduto a prezzi esagerati, perdendo il diritto di pubblicarla indipendentemente o anche, per assurdo, di regalarla. E poi, ragazzi, il prezzo! Non puoi avere davanti un libro di un autore sconosciuto e vedere che costa diciotto euro! Il primo pensiero del potenziale compratore, di fronte ad un prodotto di bassa qualità che costa il doppio di un classico relegato e impaginato con precisione, non è contro l’editore – magari sbagliando, siamo d’accordo – ma con l’autore.
    Uno degli aspetti migliori dell’autopubblicarsi è avere voce in capitolo su tutto. Ed insegna all’autore esordiente l’umiltà di vendere il suo prodotto ad un prezzo più consono di quei quindici euro e più che ti propina l’editoria. Magari non vendi milioni di copie in un anno, ma almeno conservi l’integrità. E quando avrai venduto abbastanza di quelle copie da attrarre l’attenzione delle più grandi case editrici, allora potrai dettare tu le condizionii perché prendano i diritti di pubblicazione della tua opera, senza essere calpestato.

  12. Guido Donini
    21 febbraio 2014 alle 23:27 Rispondi

    Tutto bene, ma non vengono spiegati gli aspetti legali e fiscali di chi
    fa stampare un proprio libro da una tipografia e lo vende direttamente pe r b e n e f i c e n z a (senza affidarlo a casa editrice). Si può o no senza incorrer nei rigori della legge?

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