Scrivere per cercare consensi?

Per quale motivo scriviamo?

Scrivere per cercare consensi?

La scrittura, come forma d’arte, si alimenta di consensi: non vive finché non viene esposta al pubblico.

Un tizio su Twitter ha scritto:

Chi ama scrivere non cerca consensi. Ha un modo per fare uscire ciò che sente.

Scrivere, naturalmente, significa far uscire ciò che si sente, ciò che si ha dentro. Che sia un racconto, un romanzo, un saggio o anche un articolo per il proprio blog, si scrive perché si sente un impulso a esternare qualcosa che abbiamo dentro: idee, storie, rabbia, dubbi, preoccupazioni, gioie.

Esternare: cioè manifestare i propri pensieri. Esprimersi, quindi comunicare. E l’etimologia di comunicare ci rimanda alla partecipazione: volenti o nolenti, c’è sempre di mezzo un pubblico.

La scrittura è arte, dunque ricerca di consensi

L’arte fine a se stessa, quindi creare un qualsiasi prodotto artistico – testo, dipinto, scultura, suono – è lecita come l’arte creata per un fine diverso: diretta a un pubblico. Ma l’arte fine a se stessa è confinata nella propria sfera personale, nel proprio io.

Non prevede, cioè, un pubblico.

La scrittura, come forma d’arte, ha da sempre visto un pubblico di riferimento. Dunque consensi.

Perché questo termine dovrebbe esser visto come negativo?

Qualcuno, come sappiamo, trova orribile sentir parlare di vendite, di marketing, di commercio quando c’è di mezzo un libro, solo perché è un prodotto artistico. Eppure sono convinto che trovi normale e “pulito” un pittore che espone i suoi dipinti in una galleria d’arte e li vende.

Qual è la differenza?

Non c’è alcuna differenza. La galleria d’arte dello scrittore è la libreria.

Il pittore dipinge per cercare consensi, cioè estimatori delle sue opere e quindi anche clienti. Così uno scrittore scrive per cercare consensi, cioè lettori delle sue opere, che sono quindi i suoi clienti (e della casa editrice, se pubblica tradizionalmente).

Il consenso è il foraggio di scrittori e blogger

Chi ama scrivere e non cerca consensi, allora non occorre che pubblichi ciò che scrive. Se pubblica ciò che scrive, allora cerca consensi.

Allo scrittore servono consensi, perché i consensi sono i suoi stessi lettori, chi continuerà a comprare e leggere le sue opere. Stesso discorso per il blogger: i consensi sono i suoi lettori fidati – e i nuovi acquisiti – chi continuerà a leggere i suoi articoli e a seguire il suo blog.

Qualcuno pensa che aprire un blog personale e pubblicare articoli di puro sfogo sia semplicemente “fare uscire ciò che sente”: vede un blog come era ai primordi, una sorta di diario personale.

Il fatto è che i blog non sono mai stati veramente dei diari personali, per il semplice fatto che erano nel web, pubblicati nella rete, a beneficio di chiunque li avesse letti.

Non esistevano i commenti all’epoca, d’accordo, ma credo per via della spontaneità di quel nuovo mezzo di comunicazione: nessuno si era messo a tavolino a progettarlo e dunque non era stata prevista la tecnologia dei commenti.

Chi non cerca consensi è chi, come un tempo, tiene un diario personale, scritto a mano intendo: nessuno ne conosce l’esistenza, perché i diari personali sono appunto privati, anche se oggi vengono dati alle stampe i diari di personaggi famosi.

Scrivere per cercare consensi

È questo il fine della scrittura.

Quando ho iniziato a scrivere racconti e a cominciare romanzi fantasy, io cercavo consensi: avrei voluto pubblicare quei racconti e quei romanzi.

Che me ne facevo di storie scritte senza nessuno che le leggesse? Per me non ha davvero senso.

La scrittura creativa e la scrittura professionale (intesa come la scrittura di saggistica, manualistica, biografie, testi pubblicitari, articoli, ecc.) si alimentano di consensi, trovano nei consensi la loro ragion d’essere.

Scrivere per cercare consensi? È questo il motivo per cui scriviamo?

Assolutamente sì.

È questo il motivo per cui scrivete anche voi?

17 Commenti

  1. Marco
    giovedì, 11 Febbraio 2021 alle 7:14 Rispondi

    Sì, si scrive per il consenso. In realtà perché si è dei presuntuosi in cerca di consensi. E tutti vorremmo vivere di scrittura, ma non è possibile. Tuttavia la presunzione ci fa andare avanti anche se attorno a noi i consensi si mantengono bassi. (Ma procediamo comunque perché certi che la prossima volta andrà meglio, sarà la volta buona).

    • Daniele Imperi
      giovedì, 11 Febbraio 2021 alle 12:40 Rispondi

      Ma sì, va bene anche essere presuntuosi :D
      Se non presumiamo di poter vendere le nostre storie, tanto vale non scriverle.
      I consensi saranno bassi, ma si comincia sempre con pochi consensi. Se poi restano tali, va bene, uno ci ha provato.

  2. Ferruccio
    giovedì, 11 Febbraio 2021 alle 9:37 Rispondi

    Pochi giorni fa ho scritto un post dal titolo: un blog per essere letto. Già il paragrafo iniziale di quell’articolo la dice lunga sua quale sia il mio pensiero riguardo a questo post. Suppongo che tutti coloro che scrivono cercano consensi e resto perplesso di fronte all’esternazione di certi personaggi dal profilo profondamente basso che negano l’evidenza di questo bisogno. Vale anche per le altre forme d’arte, dal mio punto di vista

    • Daniele Imperi
      giovedì, 11 Febbraio 2021 alle 12:43 Rispondi

      L’ho letto quel post. Hai ragione in quel paragrafo, infatti. Se non ti interessa essere letto, non pubblicare. Semplice.
      E vale per ogni forma d’arte, certo.

  3. MikiMoz
    giovedì, 11 Febbraio 2021 alle 9:50 Rispondi

    Penso ci sia anche chi, davvero, fa arte solo per se stesso… in qualsiasi campo.
    Io posso parlare per me: come dici tu, essendo il mio (come il tuo) un blog pubblico, che sta sul web, è chiaro che si rivolge a un pubblico.
    E ne cerca il consenso, nel senso che scrivo per soddisfare questo mio pubblico che mi segue.
    Però, sono sincero: il blog, almeno per me, è sempre servito anche per cose personali… che poi ovviamente sono diventate pubbliche (unendo l’utile al dilettevole, per così dire).
    Non volevo perdere i miei ricordi, e volevo “fissarli”… questo poi è diventato una sorta di storytelling orizzontale su cui si basa proprio l’assetto stesso del mio blog, ma davvero nasce per una necessità personale.

    Sulla scrittura in sé (romanzi, saggi)… beh, lì penso sia ovvio: si scrive per piacere… agli altri! Per consensi, e -perché no- anche per vendite e guadagni.
    Ed è sacrosanto.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      giovedì, 11 Febbraio 2021 alle 12:46 Rispondi

      Il blog può nascere da una necessità personale, anzi penso che nasca sempre per questo motivo. Anche il mio è nato così: volevo parlare di scrittura, ma parlare agli altri, appunto.
      Più che sacrosanto anche per vendite e guadagni, altrimenti che mettere a fare un prezzo di copertina? ;)

    • stefano
      giovedì, 11 Febbraio 2021 alle 17:14 Rispondi

      Moz mi ritrovo molto con quanto scrivi. Anche per me il blog è nato da un’esigenza personale.. qualcosa che è difficile anche da spiegare. Un sacco di casini in testa che provo a “fissare”. :)

      • Daniele Imperi
        giovedì, 11 Febbraio 2021 alle 17:23 Rispondi

        Il bello del blog è anche questo: puoi scrivere anche per chiarire i tuoi pensieri e rendere tutto pubblico permette di creare una discussione.

      • MikiMoz
        venerdì, 12 Febbraio 2021 alle 0:46 Rispondi

        Ciao Stefano!
        Sì: per me idem, non volevo perdere alcune cose, ricordi… che poi assieme alla mia passione sono il contenuto della mia proposta.
        Insomma, fare delle cose personali qualcosa per tutti.
        Io oggi so bene di scrivere per il web, per un pubblico, tanto che so anche cosa voglio dare allo stesso… ma sempre in quell’ottica primordiale personale^^

        Moz-

  4. Corrado S. Magro
    giovedì, 11 Febbraio 2021 alle 11:16 Rispondi

    Se non sento il bisogno di avere un lettore non è nemmeno necessario sbandierare che scrivo. Posso però scrivere e attendere prima di aprirmi al pubblico potenziale ma questo non cancella il significato intrinseco che è di comunicare, sia che avvenga in vita o post mortem dell’autore. Di esempi ce ne stanno molti. Provare a manifestarsi ora e qui o pensare, sperare che avvenga domani? Non è escluso.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 11 Febbraio 2021 alle 12:47 Rispondi

      Certo, puoi benissimo attendere prima di pubblicare, se se hai in mente di farlo, è per avere dei consensi. L’attesa è per via della timidezza, dell’insicurezza, della ricerca della perfezione, ecc.

  5. Orsa
    giovedì, 11 Febbraio 2021 alle 14:21 Rispondi

    Cercare consenso, ma scherzi? Noi vogliamo lasciare proprio il segno!
    Consenso no che dai… poi ci chiamano “populisti” 😂
    Sbrigati a lasciare il tuo segno! ;)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 11 Febbraio 2021 alle 14:25 Rispondi

      In effetti il consenso è più attinente al lessico politico.
      Uno scrittore deve lasciare il segno, hai ragione.
      il mio? Eh, chissà :)

  6. Andrea Perin
    venerdì, 12 Febbraio 2021 alle 10:49 Rispondi

    Per il consenso? Sì, e un pizzico di vanità, ma fino a un certo punto. Mai per piaggeria, ho già un lavoro grazie a Dio. :-)

    • Daniele Imperi
      venerdì, 12 Febbraio 2021 alle 10:53 Rispondi

      Vanità anche, per qualcuno. Piaggeria proprio no.

  7. Grazia Gironella
    domenica, 21 Febbraio 2021 alle 21:02 Rispondi

    Ti ho seguito senza volerlo, con il mio post del 15! Anche per me le storie chiedono un pubblico. Se dovessi scrivere solo per me, sarebbe un diario, o al massimo racconti, che però non perderei tempo a correggere. Quindi, come te, non capisco cosa ci sia di laido nel considerare il pubblico scrivendo.

    • Daniele Imperi
      lunedì, 22 Febbraio 2021 alle 8:12 Rispondi

      Il mio post del 15? Del 2015, dici?
      Non capisco neanche io cosa ci sia di laido, ma molti non capiscono che pubblicando ciò che scrivono, stanno dando in pasto a un pubblico i loro scritti e quindi, inconsapevolmente magari, cercano consensi.

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