Marketing editoriale: quanto lavoro spetta all’autore?

Chi deve veramente promuovere un libro?

Marketing editoriale: quanto lavoro spetta all’autore?

All’autore del nuovo millennio non si chiede più di limitarsi a scrivere, ma anche di promuovere i suoi libri. È giusto?

Marketing is an investment. You need a budget.
Joanna Penn

Mi rifaccio all’articolo apparso nel blog di Marco Freccero, che criticava quegli autori che vogliono scrivere senza occuparsi del marketing dei loro libri. La questione non è semplice, ma neanche così complessa.

Sappiamo bene come funziona oggi il mondo editoriale: i tempi in cui l’autore scriveva e doveva solo preoccuparsi di cercare un editore a cui spedire il manoscritto sono finiti. In quei primi tempi, nel mondo editoriale 1.0, accettato il manoscritto, il lavoro dell’autore era concluso: doveva soltanto mettersi a scrivere un nuovo libro.

Adesso siamo nell’editoria 2.0 – quella digitale, che ha rivoluzionato il mercato editoriale – e all’autore si richiede ampia partecipazione alla promozione del proprio libro. Perché è nata questa situazione (se vogliamo un po’ assurda)? Per “colpa” del web e del proliferare di blog e social media. Ma non solo.

Le case editrici – come qualsiasi altra azienda – hanno trovato nei blog e nei social media nuovi canali di promozione, di pubblicità, di diffusione dei loro prodotti e ne hanno ovviamente approfittato. Forse un po’ troppo.

L’attività dello scrittore è scrivere: è valido ancora oggi?

Sì, è valido, perché senza l’attività di scrittura lo scrittore non sarebbe tale e non produrrebbe libri. No, non è propriamente valido, perché oggi il mercato editoriale è cambiato, c’è tantissima offerta per una richiesta che, credo, è sempre la stessa da decenni.

Siamo troppi a voler pubblicare, quindi l’autore non può più restare recluso nella sua stanza a scrivere senza preoccuparsi minimamente delle sorti del proprio libro. Ogni editore chiede ai suoi autori di partecipare alla promozione delle proprie opere.

Non credo affatto, comunque, che tutte le case editrici chiedano agli autori di darsi da fare. A me, per il libro sul blogging, non l’hanno chiesto. Però ricordo che, quando ho inviato loro il link del sito sul libro che avevo creato, la responsabile del marketing mi disse “Ad avercene autori che si impegnano così”.

Se non lo chiedono, quantomeno se l’aspettano.

Promuovere un libro richiede una strategia

Ma soprattutto competenze di marketing che non tutti hanno. Strategia, dunque, questa sconosciuta. Quanti di noi blogger abbiamo ricevuto richieste di segnalazione di libri o perfino recensioni da parte di neoautori?

Quanti di noi, presenti sui social media, abbiamo assistito al marketing editoriale selvaggio o, per chiamarlo col proprio nome, allo spam?

Su Twitter c’è chi pubblica periodicamente lo stesso tweet con la foto del proprio libro. Su Amazon e Goodreads ci sono autori che si autorecensiscono e autovalutano.

Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la strategia – semmai con l’improvvisazione – né tanto meno con il marketing. Quante copie in più fanno vendere queste azioni? Quanti lettori nuovi conquistano? Di sicuro non me.

I rischi del marketing improvvisato

Sono presto detti: perdere lettori o, meglio, non guadagnarne affatto. A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, recita un principio della Fisica.

Possiamo parafrasarlo e crearne uno per l’Editoria: a ogni azione efficace di marketing editoriale corrisponde una altrettanto efficace reazione da parte del pubblico di lettori. A ogni azione improvvisata, corrisponde invece una reazione di fastidio.

Marketing editoriale: cosa chiedere all’autore?

Ho difficoltà a immaginarmi un editore che chiede all’autore: “Mi raccomando, pubblicizzi a più non posso il suo libro”, aspettandosi come risposta “Non si preoccupi, sarà fatto”. Se davvero succede così, allora quell’editore non ha capito un tubo di marketing.

Ho parlato prima di strategia: casa editrice e autore dovrebbero collaborare anche in questo. Il reparto marketing – esiste ancora un reparto marketing? Esiste nelle case editrici? – dovrebbe stabilire una strategia e definire un piano di azioni: cosa deve fare la casa editrice e cosa l’autore.

Perché l’autore, nel suo piccolo e guidato da un reparto marketing, può fare la differenza: azioni mirate, senza spam e senza assurde richieste ai poveri blogger, che hanno diritto di leggere e pubblicare ciò che vogliono.

Io non è che abbia fatto così tanto: un sito-landing page, che vale più come rappresentanza che per altro, un tweet, alcuni articoli, una scheda libro e la pubblicità fissa nella barra laterale. Ma sinceramente non saprei che altro fare.

Come ve la cavate voi col marketing dei vostri libri?

33 Commenti

  1. Roberta FI Visone
    giovedì, 2 Luglio 2020 alle 8:02 Rispondi

    Argomento spinoso in un giorno di luglio afoso.🤣
    D
    Personalmente diffido del passaparola o di altri tipi di “pseudo-solidarietà” online: nel primo caso una recensione negativa data per fare un torto o per pura invidia può attirare di più rispetto alla storia in sé o alle recensioni positive. Si sa che le notizie negative fanno notizia, perché l’essere umano non è abituato a una sana positività, bensì si orienta o verso un’estrema negatività o a una eccessiva positività alla mo’ di Gioia di “Inside out”. Sto generalizzando? Può darsi, ma visto anche tutto quello che è successo negli ultimi mesi, forse sarò stata una delle poche a non seguire giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, le notizie spiacevoli sul Covid. A dirla tutta, accendo la TV solo per giocare con la PS4 o quando c’è un bel film, telefilm o programma da vedere (preferibilmente tramite DVD).
    Nel secondo caso, quello della finta solidarietà online, non è raro trovare persone che prima si dimostrano piene di iniziativa nella promozione reciproca, per poi pensare solo al proprio tornaconto. Nonostante i miei impegni, tentai un ciclo di cinque webinar per autore in cui raccontavano qualcosa del proprio libro. Rispetto alle aspettative iniziali mie, qualche visualizzazione c’è stata, ma progetti come questi richiedono anche tanto tempo, ossia ciò che io non ho, dato che insegno e, a dispetto di quanto si professa in giro (sempre dalla serie che “le cattive e false notizie catturano di più di quelle buone e vere”), lavoro più di quanto sia previsto nel contratto e non ho tre mesi di ferie (altrimenti scriverei un romanzo all’anno, per dire).
    Tornando al discorso sul marketing, ora ciò che è prioritario per me è finire di inserire nel mio romanzo quanto fosse chiaro nella mente, ma opaco o inesistente nel testo; sulle strategie di marketing avrò da riflettere successivamente, dato che sono focalizzata sul crescere come penna. Poi non sono nata commerciante, non ho la “faccetta”, ma qualche trucco adatto alla mia personalità lo si può sempre trovare. Per il momento ne sto parlando a voce con chi mi chiede che cosa stia facendo ultimamente e ricevo un discreto interesse da parte dell’interlocutore.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 2 Luglio 2020 alle 12:26 Rispondi

      Il passaparola in alcuni casi ha funzionato, ma non è misurabile e soprattutto non è strategico, perché spontaneo.

      Le recensioni negative in rete, come quelle positive, vanno prese con le pinze, appunto perché ce ne sono molte di finte.

  2. Marco
    giovedì, 2 Luglio 2020 alle 8:18 Rispondi

    Io sto provando a fare qualcosa con i banner su Facebook, per rilanciare i miei racconti. Magari ne parlerò più avanti. Naturalmente sì, occorrono soldi.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 2 Luglio 2020 alle 12:26 Rispondi

      I banner su Facebook sono a pagamento, immagino. Costi?

  3. Corrado S. Magro
    giovedì, 2 Luglio 2020 alle 10:03 Rispondi

    Resta indiscusso il principio che in “primo luogo” sia l’editore a occuparsi della promozione. Ciò non esclude anzi necessita nei tempi moderni l’impegno complementare dell’autore. Come, quando e dove (strategia), da concordare di volta in volta. Anche la tipologia dell’opera (narrativa, saggistica ecc.) ha un suo ruolo. Il marketing è sempre stato un mix. In passato gl’ingredienti non erano così tanti oggi non si contano e basta poco per valorizzare o rendere nulla la promozione. Un’altra cosa è chiara: Il marketing costa e il passaparola, senza il virus delle autocelebrazioni, è più importante di quanto si pensa, che ci si creda o no .

    • Daniele Imperi
      giovedì, 2 Luglio 2020 alle 12:28 Rispondi

      Anche per me quel principio resta indiscusso e complementare quello dell’autore.
      La tipologia dell’opera ha un ruolo fondamentale: la strategia di marketing da studiare deve partire proprio dal tipo di libro.

  4. Barbara
    giovedì, 2 Luglio 2020 alle 10:34 Rispondi

    Quanto lavoro spetta all’autore? Parecchio, soprattutto online.
    Chi deve veramente promuovere un libro? La casa editrice. Le grandi lo fanno, le medio-piccole ci provano, hanno meno risorse economiche e gli autori sono talmente tanti che possono permettersi di scegliere quelli bravi anche nella promozione. Qualche volta te lo chiedono esplicitamente, altre volte osservano prima come ti muovi nei social o quanti numeri fa il tuo blog prima di decidere di pubblicarti.
    È giusto? No, ma come scrisse qualcuno, la giustizia non è di questo mondo… :D
    Proprio in questi giorni ho ricevuto un’altra valanga di comunicati stampa, per lo più finiscono nello spam della casella postale del blog, perché troppo pieni di link e decisamente impersonali (sono un copia-incolla per tutti e poco serve mettere nella prima riga “Riservato a tal dei tali” :D ) Un’operazione di marketing massiva e profondamente sbagliata, che irrita solo a dismisura le persone che ricevono tale invito esclusivo. Soprattutto se sul blog, nel disclaimer, qualcuno ha scritto in grassetto “Non pubblichiamo recensioni di libri né comunicati stampa.” Anche perché, diciamolo pure, costa denaro sonante tenere in piedi un blog che macina numeri e lettori, quindi perché dovremmo spendere il nostro tempo e il nostro denaro per pubblicare un comunicato stampa di uno sconosciuto? Io non apro la porta di casa a chiunque e penso nessuno di voi. ;)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 2 Luglio 2020 alle 12:31 Rispondi

      Parecchio lavoro significa però meno tempo per scrivere, che è il vero lavoro che spetta all’autore. Io è da un po’ che non ricevo comunicati stampa – ma ho scritto nella pagina dei contatti che non ne accetto, anche se non tutti leggono o rispettano.
      Anche io ho messo quel disclaimer, più corposo, ma in Italia delle regole se ne fregano.

  5. Orsa
    giovedì, 2 Luglio 2020 alle 10:51 Rispondi

    Il termine strategia è sovradimensionato secondo me. Il marketing, quello ortodosso, quello accademico, ha ormai abdicato in favore di un qualcosa molto simile a quello che faccio anche io sui social quando aderisco ad una partnership: cazzeggio.
    L’unica differenza tra il mio e quello PRO, è che il loro è un cazzeggio programmato dalle app di pianificazione.
    Se avessi osservato con attenzione la “strategia” usata dai SMM di grandi brand, mi sarei risparmiata i soldi di un corso SMM che feci anni fa.
    Il guaio è che i social hanno avvicinato le categorie: consumatori-aziende, lettori-autori, fan-personaggi dello spettacolo. Un darsi del TU che come conseguenza ha legittimato l’autopromozione. Che poi non è il male assoluto, eh!
    C’è modo e modo di spammare il proprio libro sui social. Il problema non è se lo fai in continuazione, ma il come. Se lo fai con spocchia e antipatia o, peggio, con passività, allora la mia impressione non si trasformerà mai in conversione.
    C’era un amico blogger che spammava il suo libro ovunque e in continuazione, ma lo faceva con una tale ironia e sfacciataggine che la mia reazione è stata: “ma vedi sto figlio di ‘ndrocchia, mo’ lo compro proprio il tuo libro e vediamo quanto sei bravo”.
    Comprato e piaciuto tantissimo, ora è un blogger che seguo e apprezzo.
    Non ci sono più strategie di marketing, l’unica arte da affinare è semplicemente il tipo di immagine che vuoi dare di te. Esci dalla tana Daniè :P
    PS: figlio di ‘ndrocchia dalle mie parti è un’espressione colorata per definire un adorabile furbacchione ;)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 2 Luglio 2020 alle 12:35 Rispondi

      Sono sempre stato diffidente dei corsi che proliferano. Secondo me alla fine non impari nulla in più di ciò che trovi gratis in rete.
      Oggi penso che siano davvero pochi quello che fanno marketing secondo le regole.
      L’immagine che voglio dare di me? Quella dell’orso asociale, mi pare ovvio, che è quello che sono :D
      E figlio di ‘ndrocchia si sente anche a Roma.

  6. Andrea Perin
    giovedì, 2 Luglio 2020 alle 11:19 Rispondi

    Premetto che sono un autore indipendente.
    Uso molto il social, in particolare Facebook; avevo letto da qualche parte, forse qui da te, che è meglio concentrasi su uno piuttosto che su alcuni per poi gestirli male.
    Lavoro con la pagina, correttamente, intendo in maniera sincera, facendomi conoscere in modo diretto con post sponsorizzati sul libro, cifre minime, parliamo di un caffè al giorno per post/libro, e con post organici (ai fan, più precisamente, al 4-10% dei fan), su argomenti attinenti a quello che scrivo, quindi diciamo in modo indiretto. Ho anche due siti, uno interconnesso alla mia pagina facebook, (l’ho fatto da solo con Swite, ed è semplicissimo e gratuito, tolto il tuo dominio), l’altro è un sito-blog con letture, pagine dei libri, ecc.
    Io sono sempre dell’idea che è poco logico dovere dividere i guadagni con un editore, forse meno conosciuto di me, che fa poco o nulla, non avrebbe senso.
    Lavorando bene con Amazon; titoli, vendite, fedeltà ecc. si viene in qualche modo ricompensati: ad esempio mi viene chiesto di partecipare ad offerte del mese, offerte lampo, inclusione in librerie tipo Prime, ecc. su più titoli. Anche questo è marketing.
    Tutto quanto ovviamente è una goccia nel mare, ma è quasi totalmente gratis.
    Ora c’è anche la possibilità di promozione su Amazon, ma sinceramente al momento non me la sento… in verità da quando è iniziata sto seguendo dei titoli ”competitors” che compaiono in modo assillante anche sulla mia pagina autore, ma non mi pare di aver visto miracoli nelle vendite. Vedremo…
    Ciao! :-)

    • Daniele Imperi
      giovedì, 2 Luglio 2020 alle 12:37 Rispondi

      Sì, ho scritto io che è meglio concentrasi su uno o 2 social al massimo e bene che su tanti. Anche per il tempo che portano via.
      Ok non dividere i guadagni con un editore, ma tutto ciò che fai ti rende? Ti fa davvero vendere più copie?

      • Andrea Perin
        giovedì, 2 Luglio 2020 alle 13:10 Rispondi

        Certamente Daniele. Ho una pubblicazione a cui non dedico energie e non vende una copia, ed è anche nella vetrina di un editore. Il problema sai qual è? Che non trovo la quadra, una regola in cui ad ogni reazione corrisponde una reazione precisa, ossia vendite. C’è una corrispondenza generale azione-reazione che magari si realizza anche in tempi lunghi, tipo 7-10 gg., questo sì, l’ho verificato, ma accidenti, la regola precisa non la trovo.

        • Daniele Imperi
          giovedì, 2 Luglio 2020 alle 13:21 Rispondi

          Dovresti farti un bel prospetto in cui segni ogni strategia messa in atto e quanto ti frutta, ma 7-10 giorni sono pochi per fare un’analisi.

      • Andrea Perin
        giovedì, 2 Luglio 2020 alle 13:16 Rispondi

        ovviamente se la trovo, prima la tengo per me, e poi ne faccio un e-book ;-)

        • Daniele Imperi
          giovedì, 2 Luglio 2020 alle 13:21 Rispondi

          Certo :D
          Anche perché ci vuole tempo per testarla.

  7. Ferruccio
    giovedì, 2 Luglio 2020 alle 16:59 Rispondi

    Io ho un post domani che ha qualche legame con questo, visto che nel mio caso parlo di fuffa dei like e dei commenti. Io ho la sensazione di aver imparato molto a livello marketing, sopratutto da quando uso i vari social per quello che sono: facebook per non avere nulla, twitter per litigare, instagram per i quadri e i disegni di mio padre, e linkedin per avere qualche conversione…

    Fondamentalmente ho compreso quanto sia necessario avere dei lettori e un pubblico mirato

    In realtà per vent’anni ho fatto assistenza come tecnico informatico a docenti di economia e ho potuto frequentare numerosi corsi di marketing. Ne ho ricavato che dalla teoria alla pratica c’è un abisso.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 2 Luglio 2020 alle 17:19 Rispondi

      “Facebook per non avere nulla, twitter per litigare” rappresenta proprio il quadro che ho io di quei 2 social :D
      Lettori e pubblico mirato, secondo me, li trovi nel tuo blog, non nel calderone e nell’accozzaglia dei social media.

      • Ferruccio
        giovedì, 2 Luglio 2020 alle 17:32 Rispondi

        Ecco, io per esempio sono molto contento di ciò che mi arriva su lunkedin, ma ho dato spazio solo a gente affine a me. Mi è capitato soltanto una volta di essere urtato e trovo gente straniera che legge i post del mio blog, li traduce e li commenta.

        Su Instagram il novanta nove per cento delle interazioni che arrivano hanno a che fare con l’arte.

        Il blog, giustamente, è quello che permette più selezione nel pubblico e non posso farne a meno, ma parlo in termini di utenti che leggono, per i commenti sono diventato molto scettico, specialmente riguardo a chi proviene da una certa piattaforma (che è poi quella che uso io) contaminata a iosa da ruffiani. Un altro motivo per cui sto migrando vero WordPress

        • Daniele Imperi
          giovedì, 2 Luglio 2020 alle 17:48 Rispondi

          Da Linkedin ho avuto solo 2 brevi collaborazioni, ma anche lì devi stare sempre sul pezzo, altrimenti non ti si fila nessuno. Su Instagram mi diverto e basta.
          Su WordPress hai più controllo sui commenti.

  8. Grazia Gironella
    giovedì, 2 Luglio 2020 alle 21:33 Rispondi

    In passato ho tentato diverse forme di autopromozione, ma i risultati mi hanno indotta a ridurle di molto, più per mancanza di voglia che per avere selezionato quelle più efficaci. Tutto funziona poco, o almeno questa è la mia esperienza. Adesso cerco blog che recensiscano il libro quando esce e faccio inserzioni su Facebook, tipo un euro o due al giorno, fino a quando non vedo che spendo senza ritorni. Bisogna tenere tutto monitorato, se si vuole capire cosa funziona e in quale modo. Ho tentato più volte anche con gli ads su Amazon, ma non sono mai riuscita ad avviare una campagna decente, credo per lo scarso investimento in denaro. I risultati sono sempre limitati, ma se si azzecca qualche sinergia, tipo promozione Amazon seguita da ads FB, non va male.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 3 Luglio 2020 alle 8:14 Rispondi

      Ho anche io l’impressione che tutto funzioni poco. 1 o 2 euro al giorno non è poco, se vai avanti per mesi…
      Il monitoraggio ci vuole, altrimenti non ti rendi conto se stai andando nella giusta direzione.

  9. von Moltke
    giovedì, 2 Luglio 2020 alle 22:12 Rispondi

    Io non me la caverei affatto. Vorrei pubblicare sotto pseudonimo. Non mi interessa la fama, solo scrivere buoni libri che vengano letti perché tali. Sono già assorbito dal lavoro ed alla famiglia, la scrittura esige quelle tre ore al giorno che mi restano, non credo proprio le sacrificherei a fare una pubblicità che sarebbe mestiere della casa editrice fare.

    • Daniele Imperi
      venerdì, 3 Luglio 2020 alle 8:15 Rispondi

      Dello pseudonimo mi avevi detto. Ma userai il nome del Feldmaresciallo? :)
      Ho anche io il tuo stesso obiettivo sui libri.

      • von Moltke
        venerdì, 3 Luglio 2020 alle 14:37 Rispondi

        Oh, no, quello no! Sarà, se possibile, un nome ispirato alla mitologia nordica, e dal suono molto più “commerciabile” del mio autentico nome e cognome.
        Secondo me abbiamo lo stesso obbiettivo perché scrivere ci piace in maniera viscerale. Se fosse per passatempo, scriveremmo per il cassetto. Se fosse per avidità o desiderio di gloria, scriveremmo per il grande pubblico. A me invece interessa scrivere qualcosa di buono, che mi piaccia creare e che, rileggendolo, non mi faccia vergognare.

        • Daniele Imperi
          venerdì, 3 Luglio 2020 alle 14:40 Rispondi

          Sì, hai sintetizzato bene gli obiettivi: non credo di avere idee per il grande pubblico – poi, ovviamente, non si sa mai – ma anche a me interessa scrivere ciò che mi piace e di cui non debba pentirmi.

  10. Maria Teresa Steri
    giovedì, 9 Luglio 2020 alle 13:53 Rispondi

    Non so quanto gli editori si occupino realmente di promozione, dipende. Quello che posso dire per me stessa è che la promozione impegnava una buona parte del mio tempo fino a quando ho cominciato a farmi due conti e a capire che non tutto vale il tempo e le energie spese. Da un paio di mesi porto avanti con regolarità solo le promozioni su Facebook, che sono le uniche che rendono se fatte bene.

    • Daniele Imperi
      giovedì, 9 Luglio 2020 alle 14:04 Rispondi

      Resto dell’idea che la promozione va fatta in base al tipo di libro.
      Le promozioni su FB costano qualcosa, però: alla fine ci si rientra?

      • Maria Teresa Steri
        giovedì, 9 Luglio 2020 alle 18:53 Rispondi

        Diciamo che nelle promozioni FB (e suppongo anche quelle di Amz) non c’è niente di scontato. In linea di massima si rientra nelle spese e ci si guadagna su, ma bisogna azzeccare la campagna, il tipo di pubblico e così via. Nelle mie prime campagne al massimo andavo in paro, poi ho capito come gestire al meglio alcune cose e le vendite sono aumentate. E’ bene comunque tenere sotto controllo il rapporto spese/vendite affinché continui a valere la pena di portare avanti la campagna, per esempio almeno una-due copie vendute al giorno come media. Quindi è chiaro che serve poter monitorare in tempo reale le copie vendute. Questo tra l’altro è un periodo fiacco, infatti ho stoppato la mia promozione, magari la riprendo a settembre.

  11. Rebecca Eriksson
    martedì, 14 Luglio 2020 alle 20:31 Rispondi

    L’autore non deve assolutamente improvvisarsi un pubblicitario, ma attenersi a direttive di un reparto marketing. L’autore deve essere disponibile: a partecipare ad eventi organizzati in librerie e similari, a parlare di ciò che fa nei suoi canali personali, in cui il pubblico vuole un contatto diretto con lui.
    Giusto stamattina sono rabbrividita nel vedere su instagram il fotomontaggio fatto da un autore della copertina del suo libro in una foto pre-confezionata. Un pugno in un occhio. Mi sono trattenuta dal proporgli di fargliela gratis pur di toglierla, solo perchè sono una professionista.

    • Daniele Imperi
      mercoledì, 15 Luglio 2020 alle 8:21 Rispondi

      Se esiste un reparto marketing nelle case editrici. Siamo sicuri che il pubblico voglia un contatto diretto con un autore sconosciuto?
      L’autore aveva creato da sé la copertina con un fotomontaggio?

      • Rebecca Eriksson
        mercoledì, 15 Luglio 2020 alle 9:13 Rispondi

        Se un autore ha un seguito nelle sue pagine private dei social sì, ci sono potenziali clienti (anche se si aggirano sul 2% di tutti i follower).
        Per il fotomontaggio non ho osato chiedere, ma era fatto troppo male perché fosse fatto da un professionista.

        • Daniele Imperi
          mercoledì, 15 Luglio 2020 alle 9:17 Rispondi

          Potenziali clienti-lettori senz’altro. Anche io penso che la percentuale sia davvero bassa. Ma non è detto che vogliano un contatto diretto.

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